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Cos’è la quinta malattia?

La quinta malattia, o eritema infettivo, è un’infezione virale causata dal parvovirus B19, comune nei bambini. Fa parte delle malattie esantematiche e si manifesta con un’eruzione cutanea rossa sulle guance, simile a una “faccia schiaffeggiata”, che può estendersi al corpo, e sintomi simil-influenzali come febbre e mal di testa.

Si trasmette tramite goccioline respiratorie ed è contagiosa prima della comparsa dell’eruzione.

La diagnosi è clinica (basata sui sintomi) e, solo raramente, confermata mediante esami del sangue.

La malattia è autolimitante e i sintomi possono essere alleviati con antipiretici e analgesici. Gravi complicazioni sono rarem ma possibili in persone con sistema immunitario compromesso o malattie del sangue, e occasionalmente nelle donne in gravidanza (vedi sotto).

Non esiste un vaccino, ma una buona igiene e l’evitare contatti stretti con persone infette aiutano nella prevenzione.

Per approfondire questi aspetti dell’infezione si rimanda all’articolo dedicato (Quinta malattia in adulti e bambini).

Quinta malattia in gravidanza

Donna incinta con sguardo pensieroso

Shutterstock/Twinsterphoto

Di norma questa malattia NON rappresenta un problema né per la gestante né per il bambino, anche perché la metà circa delle donne in gravidanza è immune al parvovirus B19: queste donne e i loro bambini, quindi, normalmente sono protetti dal virus e dalla quinta malattia.

Le gestanti non immuni non presentano complicazioni gravi dopo l’esposizione al virus della quinta malattia, di solito l’eruzione cutanea è molto lieve, e anche i bambini di solito non hanno alcun problema.

Raramente può succedere che il bambino possa iniziare a soffrire di una forma grave di anemia e la gestante rischia quindi di andare incontro ad un aborto spontaneo: si tratta tuttavia di un’eventualità molto rara, che si verifica in meno del 5% delle gestanti contagiate e con maggiore frequenza nella prima metà della gravidanza.

Consigliamo in ogni caso alle future mamme non immuni, che non sono mai entrate in contatto con il virus, di evitare il contatto con i pazienti affetti dalla quinta malattia.

Complicazioni

Molti studi mostrano che la maggior parte delle donne infettate in gravidanza dal virus della quinta malattia partorisce neonati sani. La quinta malattia non causa difetti congeniti.

Se una donna viene contagiata in gravidanza, ha il 33% di probabilità di trasmettere l’infezione al feto, ma di questi solo circa il 10% dei neonati infetti avrà complicanze.

Dopo la nascita, non sono stati riscontrati maggiori rischi di problemi di salute quali malattie del sangue, cardiopatie, malattie autoimmuni, asma o cancro.

I rischi più comuni riguardano la perdita del feto e complicanze durante la gravidanza, specie agli inizi, ma si ribadisce come questa sia un’eventualità assolutamente rara.

L’infezione del feto con la quinta malattia (a prescindere dall’eventuale sintomaticità della madre) può causare uno stato infiammatorio del cuore (miocardite) e danneggiare il midollo osseo, impedendo la produzione di globuli rossi (crisi aplastica). Ciò porta ad anemia, ossia un’insufficiente quantità di globuli rossi nel sangue. Un feto con anemia lieve in genere guarisce.

Raramente, se il danno cardiaco o l’anemia sono gravi, si può sviluppare un’idrope fetale (eccesso di liquidi nei tessuti fetali) che può portare a morte fetale. Talvolta, l’idrope si risolve spontaneamente; la maggior parte di questi neonati non avrà problemi alla nascita.

Occasionalmente, il midollo osseo del neonato non riesce a produrre globuli rossi ed è quindi necessario praticare delle trasfusioni di sangue. I neonati colpiti da idrope possono anche manifestare gravi problemi respiratori. La condizione può essere mortale in un piccolo numero di casi. L’infezione contratta entro la ventesima settimana di gravidanza comporta un rischio fino al 10-15% di perdita del feto; il rischio però diminuisce con l’andare del tempo.

Problemi di sviluppo neurologico sono stati segnalati in una percentuale minore di gravidanze infette che sviluppano complicanze.

Sussiste qualche rischio di morte fetale anche dopo la ventesima settimana, ma decisamente basso.

