Pressione bassa? Perché l’acqua e zucchero è l’errore che fanno tutti

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Se senti che la testa inizia a girare, la vista si appanna per un istante e le gambe diventano improvvisamente leggere, probabilmente stai vivendo un calo di pressione. Questo fenomeno è spesso legato a un riflesso vasovagale o a quella che i medici chiamano ipotensione ortostatica se si verifica alzandosi in piedi velocemente. È una sensazione spiacevole che può generare un senso di instabilità e spavento, ma nella maggior parte dei casi si risolve rapidamente adottando i gesti corretti. Spesso il primo suggerimento che ricevi da chi ti sta vicino è di bere un bicchiere di acqua e zucchero. Per quanto sia un rimedio popolare molto diffuso, raramente rappresenta la soluzione più efficace per far risalire la pressione.

Perché l’acqua e zucchero non è la soluzione

L’equivoco nasce dalla confusione tra un calo di pressione e un calo di zuccheri, ovvero l’ipoglicemia. Se non sei a digiuno da molte ore o non soffri di diabete in trattamento, lo zucchero non ha un effetto diretto e immediato sulla tua pressione arteriosa. Un carico eccessivo di zuccheri semplici, al contrario, può talvolta peggiorare la situazione richiamando liquidi verso l’intestino per la digestione, sottraendoli temporaneamente alla circolazione generale. Per aiutare il tuo corpo a recuperare tono nei vasi sanguigni, hai bisogno di agire sul volume dei liquidi e sulla loro capacità di restare in circolo.

Cosa fare e cosa bere subito

La strategia più efficace e raccomandata dalle linee guida attuali per contrastare un calo di pressione improvviso è bere rapidamente circa mezzo litro di acqua naturale. L’assunzione veloce di acqua innesca un riflesso del sistema nervoso che fa aumentare la pressione sanguigna nel giro di pochi minuti. Anche il sale è utile perché, grazie al sodio, aiuta l’organismo a trattenere i liquidi all’interno dei vasi sanguigni invece di disperderli nei tessuti. Se ti trovi fuori casa, puoi mangiare un paio di cracker salati o una manciata di arachidi tostate, accompagnandoli con un abbondante bicchiere d’acqua. Questa combinazione agisce molto più velocemente dello zucchero nel sostenere la spinta del sangue verso il cervello.

La posizione giusta per recuperare

Mentre aspetti che i liquidi facciano effetto, la posizione del tuo corpo gioca un ruolo cruciale. Se avverti i segnali di un possibile svenimento, sdraiati appena puoi e solleva le gambe portandole sopra il livello del cuore. Questa manovra facilita il ritorno venoso, permettendo a una maggiore quantità di sangue di fluire verso la testa e gli organi vitali. Quando inizi a sentirti meglio, evita di alzarti bruscamente. Rimani seduto per qualche minuto e muovi i piedi come se stessi camminando da fermo: questo aiuta le valvole delle tue vene a spingere il sangue verso l’alto prima che tu torni in posizione eretta.

Piccoli gesti quotidiani per la prevenzione

Se tendi ad avere la pressione bassa abitualmente, puoi modificare alcune piccole abitudini per sentirti più energico. Cerca di mantenere un’idratazione costante bevendo almeno due litri di acqua al giorno, senza aspettare di avere sete. Anche la distribuzione dei pasti è importante: fare spuntini leggeri e frequenti evita che il sangue si concentri eccessivamente nell’apparato digerente, un fenomeno comune dopo i pasti abbondanti che può causare sonnolenza e debolezza. Se passi molto tempo in piedi, puoi provare a incrociare le gambe o a contrarre i muscoli dei polpacci per stimolare la circolazione.

Quando è opportuno consultare il medico

Sebbene i cali di pressione siano spesso legati a fattori passeggeri come il caldo, la disidratazione o una variazione posturale veloce, esistono situazioni in cui è necessario un approfondimento. Se noti che questi episodi si verificano con frequenza, se si accompagnano a dolore al petto o a una sensazione di battito irregolare, è importante parlarne con il tuo medico di medicina generale. Potrebbe essere utile valutare se i farmaci che già assumi necessitino di un aggiustamento o se siano necessari esami più specifici per escludere cause cardiache o ormonali che richiedono un approccio differente.

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