Sclerosi tuberosa: sintomi, cause, pericoli e cura

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Introduzione

La sclerosi tuberosa è una rara malattia genetica multisistemica che provoca la crescita di tumori non cancerosi (benigni) nel cervello e su altri organi vitali come reni, cuore, occhi, polmoni e la pelle.

Di solito colpisce il sistema nervoso centrale e può provocare una combinazione variabile di sintomi, tra cui

  • convulsioni,
  • disabilità intellettiva,
  • problemi comportamentali,
  • anomalie della pelle,
  • disturbi renali.

La gravità dei sintomi varia ampiamente tra un paziente e l’altro, da forme lievi che consentono di vivere una vita indipendente e produttiva, a forme più gravi che possono influenzare non solo il quotidiano, ma diventare anche pericolose per la vita.

In molti casi l’esordio della malattia avviene nel primo anno di vita, tuttavia alcune forme più subdole possono manifestarsi con disturbi poco specifici e rimanere quindi non correttamente diagnosticate anche per anni.

Il nome sclerosi tuberosa deriva dallo sviluppo di caratteristici noduli a forma di patata (la patata è un tubero) nel cervello, che si calcificano con l’età diventando duri (sclerotici).

La prognosi è molto variabile e dipende dalla gravità dei sintomi; pazienti con sintomi lievi possono godere di una buona qualità di vita e di un’aspettativa di vita normale, al prezzo di una regolare attenzione alle possibili complicazioni note della malattia. Soggetti colpiti più gravemente possono soffrire di disabilità intellettiva ed epilessia persistente.

Sclerosi tuberosa

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Cause

La sclerosi tuberosa è una malattia genetica, causata cioè da difetti al DNA.

I due geni interessati, ovvero la porzione di codice genetico affetta dall’errore, sono TSC1 e TSC2; è sufficiente che anche uno solo dei due sia difettoso affinché si manifesti la patologia.

  • Il gene TSC1 è sul cromosoma 9 e produce una proteina chiamata amartina.
  • Il gene TSC2 è sul cromosoma 16 e produce la proteina cosiddetta tuberina.

Amartina e tuberina formano un complesso che limita l’attività della via mTOR, coinvolta nella crescita e nella proliferazione delle cellule. Quando una delle due proteine non funziona correttamente, mTOR può diventare eccessivamente attiva, favorendo la formazione delle caratteristiche lesioni della malattia.

Genetica ed ereditarietà

La sclerosi tuberosa è una malattia genetica con un modello autosomico dominante di ereditarietà, espressività variabile e penetranza pressoché completa:

  • autosomico: il gene coinvolto si trova su un cromosoma non sessuale;
  • dominante: è sufficiente un’unica copia alterata di uno dei geni per sviluppare la malattia;
  • espressività variabile: pazienti diversi possono manifestare sintomi differenti e di diversa gravità;
  • penetranza pressoché completa: chi possiede una variante patogena sviluppa in genere almeno alcune manifestazioni, che possono tuttavia essere molto lievi o comparire con l’età.

Sebbene alcuni individui ereditino il disturbo da un genitore affetto dalla malattia, la maggior parte dei casi si verifica in modo sporadico, per effetto di mutazioni spontanee e imprevedibili.

Nei casi in cui la malattia venga ereditata è sufficiente che anche un solo genitore sia portatore del gene difettoso per trasmetterlo a un figlio, ma in quanto malattia a trasmissione dominante in questa situazione il bambino ha una probabilità del 50% di ereditare il disturbo.

I bambini che ereditano la sclerosi tuberosa potrebbero comunque non avere gli stessi sintomi dei loro genitori e sviluppare una forma più lieve o più grave del disturbo.

In alcuni casi la variante genetica è presente solo in una parte delle cellule dell’organismo, una condizione chiamata mosaicismo. Un genitore apparentemente sano può inoltre avere la variante soltanto in una quota delle cellule riproduttive, spermatozoi od ovociti, e trasmetterla a un figlio. In questa situazione un test genetico eseguito sul sangue del genitore può risultare negativo, senza azzerare del tutto il rischio di ricorrenza.

Sintomi

La sclerosi tuberosa può interessare ed interferire con numerosi apparati e sistemi, causando una varietà di segni e sintomi di gravità ampiamente variabile, ma spesso correlati allo sviluppo di tumori benigni in tutto l’organismo ed in particolare nel cervello, nei reni, nel cuore, nei polmoni e nella pelle. I tumori maligni sono rari ed interessano principalmente i reni.

