Gastrinoma: sintomi, sopravvivenza e cura

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Cos’è un tumore neuroendocrino?

Un tumore neuroendocrino nasce ed interessa cellule specializzate del sistema neuroendocrino dell’organismo, ovvero cellule che possiedono tratti

  • tanto delle cellule endocrine che producono ormoni (gli ormoni sono sostanze chimiche che vengono trasportate attraverso il flusso sanguigno allo scopo di stimolare uno specifico effetto su organi e cellule a distanza dal sito di produzione)
  • quanto delle cellule nervose.

Più in particolare si tratta di cellule che ricevono messaggi nervosi e li traducono rilasciando ormoni nel sangue, fungendo di fatto da da integrazione tra il sistema nervoso e il sistema endocrino.

Cos’è un gastrinoma?

I gastrinomi sono tumori neuroendocrini, che colpiscono cioè cellule neuroendocrine; più nel dettaglio interessa le cellule secernenti gastrina, un ormone che stimola la produzione di acidi gastrici, che si trovano soprattutto nel duodeno (primo tratto dell’intestino) o nel pancreas.

Poiché il tumore è per definizione una crescita incontrollata di cellule, quello che si osserva è

  1. un sensibile aumento del numero di cellule in grado di produrre gastrina,
  2. incrementa quindi la gastrina in circolo
  3. e di conseguenza anche la produzione di acido gastrico,
  4. che a sua volta diventa causa di formazione di ulcere peptiche (stomaco e duodeno) e diarrea.

Questa combinazione di sintomi è così tipica da essere riconosciuta come una vera e propria entità medica (sindrome di Zollinger-Ellison).

Lo sviluppo avviene nella maggior parte dei casi a livello del pancreas, dove rappresentano la tipologia di tumore endocrino più comune; sono nella maggior parte dei casi maligni e, sfortunatamente, almeno il 60% dei casi di gastrinoma ha già metastatizzato al momento della diagnosi, con una prognosi infausta.

Cause

Nella maggior parte dei casi non è possibile risalire alla causa scatenante un tumore, e purtroppo né i tumori neuroendocrini del pancreas in generale, né il gastrinoma, fanno eccezione. In circa 2-3 pazienti su 10 si riconosce una predisposizione genetica (MEN-1).

Le statistiche globali stimano circa 0,5-3 casi/milione di persone all’anno.

Le cellule secernenti gastrina non si trovano in un unico organo, quindi anche la sede di origine di un gastrinoma è non limitata ad un unico distretto corporeo; la maggior parte dei gastrinomi si osservano tuttavia nel cosiddetto “triangolo del gastrinoma”, un’area anatomica addominale delimitata da

  • confluenza dei dotti biliari cistici e comuni,
  • duodeno
  • pancreas.
Triangolo del gastrinoma

Shutterstock/Designua

Rara, ma possibile, è invece la scoperta di gastrinomi a livello di stomaco, nei linfonodi peri-pancreatici, nel fegato, nel dotto biliare, nelle ovaie, nel cuore o in associazione a carcinoma polmonare a piccole cellule.

Sono comunemente diagnosticati tra i 20 e i 50 anni ed hanno un’incidenza leggermente maggiore negli uomini; nei pazienti affetti da MEN1 si presentano invece in età precoce, tipicamente tra 10 e 30 anni.

Sintomi

Per definizione le cellule che formano la massa tumorale del gastrinoma sono cellule che producono gastrina, la cui presenza nel sangue aumenta quindi progressivamente fino a raggiungere livelli molto elevati. Poiché la funzione normale della gastrina consiste nella stimolazione della produzione di acidi gastrici, in caso di gastrinoma si rileva un sensibile aumento dell’acidità gastrica, che pian piano viola le normali difese dello stomaco e della parete duodenale, innescando lo sviluppo di ulcere.

L’eccessiva acidità inoltre inattiva gli enzimi digestivi pancreatici, con conseguente malassorbimento di grasso e comparsa di diarrea (in forma di steatorrea).

Non dovrebbe quindi sorprendere che le manifestazioni cliniche più comuni includono

Altri sintomi possono includere dispepsia (cattiva digestione), reflusso gastroesofageo, sanguinamento gastrointestinale e perdita di peso.

Sopravvivenza, decorso e prognosi

I gastrinomi sono tumori a crescita lenta, ma circa il 60% sono maligni e hanno purtroppo metastatizzato al momento della diagnosi ed è proprio la presenza di metastasi a rappresentare il determinante più importante della valutazione della mortalità:

  • La maggior parte dei pazienti con gastrinoma che non si sia diffuso al fegato è candidabile alla chirurgia, con una sopravvivenza di circa il 95% a 5 anni, circa 90% a 10 anni o più.
  • In caso di metastasi le percentuali scendono rispettivamente a 50%  e 30%.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per il gastrinoma è oggi estremamente accurato e mira non solo a confermare la presenza del tumore, ma anche a localizzarlo con precisione per pianificare l’intervento più efficace.

