Malattia da graffio di gatto (bartonellosi): sintomi, cause, pericoli e cura

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Introduzione

La bartonellosi è un’infezione causata da microorganismi batterici del genere Bartonella.

Esistono diverse specie di questo batterio, ma l’infezione, nota come la “malattia da graffio di gatto”, è più comunemente causata dalla Bartonella Henselae.

Si tratta di una zoonosi, ossia una malattia trasmessa dagli animali. Il serbatoio naturale del microorganismo è infatti il gatto, nel quale l’infezione decorre generalmente in forma asintomatica anche se può perdurare per molto tempo (parecchi mesi o anni) ed essere ricorrente, nonostante la presenza di una risposta immunitaria rilevante.

Un ruolo centrale della diffusione dell’infezione tra i gatti è svolto dalla pulce, anche se, recentemente, è stato dimostrato che anche alcune specie di zecche possono albergare il microrganismo e quindi diventare potenzialmente in grado di trasmetterlo all’ospite, uomo compreso, attraverso il pasto di sangue.

La trasmissione dell’infezione dal gatto all’uomo avviene solitamente attraverso il graffio o il morso ed è legata alla presenza del batterio sugli artigli e/o nel cavo orale. Bartonella henselae può contaminare gli artigli del gatto mediante il loro contatto con feci di pulci infette presenti sulla cute (nelle quali il batterio resiste vitale fino a 9 giorni); la Bartonella, inoltre, può contaminare direttamente la cavità orale, sia attraverso sanguinamenti conseguenti a patologie gengivali e/o dentali, sia indirettamente mediante il leccamento della cute contaminata o degli artigli.

Bambini e ragazzi sotto i 15 anni sono statisticamente i soggetti più colpiti dall’infezione, probabilmente a causa della maggior interazione con i gatti domestici.

I sintomi principali della malattia da graffio di gatto nell’uomo sono:

  • comparsa di una papula nel punto di inoculo a distanza di circa 5 giorni dal graffio (tempo di incubazione),
  • ingrossamento dei linfonodi,
  • febbre in alcuni pazienti, con eventuali dolori articolari e diminuzione dell’appetito.

Nei pazienti in buona salute, con un sistema immunitario non compromesso, la malattia tende alla guarigione spontanea senza complicazioni (la malattia si definisce auto-limitante).

Mano con un graffio e sullo sfondo un gatto

iStock.com/DjelicS

L’infezione negli animali e nell’uomo

L’infezione interessa soprattutto il gatto e l’uomo, anche se ceppi di Bartonella sono state isolati da

  • cani,
  • conigli,
  • roditori
  • e ruminanti.

Il gatto, come già accennato, non manifesta sintomi specifici di malattia, anche se sono sono stati rilevati episodi di infiammazione con ingrossamento dei linfonodi (linfadenite) associata a un transitorio rialzo febbrile.

Dalla letteratura emerge che il rischio di infezione per i gatti di strada è circa doppio rispetto a quelli di proprietà.

Studi condotti in vari Paesi hanno indicato inoltre che la prevalenza di gatti infetti da B. henselae può risultare talora molto elevata.

Sintomi

La forma clinica più frequente di malattia da graffio di gatto (CSD – Cat Scratch Disease), che sembra privilegiare i soggetti giovani (bambini-ragazzi), è caratterizzata da una linfadenopatia (ingrossamento con possibile indolenzimento dei linfonodi) superficiale localizzata in sede ascellare o nella regione che drena una lesione cutanea provocata dal graffio del gatto. Il periodo di incubazione è di 3-21 giorni con una media di 12 giorni.

A distanza di 3-10 giorni dal morso o dal graffio è documentabile una lesione primaria da inoculo rappresentata da una papula o vescicola di 3-5 mm di diametro, con comparsa di rossore e/o di una crosta, nel sito del graffio; la lesione può evolvere in una pustola con tendenza alla guarigione spontanea in pochi giorni o settimane.

Spesso è presente anche dolore.

