Mal di testa da pressione bassa: quando preoccuparsi e cosa fare

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La pressione bassa può causare mal di testa?

Sì, la pressione bassa può contribuire al mal di testa, soprattutto quando la riduzione della pressione arteriosa è improvvisa o associata a disidratazione, perdita di sangue, infezioni o altri disturbi. Non è però tra i sintomi più caratteristici e la presenza contemporanea di mal di testa e valori bassi non dimostra, da sola, un rapporto di causa ed effetto.

Esiste inoltre una rara condizione chiamata ipotensione intracranica spontanea, che provoca tipicamente un mal di testa più intenso quando si sta in piedi e migliore da sdraiati. Non dipende dalla pressione arteriosa: il termine “ipotensione” si riferisce in questo caso alla pressione o al volume del liquido che circonda il cervello e il midollo spinale.

Quando preoccuparsi?

Donna che si tocca il capo a causa di mal di testa

Shutterstock/FabrikaSimf

Una pressione inferiore a 90/60 mmHg viene comunemente definita bassa, ma un singolo valore non basta per stabilire che esista un problema. In molte persone, soprattutto giovani e senza sintomi, questi valori possono essere abituali e non richiedere alcuna cura. È più importante valutare la comparsa dei disturbi, l’entità e la rapidità del calo rispetto ai valori consueti.

Come si legge anche sul sito dell’American Heart Association, è opportuno contattare il medico se la pressione bassa si accompagna a sintomi persistenti o ricorrenti come:

È invece necessario chiamare il 112 o il 118 in presenza di perdita di coscienza prolungata, difficoltà a parlare o muovere un lato del corpo, dolore al petto, mancanza di respiro, confusione importante, pelle fredda e sudata, sanguinamento evidente o sospetto, oppure di un mal di testa improvviso e violentissimo. Richiedono una valutazione urgente anche il mal di testa associato a febbre e marcata rigidità del collo, un trauma cranico o un peggioramento neurologico.

Come si accerta la causa

La valutazione inizia dall’anamnesi, cioè dalla raccolta delle informazioni sui sintomi e sulle circostanze in cui compaiono. Il medico chiederà quando è iniziato il mal di testa, se peggiora alzandosi, se ci sono stati vomito, diarrea, febbre, perdite di sangue, gravidanza, malattie recenti o modifiche dei medicinali assunti.

La pressione va misurata con un bracciale adatto, dopo alcuni minuti di riposo, ripetendo la rilevazione quando il risultato è inatteso. Se i disturbi compaiono in posizione eretta, il medico può confrontare pressione e frequenza cardiaca da sdraiati e dopo essersi alzati. Una riduzione persistente di almeno 20 mmHg della pressione sistolica o di almeno 10 mmHg della diastolica entro tre minuti dall’alzarsi è compatibile con ipotensione ortostatica.

L’esame obiettivo comprende in genere la valutazione dello stato di idratazione, del cuore, della circolazione e del sistema nervoso. Gli esami non sono uguali per tutti. In base al sospetto clinico possono essere richiesti emocromo, glicemia, elettroliti, funzionalità renale o altri esami mirati, per esempio quando si ipotizzano anemia, disidratazione, problemi endocrini, infezioni o perdite di sangue. Un elettrocardiogramma è indicato soprattutto in caso di svenimenti, palpitazioni o possibili cause cardiache.

Esami come Holter, ecocardiogramma, monitoraggio pressorio, test da tavola basculante o valutazione del sistema nervoso autonomo sono riservati ai casi selezionati. Una semplice associazione tra pressione bassa e mal di testa non richiede automaticamente esami radiologici del cervello: questi vengono decisi in base alle caratteristiche della cefalea, all’esame neurologico e all’eventuale presenza di segnali d’allarme.

Ipotensione intracranica spontanea

L’ipotensione intracranica spontanea è una rara causa di cefalea legata, nella maggior parte dei casi, a una perdita di liquido cerebrospinale a livello della colonna vertebrale. La perdita può derivare da una piccola lacerazione della membrana che contiene il liquor, da una sua estroflessione o da una comunicazione anomala con una vena. Spesso non viene identificato un evento scatenante preciso; in alcune persone esiste una predisposizione dovuta alla fragilità dei tessuti connettivi.