Esami per il parvovirus B19 in gravidanza

L’esame del sangue per la quinta malattia può aiutarvi a capire se:

  • siete immuni al virus e non avete segni di infezione recente,
  • non siete immuni e non siete mai state contagiate,
  • siete state contagiate di recente.

Cura e terapie

Al momento, non esistono né vaccini né farmaci in grado di prevenire o curare la quinta malattia in gravidanza.

Si raccomanda l’esecuzione regolare di ecografie per evidenziare l’idrope in donne incinte positive alla quinta malattia. Se il feto diventa gravemente anemico e idropico nel secondo o terzo trimestre, trasfusioni fetali di sangue possono eventualmente riuscire a combattere queste condizioni potenzialmente mortali.

Si ritiene che il parvovirus possa colpire il sistema nervoso centrale del feto.

Alcuni studi mostrano ritardi dello sviluppo neurologico in un piccolo numero di bambini sottoposti a trasfusione ante-nascita, ma altri non confermano tali dati.

Nel terzo trimestre di gravidanza, il medico potrebbe consigliare un parto pretermine se il feto mostrasse segni di idrope.

Prevenzione

Se aspettate un figlio, vi consigliamo di andare al medico se:

  • siete entrate in contatto con una persona colpita dalla quinta malattia,
  • soffrite di disturbi che potrebbero essere ricondotti all’infezione da parvovirus B19,
  • siete state contagiate di recente dal parvovirus B19.

Esistono diversi modi per tenere sotto controllo le gestanti contagiate: il medico potrebbe consigliarvi di farvi visitare con maggior frequenza, di fare esami del sangue specifici e di fare qualche ecografia in più rispetto alle altre donne che aspettano un figlio.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Non sono sicura di aver avuto la quinta malattia. Quanto sono suscettibile?

Poiché la quinta malattia è una malattia che si manifesta spesso in forma lieve (talvolta anche priva di sintomi), molti adulti non sanno se l'hanno avuta. Circa il 50% degli adulti è stato infettato, ha anticorpi contro il virus ed è immune.

Questi anticorpi prevengono l'infezione della madre e del feto.

È possibile stabilire, tramite un esame del sangue, la presenza di anticorpi e sapere se c'è stata un'infezione recente o se la donna non è immune. Una volta avuta la quinta malattia, una re-infezione è estremamente rara.

Non ricordo se ho avuto la quinta malattia e sono una maestra. Potrei contagiarmi al lavoro?

Molte donne che lavorano in asili o scuole materne hanno anticorpi contro il parvovirus B19 e non rischiano di ammalarsi. Si può ricorrere alla ricerca degli anticorpi nel sangue per conoscere il proprio stato immunitario rispetto al parvovirus B19.

In assenza di immunità, il rischio di infettarsi è del 20-30% lavorando o frequentando asili o scuole materne. Il rischio può essere contenuto mantenendo una buona igiene personale, come lavarsi regolarmente le mani ed evitare di condividere alimenti o bevande.

Mio figlio ha avuto la quinta malattia circa 3 settimane fa e ora mi fa male un ginocchio. Sono incinta. Potrei avere la quinta malattia?

Sì, è possibile aver contratto il virus, si sono, tuttavia molte altre cause più probabili in grado di spiegare un dolore articolare (sintomi che si verifica in una minoranza dei pazienti infetti). È comunque possibile eseguire un esame del sangue per evidenziare anticorpi della quinta malattia.

Se non si è immuni, la probabilità di contagiarsi dal contatto con un famigliare infetto è di circa il 50%. Una diagnosi accurata è importante perché aiuta il medico a sorvegliare lo sviluppo di possibili complicanze gravidiche.

Ho avuto la quinta malattia alla decima settimana di gravidanza. Esiste un qualche esame che posso fare per controllare che il feto stia bene?

L'ecografia permette di capire se il feto è affetto da idrope e di misurare la quantità di liquido amniotico che lo circonda. Può essere utile eseguire ecografie in serie per diversi mesi dopo aver contratto l'infezione. Il medico può voler ricorrere ad altri esami per controllare il numero di piastrine e di globuli rossi del feto; tramite gli ultrasuoni, poi, può anche misurare il flusso di sangue di un vaso sanguigno del cervello fetale.

E se il padre ha avuto la quinta malattia?

Non esistono dati su come il parvovirus possa interagire con la fertilità maschile (capacità di fecondare la propria partner). Comunque, vista la contagiosità della quinta malattia, è bene consultare il medico se il virus è stato diagnosticato al partner.
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