Nel 6% dei casi la lesione primaria è a livello dell’occhio (congiuntivale), tipicamente a causa di un autoinoculo (cioè toccandosi l’occhio con le dita infette).

Dopo 2-4 settimane si assiste alla comparsa di un ingrossamento dei linfonodi, accompagnato anche da fastidio o dolore. All’inizio i linfonodi sono fissi e di consistenza molle, successivamente diventano fluttuanti e possono drenare con formazione di fistole, cioè tragitti che si fanno strada all’esterno attraverso la pelle.

Altri possibili sintomi di accompagnamento comprendono:

Le stazioni linfonodali più coinvolte sono, in ordine di frequenza:

  • ascellari,
  • laterocervicali,
  • sottomandibolari,
  • inguinali,
  • femorali,
  • preauricolari,
  • sopraclavicolari.

Nel 40% dei casi circa si assiste all’interessamento di più stazioni contemporaneamente, ma la linfoadenopatia regredisce spontaneamente entro 2-6 mesi.

Nel 15-20 % dei casi i linfonodi vanno incontro a suppurazione e fistolizzazione cutanea.

Non sono infine rari (circa il 5-14% di tutte i casi) forme sistemiche complicate a carattere granulomatoso, soprattutto a carico di:

  • fegato,
  • milza,
  • linfonodi del mediastino (spazio tra cuore e polmoni).

Il coinvolgimento di questi organi può assumere particolare gravità nei pazienti immunocompromessi:

  • pazienti HIV-positivi,
  • soggetti sottoposti a trapianto di organo solido,
  • pazienti in terapie anti-neoplastiche (chemioterapia).

Complicazioni

In genere il paziente guarisce completamente senza complicazioni, fanno eccezione rarissimi casi di grave interessamento neurologico (sistema nervoso centrale) o epatosplenico (milza e/o fegato), che possono essere fatali od evolvere in danni permanenti.

Bartonella henselae può diventare infatti responsabile di altre forme cliniche nell’uomo, che pure possono assumere carattere di estrema gravità in particolari condizioni di deficit immunitario:

  • angiomatosi bacillare (disturbo della pelle che causa un’anomala crescita di vasi sagnuigni),
  • peliosi epatica (disturbo caratterizzato dalla comparsa nel fegato di cavità ripiene di sangue),
  • manifestazioni neurologiche (encefalopatia, convulsioni, neuroretinite, mielite, paraplegia, arterite cerebrale) nel 2% dei casi,
  • malattia granulomatosa epatosplenica in meno dell’ 1% dei casi,
  • batteriemie,
  • endocarditi (generalmente in pazienti con precedente malattia cardiaca valvolare),
  • sindrome oculo-glandolari di Parinaud (congiuntivite associata a nodi preauricolari palpabili, si riscontra nel 6% dei casi),
  • meningite asettica.

Nei pazienti con AIDS può verificarsi una grave malattia disseminata.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per la bartonellosi inizia con un’accurata anamnesi clinica: il medico indagherà la presenza di contatti recenti con gatti (specialmente cuccioli), graffi o morsi, uniti alla comparsa di linfonodi ingrossati. Poiché molte altre patologie possono causare linfadenopatia, la conferma richiede test specifici.

Test sierologici

La ricerca di anticorpi nel sangue è il metodo di screening più diffuso. Il test (solitamente immunofluorescenza indiretta o ELISA) cerca due tipi di anticorpi:

  • IgM: la loro presenza indica un’infezione recente o in corso. Tendono a scomparire dopo circa tre mesi.
  • IgG: indicano che il corpo ha risposto all’infezione. Un titolo elevato o un aumento significativo del valore tra due prelievi effettuati a distanza di alcune settimane conferma la diagnosi acuta.

Test molecolari (PCR)

La diagnosi definitiva oggi si avvale della PCR (Polymerase Chain Reaction). Questo test identifica direttamente il DNA del batterio Bartonella henselae. È estremamente preciso e può essere eseguito su campioni di tessuto ottenuti tramite biopsia linfonodale o, più frequentemente, sul liquido prelevato mediante aspirazione con ago sottile da un linfonodo infiammato. La PCR è preferibile alla coltura batterica, poiché la Bartonella è un microrganismo molto difficile e lento da far crescere in laboratorio.

