Credere di essere morto: la sindrome di Cotard e i suoi sintomi

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Cos’è la sindrome di Cotard?

La sindrome di Cotard è una sindrome psichiatrica caratterizzata dalla convinzione illusoria di essere morti, di avere perso alcuni o tutti gli organi vitali oppure tutto il proprio sangue (fonte: Wikipedia); ad oggi NON è compresa né nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), né nella decima edizione della International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (ICD-10) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (e non lo sarà presumibilmente nemmeno nella futura 11esima revisione), mentre è considerata sostanzialmente come parte di un disturbo sottostante, ad origine psichiatriche od organica.

È stata descritta per la prima volta nel 1880 dal neurologo francese Jules Cotard (1840–1889):

La sig.ra X afferma di non avere né cervello, né nervi, né petto, né stomaco, né intestino; ci sono solo la pelle e le ossa di un corpo in decomposizione. …Non ha anima, Dio non esiste e nemmeno il diavolo. Non è altro che un corpo in decomposizione e non ha bisogno di mangiare per vivere, non può morire di morte naturale, esiste eternamente, a meno di venire bruciata, il fuoco sarà l’unica soluzione.

In realtà alcuni autori preferiscono riferirsi alla sindrome come deliré des negations (delirio nichilista), con il termine delirio a suggerire la possibile presenza di sintomi intellettuali, emotivi e volitivi. Vale la pena sottolineare che esistono controversie anche sulla definizione stessa della sindrome, in quanto l’illusione di essere morti non è da tutti considerata essenziale ai fini della diagnosi: uno studio del 1995 condotto su 100 casi diagnosticati ha individuato la negazione dell’autoesistenza (convinzione di essere morti) in circa 7 casi su 10, mentre paradossalmente più di 5 su 10 ha manifestato deliri di immortalità.

Immagine concettuale con donna metà normale e metà come se fosse una zombie

Shutterstock/NEITPIX

Cause

Le cause esatte restano da chiarire, ma molti pazienti presentano una storia di malattia psichiatrica con depressione psicotica o altri disturbi di salute mentale; sono stati descritti anche casi di pazienti affetti da malattie neurologiche come morbo di Parkinson e demenza, emicrania, tumori cerebrali, lesioni cerebrali traumatiche, malformazioni artero-venose, abuso di sostanze e sclerosi multipla.

Più in generale è quindi possibile operare la distinzione tra pazienti

  • psichiatrici,
  • neurologici.

Sintomi

In termini di quadro clinico non si riscontrano sostanziali differenti tra uomini e donne, mentre l’età aumenta il rischio di sviluppare delirio nichilistico, sintomo caratterizzante la sindrome che consiste nello sviluppo di idee deliranti di negazione che possono riferirsi ad esempio a

  • esistenza (il paziente è convinto di essere morto)
  • uno o più organi del corpo (il paziente è convinto di non averlo più)
  • personalità (il paziente ritiene ad esempio di non possedere più alcun pensiero)
  • identità (il paziente ritiene ad esempio di non avere più un nome).

Oltre a questo i pazienti affetti possono manifestare

  • depressione
  • ansia
  • senso di colpa
  • delirio ipocondriaco
  • delirio di immortalità.

Tra i casi aneddotici ne emerge uno incentrato su una negazione delirante della gravidanza in corso, nonostante l’evidenza.

Sono stati descritti negli anni casi di gravità variabile:

  • Un caso lieve è caratterizzato da disperazione e disgusto di sé,
  • mentre un caso grave è caratterizzato dalla presenza di un profondo delirio nichilista depressione cronica.

Poiché la sindrome di Cotard si verifica spesso in associazione con altri stati psicotici, si osservano anche i sintomi di questi disturbi specifici, ad esempio quando presente una malattia depressiva il paziente può sviluppare perdita di peso e difficoltà a dormire.

La sindrome associata a malattia organica (morbo di Parkinson, trauma, …) è invece spesso associata ad altri sintomi come disorientamento e segni neurologici.

Decorso

Tra le descrizioni del possibile decorso della sindrome di Cotard nei casi psichiatrici, la più condivisa è quella formulata da Enoch and Trethowan che si può così riassumere:

  • Nelle fasi iniziali si registra una vaga sensazione di ansia, che si protrae con un arco di tempo variabile da settimane ad anni.
  • Questo stato ansioso aumenta gradualmente e può portare a sviluppare deliri nichilisti, tra cui le più caratteristiche negazione dell’esistenza di parti del corpo o della vita stessa.
  • Il paziente perde il senso e il contatto con la realtà.
  • Nonostante la convinzione di essere morto, il paziente mostrano la tendenza all’automutilazione o al comportamento suicida. Tra gli altri sintomi descritti figurano anche analgesia (insensibilità al dolore) e mutismo, oltre che senso di colpa e disperazione.

Quanto dura?

La sindrome ha una durata estremamente variabile, da settimane ad anni, a seconda della malattia sottostante:

Una sindrome psico-organica acuta ha prognosi buona, ma quando associata a malattia depressiva può persistere anche quando gli altri sintomi siano scomparsi, cronicizzandosi e andando incontro a fluttuazioni periodiche associate alla depressione stessa.

Nei casi di pazienti schizofrenici si osserva in genere una buona risposta ai farmaci al pari degli altri sintomi.

Prognosi e trattamento

Un completo recupero dalla sindrome può verificarsi spontaneamente e improvvisamente così come è iniziata, anche nei casi più gravi, ma l’opinione più condivisa è che questo dipenda dalla causa sottostante.

Il grave disagio avvertito dal paziente affetto dalla sindrome può tuttavia portare a un elevato rischio di suicidio, in particolare nei pazienti ricoverati affetti da disturbo depressivo maggiore (paradossalmente in contrasto con la convinzione di essere già morto). Durante il successivo recupero questo rischio può anche diventare più pronunciato non appena il paziente diventa più attivo.

La terapia è in genere pianificata sulla base del disturbo sottostante (a seconda dei casi, con antidepressivi, antipsicotici, stabilizzatori dell’umore, …), che ha dimostrato di rispondere sia agli approcci farmacologici che alla terapia elettroconvulsivante.

Fonti e bibliografia

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