Cervicite: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

La cervicite è un processo infiammatorio, di varia natura, che colpisce il canale cervicale (una specifica porzione del collo dell’utero).

Le cause sottostanti possono essere differenti, ma nella maggior parte dei casi si associa ad una infezione sottostante dovuta alla presenza di specifici microrganismi in grado di colonizzare questo ambiente (in alcune condizioni estremamente vulnerabile).

I sintomi della cervicite sono purtroppo spesso aspecifici e possono includere:

La diagnosi non sempre è immediata: si basa su un attento esame ginecologico (ricordiamo che la visita ginecologica mediante lo speculum permette di visualizzare la porzione terminale del collo dell’utero dall’esterno, e quindi già ad occhio nudo è possibile notare se vi siano delle alterazioni macroscopiche). Successivamente possono essere necessarie indagini più approfondite, specialmente di natura colturale (esami di laboratorio) per cercare di isolare il microrganismo direttamente responsabile e trattarlo con successo.

Poiché spesso, presentandosi in via aspecifica, la diagnosi può essere ritardata, il principale pericolo della cervicite va cercato nelle sue conseguenze dovute alla cronicizzazione di tale condizione.

La cervice assolve tra l’altro a funzione di barriera di difesa dell’utero verso microrganismi patogeni, quali batteri e virus; una cervice infiammata o infetta ha come conseguenza una riduzione dell’efficacia di questo meccanismo, predisponendo la donna a

Anatomia del distema genito-urinario femminile

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Anatomia della cervice uterina

Per meglio comprendere le caratteristiche del disturbo è utile effettuare un breve richiamo delle principali componenti anatomiche della cervice uterina, che non è altro che il canale terminale dell’utero, che mette in comunicazione la cavità endouterina con la vagina sottostante, rappresentando il punto di passaggio del feto durante il parto naturale.

La struttura del canale cervicale può essere idealmente suddiviso in due porzioni:

  • Endocervice: la parte prossima all’utero, che si presenta come prosecuzione della cavità endometriale, essendo costituita da epitelio cilindrico monostratificato.
  • Esocervice: la parte più vicina alla vagina, ricoperta da epitelio squamoso pluristratificato non cheratinizzato.

Tra queste due porzioni è possibile individuare una zona di transizione, estremamente suscettibile ad insulti esterni (prima tra tutte la colonizzazione da parte del Papilloma Virus), che prende il nome di giunzione squamo-colonnare. Tale giunzione nel corso della vita femminile può subire variazioni di estensione e localizzazione a seguito di diversi insulti, sia meccanici che di altro tipo.

Durante la visita il ginecologo è in grado di distendere le pareti vaginali ed identificare la portio, ovvero la porzione inferiore del canale cervicale con l’orifizio uterino esterno.

Cause

Le cause in grado di provocare una cervicite sono numerose e la principale classificazione prevede una loro differenziazione in:

  • Cerviciti di origine infettiva: la causa sottostante è rappresentata dalla proliferazione incontrollata di un microrganismo, che a sua volta può essere distinto in:
  • Cerviciti di origine non infettiva.
    • La loro origine risiede solitamente in piccoli traumi meccanici che tendono ad indebolire la superficie del canale cervicale e a provocarne la successiva infiammazione. Gli eventi traumatici più frequenti sono soprattutto i rapporti sessuali ed il parto.
    • Possono infine verificarsi per cause allergiche, per esempio al lattice del preservativo o a prodotti usati per l’igiene intima.

Una condizione in grado di predisporre all’infezione del canale cervicale è l’ “ectropion” (piaghetta), una piccola lesione del collo dell’utero che nella maggior parte dei casi non causa alcun problema: una serie di insulti meccanici ripetuti sono talvolta in grado di provocare una lieve ectopia dell’endocervice che tende così a sporgere nell’esocervice e renderla facilmente vulnerabile ad attacchi a cui invece la vagina e l’epitelio squamoso della cervice più esterna sono normalmente predisposti ad affrontare.