Esami di imaging e di laboratorio generale

L’ecografia delle stazioni linfonodali interessate è utile per valutare la struttura del linfonodo e distinguere la bartonellosi da ascessi o altre formazioni. In caso di sospetto coinvolgimento degli organi interni, possono essere necessarie TC o risonanza magnetica.

Gli esami del sangue generici possono mostrare segnali non specifici di infiammazione, tra cui:

  • Aumento dei globuli bianchi (leucocitosi).
  • Innalzamento della VES (Velocità di Eritrosedimentazione) e della Proteina C Reattiva (PCR).

Cura

Il trattamento della bartonellosi dipende strettamente dalle condizioni generali del paziente e dalla gravità dei sintomi. L’obiettivo primario è accelerare la risoluzione della linfoadenopatia e prevenire la diffusione sistemica dell’infezione.

Approccio conservativo e gestione dei sintomi

Nella maggior parte dei bambini e degli adulti sani (immunocompetenti), la malattia da graffio di gatto è una condizione autolimitante che guarisce spontaneamente senza necessità di antibiotici in 2-4 mesi. In questi casi, la cura si concentra sul sollievo dei sintomi:

  • Gestione del dolore: l’uso di antinfiammatori non steroidei (FANS) o paracetamolo aiuta a ridurre il dolore linfonodale e la febbre.
  • Impacchi caldi: l’applicazione locale di calore umido può dare sollievo ai linfonodi dolenti.
  • Aspirazione del linfonodo: se il linfonodo diventa eccessivamente gonfio, teso e doloroso (suppurazione), il medico può optare per un’aspirazione con ago sottile. Questa procedura allevia immediatamente la pressione e il dolore. L’incisione chirurgica con drenaggio aperto è invece sconsigliata perché può portare alla formazione di fistole croniche.

Terapia antibiotica

Sebbene l’efficacia degli antibiotici nei casi lievi sia oggetto di discussione, il trattamento è indicato per ridurre il volume dei linfonodi e accorciare i tempi di malattia.

  • Prima linea: l’azitromicina (un macrolide) è l’antibiotico d’elezione. Un ciclo breve di 5 giorni si è dimostrato efficace nel ridurre rapidamente l’ingrossamento linfonodale.
  • Alternative e casi gravi: in presenza di complicazioni sistemiche (coinvolgimento neurologico, epatico o osseo), si utilizzano antibiotici come la doxiciclina (spesso in combinazione con la rifampicina), il trimethoprim/sulfametossazolo o la ciprofloxacina. In alcune situazioni può essere considerata l’amoxicillina associata all’acido clavulanico, sebbene con efficacia variabile.

È importante sottolineare che l’uso di steroidi (cortisone) è generalmente evitato, poiché può interferire con la capacità del corpo di eliminare il batterio e aumentare il rischio di complicazioni.

Pazienti immunocompromessi

Per le persone con un sistema immunitario debole (pazienti con HIV/AIDS, trapiantati o in chemioterapia), il trattamento antibiotico non è opzionale ma essenziale. Questi pazienti richiedono terapie prolungate (da diverse settimane a mesi) per prevenire manifestazioni gravi come l’angiomatosi bacillare.

Stile di vita e prevenzione

Durante la fase acuta, è consigliabile il riposo se è presente febbre o forte malessere. È opportuno evitare traumi o attività fisiche intense che potrebbero colpire i linfonodi ingrossati, per prevenire rotture o ulteriore infiammazione. Per il futuro, la prevenzione si basa sul controllo delle pulci negli animali domestici, il lavaggio immediato delle ferite da graffio con acqua e sapone e l’evitare giochi troppo irruenti con i gatti, specialmente se randagi o cuccioli.

Fonti e bibliografia

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