Spermidina: benefici e proprietà di un integratore “particolare”

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Cos’è

Birichino o birichina… dì la verità, cos’hai pensato leggendo il titolo? In realtà si tratta di una sostanza che, soprattutto secondo alcuni autori, nasconde un grande potenziale in termini di benefici di salute e longevità.

Ok, è vero, il nome è piuttosto, come dire… evocativo, ma è semplicemente un classico esempio di come gli scienziati ragionano quando viene scoperta una nuova sostanza: per fartela breve, nel 1674 l’inventore del microscopio con un nome impronunciabile (Antonie van Leeuwenhoek) iniziò ad osservare con questo nuovo straordinario strumento tutto ciò che lo circondava e solo nel 1678, 4 anni dopo, iniziando probabilmente a scarseggiare le nuove idee, gli capitò di osservare la presenza di sostanze cristalline nel proprio sperma.

Curioso notare che si trattò di campioni vecchi di qualche giorno, il tempo necessario alla formazione di questo tipo di strutture, ma, vabbeh… non indaghiamo oltre le modalità e soprattutto le ragioni che l’hanno spinto alla conservazione del campione in casa…

Facciamo invece un salto di ben due secoli per trovare qualcuno che trovasse il tempo di occuparsene di nuovo; è infatti solo nel 1878 che alla sostanza, isolata e caratterizzata, fu dato il nome di spermina, ovviamente in riferimento alla natura del liquido biologico in cui è stata scoperta.

Sul finire del XIX secolo, 1898 in particolare, lo scienziato russo von Poehl propose l’uso della spermina nella cura di varie malattie, aspetti su cui magari non mi soffermerei troppo per evitare di prestare il fianco a facili umorismi (ma sabato sera saprai di cosa parlare con i tuoi amici…) e bisogna arrivare al 1924 per la descrizione esatta della struttura chimica della spermina e, per noi più interessante, del suo precursore chimico, la spermidina.

Ragazza imbarazzata

Shutterstock/Roman Samborskyi

Con le conoscenze attuali il nome appare in realtà poco azzeccato, perché non solo la spermidina è isolabile in tutte le cellule del corpo umano, ma è praticamente ubiquitaria negli eucarioti… Perdona il termine complicato, ma devo ricostruirmi un po’ di credibilità dopo l’introduzione… eucarioti è semplicemente il termine che i biologi usano per indicare le cellule che costituiscono tutti gli animali, i vegetali e persino i funghi.

E se l’idea di von Poehl, ovvero che spermina e spermidina facessero bene non era poi così campata per aria, la possibilità di trovare la molecola anche in vegetali e funghi ci permetterà di affrontare il resto dell’articolo con più serenità, tirando un sospiro di sollievo soprattutto quando si tratterà di capire come assumerla quotidianamente.

Ma perché c’interessa così tanto questa sostanza?

A cosa serve?

La spermidina sembra giocare un ruolo essenziale nei processi di crescita cellulare, benché i meccanismi biochimici esatti restino ancora in parte da comprendere; a suscitare l’attenzione dei ricercatori sono state tuttavia essenzialmente 4 osservazioni:

  1. Sembra essere capace di legarsi alla doppia elica del DNA come fa il koala con il suo albero di eucalipto preferito, ma a differenza di questo puccioso animale, la spermidina non solo non si mangia il DNA, ma sembra in grado di stabilizzarlo.
  2. La quantità di spermidina presente nell’organismo aumenta in caso di accelerazione del metabolismo,  e si riduce in caso di rallentamento.
  3. Forse più interessante ancora è che la concentrazione di spermidina diminuisce con l’invecchiamento, ma ti ho tenuto chicca per ultima, perché
  4. la spermidina sembra favorire l’autofagia, un termine in grado di scatenare l’eccitazione negli scienziati proprio come mi sono sentito io nel 2002 quando ho appreso la notizia del trasferimento di Nesta al Milan.

Autofagia e spermidina

È probabile che tu sappia di cosa parlo, ma se così non fosse l’autofagia è sostanzialmente considerata un po’ il santo Graal della longevità; semplificando un po’, l’autofagia è un processo naturale delle cellule che funziona come un sistema di riciclaggio. Quando le cellule sono danneggiate o hanno componenti vecchi e non funzionanti, l’autofagia entra in azione per “mangiare” e scomporre queste parti inutili.