A livello cerebrale (cervello) si osservano tre tipi di lesioni:

  • I tuberi corticali, le formazioni da cui prende il nome la malattia, si formano generalmente sulla superficie del cervello, ma possono comparire anche nelle aree più profonde;
  • I noduli subependimali si formano nelle pareti dei ventricoli, le cavità cerebrali piene di liquido, mentre
  • gli astrocitomi subependimali a cellule giganti si sviluppano in prossimità dei noduli subependimali e possono crescere fino a bloccare il flusso di liquido all’interno del cervello, causandone l’accumulo ed un pericoloso aumento di pressione, che può portare a mal di testa e visione offuscata.

I rabdomiomi sono tumori cardiaci che si sviluppano nel cuore di neonati e bambini piccoli affetti dalla patologia, scoperti durante gli esami ecografici in gravidanza; quando sono particolarmente numerosi, o di grande dimensione, possono arrivare a ostacolare la circolazione o provocare aritmie, ma se non causano problemi alla nascita, il momento in cui la dimensione è spesso massima, tendono a rimpicciolire nel tempo.

Tumori benigni chiamati amartomi retinici possono svilupparsi negli occhi. In genere non causano perdita della vista né specifici disturbi, ma possono essere utilizzati ai fini della diagnosi.

Ulteriori formazioni possono essere trovate in altre aree del corpo, inclusi fegato e pancreas, oltre che in forma di

  • lesioni ossee sclerotiche,
  • fibromi gengivali
  • e fossette dello smalto dentale.

Le convulsioni colpiscono la maggior parte dei pazienti, presto o tardi; mentre alcuni tipi provocano evidenti movimenti convulsivi, altri alterano la consapevolezza, il comportamento o il tono posturale senza alcuno spasmo muscolare. Le convulsioni possono anche essere difficili da controllare con i farmaci e talvolta richiedono interventi chirurgici o altre forme di terapia.

Le disabilità cognitive colpiscono una parte dei pazienti, in forma da lieve a grave.

Disturbi comportamentali, tra cui aggressività, scatti di rabbia improvvisa, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, acting out, disturbo ossessivo-compulsivo e comportamenti ripetitivi, distruttivi o autolesionistici si verificano nei bambini con sclerosi tuberosa e possono essere difficili da gestire. Circa un terzo dei bambini affetti da sclerosi tuberosa soddisfa i criteri necessari alla diagnosi di un disturbo dello spettro autistico.

Le anomalie cutanee (pelle) sono particolarmente eterogenee, ma per la maggior parte non sono causa di problemi, pur risultando utili nella diagnosi. Alcuni pazienti possono tuttavia sviluppare lesioni deturpanti, tanto da richiedere trattamenti correttivi. Le anomalie cutanee più comuni includono:

  • Macule ipomelanotiche: sono chiazze di pelle bianca, o comunque più chiara, che possono apparire in qualsiasi parte del corpo e sono causate dalla ridotta presenza di melanina, la sostanza che conferisce alla pelle il suo colore.
  • Gli angiofibromi facciali sono macchie o protuberanze rossastre che compaiono sul viso (a volte simili all’acne), costituite da vasi sanguigni e tessuto fibroso.
  • Le placche fibrose sono aree sollevate e scolorite che compaiono sulla fronte; sono abbastanza specifiche della sclerosi tuberosa.
  • Le placche a pelle di zigrino si localizzano soprattutto in sede lombo-sacrale (parte bassa della schiena), soprattutto in giovanissima età. Si presentano leggermente in rilievo, di aspetto rugoso, simile a una buccia d’arancia, di colore rosa-giallastro.
  • I fibromi ungueali o subungueali sono piccoli tumori carnosi che crescono intorno e sotto le unghie dei piedi o delle mani e potrebbero dover essere rimossi chirurgicamente se si allargano o causano sanguinamento. Questi di solito compaiono più tardi nella vita, dai 20 ai 50 anni.
  • Sono infine relativamente comuni lesioni non necessariamente esclusive dei pazienti affetti da sclerosi tuberosa, tra cui i
    • fibromi penduli, che in genere si rilevano sulla parte posteriore del collo e delle spalle;
    • macchie caffelatte;
    • poliosi, che consiste nella comparsa di un ciuffo o una chiazza di capelli bianchi, anche sulle palpebre.

Problemi renali come cisti e angiomiolipomi (crescite benigne costituite da vasi sanguigni, tessuto muscolare e adiposo) si verificano nella maggior parte dei pazienti. Possono comparire già in età pediatrica e diventano generalmente più frequenti con l’età.

