Leucoplachia e lingua bianca: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

Per leucoplachia s’intende una lesione tipica del cavo orale caratterizzata dalla formazione di una placca biancastra ispessita, che si forma a causa di un’eccessiva ed anomala cheratinizzazione dell’epitelio.

La leucoplachia si localizza:

  • a livello della mucosa del cavo orale nel 98% dei casi;
  • più raramente a livello dei genitali, del faringe e della laringe (gola).

La leucoplachia è considerata una condizione pre-neoplastica, questo significa che se non viene individuata e curata prontamente potrebbe evolvere verso una forma tumorale maligna, ovvero il carcinoma squamoso del cavo orale, con prognosi infausta.

Macchia bianca della leucoplachia

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Cause

La principale causa della leucoplachia è il fumo, con consumo di tabacco sotto forma di sigarette e soprattutto di sigari o pipa; la correlazione fumo-leucoplachia è stata ampiamente dimostrata con diversi studi, e come ulteriore prova di tale nesso di casualità si è visto che l’astinenza dal fumo può addirittura portare alla regressione della lesione.

La leucoplachia si presenta con un’incidenza leggermente aumentata nel sesso maschile, legata al maggior consumo di tabacco e alcol in questa categoria, con picco di insorgenza della malattia a partire dai 50 anni.

Fattori di rischio

Accanto al fumo sono stati poi individuati una serie di fattori di rischio che possono predisporre all’insorgenza della leucoplachia:

  • abuso di alcol,
  • patologie sistemiche:
  • infezioni del cavo orale,
  • irritazione meccanica del cavo orale in modo continuativo da
    • protesi dentarie non perfettamente adese,
    • denti scheggiati,
    • traumi da masticazione,
    • apparecchio ortodontico,
  • inalazione di polveri sottili,
  • esposizione tossica a metalli pesanti,
  • ingestione di sostanze caustiche,
  • reazione a farmaci (rara).

Patina bianca

La formazione di una patina bianca sulla lingua è un sintomo diverso e non collegato alla leucoplachia, così come differenti sono le cause che ne spiegano la formazione; da un punto di vista della composizione è in genere il risultato dell’accumulo tra le papille gustative di

  • detriti perlopiù alimentari,
  • batteri
  • e cellule morte.

Sebbene l’aspetto della lingua possa in qualche modo essere allarmante, la causa è in genere temporanea a raramente preoccupante, oppure legata a fattori comportamentali, come ad esempio:

Per approfondire si rimanda all’articolo dedicato.

Sintomi

La leucoplachia può localizzarsi a livello di:

  • cavo orale nel 98% dei casi, potendo interessare:
    • lingua,
    • mucosa interna delle labbra,
    • gengive,
    • pavimento,
    • mucosa interna delle guance,
    • palato duro e molle;
  • genitali esterni:
    • glande e prepuzio nel maschio;
    • labbra interne ed esterne, vulva, clitoride e vagina nella donna;
  • faringe e laringe (gola).

A livello della mucosa del cavo orale la leucoplachia può dare sintomi come:

  • alterazione del gusto,
  • prurito, difficoltà alla masticazione e disfagia (deglutizione difficoltosa),
  • dolore nelle forme ulcerate,
  • problemi estetici.

Dal punto di vista morfologico la leucoplachia può essere classificata come:

  • Leucoplachia piana: la lesione cutanea è caratterizzata da una iper-cheratinizzazione con formazione di una placca piana biancastra con diverse increspature rossastre. Il rischio di trasformazione maligna per questa forma di leucoplachia è relativamente basso.
  • Leucoplachia verrucosa: la lesione si fa rilevata, non più piana, con l’aspetto che ricorda quello di una verruca, con superficie irregolare. Il rischio di trasformazione è di media entità.
  • Leucoplachia fissurata: ha un elevato rischio di trasformazione neoplastico, molto maggiore rispetto alle due precedenti forme. È caratterizzata una lesione rilevata di tipo nodulare in cui si alternano zone ipercheratosiche biancastre a zone ulcerate rossastre.

Circa il 10% delle leucoplachie sono a rischio per trasformazione maligna, con un tempo medio di evoluzione di circa 10 anni.

Diagnosi

La diagnosi di leucoplachia segue un protocollo rigoroso volto a escludere altre patologie della mucosa orale che possono simulare macchie bianche, come la candidosi (il comune mughetto), il lichen planus o le lesioni traumatiche. Per definizione clinica, la leucoplachia è infatti una placca bianca che non può essere asportata con il grattamento e che non può essere classificata come nessun’altra malattia nota.