Sintomi

In molti casi la cervicite si presenta senza alcun sintomo, ma quando presenti l’elemento caratteristico è rappresentato dalla presenza di perdite a livello genitale; durante la visita ginecologica è possibile evidenziare l’origine di tali perdite, differenziando quando queste si verificano dall’orifizio uterino esterno piuttosto che dalla vagina.

Le caratteristiche delle perdite (colore, odore, consistenza, …) sono spesso in grado di orientare la diagnosi, così come la valutazione visiva di caratteristiche alterazioni dell’anatomia cervicale che si manifestano soltanto in alcune infezioni specifiche; a questo proposito possiamo per esempio ricordare:

  • Cervicite da Trichomonas: assume la cosiddetta “cervice a fragola”, con un aspetto della mucosa cervicale punteggiato di petecchie e diffusamente arrossato.
  • Cervicite da Candida: si associa alla presenza di macchie biancastre.
  • Cervicite mucopurulenta: si associa a specifiche perdite di colore giallo, molto dense e di odore caratteristico. Suggerisce una tipica eziologia batterica.
  • Cervicite virale: nel caso dell’Herpes tendono a formarsi delle piccole ulcere superficiali a livello della mucosa.

Raramente questo tipo d’infezione è limitata alla cervice uterina, nella maggior parte dei casi si osserva infatti la presenza di infezioni combinate, sostenute da microrganismi che possono colonizzare epiteli simili negli ambienti circostanti.

Oltre alle perdite vaginali, altri sintomi minori associati alla cervicite sono:

  • dolore durante i rapporti sessuali,
  • piccole perdite di sangue a seguito di micro-traumatismi (come appunto un rapporto sessuale o lo striscio cervicale dal ginecologo),
  • edema (gonfiore),
  • rossore,
  • dolore pelvico,
  • bruciore.

Purtroppo in alcuni casi può presentarsi anche in forma asintomatica (cioè senza sintomi).

Complicazioni

La cervicite causata da gonorrea o clamidia può diffondersi al rivestimento uterino e alle tube di Falloppio, causando la cosiddetta malattia infiammatoria pelvica (PID), un’infezione degli organi riproduttivi femminili che può causare problemi permanenti di fertilità se non riconosciuta e trattata tempestivamente.

La presenza di un’infezione a livello cervicale aumenta inoltre il rischio d’infezione da un punto di vista generale, venendo meno la sua funzione di difesa, anche verso il virus dell’HIV.

Diagnosi

L’iter diagnostico della cervicite ha l’obiettivo di confermare la presenza dell’infiammazione e, soprattutto, di identificarne la causa specifica per impostare una terapia mirata. Poiché la condizione è spesso silente, la diagnosi avviene frequentemente durante controlli di routine o screening per le malattie sessualmente trasmissibili.

Valutazione clinica e obiettiva

Il primo passo è la visita ginecologica con l’ausilio dello speculum. Il medico ricerca segni clinici caratteristici, quali:

  • Friabilità cervicale: tendenza della cervice a sanguinare facilmente al minimo contatto con un tampone o durante la visita.
  • Essudato mucopurulento: presenza di secrezioni giallastre o verdastre che fuoriescono direttamente dal canale endocervicale.
  • Eritema ed edema: arrossamento e gonfiore della zona intorno all’orifizio uterino.

Test di laboratorio e biomarcatori

Per una diagnosi di certezza, le attuali linee guida raccomandano l’uso di test molecolari avanzati:

  • Test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT): rappresenta oggi il gold standard per la ricerca di Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae. Questo test è estremamente sensibile e può essere eseguito su campioni di secrezione cervicale o vaginale, o talvolta su campioni urinari.
  • Esame microscopico a fresco: utile per identificare immediatamente la presenza di Trichomonas vaginalis, spore di Candida o segni di vaginosi batterica (presenza di “clue cells”).
  • Valutazione del pH vaginale: un pH superiore a 4.5 può suggerire un’alterazione della flora batterica o un’infezione specifica.
  • Pap-test e citologia: sebbene il Pap-test sia uno strumento di screening oncologico, può evidenziare alterazioni cellulari infiammatorie tipiche di alcune infezioni virali (come l’Herpes) o batteriche.