  • Le cisti sono generalmente piccole, compaiono in numero limitato e il più delle volte non causano problemi seri. Una percentuale molto piccola di pazienti sviluppa un gran numero di cisti durante l’infanzia, che possono contribuire alla comparsa di ipertensione e insufficienza renale.
  • Gli angiomiolipomi sono le lesioni renali più comuni causate da questa malattia, sebbene possano essere diagnosticati anche in soggetti sani. Interessano tipicamente entrambi i reni e nella maggior parte dei casi non producono sintomi. Se aumentano di dimensione possono tuttavia causare dolore, sanguinamento, anemia o danni alla funzione renale.

Le lesioni ai polmoni comprendono soprattutto la linfangioleiomiomatosi, una malattia caratterizzata dalla proliferazione anomala di cellule e dalla formazione di cisti nel tessuto polmonare. Interessa soprattutto le donne adulte, con una frequenza che aumenta con l’età, mentre è molto meno comune negli uomini.

Complicazioni

Gli individui con sclerosi tuberosa possono sviluppare complicazioni anche gravi, soprattutto in conseguenza delle lesioni cerebrali, renali o polmonari. Il rischio varia notevolmente da persona a persona, ma rende necessario un monitoraggio regolare da parte di un’équipe con esperienza nella malattia.

Diagnosi

La diagnosi di sclerosi tuberosa può essere formulata in qualsiasi fase della vita. Nei neonati il sospetto nasce spesso dal riscontro prenatale o postnatale di uno o più rabdomiomi cardiaci, dalla comparsa di spasmi infantili o dalla presenza di macule ipomelanotiche. Nei bambini più grandi e negli adulti il primo indizio può invece essere rappresentato da epilessia, lesioni della pelle, angiomiolipomi renali o problemi polmonari.

La valutazione deve essere coordinata, quando possibile, da un centro con esperienza nella sclerosi tuberosa. Comprende la storia clinica personale e familiare, l’esame obiettivo e la ricerca delle manifestazioni caratteristiche nei diversi organi. Una singola lesione, soprattutto se comune anche nella popolazione generale, non è sempre sufficiente per confermare la malattia.

Criteri clinici

I criteri diagnostici distinguono manifestazioni maggiori e minori. Tra i criteri maggiori rientrano:

  • almeno tre macule ipomelanotiche di almeno 5 millimetri;
  • almeno tre angiofibromi facciali oppure una placca fibrosa del capo;
  • almeno due fibromi ungueali;
  • una placca a pelle di zigrino;
  • amartomi retinici multipli;
  • tuberi corticali multipli e/o linee di migrazione radiale nella sostanza bianca cerebrale;
  • almeno due noduli subependimali;
  • un astrocitoma subependimale a cellule giganti;
  • un rabdomioma cardiaco;
  • linfangioleiomiomatosi polmonare;
  • almeno due angiomiolipomi.

I criteri minori comprendono piccole lesioni cutanee “a coriandolo”, almeno tre fossette dello smalto dentale, almeno due fibromi all’interno della bocca, una chiazza retinica priva di pigmento, cisti renali multiple, amartomi non renali e lesioni ossee sclerotiche.

La diagnosi clinica è considerata definita in presenza di due criteri maggiori oppure di un criterio maggiore e almeno due minori. Un solo criterio maggiore, o almeno due criteri minori, indicano una diagnosi possibile e richiedono ulteriori accertamenti e controlli. La sola associazione tra linfangioleiomiomatosi e angiomiolipomi, senza altre manifestazioni, non basta a confermare una sclerosi tuberosa definita.

Test genetico

L’identificazione di una variante patogena nei geni TSC1 o TSC2 consente di formulare la diagnosi genetica, anche quando i criteri clinici non sono ancora completi. Il test è particolarmente utile nei casi dubbi, nei bambini molto piccoli e per la consulenza ai familiari o la pianificazione di una gravidanza.

Una variante genetica di significato incerto non è sufficiente per la diagnosi. Inoltre, un risultato negativo non esclude completamente la malattia: alcune alterazioni, soprattutto quelle presenti in mosaico o in una piccola percentuale delle cellule, possono non essere rilevate dalle analisi standard. In caso di forte sospetto clinico può essere indicato un approfondimento in un centro di genetica medica.

