Nattokinase (nattochinasi) integratore: proprietà e benefici

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Le proprietà della nattochinasi

E se ti dicessi che c’è un piatto millenario della tradizione giapponese, il cui consumo è associato a un ridotto rischio di malattia cardiovascolare?

E se ti dicessi che da questo piatto è stato possibile estrarre e purificare un enzima, un singolo enzima che sembra essere il reale protagonista di questa storia?

E se ti dicessi che il nostro protagonista è in grado di riuscire là dove nessun farmaco è in grado di farlo… ovvero nel ridurre la dimensione di una placca aterosclerotica, la principale causa di infarti e ictus nel mondo.

E se ti dicessi che questa molecola è oggi disponibile in forma di integratore e che puoi liberamente acquistarla, come già fanno centinaia di migliaia di persone nel mondo?

E se ti dicessi che non funziona…?

Un po di storia…

Il nattō è un alimento tradizionale giapponese prodotto attraverso la fermentazione dei fagioli di soia, che qua da noi non ha grande diffusione probabilmente a causa del sapore caratteristico molto forte e piuttosto lontano dai gusti europei, oltre che da una consistenza e soprattutto un’apparenza… beh, diciamo originale (vedi foto seguente).

Piatto di natto, che risulta filamentoso

Shutterstock/norikko

L’origine del nattō non è chiarissima, ma probabilmente è nato indipendentemente in diverse zone perché sostanzialmente risulta abbastanza semplice da preparare, richiedendo pochi ingredienti e strumenti tutti ampiamente diffusi fin dai tempi antichi in terra giapponese.

Come tutti gli alimenti fermentati mostra un potenziale estremamente interessante dal punto di vista della salute: ricco di proteine di ottima qualità (derivando dalla soia) e di vitamine, tra cui (ricordiamocelo…), abbondante vitamina K2.

Sembra possedere notevoli proprietà benefiche in termini di riduzione del colesterolo, ma soprattutto in numerosi studi osservazionali è emersa una correlazione tra consumo di nattō e riduzione del rischio cardiovascolare. Ad esempio c’è un interessante ricerca pubblicata sul British Medical Journal che ha indagato abitudini alimentari e salute di oltre 90000 giapponesi di età compresa tra i 45 e 74 anni per quasi 15 anni, rilevando come una maggiore assunzione di soia fermentata fosse associata a un minor rischio di mortalità, legame che non emergeva con gli alimenti non fermentati.

I benefici della nattokinase

Tra le miriadi di sostanze contenute nel piatto, ce n’è una che per qualche ragione ha attirato l’attenzione dei ricercatori, la nattokinase (o nattochinasi o nattokinasi).

Se mastichi un po’ di biologia forse dal nome ti sei già fatta un’idea della natura di questa molecola, è infatti una proteina e, più in particolare, un enzima. Il natto è l’unico alimento fermentato a base di soia a contenerlo, quantomeno per le conoscenze attuali e, anche se non cambia molto per quelli che sono i nostri scopi, in realtà il nome tradisce un piccolo errore: non è un enzima chinasi, bensì una proteasi.

L’aspetto invece estremamente interessante, è che se messa a contatto con del sangue umano, o con dei coaguli di sangue, mostra una vivace attività fibrinolitica, è cioè capace rispettivamente di prevenire e addirittura sciogliere i coaguli di sangue, quegli stessi coaguli che possono diventare drammatici inneschi di infarti e ictus.

Il meccanismo d’azione prevede “l’inattivazione dell’inibitore dell’attivatore del plasminogeno”.

Lo confesso, credo che sia la prima volta che mi trovo di fronte a una sorta di tripla negazione… proviamo ad affrontarla un passo alla volta:

  1. Il plasminogeno è una proteina presente nel sangue che è coinvolta nella fibrinolisi, un processo che aiuta a dissolvere i coaguli; il plasminogeno di per sé è inattivo e richiede di essere attivato. Immaginala come Semola, che dev’essere attivato per diventare Re Artù.
  2. L’attivatore del plasminogeno è quello che ci serve, ovvero una sostanza che attivi il plasminogeno. È il Mago Merlino della situazione, che aiuterà Semola a diventare Re.
  3. Ma qui entra in scena Maga Magò, che agisce come antagonista di Merlino. Maga Magò è un inibitore dell’attivatore del plasminogeno, impedisce a Mago Merlino di fare il suo lavoro.
  4. La nattokinase è in grado di inattivare l’inibitore, praticamente un Jean Claude Van Damme che si occupa di disinnescare le magie di Maga Magò e favorire così attraverso l’azione di Merlino l’ascesa di Artù, Artù che attraverso Excalibur è in grado di dissolvere i coaguli nel sangue.

Tanto per darti l’idea dell’importanza di questo meccanismo, ci sono farmaci che agiscono in modo simile, i cosiddetti trombolitici, farmaci che vengono utilizzati per via endovenosa in situazioni di emergenza come ictus in fase acuta, embolia polmonare multipla e trombosi venosa profonda. Tutte condizioni molto gravi, che necessitano di un intervento tanto immediato quanto incisivo.