In presenza di cervicite, è protocollo standard offrire alla paziente uno screening completo che includa anche i test per l’HIV, la sifilide e l’epatite B, data la frequente co-presenza di più agenti patogeni trasmessi per via sessuale.

Cura

Il trattamento della cervicite mira a eradicare l’agente patogeno, alleviare i sintomi e prevenire la risalita dell’infezione verso l’utero e le tube, scongiurando il rischio di infertilità o dolore pelvico cronico.

Terapia farmacologica mirata

L’approccio terapeutico varia in base alla causa individuata:

  • Infezioni batteriche (Clamidia e Gonorrea): si utilizzano antibiotici specifici somministrati solitamente per via orale o, in alcuni casi, tramite iniezione intramuscolare in dose singola. La scelta del farmaco dipende dalla sensibilità del microrganismo e dalle linee guida epidemiologiche locali.
  • Trichomoniasi e Vaginosi: il trattamento prevede l’uso di farmaci antibatterici e antiprotozoari specifici, disponibili sia in formulazioni orali che topiche.
  • Infezioni virali (Herpes Simplex): la terapia si basa su farmaci antivirali che riducono la durata dei sintomi e la frequenza delle recidive, sebbene non eliminino definitivamente il virus dall’organismo.

In assenza di un patogeno identificato ma in presenza di un alto rischio clinico (paziente giovane, nuovi partner sessuali), il medico può optare per un trattamento empirico immediato, senza attendere i risultati di laboratorio, per prevenire complicazioni precoci.

Gestione del partner

Se la cervicite ha un’origine infettiva trasmissibile, è fondamentale che anche il partner o i partner sessuali recenti (degli ultimi 60 giorni) vengano valutati e trattati contemporaneamente. Questo passaggio è cruciale per evitare il cosiddetto “effetto ping-pong”, ovvero la continua reinfezione reciproca che renderebbe vani i trattamenti individuali.

Interventi per forme non infettive e croniche

Se l’infiammazione è causata da fattori meccanici o chimici, la prima misura consiste nell’eliminazione dell’agente irritante (es. sospensione dell’uso di particolari detergenti o spermicidi). In presenza di un ectropion (piaghetta) sintomatico che causa sanguinamenti persistenti o secrezioni abbondanti non infettive, si può ricorrere a procedure ambulatoriali di “diatermocoagulazione” o “laserterapia” per favorire la riepitelizzazione dei tessuti.

Stile di vita e raccomandazioni pratiche

Durante il percorso di cura, l’aderenza ad alcune norme comportamentali è determinante per la guarigione:

  • Astinenza sessuale: è strettamente raccomandato evitare qualsiasi tipo di rapporto sessuale fino al completamento della terapia e alla scomparsa totale dei sintomi (solitamente per almeno 7 giorni dopo il trattamento monodose o fino al termine di un ciclo di più giorni).
  • Igiene intima corretta: evitare lavande vaginali frequenti, che possono alterare ulteriormente il microbiota protettivo e spingere i batteri verso l’alto.
  • Monitoraggio: in caso di sintomi persistenti o recidivanti, è necessaria una nuova valutazione per escludere resistenze antibiotiche o reinfezioni.

Prevenzione

Come nella maggior parte delle infezioni del tratto genitale, la trasmissione di questi agenti patogeni deriva da scorrette abitudini sessuali e un’insufficiente igiene personale.

L’utilizzo di barriere meccaniche durante i rapporti sessuali (come il preservativo) permette di ridurre la trasmissione di questi agenti patogeni e soprattutto permette, in caso di contagio e successiva terapia, di evitare il cosiddetto effetto “rimbalzo” per il passaggio dell’infezione al partner e successiva ritrasmissione (qualora il partner non effettui la stessa terapia della paziente).

Scarsa igiene intima e utilizzo di bagni comuni possono favorire oltremodo la trasmissione di questo tipo di patogeni; la condivisione della biancheria o l’ambiente balneare possono rappresentare ulteriori condizioni predisponenti.

Alcuni studi sembrano correlare l’insorgenza di cervicite mucopurulenta anche all’età della paziente e all’uso di contraccettivi orali (ma forse perché questo riduce l’utilizzo poi di barriere meccaniche durante il rapporto).

Fonti e bibliografia

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