Esami dopo il sospetto diagnostico

Gli accertamenti servono sia a confermare la diagnosi sia a stabilire quali organi siano coinvolti. In genere comprendono:

  • risonanza magnetica del cervello, preferita per identificare tuberi corticali, noduli subependimali e astrocitomi subependimali a cellule giganti;
  • elettroencefalogramma, o EEG, durante la veglia e il sonno, anche in assenza di convulsioni nei neonati e nei bambini piccoli; un video-EEG prolungato è riservato ai casi dubbi o con alterazioni del tracciato;
  • risonanza magnetica dell’addome per cercare angiomiolipomi e cisti renali, insieme a misurazione della pressione arteriosa ed esami della funzione renale;
  • esame dermatologico, odontoiatrico e oculistico completo, con valutazione della retina;
  • elettrocardiogramma a tutte le età ed ecocardiogramma soprattutto nei neonati, nei bambini e quando sono presenti sintomi cardiaci;
  • TC del torace ad alta risoluzione nelle donne adulte e negli uomini adulti con sintomi respiratori, per cercare segni di linfangioleiomiomatosi; se sono presenti cisti polmonari si eseguono anche prove di funzionalità respiratoria.

La TC cerebrale non è normalmente l’esame di prima scelta, perché utilizza radiazioni ionizzanti e offre meno informazioni della risonanza magnetica su alcune lesioni. Può essere impiegata in situazioni selezionate, per esempio se la risonanza non è eseguibile o per valutare calcificazioni.

Non esiste un singolo esame del sangue o biomarcatore capace di confermare o escludere la sclerosi tuberosa. Gli esami vanno scelti in base all’età, ai sintomi e alle manifestazioni già individuate.

Diagnosi differenziale

Il medico deve distinguere la sclerosi tuberosa da altre possibili cause delle singole manifestazioni. Le chiazze chiare della pelle, per esempio, possono avere numerose origini; i rabdomiomi cardiaci e gli angiomiolipomi possono presentarsi anche isolatamente, mentre cisti polmonari, crisi epilettiche e noduli cerebrali possono dipendere da condizioni diverse. La combinazione dei reperti in più organi e, quando disponibile, il test genetico consentono nella maggior parte dei casi di arrivare a una diagnosi affidabile.

Spasmi ripetuti, perdita di abilità già acquisite, crisi convulsive, nuovi disturbi neurologici o un rabdomioma cardiaco diagnosticato in gravidanza o alla nascita richiedono una valutazione tempestiva da parte di specialisti.

Cura

Non esiste attualmente una terapia capace di eliminare la causa genetica della sclerosi tuberosa. Gli obiettivi del trattamento sono controllare le crisi epilettiche, prevenire il danno agli organi, trattare le lesioni che crescono o provocano sintomi e sostenere lo sviluppo, l’autonomia e la qualità di vita.

Poiché le manifestazioni cambiano molto da persona a persona, il piano terapeutico deve essere personalizzato e coordinato da un’équipe multidisciplinare. Possono essere coinvolti neurologo, pediatra, nefrologo, genetista, dermatologo, cardiologo, pneumologo, oculista, neurochirurgo, psicologo e specialisti della riabilitazione.

Epilessia e spasmi infantili

Gli spasmi infantili sono un’emergenza neurologica: riconoscerli e trattarli rapidamente può migliorare il controllo delle crisi e le prospettive di sviluppo. Il vigabatrin è il trattamento di prima scelta per gli spasmi infantili associati alla sclerosi tuberosa. Se dopo circa due settimane alla dose adeguata non si ottiene una risposta clinica ed elettroencefalografica, lo specialista può ricorrere a corticosteroidi come prednisolone o ormone adrenocorticotropo.

Il vigabatrin può danneggiare il campo visivo in modo permanente. Il rischio aumenta con l’esposizione complessiva e richiede controlli oculistici compatibili con l’età e la collaborazione del bambino. La possibile sonnolenza, l’irritabilità e altri effetti indesiderati devono essere discussi con il neurologo, senza sospendere autonomamente il farmaco.

Per gli altri tipi di crisi vengono utilizzati farmaci antiepilettici scelti in base all’età, al tipo di epilessia, alle altre terapie e agli effetti indesiderati. Se le crisi non sono sufficientemente controllate, tra le opzioni aggiuntive disponibili dai due anni di età rientrano everolimus e una specifica formulazione farmaceutica di cannabidiolo. Il cannabidiolo non va confuso con prodotti commerciali o preparazioni artigianali, che possono avere composizione imprevedibile e non sostituiscono il medicinale prescritto.