Il percorso diagnostico moderno si articola in diverse fasi:

Esame clinico e anamnesi

Il medico (spesso un odontoiatra o un otorinolaringoiatra) esegue un’ispezione visiva approfondita e una palpazione della lesione per valutarne la consistenza. Viene prestata particolare attenzione alla distinzione tra forme omogenee (superficie liscia e piana) e non omogenee (superficie irregolare, verrucosa o con aree rosse), poiché queste ultime presentano un rischio significativamente più alto di degenerazione maligna.

Se il medico sospetta una causa meccanica irritativa (come una protesi dentaria tagliente o un dente scheggiato), può decidere di eliminare la causa e osservare la lesione per circa 2-4 settimane. Se la macchia non scompare o non migliora sensibilmente in questo lasso di tempo, si rende necessario procedere con approfondimenti.

Biopsia e analisi istologica

La biopsia è considerata il gold standard ed è l’unico esame che permette di confermare la diagnosi e determinare il potenziale di malignità. Consiste nel prelievo di un piccolo campione di tessuto (biopsia incisionale) o della lesione intera se piccola (biopsia escissionale) in anestesia locale.

L’anatomopatologo esaminerà il tessuto per cercare segni di displasia, ovvero alterazioni cellulari che indicano una trasformazione verso il tumore:

  • Assenza di displasia: rischio minimo.
  • Displasia lieve, moderata o grave: rischio progressivamente crescente di evoluzione in carcinoma.
  • Carcinoma in situ: le cellule sono già tumorali ma limitate allo strato superficiale.

Tecniche di imaging e biomarcatori

In alcuni contesti clinici possono essere utilizzati strumenti di supporto come la chemiluminescenza o l’autofluorescenza tissutale, che aiutano il medico a identificare le aree più sospette su cui eseguire la biopsia. Sebbene utili per lo screening, questi test non sostituiscono mai l’esame istologico.

Cura

L’obiettivo primario della cura è prevenire la trasformazione della leucoplachia in un tumore maligno. Le opzioni variano in base all’estensione della lesione, alla sua localizzazione e, soprattutto, al grado di displasia rilevato dalla biopsia.

Le principali strategie terapeutiche comprendono:

Intervento chirurgico e rimozione della lesione

La rimozione completa è la terapia di elezione, specialmente in presenza di displasia moderata o grave. Le tecniche più utilizzate sono:

  • Chirurgia tradizionale: asportazione con bisturi, efficace ma può richiedere punti di sutura.
  • Laser chirurgia (Laser CO2): è attualmente tra le opzioni più raccomandate. Permette una rimozione precisa della lesione, riduce il sanguinamento e il dolore post-operatorio, favorendo una guarigione rapida della mucosa.
  • Crioterapia: distruzione della lesione tramite congelamento con azoto liquido. Viene utilizzata meno frequentemente per la difficoltà di ottenere un campione di tessuto per il controllo istologico post-intervento.

Terapia farmacologica

I trattamenti medici vengono solitamente riservati ai casi in cui la chirurgia non sia praticabile o per lesioni molto estese e prive di displasia grave. Possono includere l’applicazione topica o l’assunzione sistemica di retinoidi (derivati della vitamina A) o antiossidanti come il beta-carotene. Sebbene possano indurre una regressione parziale, presentano un alto tasso di recidiva alla sospensione e possono causare effetti collaterali, pertanto vanno gestiti sotto stretto controllo specialistico.

Gestione dello stile di vita

L’eliminazione dei fattori irritanti è la colonna portante del trattamento. Esiste infatti la concreta possibilità di una regressione spontanea delle lesioni iniziali se il paziente adotta abitudini salutari:

  • Sospensione totale del fumo: è il fattore più incisivo. Il tabacco non solo causa la lesione, ma ne accelera la trasformazione maligna.
  • Riduzione drastica dell’alcol: l’alcol agisce in sinergia con il fumo, aumentando la permeabilità della mucosa alle sostanze tossiche.
  • Igiene orale e cure odontoiatriche: è fondamentale sistemare denti scheggiati o protesi mal adattate per eliminare lo stimolo meccanico costante.
  • Dieta: un elevato apporto di frutta e verdura fresca, ricche di vitamine e antiossidanti naturali, è associato a una migliore salute della mucosa orale.

Monitoraggio e follow-up

Indipendentemente dal trattamento scelto, il monitoraggio a lungo termine è cruciale. La leucoplachia ha un alto tasso di recidiva (ovvero può ripresentarsi anche dopo la rimozione). I pazienti devono sottoporsi a controlli periodici (ogni 3, 6 o 12 mesi in base al rischio) per tutta la vita, per intercettare tempestivamente qualsiasi nuova alterazione sospetta. In caso di comparsa di aree rosse, ulcere o indurimenti della placca, è necessario un nuovo consulto medico immediato.

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