Test biochimici e biomarcatori

Il primo passo fondamentale è il dosaggio della gastrina sierica a digiuno. Livelli significativamente elevati (oltre dieci volte il limite normale) in presenza di un pH gastrico molto basso (acido) sono fortemente indicativi della sindrome di Zollinger-Ellison. Tuttavia, poiché molti pazienti assumono inibitori di pompa protonica (IPP) che possono alterare i risultati, è spesso necessaria una sospensione monitorata di questi farmaci prima del prelievo.

In casi dubbi, il medico può richiedere il test di stimolazione alla secretina: questo ormone, in presenza di un gastrinoma, provoca un aumento paradosso e marcato della gastrina nel sangue, aiutando a distinguere il tumore da altre cause di ipergastrinemia. Parallelamente, si valuta la cromogranina A, un marcatore proteico utile per monitorare il volume della massa tumorale e la risposta alle terapie nel tempo.

Tecniche di imaging avanzate

Una volta confermato il sospetto biochimico, la sfida principale è l’individuazione della massa, spesso di dimensioni millimetriche:

  • PET/CT con Gallio-68 DOTATATE: è oggi considerata l’indagine d’eccellenza (gold standard). Sfrutta la capacità delle cellule neuroendocrine di legare specifici analoghi della somatostatina radiomarcati, permettendo di individuare anche piccolissimi focolai o metastasi altrimenti invisibili.
  • Ecografia endoscopica (EUS): questa tecnica combina l’uso di una gastroscopia con una sonda ad ultrasuoni sulla punta dello strumento. È fondamentale per visualizzare lesioni nel pancreas e nella parete duodenale, consentendo inoltre di eseguire una biopsia (prelievo di tessuto) in tempo reale.
  • Risonanza magnetica (RM) e TAC: la risonanza magnetica con mezzo di contrasto specifico è superiore alla TAC per identificare le metastasi epatiche e definire i rapporti anatomici del tumore.

In casi selezionati e complessi, può essere eseguito il campionamento venoso selettivo dopo stimolazione con calcio, una procedura radiologica interventistica che aiuta a localizzare l’origine della produzione di gastrina mappando i vasi sanguigni addominali.

Cura

Il trattamento del gastrinoma si pone due obiettivi primari: il controllo dell’ipersecrezione acida (per prevenire ulcere e complicazioni gravi) e la gestione della massa tumorale stessa per limitarne la diffusione.

Gestione dei sintomi e dell’acidità

La prima linea di intervento è farmacologica e prevede l’uso di inibitori della pompa protonica (IPP) ad alto dosaggio. Questi farmaci hanno rivoluzionato la gestione della malattia, rendendo quasi obsoleti gli interventi chirurgici d’urgenza per ulcere perforate. Il dosaggio viene personalizzato dal medico e mantenuto nel tempo per garantire la protezione totale delle mucose di stomaco e duodeno.

L’approccio chirurgico

La chirurgia rappresenta l’unica possibilità di guarigione definitiva. Se il tumore è localizzato e non ci sono metastasi a distanza, si procede con l’asportazione della massa e dei linfonodi regionali. Nei pazienti con sindrome MEN-1, la chirurgia è più complessa a causa della possibile presenza di lesioni multiple, ma resta un’opzione valutata caso per caso per prevenire la progressione maligna.

Terapie sistemiche e oncologiche

Per i casi in cui il tumore non è operabile o ha già prodotto metastasi, la medicina moderna offre diverse opzioni:

  • Analoghi della somatostatina: farmaci come l’octreotide o il lanreotide non solo riducono la produzione ormonale, ma hanno dimostrato una significativa capacità di rallentare la crescita delle cellule tumorali neuroendocrine.
  • Terapia radiorecettoriale (PRRT): è una cura innovativa che somministra molecole radioattive (come il Lutezio-177) che colpiscono selettivamente le cellule tumorali legandosi ai loro recettori, minimizzando i danni ai tessuti sani.
  • Terapie mirate e chemioterapia: farmaci a bersaglio molecolare (come sunitinib o everolimus) possono essere utilizzati per bloccare i meccanismi di crescita del tumore. La chemioterapia tradizionale è generalmente riservata alle forme più aggressive o a rapida crescita.

Stile di vita e consigli pratici

Sebbene la terapia farmacologica sia il pilastro della cura, piccoli accorgimenti quotidiani possono migliorare sensibilmente la qualità della vita:

  • Alimentazione: è consigliabile consumare pasti piccoli e frequenti per non sovraccaricare il sistema digestivo. Evitare sostanze irritanti come caffeina, alcol e spezie piccanti può aiutare a ridurre il dolore addominale.
  • Monitoraggio: il paziente deve essere inserito in un programma di follow-up rigoroso, con controlli periodici della gastrina e test di imaging per intercettare precocemente eventuali recidive.
  • Supporto psicologico: convivere con un tumore neuroendocrino può essere stressante; partecipare a gruppi di supporto o consultare uno specialista può aiutare a gestire l’impatto emotivo della cronicità.

Fonti e bibliografia

  • Gastrinoma – Shashank R. Cingam; Mahesh Botejue; Gilles J. Hoilat; Harsha Karanchi.
  • Osmosis

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