Il cannabidiolo può causare sonnolenza, diarrea, riduzione dell’appetito e aumento degli enzimi del fegato, soprattutto in associazione ad alcuni antiepilettici. Richiede quindi controlli del sangue e attenzione alle interazioni farmacologiche.

Nei casi resistenti ai farmaci possono essere valutate dieta chetogenica, stimolazione del nervo vago e chirurgia dell’epilessia. La valutazione chirurgica non dovrebbe essere rimandata nei bambini con crisi persistenti, regressione dello sviluppo o una zona cerebrale responsabile delle crisi che possa essere rimossa in sicurezza. Queste procedure devono essere eseguite in centri specializzati nella sclerosi tuberosa e nella chirurgia dell’epilessia.

Inibitori di mTOR

Gli inibitori di mTOR, tra cui everolimus e sirolimus, riducono l’attività della via cellulare alterata dalla malattia. Possono diminuire il volume di alcune lesioni e, in indicazioni specifiche, contribuire al controllo dell’epilessia. Non eliminano però definitivamente la sclerosi tuberosa e le lesioni possono tornare a crescere dopo la sospensione.

Everolimus può essere utilizzato per gli astrocitomi subependimali a cellule giganti che richiedono un trattamento ma non sono adatti alla chirurgia, negli adulti con angiomiolipomi renali a rischio di complicazioni che non richiedono un intervento immediato e come terapia aggiuntiva di alcune crisi epilettiche non adeguatamente controllate.

Questi farmaci richiedono la supervisione di uno specialista e controlli periodici della concentrazione nel sangue, dell’emocromo, della funzione renale ed epatica, della glicemia e dei grassi nel sangue. Tra gli effetti indesiderati più importanti figurano ulcere della bocca, infezioni, febbre, diarrea, eruzioni cutanee, alterazioni metaboliche, riduzione delle cellule del sangue e, più raramente, infiammazione polmonare non infettiva. Possono inoltre rallentare la guarigione delle ferite e interagire con numerosi medicinali e prodotti erboristici.

Prima di iniziare il trattamento vanno valutati stato vaccinale, rischio infettivo, eventuali interventi chirurgici programmati e possibilità di gravidanza. Le persone che possono concepire devono discutere con lo specialista una contraccezione adeguata. Non si devono assumere o interrompere inibitori di mTOR senza controllo medico.

Lesioni cerebrali

Un astrocitoma subependimale a cellule giganti che provoca idrocefalo, aumento della pressione intracranica o un rapido peggioramento neurologico richiede in genere un intervento neurochirurgico urgente. Può essere necessario anche drenare il liquido cerebrospinale accumulato.

Per una lesione in crescita ma ancora priva di sintomi importanti si può scegliere tra chirurgia e terapia con un inibitore di mTOR. La decisione dipende da dimensioni e posizione del tumore, velocità di crescita, età, condizioni generali e possibili benefici sulle altre manifestazioni della malattia.

Problemi renali

Gli angiomiolipomi piccoli e stabili vengono generalmente monitorati. Per quelli asintomatici ma in crescita e con diametro superiore a circa 3 centimetri, le linee guida raccomandano in prima battuta un inibitore di mTOR, dopo valutazione specialistica del rischio di sanguinamento e della funzione renale.

In caso di emorragia acuta, l’embolizzazione selettiva dei vasi che alimentano la lesione è il trattamento di prima scelta e può essere seguita da corticosteroidi per ridurre la reazione infiammatoria. Nei casi selezionati sono possibili una nuova embolizzazione, tecniche ablative o una resezione che conservi quanto più tessuto renale possibile. La rimozione completa del rene viene evitata quando esistono alternative, perché la malattia interessa spesso entrambi i reni e il rischio di insufficienza renale aumenta nel tempo.

Dolore improvviso al fianco o all’addome, sangue nelle urine, debolezza, pallore, vertigini o svenimento possono indicare un’emorragia renale e richiedono assistenza urgente.

Linfangioleiomiomatosi

La linfangioleiomiomatosi senza alterazioni significative della funzione respiratoria può essere controllata nel tempo. Quando la funzione polmonare è ridotta, peggiora rapidamente o sono presenti altre manifestazioni rilevanti, lo pneumologo può prescrivere un inibitore di mTOR, più spesso sirolimus. Il trattamento può stabilizzare la funzione respiratoria e ridurre alcune complicazioni, ma richiede monitoraggio continuativo.

