Acido butirrico: Cos’è? Fa ingrassare? Cosa c’entra l’intestino?

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Cos’è l’acido butirrico?

L’acido butirrico (dal greco βούτυρος, burro, la sostanza in cui è stato isolato e scoperto), ma talvolta indicato anche come acido butanoico (o spesso butirrato, se in forma ionica), è un acido di struttura relativamente semplice che si presenta come un liquido oleoso, incolore e di per sé con odore sgradevole (quando il burro irrancidisce l’acido butirrico viene liberato per idrolisi).

Fa parte dei cosiddetti acidi grassi a corta catena (SCFA, dall’inglese short chain fatty acids),  insieme a

  • acido acetico,
  • acido propionico.

Gli acidi grassi a corta catena vengono assorbiti direttamente come tali a livello intestinale e veicolati direttamente al fegato grazie alla loro solubilità in acqua.

Acido butirrico

Shutterstock/Bacsica

Acido butirrico e intestino

Molto usato in ambito industriale, ad esempio a scopo aromatizzante, si trova anche in molti grassi naturali (anche se tipicamente in forma di estere), sia di origine animale che vegetale; riveste in particolare una un ruolo rilevante nell’intestino dei mammiferi, dove viene prodotto attraverso processi di fermentazione di specie batteriche residenti a partire dalla fibra introdotta con la dieta. Tra le fibre più facilmente trasformate in acido butirrico si annoverano ad esempio:

  • amido resistente, quella frazione dell’amido che resiste ai processi digestivi intestinali e che non viene quindi assorbito; si trova ad esempio in:
    • orzo e avena non macinati,
    • amido retrogradato (ad esempio insalata di pasta fredda, pane raffermo, …);
  • crusca d’avena,
  • pectina, contenuta ad esempio in
    • pere,
    • mele,
    • prugne,
    • uva spina,
    • arance e altri agrumi (soprattutto nella buccia);
  • fruttani, che si trovano spesso nelle frazione di fibra solubile di alimenti ad alto contenuto di zolfo, come ad esempio:
    • verdure crocifere (broccoli, cavoletti di Bruxelles, cavolo, …),
    • cereali (se consumati integrali) come
      • grano (alcuni ceppi come il farro ne contengono quantità inferiori),
      • segale,
      • orzo,
    • cipolla,
    • aglio,
    • topinambur,
    • carciofo,
    • asparagi,
    • barbabietola,
    • cicoria,
    • porro,
    • finocchio.

Dal mondo animale è possibile assumere acido butirrico ad esempio in latte e burro, grazie alla fermentazione che avviene nel loro sistema digerente e successivo trasferimento nel latte (è quindi ragionevole pensare che siano in questo senso preferibili alimentazioni a base di erba e fieno, piuttosto che mangimi fermentati come gli insilati e soia e cereali); la quantità di acido butirrico presente in questi alimenti è comunque minima rispetto a quella prodotta nell’intestino.

A cosa serve

Il butirrato è particolarmente importante per la salute del colon, di cui rappresenta la principale fonte di energia (oltre il 70%) per le cellule epiteliali che lo rivestono.

Più in generale gli acidi grassi a corta catena ricoprono diversi e numerosi ruoli di primo piano nell’organismo umano, ad esempio relativamente a

  • produzione di grassi, energia e vitamine
  • appetito e salute cardiometabolica,
  • salute mentale e umore.

I tre principali SCFA, acetato, propionato e butirrato, hanno poi mostrato promettenti effetti di abbassamento della pressione sanguigna in modelli sperimentali.

Non dovrebbe quindi sorprendere scoprire di come il consumo di abbondanti quantità di fibra nella dieta sia stato collegato ad effetti di promozione della salute sull’organismo in modo altrimenti apparentemente inspiegabile (la fibra non viene assorbita); è ad esempio interessante notare che parte del butirrato viene assorbito nella parte terminale del colon (distale), saltando così il primo passaggio dal fegato e potendo in questo modo raggiungere anche il cervello, superando la barriera ematoencefalica mediante specifici trasportatori (da cui i possibili effetti sul tono dell’umore, ad esempio).

Lavori di ricerca ancora più ambiziosi hanno collegato l’acido butirrico a benefici per condizioni quali:

Più in generale si sta studiando inoltre il suo effetto antinfiammatorio.

Sebbene gli studi siano ancora in corso e manchino quindi evidenze chiare di efficacia, i primi risultati sono senza dubbio promettenti.

Integratori

Il modo migliore per beneficiare dell’acido butirrico è senza alcun dubbio mediante un’alimentazione ricca di fibra, consumando alimenti come:

  • Frutta e verdura
  • Legumi
  • Cereali integrali

Non dovrebbe stupire scoprire che esistono in commercio numerosi integratori a base dell’interessante molecola (o di un suo sale, spesso sodico, in forma cioè di butirrato di sodio).

Effetti indesiderati e controindicazioni

Ad oggi gli studi sulla tollerabilità sono pochi, ma apparentemente sembra ben tollerato anche in forma di integratore, senza evidenti effetti indesiderati alle dosi consigliate sulle confezioni.

Si raccomanda, per il principio di precauzione, di evitarne l’assunzione in gravidanza e allattamento.

Fa ingrassare?

No, al contrario, le evidenze attualmente disponibili suggeriscono che al contrario l’acido butirrico possa promuovere la perdita di peso.

Fonti e bibliografia

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