Le ombre della nattokinase

Figo, no? Peccato che questo succeda in provetta.

Come timidamente scrivono gli autori di questo lavoro, rimane un piccolo particolare da dirimere:

Una questione chiave che non è stata adeguatamente affrontata è il meccanismo attraverso il quale le NK vengono assorbite nel flusso sanguigno dopo la somministrazione orale. […] Diversi gruppi [di ricerca] hanno sottolineato come la dimensione molecolare delle NK sia considerata generalmente troppo grande per l’assorbimento orale attraverso il tratto gastrointestinale.

Non per niente ti ho sottolineato il fatto che i trombolitici vengono somministrati in endovena, perché il primo grosso problema cui ci troviamo di fronte è che i farmaci con struttura proteica, ovvero che sono a tutti gli effetti una proteina (come la nattokinase), per il nostro stomaco non sono troppo diverse dalle proteine di una bistecca e pertanto rischiano di andare incontro allo stesso destino: essere smontate pezzo per pezzo, esattamente come fa tuo figlio piccolo appena riesce a mettere le mani sul tuo Lego da 3000 pezzi che ti ha richiesto le notti di 3 mesi per poter essere completato.

Ammettiamo pure per un attimo che invece per qualche strana ragione venga assorbita tal quale, anche se ad oggi le uniche prove in tal senso derivano da studi condotti sull’animale, funziona sulla placca aterosclerotica? Beh, per rispondere c’è solo un modo, guardare la letteratura scientifica disponibile, limitando la ricerca a studi di qualità e soprattutto condotti sull’uomo: purtroppo non c’è molto, ma ad oggi la conclusione sulla sua capacità di prevenzione è questa:

L’integrazione di nattokinase ha un effetto nullo sulla progressione subclinica dell’aterosclerosi in individui sani a basso rischio di CVD.

Per onestà intellettuale devo anche dirti che c’è uno studio che ha rilevato una riduzione della pressione del sangue in 8 settimane con somministrazione orale, ma una meta-analisi recente conclude che

[…] non è stato possibile trarre una conclusione definitiva sul fatto che l’integrazione di nattokinase fosse fortemente associata al miglioramento di qualsiasi fattore di rischio cardiovascolare.

I sostenitori dell’integrazione sottolineano la necessità di ricorrere a dosi elevate per poter rilevare gli effetti positivi sulla placca, e per certi versi è una critica ragionevole, ma allo stesso tempo, per la serie “naturale non equivale a sicuro”, dobbiamo ricordare il caso, seppure aneddotico, di un’emorragia cerebrale acuta in un paziente che l’assumeva in associazione all’Aspirina, senza contare che altre proteasi usate come farmaci hanno sollevato dubbi su un possibile effetto pro-tumorale.

Allora perché il nattō sembra funzionare?

A questo punto la domanda sorge spontanea: allora perché il nattō, ovvero l’alimento consumato tal quale, sembra funzionare? Premesso che anche in quel caso si tratta di studi non particolarmente robusti, perché di natura osservazionale, è possibile che (come spesso succede) l’effetto positivo sia mediato o da altre sostanze, o ancora più probabilmente dall’azione sinergica di diverse molecole. Una di queste potrebbe essere la vitamina K (ti ricordi che l’avevamo nominata all’inizio?), ma allo stesso tempo spesso sottovalutiamo l’azione probiotica e prebiotica del cibo, che potrebbe avere effetti molto più rilevanti di un semplice intestino regolare.

Cosa ci portiamo a casa?

Benché la proprietà e benefici della nattokinase siano al contempo interessanti e promettenti, dobbiamo fare i conti con l’attuale pochezza della letteratura disponibile a supporto; gli studi futuri dovranno indagare e chiarire non solo l’eventuale efficacia, ma anche la sua sicurezza sia in termini di tossicità che di possibili controindicazioni e interazioni.

Se quindi pensavi di dedicare parte del tuo budget familiare all’acquisto di una fornitura decennale di nattokinase t’invito a rimandare, almeno finché non disporremo eventualmente di prove più robuste; ma quegli stessi soldi li puoi usare invece per acquisti che godono già oggi di prove solide e convincenti riguardo alla tua salute cardiovascolare:

  • frutta e verdura,
  • cereali integrali,
  • legumi,
  • un bel libro che t’indroduca al mondo della fermentazione per arrivare a prepararti da sola ortaggi lattofermentati, tempeh, nattō
  • e non meno importante un paio di scarpe da ginnastica, una racchetta da tennis, un abbonamento in piscina o qualunque altro strumento che ti serva per praticare attività sportiva.

Queste non sono scommesse come la nattokinase, sono investimenti per il futuro: non comprare sogni, ma solide realtà [CIT]!

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