Broncodilatatori possono essere utili se è presente un’ostruzione reversibile delle vie aeree. L’ossigenoterapia viene impiegata in caso di ridotta ossigenazione. Pneumotorace e accumuli di liquido linfatico nel torace richiedono trattamenti specifici; nei casi di insufficienza respiratoria avanzata può essere valutato il trapianto polmonare.

La gravidanza e i farmaci contenenti estrogeni possono peggiorare la linfangioleiomiomatosi in alcune pazienti. Non rappresentano automaticamente una controindicazione assoluta, ma rischi e alternative devono essere discussi con pneumologo e ginecologo esperti prima di una gravidanza o di iniziare una terapia ormonale.

Pelle, denti, cuore e occhi

Gli angiofibromi facciali e altre lesioni cutanee possono essere trattati con laser, chirurgia o preparazioni topiche che inibiscono mTOR. Queste ultime possono ridurre arrossamento e dimensioni delle lesioni, ma non sempre sono autorizzate specificamente per questo uso e possono causare irritazione. Il trattamento deve essere prescritto e controllato dal dermatologo.

Le cure odontoiatriche comprendono controlli regolari, igiene accurata, trattamento delle carie e gestione dei fibromi della bocca quando causano fastidio o sanguinamento. Gli amartomi retinici richiedono soprattutto osservazione; un trattamento è necessario solo se crescono o minacciano la vista.

I rabdomiomi cardiaci tendono spesso a ridursi spontaneamente. Se provocano un’ostruzione importante o aritmie possono essere necessari farmaci, chirurgia o, in casi selezionati, un inibitore di mTOR sotto stretto controllo specialistico.

Sviluppo, comportamento e salute mentale

Le difficoltà cognitive, comportamentali, scolastiche e psicologiche associate alla sclerosi tuberosa devono essere ricercate regolarmente, anche nelle persone con intelligenza nella norma. Un cambiamento improvviso del comportamento non va attribuito automaticamente alla malattia psichiatrica: può dipendere da crisi epilettiche, dolore, effetti dei farmaci, problemi renali o crescita di una lesione cerebrale.

Gli interventi vengono adattati alle necessità individuali e possono comprendere sostegno psicologico, logopedia, fisioterapia, terapia occupazionale, interventi educativi, supporto scolastico e trattamenti specifici per autismo, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ansia o depressione. Anche familiari e caregiver possono aver bisogno di sostegno psicologico e sociale.

Stile di vita

Lo stile di vita non modifica la causa genetica della malattia, ma può contribuire a proteggere gli organi e il benessere generale. Sono raccomandati attività fisica compatibile con le condizioni cliniche, alimentazione equilibrata, sonno regolare, cura della salute orale e protezione della pelle dal sole, che può rendere più evidenti gli angiofibromi.

È importante non fumare ed evitare il fumo passivo, soprattutto in presenza o a rischio di linfangioleiomiomatosi. Chi ha angiomiolipomi renali di grandi dimensioni dovrebbe discutere con il medico sport di contatto o attività con elevato rischio di trauma addominale. Diete restrittive, integratori e rimedi erboristici non sostituiscono le cure e possono interagire con antiepilettici e inibitori di mTOR.

Controlli nel tempo

Il monitoraggio regolare è parte integrante della cura anche quando non sono presenti sintomi. Frequenza ed esami vengono adattati al singolo paziente, ma in genere comprendono:

  • risonanza magnetica cerebrale ogni 1-3 anni nei pazienti senza sintomi fino ai 25 anni, con controlli più ravvicinati in presenza di lesioni grandi o in crescita;
  • risonanza magnetica dell’addome ogni 1-3 anni per tutta la vita;
  • controllo almeno annuale della pressione arteriosa e della funzione renale;
  • elettroencefalogrammi regolari nei lattanti e controlli secondo necessità nelle altre età;
  • valutazione annuale delle difficoltà neuropsichiatriche, scolastiche e comportamentali;
  • controlli dermatologici, odontoiatrici, oculistici e cardiologici secondo età e manifestazioni presenti;
  • controlli polmonari periodici nelle donne adulte e negli uomini con sintomi, con prove di funzionalità respiratoria almeno annuali se è presente linfangioleiomiomatosi.

È necessario contattare rapidamente il medico in caso di nuove convulsioni, aumento della frequenza delle crisi, perdita di abilità, cambiamenti improvvisi del comportamento, mal di testa persistente con vomito o disturbi visivi, dolore addominale improvviso, sangue nelle urine, difficoltà respiratoria o dolore toracico acuto.

Fonti e bibliografia

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