Fitosteroli: cosa sono e… servono davvero?

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Cosa sono i fitosteroli?

Gli animali producono colesterolo, le piante fitosterolo.

È una definizione superficiale, semplicistica, grossolana, ma che tutto sommato rende l’idea.

Wikipedia definisce i fitosteroli come “un gruppo di steroli che possono essere ritrovati nelle piante”, ma cosa sono esattamente gli steroli?

Gli steròli (l’accento va posto sulla “o”) sono una classe di composti chimici che gli organismi viventi usano sia come tali, che come mattone di base per la costruzione di altre molecole. Negli animali lo sterolo più importante è probabilmente proprio il colesterolo, sostanza che è sia componente essenziale della membrana cellulare (la sua presenza ne influenza le caratteristiche), sia come precursore per la sintesi di ormoni (indicati, non a caso, come ormoni steroidei), tra cui anche la vitamina D.

Le piante NON producono colesterolo, ma producono altre molecole simili, che vengono nel complesso indicate come fitosteroli; le cellule vegetali sintetizzano una serie di miscele di steroli in cui predominano sitosterolo e stigmasterolo:

  • il sitosterolo regola la fluidità e la permeabilità della membrana in modo simile al colesterolo nelle membrane cellulari dei mammiferi,
  • ma gli steroli vegetali possono ad esempio anche modulare l’attività degli enzimi legati alla membrana, oltre che essere coinvolti nei meccanismi di adattamento delle piante alla temperatura e ai processi immunitari.
Fitosteroli e alimenti

Shutterstock/marilyn barbone

Cosa fanno i fitosteroli nell’uomo?

I fitosteroli sono noti soprattutto per il loro positivo effetto sul metabolismo del colesterolo; è stato ad esempio dimostrato che bloccano i siti di assorbimento del colesterolo nell’intestino umano, contribuendo così a ridurre l’assorbimento della sostanza (che tuttavia, lo ricordiamo, incide solo in minima parte sui valori circolanti).

Nelle più recenti linee guida sul trattamento del colesterolo alto (più correttamente, dislipidemie) si riporta che “il consumo giornaliero di 2 g di fitosteroli può effettivamente abbassare i livelli di colesterolo totale e LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo) del 7-10% (seppure con una certa variabilità individuale), mentre non si rilevano effetti significativi su HDL (colesterolo buono) e trigliceridi.

Ad oggi la letteratura disponibile non è tuttavia abbastanza solida da consentire di tracciare un profilo davvero puntuale sugli effetti pratici sul rischio cardiovascolare (migliora gli esami del sangue, ma migliora anche il rischio di infarto? Non ne siamo sicuri), quindi le linee guida suggeriscono che l’integrazione (in forma di alimenti fortificati o integratori) potrebbe essere presa in considerazione:

  • in soggetti con livelli elevati di colesterolo poco sopra la norma e per questo non candidabili a terapia con farmaci (come le statine);
  • in aggiunta alla terapia farmacologica in pazienti ad alto e altissimo rischio che non riescono a raggiungere gli obiettivi terapeutici (o che non possono essere trattati con statine);
  • in adulti e bambini (di età superiore ai 6 anni) con ipercolesterolemia familiare.

Ricerche preliminari hanno dimostrato che i fitosteroli possono avere effetti antitumorali.

Di norma il corpo non accumula fitosteroli e quindi, dopo essere stati assorbiti, vanno in realtà incontro a rapida eliminazione (mediante acidi biliari).

Effetti collaterali e controindicazioni

Per cause sconosciute dosi maggiori di 2 grammi/giorno contrastano con l’assorbimento dei carotenoidi (come la vitamina A) e in misura minore anche di vitamina E e tocoferoli; per questa ragione:

  • gli integratori contengono in genere dosi intorno ai 2 grammi/die,
  • per donne in gravidanza e allattamento gli integratori sono controindicati.

Non ci si pone invece particolari limiti nel caso di alimenti naturalmente ricchi di fitosteroli, perché con l’alimentazione è improbabile raggiungere dosi eccessive.

Il pericolo maggiore è tuttavia il consumo fitosteroli nei soggetti affetti da fitosterolemia, una rara malattia genetica che si traduce in un aumento da 50 a 100 volte dei livelli di steroli vegetali nel sangue ed è associata al rapido sviluppo dell’aterosclerosi coronarica.

In quali alimenti li troviamo?

Sitosterolo e campesterolo rendono conto della maggior parte dei fitosteroli presenti negli alimenti, che si trovano negli oli vegetali e in quantità minori nelle verdure, nella frutta fresca, nelle noci, nei cereali e nei legumi. Sono stati tuttavia isolati oltre 250 fitosteroli e ogni specie vegetale ne presenta contiene una composizione caratteristica.

L’assunzione dietetica di steroli vegetali varia da una media di 250 mg/giorno (ovvero 0.25 g) nel Nord Europa a circa 500 mg/giorno nei paesi del Mediterraneo (mezzo grammo).

Sono da diversi anni presenti in commercio alimenti funzionali (o fortificati) in cui i fitosteroli sono aggiunti in fase di preparazione, ne sono un esempio alcuni yogurt; è importante notare che, in virtù del loro meccanismo di azione (competono con l’assorbimento di colesterolo intestinale) funzionano meglio se assunti in occasione di un pasto.

Fitosteroli e riso rosso fermentato

Il riso rosso fermentato è un estratto vegetale noto per il suo effetto di abbassamento del colesterolo LDL nel sangue; l’effetto è legato alla presenza di monacolina K, una molecole considerabile a tutti gli effetti come una vera e propria statina.

La co-somministrazione di statine e fitosteroli aumenta l’effetto ipocolesterolemizzante complessivo (seppure, di nuovo, senza alcuna prova di un reale beneficio clinico):

  • statine e riso rosso fermentato agiscono riducendo la sintesi del colesterolo attraverso l’inibizione dell’enzima limitante HMG-CoA reduttasi,
  • i fitosteroli riducono i livelli di colesterolo competendo con l’assorbimento del colesterolo nell’intestino, un effetto che integra le statine.

Nel complesso si è rilevato come i fitosteroli riducano ulteriormente i livelli di colesterolo (del 9-17%) rispetto alla sola staina.

Fonti e bibliografia

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