Questo permette non solo di pulire la cellula e liberare spazio, ma consente anche di recuperare materiali per creare nuove parti cellulari e avere la certezza che tutti gli ingranaggi siano verificati o addirittura nuovi. In pratica, è come se la cellula avesse un servizio di revisione interna che aiuta a mantenere tutto in ordine e funzionante.

L’autofagia è quindi considerata non solo importante per la salute delle cellule, ma potenzialmente in grado di prevenire diverse malattie legate all’invecchiamento; di solito se ne parla nel contesto di digiuno intermittente e restrizione calorica, due condizioni in cui il corpo, trovandosi di fronte alla carenza di sostanze nutritive, deve fare di necessità virtù e quindi si mette a riciclare le strutture vecchie e danneggiate per recuperare il materiale necessario.

La spermidina sembra in grado di stimolare questo stesso processo e, il fatto che tenda naturalmente a diminuire con l’età, porta a pensare che possa essere direttamente coinvolta nel processo d’invecchiamento.

Il passo logico successivo è evidente: cosa succederebbe se aumentassimo le quantità a disposizione?

Benefici e proprietà

Diamo un attimo per buona la possibilità di far arrivare più spermidina alle nostre cellule, cosa potremmo aspettarci? Sulla carta la speranza dei ricercatori è chiara:

  • compensiamo in qualche modo la fisiologica riduzione di spermidina che si verifica con l’età,
  • manteniamo elevato il tasso di autofagia cellulare,
  • viviamo per sempre.

Uno dei concetti che più mi preme far passare attraverso le pagine di questo sito è che non sempre la plausibilità biologica, o addirittura la fine descrizione di un processo biochimico reale, si traduce con la stessa precisione anche in risultati clinici.

Ammettiamo che la spermidina sia in grado di fare a livello cellulare quello che è stato descritto, cosa possiamo aspettarci nel quotidiano?

Se guardiamo agli studi condotti tanto, tantissimo, ad esempio un effettivo allungamento della vita… ma per ora soprattutto di topolini e altri animali.

Interessante notare come anche nei topolini si registri un naturale calo di spermidina con l’età, riduzione che invece non si verifica nella cosiddetta talpa senza pelo, un roditore noto in virtù di alcune caratteristiche piuttosto peculiari:

  • può vivere una vita estremamente lunga rispetto ad animali simili,
  • mostra anche un periodo di salute straordinariamente lungo, con un declino pressoché trascurabile delle funzioni fisiologiche o biochimiche anche in età anziana,
  • idem per le funzioni cognitive, che vengono mantenute senza mostrare i tipici segni dell’invecchiamento,
  • e così anche fertilità, salute muscolare, ossea e addirittura metabolica.

Tutto molto interessante, ma anche senza tirare in ballo il naturale dubbio che sorge tra associazione e rapporto causa-effetto, nell’uomo? Cosa succede?

Anche in questo caso abbiamo osservazioni promettenti, ad esempio uno studio studio clinico prospettico durato vent’anni in cui una dieta ricca di spermidina è stata collegata ad una maggiore sopravvivenza nella popolazione in esame; più in particolare è emersa una differenza nel rischio di mortalità tra chi assume più spermidina e chi ne assume meno paragonabile a quella tra persone di 5,7 anni più giovani. In altre parole, se il risultato venisse confermato da studi d’intervento, beneficiare di un’assunzione elevata di spermidina potrebbe ridurre il rischio di mortalità tanto quanto essere più giovani di circa 5-6 anni. È semplificare un po’, ma tanto per intenderci…

E le prospettive non si fermano qui, perché parliamo di filoni di ricerca che indagano un possibile effetto antitumorale e più in generale benefici sul sistema immunitario, benefici cognitivi, cardiaci e altro, tra cui applicazioni molto specifiche come la crescita dei capelli e ovviamente la fertilità maschile, dove in effetti potrebbe avere anche un senso se pensiamo alla capacità di interazione con il DNA.

Prendiamo per vere queste ipotesi, ora la domanda sorge spontanea, cosa dobbiamo fare per aumentare la quantità di spermidina a disposizione del corpo?

