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Introduzione

Il flemmone è un’infiammazione acuta del tessuto connettivo cellulare-adiposo lasso che circonda i vari organi, con presenza di materiale purulento (pus) scarsamente delimitato nei vari piani anatomici.

La parola flemmone deriva dal greco “flegmone” che significa calore ardente, ad indicare uno dei sintomi locali che si presentano in questa condizione.

Il flemmone è un processo infiammatorio acuto, che insorge a causa di un’infezione localizzata che può estendersi sino a creare quadri particolarmente gravi di gangrena tissutale (morte dei tessuti). La causa infettiva prevede la presenza di batteri quali stafilococchi, streptococchi o anaerobi.

Il quadro clinico è caratterizzato da sintomi locali e sistemici.

I sintomi locali sono essenzialmente:

  • Arrossamento ed edema (gonfiore) della zona colpita
  • Dolore piuttosto vivo, accentuato dalla palpazione della parte coinvolta

I sintomi sistemici si associano ai quadri di flemmone più gravi ed estesi e prevedono:

La diagnosi si avvale dell’anamnesi e dell’esame obiettivo mirato al riconoscimento dei segni e dei sintomi che delineano il quadro clinico, eventualmente seguiti da esami del sangue e strumentali radiologici come l’ecografia, la TC e la risonanza magnetica.

Il trattamento prevede un approccio duplice, medico e chirurgico:

  • Il primo si avvale dell’assunzione di antibiotici, antinfiammatori e antidolorifici;
  • il secondo consiste nella toilette e nel drenaggio chirurgico del flemmone e della sua raccolta purulenta, da riservare ai casi più gravi che non hanno avuto un’evoluzione positiva dopo un primo approccio medico.

Causa

La principale causa di flemmone prevede un’infezione acuta a carico del tessuto connettivo lasso che può essere:

  • Superficiale come quello presente a livello sottocutaneo
  • Profondo, che a sua volta può essere classificato come:

Gli agenti patogeni più frequentemente coinvolti nello sviluppo di un flemmone sono varie specie di stafilococchi, streptococchi o pneumococchi, tutti batteri piogeni, ovvero in grado di generare raccolte purulente richiamando nel sito di infezione un notevole numero di globuli bianchi (leucociti).

Il processo infiammatorio può originare da un’iniziale ferita che tende ad infettarsi: i batteri penetrano nell’organismo dall’esterno attraverso le microlesioni ed iniziano a moltiplicarsi richiamando i leucociti e altre cellule immunitarie e sostanze mediatrici dell’infiammazione; il processo così innescato tende a diffondersi rapidamente nei tessuti od organi coinvolti con danni spesso ingravescenti.

La diffusione del processo infettivo-infiammatorio nel contesto del tessuto connettivo coinvolto è notevole e vi è scarsa capacità dell’organismo di delimitare tale processo.

Questa è la differenza sostanziale con l’ascesso o l’empiema, dove invece la raccolta purulenta tende ad organizzarsi e delimitarsi in spazi anatomici neoformati o pre-esistenti.

Tuttavia, nel corso della sua evoluzione, anche il flemmone può dar luogo ad ascessi piuttosto estesi o a vera propria necrosi con distruzione dei tessuti coinvolti e formazione di ulcere.

A seconda del tipo di flogosi sviluppata, i flemmoni possono classificarsi in:

  • Suppurativi: causati da batteri piogeni (stafilococchi e streptococchi) che raggiungono il tessuto connettivo attraverso le microlesioni di ferite infetti o per diffusione da focolai infettivi già esistenti nell’organismo.
  • Gangrenosi: causati soprattutto da batteri di tipo streptococco o anaerobi, che per via del loro alto potere tossico tendono a provocare una vera e propria necrosi tessutale.

Proprio quest’ultima tipologia di flemmone è la più grave, poiché in caso di particolare virulenza microbica associata a condizioni immunitarie carenti come per altra patologia pre-esistente, si viene ad avere una particolare invasività e diffusione del processo infiammatorio sino ad arrivare al catastrofico quadro della gangrena gassosa.

Sintomi

Il flemmone è caratterizzato da un notevole grado di

  • iperemia (arrossamento),
  • edema (gonfiore),
  • sensazione di calore o bruciore della parte coinvolta.

La parte colpita, quando superficiale (tessuto connettivo sottocutaneo), può inoltre presentare delle striature arrossate che rappresentano il coinvolgimento dei vasi linfatici regionali che portano l’infiammazione sino ai linfonodi regionali con comparsa di adenopatie (infezione di linfonodi che appariranno anch’essi ingrossati, tumefatti e dolenti alla palpazione).

Questo processo locale si traduce a livello sistemico in sintomi quali:

  • Iperpiressia e febbre
  • Cefalea
  • Astenia e malessere generalizzato
  • Inappetenza
  • Limitazione funzionale della parte colpita

Quando il flemmone non rimane circoscritto, ma al contrario tende a diffondersi, la flogosi si estende alle regioni vicine e le manifestazioni sistemiche si accentuano. La fase suppurativa prevede un indurimento diffuso della zona coinvolta e forte tensione dei tessuti che può esitare in una fistolizzazione naturale della raccolta purulenta con drenaggio spontaneo verso l’esterno.