Il sintomo più caratteristico è il mal di testa ortostatico: compare o peggiora dopo essersi alzati e migliora, talvolta lentamente, quando ci si sdraia. L’intensità è variabile e il rapporto con la postura può diventare meno evidente con il passare del tempo.

Possono inoltre comparire:

  • dolore o rigidità del collo;
  • nausea e vomito;
  • vertigini o problemi di equilibrio;
  • acufeni, riduzione dell’udito o sensazione di orecchio pieno;
  • disturbi visivi;
  • affaticamento o difficoltà di concentrazione.

La diagnosi richiede una valutazione neurologica. Gli esami di prima scelta sono normalmente la risonanza magnetica dell’encefalo con mezzo di contrasto e, quando possibile, la risonanza dell’intera colonna. La risonanza della colonna può mostrare segni utili a scegliere gli accertamenti successivi, ma non sempre individua il punto esatto della perdita.

La puntura lombare non viene eseguita di routine soltanto per misurare la pressione del liquor, perché può essere normale anche in presenza della malattia e la procedura stessa può provocare una perdita. Una risonanza normale non esclude completamente la diagnosi: se i sintomi sono molto suggestivi è indicata la revisione delle immagini e l’invio a un centro con esperienza specifica. Esami invasivi come la mielografia servono soprattutto a localizzare la perdita quando è necessario programmare un trattamento mirato.

Il termine ipotensione è quindi riferito al liquor e non alla pressione del sangue arterioso. Un mal di testa che compare dopo una puntura lombare, un intervento o un trauma in grado di danneggiare le meningi appartiene invece a una categoria distinta.

Cosa fare?

Gli obiettivi del trattamento sono ridurre i sintomi, prevenire svenimenti e cadute e, soprattutto, correggere la causa della pressione bassa. Non è normalmente necessario aumentare la pressione di una persona che ha valori bassi abituali ma si sente bene.

Se compaiono capogiro, debolezza o sensazione di svenimento, è prudente sedersi o sdraiarsi subito, preferibilmente sollevando le gambe, per evitare una caduta. Se la persona è pienamente cosciente e non ha limitazioni all’assunzione di liquidi, può bere acqua. Sintomi intensi, persistenti o accompagnati da segnali d’allarme richiedono assistenza medica urgente.

Quando la causa è la disidratazione, è necessario reintegrare acqua ed eventualmente sali in modo adeguato alla gravità. Emorragie, infezioni importanti, disturbi cardiaci o endocrini richiedono invece terapie specifiche e non possono essere gestiti con semplici rimedi casalinghi.

Stile di vita

In caso di ipotensione sintomatica o ortostatica, il medico può consigliare alcune misure pratiche:

  • bere regolarmente, aumentando i liquidi durante il caldo, la febbre o l’attività fisica, salvo restrizioni dovute a malattie cardiache, renali o epatiche;
  • alzarsi lentamente dal letto o dalla sedia, fermandosi qualche istante in posizione seduta;
  • evitare, quando possibile, ambienti molto caldi, docce bollenti, immobilità prolungata e consumo eccessivo di alcol;
  • preferire pasti più piccoli se i disturbi compaiono dopo pasti abbondanti;
  • contrarre i muscoli delle gambe, incrociare le gambe o stringere le mani quando iniziano i sintomi, se si è ancora in grado di farlo in sicurezza;
  • mantenere un’attività fisica regolare e compatibile con le proprie condizioni, per evitare il decondizionamento.

Un aumento del sale può essere utile solo in alcune forme di ipotensione, ma deve essere concordato con il medico. Può essere dannoso in presenza di ipertensione, scompenso cardiaco, malattie renali o altre condizioni. Anche in gravidanza è necessario un parere professionale.

Le calze elastiche fino alla vita o le fasce addominali possono ridurre il ristagno di sangue nelle gambe e nell’addome. Sono più utili nelle forme ortostatiche persistenti, ma possono risultare scomode e devono avere una compressione e una misura appropriate.

