Pressione bassa? Perché cercare lo zucchero è l’errore che fanno tutti

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Quando avverti quella spiacevole sensazione di testa leggera, accompagnata magari da una vista offuscata o da un senso di svenimento imminente, il tuo primo istinto potrebbe essere quello di cercare una zolletta di zucchero o un cioccolatino. Se il problema è un calo di pressione (ipotensione), questa scelta non è la più efficace. Lo zucchero è la soluzione corretta se stai affrontando un calo di glucosio nel sangue, ma ha un impatto trascurabile sui valori pressori. Per gestire la situazione in modo rapido e sicuro hai bisogno prima di tutto di bere acqua e di assumere la posizione corretta, riservando il sale al mantenimento della pressione a lungo termine.

Perché lo zucchero spesso non serve

Molte persone confondono il calo di zuccheri con il calo di pressione perché i sintomi possono sovrapporsi. Entrambe le condizioni possono farti sentire debole, confuso o sudato. Ma la fisiologia dietro i due eventi è differente. Mentre lo zucchero fornisce energia immediata alle cellule, la pressione arteriosa dipende dal volume di liquido che circola nei tuoi vasi e dalla resistenza delle pareti vascolari. Mangiare un dolce non aumenta il volume del sangue in modo significativo. Il sale agisce invece come una sorta di calamita chimica che trattiene i liquidi all’interno del torrente circolatorio. Questo meccanismo aumenta il volume ematico e, di conseguenza, la pressione che il sangue esercita contro le pareti delle arterie.

L’azione rapida dell’acqua

Se ti accorgi che la pressione sta scendendo, bere rapidamente circa mezzo litro d’acqua può darti un sollievo quasi immediato. Le linee guida attuali raccomandano questa pratica perché l’ingestione rapida di acqua stimola un forte riflesso nervoso che fa salire la pressione ancor prima che i liquidi vengano assorbiti. Se a questo aggiungi in un secondo momento un piccolo spuntino salato, come qualche cracker o una manciata di arachidi, l’effetto sarà più duraturo. Il sodio contenuto nel sale impedisce ai reni di eliminare subito i liquidi, mantenendo la pressione stabile per un tempo maggiore.

Cosa fare fisicamente durante la crisi

Mentre cerchi di idratarti, la posizione del tuo corpo gioca un ruolo cruciale. Se resti in piedi mentre la pressione è bassa, la gravità spinge il sangue verso il basso, allontanandolo dal cervello. La manovra più efficace consiste nello sdraiarsi a terra o sul divano e sollevare le gambe, posizionandole più in alto rispetto alla testa. Questo accorgimento sfrutta la gravità per riportare il sangue verso il cuore e il sistema nervoso centrale. Resta in questa posizione per almeno dieci o quindici minuti, anche se ti senti subito meglio. Rialzarti troppo in fretta potrebbe scatenare un nuovo calo pressorio improvviso, annullando i benefici di quello che hai appena fatto.

Piccole abitudini per prevenire i cali

Se tendi ad avere la pressione bassa, puoi adottare alcune strategie quotidiane per ridurre la frequenza di questi episodi. Assicurati di bere un’adeguata quantità d’acqua in modo costante durante tutto il giorno. Se non hai controindicazioni mediche come lo scompenso cardiaco o problemi renali, non aver paura di usare il sale da cucina con moderazione nei tuoi pasti. Spesso i cali di pressione si verificano dopo aver mangiato abbondantemente, perché il sangue si concentra nell’apparato digerente per aiutare la digestione. Consumare pasti piccoli e frequenti può aiutarti a evitare queste fluttuazioni. Muoviti con calma quando passi dalla posizione sdraiata a quella eretta: fermati un minuto seduto sul bordo del letto prima di alzarti del tutto per dare al tuo sistema circolatorio il tempo di adattarsi al cambio di postura.

Quando rivolgersi al medico

Sebbene la pressione bassa sia spesso una condizione fastidiosa ma non pericolosa, esistono segnali che non dovresti sottovalutare. Se i cali di pressione sono accompagnati da dolore al petto, palpitazioni molto forti, fiato corto o se svieni senza avvertire alcun sintomo premonitore, è necessario consultare il medico. Potrebbe essere opportuno valutare se i farmaci che stai assumendo richiedano un aggiustamento o se esistano cause sottostanti legate alla funzionalità cardiaca o ormonale. Un diario in cui annoti quando e come avvengono questi cali può essere uno strumento prezioso per aiutare il medico a trovare la strategia clinica più adatta a te.

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