Nella forma gangrenosa, prevalgono come già detto i fenomeni di necrosi locale con la parte colpita che arrossata tende ad avere un colorito più scuro verso il bluastro e violaceo e comparsa dei processi putrefattivi con produzione di gas da parte dei batteri anaerobi (da qui il nome di gangrena gassosa). In caso di gangrena gassosa si potrà apprezzare alla palpazione il crepitio enfisematoso tipico di queste forme.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per il flemmone è prioritariamente clinico, ma richiede una conferma tempestiva per prevenire complicazioni sistemiche. Il medico valuta inizialmente la storia clinica del paziente (presenza di ferite recenti, diabete o stati di immunodeficienza) ed esegue un esame obiettivo per identificare i segni classici: edema diffuso, calore, dolore e assenza di una demarcazione netta dell’infiammazione (segno che lo distingue dall’ascesso).

Analisi di laboratorio

Gli esami del sangue sono fondamentali per valutare l’entità della risposta infiammatoria e il rischio di sepsi. I parametri monitorati includono:

  • Emocromo completo: per rilevare la leucocitosi neutrofila (aumento dei globuli bianchi).
  • Indici di flogosi: aumento della PCR (Proteina C-Reattiva) e della VES.
  • Procalcitonina: utilizzata come biomarcatore specifico per distinguere le infezioni batteriche gravi e monitorare l’efficacia della terapia antibiotica.
  • Esami colturali: l’identificazione dell’agente patogeno tramite emocolture o colture del materiale aspirato (pus) è cruciale per impostare una terapia antibiotica mirata.

Imaging diagnostico

La diagnostica per immagini è essenziale per definire la profondità dell’infezione e pianificare l’eventuale intervento chirurgico:

  • Ecografia: rappresenta l’indagine di primo livello, ideale per i flemmoni superficiali. Permette di distinguere tra un’infiammazione solida dei tessuti e la presenza di raccolte fluide drenabili.
  • Tomografia Computerizzata (TC): è preferita nelle localizzazioni profonde (addominali, pelviche o del collo) per la sua rapidità e capacità di individuare gas nei tessuti, segno tipico delle forme gangrenose.
  • Risonanza Magnetica (RM): costituisce il gold standard per lo studio dei tessuti molli. Offre una precisione superiore nel delimitare l’estensione del flemmone lungo i piani fasciali e muscolari.

Cura

Il trattamento del flemmone deve essere tempestivo e multidisciplinare. Gli obiettivi primari sono il controllo dell’infezione, la prevenzione della necrosi tissutale e la gestione del dolore. A seconda della gravità, l’approccio può essere esclusivamente medico o combinato con la chirurgia.

Terapia farmacologica

La base del trattamento è la terapia antibiotica. Inizialmente viene somministrata una terapia “empirica” a largo spettro, efficace contro i patogeni più comuni (stafilococchi e streptococchi). Una volta ottenuti i risultati delle colture, il medico prescriverà un antibiotico mirato (terapia ragionata). La durata del ciclo antibiotico varia in base alla risposta clinica, ma deve essere rigorosamente rispettata per evitare recidive o lo sviluppo di resistenze.

Per la gestione dei sintomi, vengono comunemente impiegati:

  • Antinfiammatori (FANS) e analgesici: per ridurre il dolore e la febbre.
  • Supporto idroelettrolitico: somministrazione di liquidi per via endovenosa nei casi accompagnati da febbre alta o segni di compromissione sistemica.

Intervento chirurgico e medicazioni avanzate

La chirurgia diventa indispensabile quando la terapia medica non arresta la diffusione del processo o in presenza di necrosi. Le procedure includono:

  • Incisione e drenaggio: per permettere l’evacuazione del materiale purulento e ridurre la pressione nei tessuti.
  • Debridement (toletta chirurgica): rimozione dei tessuti necrotici o devitalizzati. Nelle forme gravi, possono essere necessari interventi ripetuti per assicurare la bonifica dell’area.
  • Terapia a pressione negativa (NPWT/VAC therapy): una tecnica avanzata che utilizza il vuoto per favorire la guarigione delle ferite ampie, stimolare la granulazione dei tessuti e rimuovere costantemente l’essudato infetto.

Stile di vita e supporto alla guarigione

Il recupero da un flemmone richiede un impegno attivo del paziente:

  • Controllo metabolico: è fondamentale monitorare rigorosamente la glicemia, poiché il diabete non compensato ostacola gravemente la guarigione e favorisce le infezioni.
  • Nutrizione: una dieta ricca di proteine e vitamine supporta i processi di riparazione tissutale.
  • Igiene e riposo: mantenere la zona pulita secondo le indicazioni mediche e osservare un periodo di riposo funzionale per facilitare la risoluzione dell’infiammazione.

Si raccomanda di non tentare mai rimedi “fai-da-te” o incisioni domestiche, che potrebbero spingere l’infezione verso i tessuti profondi o il circolo sanguigno. La consulenza medica è sempre indispensabile.

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill)

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