Comprare vestiti usati, nei mercatini o online, è diventata una pratica sempre più diffusa, per motivi economici, ecologici o semplicemente di gusto personale.
Ma è legittimo chiedersi se sia sicuro indossare abiti che hanno già vestito altre persone?
Ci si può ammalare?
E se sì, di cosa?
La trasmissione di malattie attraverso i vestiti: un evento raro ma possibile

La pelle è una barriera molto efficace contro i microrganismi. Perché un’infezione si trasmetta attraverso un indumento, devono verificarsi condizioni precise:
- l’indumento deve essere contaminato da un agente patogeno vivo
- il patogeno deve sopravvivere a lungo su tessuti asciutti (molti non lo fanno)
- ci deve essere un contatto diretto con la pelle o le mucose
- in alcuni casi, serve anche la presenza di piccole lesioni cutanee
In pratica, il rischio è molto basso, ma non nullo. Vediamo nel dettaglio quali sono le infezioni più plausibili.
Malattie possibili da vestiti usati
1. Scabbia (Sarcoptes scabiei)
La scabbia è un’infezione della pelle causata da un acaro che si insinua sotto l’epidermide. È altamente contagiosa per contatto diretto prolungato, ma può sopravvivere fino a 2–3 giorni su tessuti, soprattutto se umidi o sporchi.
- Quando c’è rischio: se si indossa un capo infestato senza averlo prima lavato ad alta temperatura.
- Come prevenirlo: lavare sempre i vestiti usati a 60°C, se possibile, o comunque igienizzarli con metodi efficaci.
2. Pidocchi (del capo o del corpo)
I pidocchi del corpo (Pediculus humanus corporis) possono annidarsi nei vestiti, specialmente nella biancheria intima o nei tessuti pesanti come cappotti. A differenza dei pidocchi del capo, vivono nei vestiti, non sulla pelle.
- Quando c’è rischio: in capi molto sporchi o provenienti da ambienti dove l’igiene è stata trascurata.
- Come prevenirlo: lavaggio ad alte temperature o, se non possibile, sigillare i vestiti in un sacco di plastica per almeno 72 ore, privando i pidocchi dell’ossigeno.
3. Dermatofitosi (micosi della pelle)
Funghi come Trichophyton o Microsporum, responsabili del cosiddetto “fungo della pelle”, possono sopravvivere su tessuti, soprattutto in ambienti umidi.
- Quando c’è rischio: con indumenti che sono stati a contatto diretto con pelle infetta (es. pantaloni, biancheria intima, maglie attillate).
- Come prevenirlo: lavaggio accurato e, se possibile, asciugatura al sole o in asciugatrice (il calore aiuta a inattivare i funghi).
4. Infezioni batteriche superficiali (come impetigine)
Alcuni batteri (es. Staphylococcus aureus, Streptococcus pyogenes) possono sopravvivere temporaneamente su tessuti sporchi, ma la trasmissione attraverso i vestiti non è comune, se non in contesti di promiscuità estrema o igiene scarsa (es. campi profughi, ambienti comunitari).
- Rischio per l’acquirente occasionale: praticamente nullo se si lava il capo prima di indossarlo.
Malattie che non si prendono dai vestiti usati
È utile anche chiarire cosa non si prende con i vestiti usati, nonostante molte credenze popolari:
- HIV, epatite B o C: questi virus non sopravvivono sui tessuti asciutti e non si trasmettono attraverso vestiti.
- Tubercolosi: si trasmette per via aerea, non attraverso gli abiti.
- Malattie gastrointestinali (come salmonellosi o norovirus): richiedono ingestione, non il contatto con tessuti.
- Covid-19: trasmissione da vestiti usati è praticamente impossibile.
Come igienizzare correttamente i vestiti usati
Per eliminare il (basso) rischio di contaminazione, bastano poche precauzioni pratiche:
- Lavare i capi a 60°C, se il tessuto lo consente
- In alternativa, usare un disinfettante per bucato (es. con perossido di idrogeno o ammonio quaternario)
- Asciugare bene i capi, meglio se al sole o in asciugatrice
- Per i vestiti non lavabili (es. cappotti in lana), è utile l’esposizione al sole o la sanificazione a secco
- Evitare di provare capi intimi, costumi da bagno o calze usati se non si è certi della loro sterilizzazione