La caffeina può aumentare temporaneamente la pressione in alcune persone, ma l’effetto è variabile e tende a ridursi con l’abitudine. Non rappresenta una cura della causa e può provocare palpitazioni, ansia, insonnia o disturbi gastrici. Non va quindi usata in quantità elevate né come sostituto dell’idratazione.

Farmaci per la pressione bassa

Il medico deve controllare tutti i medicinali assunti, compresi antipertensivi, psicofarmaci e diuretici. Quando un farmaco contribuisce all’ipotensione, può essere necessario modificarne la dose o gli orari, ma non bisogna sospenderlo o ridurlo autonomamente.

I medicinali che aumentano la pressione sono riservati alle forme sintomatiche persistenti, soprattutto quando le misure non farmacologiche non bastano. La midodrina può migliorare la pressione in piedi, ma può causare ipertensione da sdraiati, formicolii, pelle d’oca e difficoltà a urinare; richiede quindi controlli e particolari precauzioni nelle persone con malattie cardiache, renali o urinarie.

In casi selezionati lo specialista può valutare il fludrocortisone, che favorisce la ritenzione di sodio e liquidi. Può però provocare gonfiore, perdita di potassio, aumento della pressione e peggioramento dello scompenso cardiaco. La scelta del farmaco dipende dalla causa, dall’età, dalle altre malattie e dall’eventuale presenza di pressione alta quando si è sdraiati.

Trattamento dell’ipotensione intracranica spontanea

Nella fase iniziale possono essere consigliati riposo relativo, una buona idratazione, evitare sforzi intensi e farmaci sintomatici. La caffeina può offrire un sollievo temporaneo ad alcune persone, ma le prove di un beneficio duraturo sono limitate. Il riposo a letto prolungato non è una soluzione definitiva e può favorire perdita di forza e riduzione della tolleranza alla posizione eretta.

Se i sintomi non migliorano rapidamente, il trattamento di prima linea è in genere il blood patch epidurale: una quantità di sangue della stessa persona viene iniettata nello spazio epidurale per favorire la chiusura della perdita. La procedura può dover essere ripetuta. I possibili rischi comprendono dolore alla schiena, irritazione delle radici nervose, sanguinamento, infezione e, più raramente, una nuova perforazione della dura madre.

Quando il beneficio è assente o solo temporaneo, esami mielografici specialistici possono individuare la sede e il tipo di perdita. In base al risultato si possono eseguire un patch mirato, una riparazione chirurgica o, per alcune comunicazioni anomale tra liquor e vene, un trattamento endovascolare. Queste procedure sono riservate a centri esperti.

Dopo la chiusura della perdita può comparire un mal di testa diverso, talvolta peggiore da sdraiati, dovuto a un aumento di rimbalzo della pressione intracranica. Va riferito al centro curante, soprattutto se intenso o associato a disturbi visivi, nausea o vomito.

Si possono assumere farmaci per il mal di testa?

La pressione bassa, di per sé, non vieta automaticamente l’uso di un comune analgesico, ma questi medicinali alleviano il dolore senza correggere la causa dell’ipotensione. Prima di assumerli è importante considerare allergie, gravidanza, altre terapie e malattie del fegato, dei reni, dello stomaco o della coagulazione.

Il paracetamolo può essere un’opzione per molte persone se assunto alle dosi indicate e in assenza di controindicazioni. I farmaci antinfiammatori, come ibuprofene o naprossene, possono non essere adatti in caso di disidratazione, malattia renale, ulcera, terapia anticoagulante o alcune condizioni cardiovascolari. Non bisogna combinare più prodotti contenenti lo stesso principio attivo.

È opportuno rivolgersi al medico se il mal di testa è nuovo, frequente, progressivamente più intenso, chiaramente legato alla posizione eretta o accompagnato da svenimenti e altri sintomi. In presenza di segnali d’allarme non bisogna ritardare la valutazione urgente nel tentativo di controllare il dolore con farmaci.

Fonti e bibliografia

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