Spermidina negli alimenti

Le cellule del nostro corpo si approvvigionano di spermidina in 3 modi:

  • possono produrla da zero a partire dall’amminoacido arginina,
  • possiamo introdurla tal quale dalla dieta,
  • possiamo beneficiare della produzione della sostanza da parte di alcuni batteri intestinali che poi, gentilmente, ce la mettono a disposizione.

Lasciamo stare il primo punto, probabilmente poco modulabile, e partiamo dal secondo: quali sono i cibi che la contengono?

Tutti, perché come abbiamo detto prima si tratta di una sostanza isolabile da praticamente tutte le cellule eucariote, ma se dovessimo indicare le fonti che ne sono più ricche potremmo citare

  • i legumi, con la soia e i suoi derivati che spiccano su tutti gli altri (ovviamente i fermentati, come natto e tempeh, ma anche latte di soia ed edamame)
  • alcuni formaggi fermentati a lungo e con metodi tradizionali, grazie alla produzione batterica che ne consegue,
  • i funghi, con particolare rilievo per gli champignon,
  • tra le verdure possiamo citare la lattuga e alcune brassicacee come cavolfiori e broccoli,
  • per quanto riguarda la frutta il mango ne è un vero e proprio concentrato,
  • e poi diversi cereali, a patto di consumarli integrali, perché ne troviamo un’elevatissima concentrazione nel germe del chicco.

Oh, per inciso, il contenuto di spermidina nel plasma seminale umano in confronto non è poi così rilevante; non c’è uniformità tra le fonti, ma come ordine di grandezza diciamo indicativamente meno di 1 mg per mL.

Più interessante è invece l’apporto di cui possiamo beneficiare sostenendo la produzione da parte dei batteri intestinali, che può garantire un continuo approvigionamento… potremmo dire 24 ore su 24, 7 giorni su 7; al solito, per favorire una flora batterica sana, o più correttamente un buon microbiota intestinale, la strada è sempre la stessa:

  • prebiotici in forma di fibra alimentare (guarda caso di nuovo cereali integrali, legumi, verdura e frutta,
  • e probiotici, in forma di alimenti fermentati, come yogurt, kefir, kombucha, crauti e verdure lattofermentate in genere.

Ti faccio notare che, presumibilmente, alcune combo possono essere più efficaci di altre, penso ovviamente al natto già nominato prima, ma anche allo yogurt di soia e alle brassicacee fermentate, in grado di apportare spermidina e favorire la produzione intestinale.

Integratore

L’apporto nutrizionale medio giornaliero di spermidina nei paesi europei varia da circa 10 a 15 mg, ma nel caso volessi puntare a quantità ancora superiori la strada potrebbe essere quella di ricorrere a integratori, in realtà ancora poco diffusi e onestamente non so bene se la ragione sia nel nome della molecola, che potrebbe in effetti creare qualche problema di accettabilità, o altro.

In molti casi più che all’integratore si ricorre all’acquisto del germe di grano, che in effetti ne è ricchissimo, usandolo poi in aggiunta al cibo.

Ma in realtà, a proposito di problemi, non abbiamo ancora parlato di un possibile grosso problema, ovvero la biodisponibilità; nonostante la letteratura disponibile, c’è chi è scettico sull’effettiva capacità di riuscire a portare la spermidina dove serve, ovvero all’interno delle cellule. Più in generale questo è un concetto che molti danno per scontato, ma che scontato non è, ovvero: non basta somministrare una sostanza per bocca per essere certi che arrivi a destinazione, perché non solo deve essere assorbita a livello intestinale, non solo deve circolare abbastanza a lungo nel sangue, ma deve essere anche trasportata all’interno della singola cellula, evento tutt’altro che scontato soprattutto quando si parla di molecole solubili in acqua, che quindi non riescono ad attraversare la membrana cellulare senza un aiuto.

Ci sono infatti alcuni lavori che hanno analizzato la concentrazione della sostanza nel sangue osservando poi che:

L’integrazione di spermidina utilizzando l’estratto vegetale ricco di spermidina non ha alterato in modo significativo le concentrazioni di poliammine nel sangue intero negli esseri umani e nei topi alla maggior parte delle concentrazioni
Fonte

D’altra parte ricercatori giapponesi sono arrivati a conclusioni differenti:

L’assunzione orale a lungo termine di diete potenziate di poliammine aumenta i livelli di poliammine nel sangue sia nei topi che negli esseri umani.
Fonte

Un lavoro più recente prova a dirimere la questione concludendo che:

la spermidina alimentare viene convertita in spermina, che poi entra nella circolazione sistemica. Presumibilmente, gli effetti clinici e in vitro della spermidina sono almeno in parte attribuibili al suo metabolita, la spermina. È piuttosto improbabile che gli integratori di spermidina con dosi inferiori a 15 mg/die esercitino effetti a breve termine.

E arriviamo quindi alla domanda da un milione di dollari…

Ne vale la pena?

Inutile dire che, sebbene molto promettenti, ad oggi la letteratura disponibile si basa su ricerche preliminari; ci sono ricercatori fortemente convinti dei benefici di questa molecola e può essere che abbiano ragione, ma io personalmente prima di acquistare integratori o modificare la dieta in base al contenuto di spermidina del cibo aspetterei dati più convincenti.

Un aspetto interessante della questione è che, probabilmente non ti sarà sfuggito, la concentrazione di spermidina riflette in modo piuttosto solido la salubrità dei alimenti, ovvero una dieta costruita secondo le più recenti linee guida è di per sé estremamente ricca di spermidina:

  • frutta e verdura,
  • cereali integrali,
  • legumi
  • alimenti fermentati.

Tant’è che non sono pochi i ricercatori che invitano alla cautela nell’interpretazione degli studi osservazionali dedicati, dove la concentrazione di spermidina potrebbe essere semplicemente un indicatore affidabile della qualità della dieta.

Con tutti i limiti delle mie competenze, quindi, il mio consiglio è di puntare alla qualità della dieta secondo le solite indicazioni, riassumibili secondo le tre regole di Pollan:

  1. Mangia cibo vero
  2. non troppo,
  3. e che sia soprattutto di origine vegetale.

“La restrizione calorica è l’unico intervento noto per ritardare l’invecchiamento nella maggior parte degli organismi e ritardare l’insorgenza di malattie e il declino funzionale nei mammiferi” (fonte) e lo so che mangiare poco o addirittura digiunare è faticoso e spiacevole, così spiacevole che qualunque altra soluzione appare come una manna dal cielo, ma alla luce della posta in gioco è a mio avviso importante restare con i piedi per terra e giocarci la mano con le carte che abbiamo, senza cedere a scommesse che potrebbero rivelarsi illusioni.

Accontentiamoci della quantità di spermidina di una dieta sana e rimandiamo l’eventuale integrazione a quando avremo più dati robusti.

Controindicazioni

Relativamente alle controindicazioni non c’è molto da dire; parlando di apporto alimentare non c’è ovviamente nessun limite significativo, se non quello dettato da eventuali sensibilità soggettive, ad esempio in forma di allergie a specifici alimenti contenenti la sostanza.

Se parliamo di integratori, o di assunzione di germe di grano in quantità significative, alcuni ricercatori come il Dr. Greger si chiedono se non sia il caso di evitare in caso di diagnosi di tumore, perché secondo alcuni autori l’autofagia potrebbe diventare un’arma a doppio taglio:

  • All’inizio della tumorigenesi, l’autofagia è un soppressore del tumore attraverso la degradazione di molecole potenzialmente cancerogene,
  • ma negli stadi avanzati potrebbe paradossalmente promuovere la sopravvivenza delle cellule tumorali, favorendo la salute della cellula tumorale proprio come fa nella cellula sana.

Altro argomento ancora tutto da approfondire, anche alla luce delle promettenti applicazioni del digiuno intermittente in pazienti oncologici, ma difficile sbagliare con una dieta sana.

Si suggerisce infine, precauzionalmente, di evitarne l’assunzione in pazienti con insufficienza renale, per i quali la difficoltà di metabolizzazione potrebbe portare alla formazione di molecole indesiderate.

Fonti e bibliografia

Oltre agli articoli linkati nel testo, mi preme ricordare il libro “How not to Age” del Dr. Greger, da cui ho preso più di uno spunto.

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