Proteine: ecco cosa devi sapere se hai più di 50 anni

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Con l’avanzare dell’età il fabbisogno nutrizionale cambia e tra i nutrienti che diventano particolarmente importanti dopo i 50 anni le proteine giocano un ruolo centrale.

Non solo servono a mantenere la massa muscolare, ma sono fondamentali per la salute del sistema immunitario, la funzionalità degli organi, la cicatrizzazione delle ferite e il mantenimento di un buon metabolismo.

Perché le proteine sono così importanti dopo i 50 anni

Coppia sorridente al parco

Shutterstock/719466850

A partire dai 50-60 anni, il nostro corpo inizia a perdere massa muscolare a una velocità che può arrivare al 1-2% all’anno. Questo processo si chiama sarcopenia e, se non contrastato, può portare a:

  • perdita di forza e funzionalità (difficoltà a salire le scale, alzarsi dalla sedia, camminare a lungo)
  • aumento del rischio di cadute e fratture
  • peggioramento della qualità della vita e perdita di autonomia

Le proteine sono i “mattoni” con cui il corpo costruisce e ripara i muscoli, tuttavia in età avanzata, il corpo risponde meno efficacemente alle proteine alimentari, un fenomeno noto come anabolic resistance (resistenza anabolica).

Per questo motivo, servono più proteine per ottenere lo stesso effetto che si avrebbe a 30 anni.

Quante proteine servono davvero?

Le linee guida classiche suggeriscono un’assunzione minima di:

  • 0,8-0,9 grammi di proteine per kg di peso corporeo al giorno per adulti sani

Ma questa quantità non è sufficiente per chi ha superato i 50 anni e vuole preservare la massa muscolare e la funzionalità fisica.

Secondo le più recenti raccomandazioni le persone oltre i 50-60 anni dovrebbero consumare almeno:

  • Anziani sani (oltre i 60-65 anni): 1,0 – 1,2 g/kg di peso corporeo/die. Questo intervallo è considerato ottimale per il mantenimento della massa muscolare e della funzionalità fisica nella popolazione anziana in buone condizioni di salute. Si tratta di un valore superiore rispetto allo standard di 0,8 g/kg/die raccomandato per gli adulti più giovani, a testimonianza del fatto che l’organismo anziano utilizza le proteine in modo meno efficiente.
  • Anziani con malattie croniche o stress fisiologici acuti: 1,2 – 1,5 g/kg di peso corporeo/die. In presenza di condizioni patologiche croniche (come malattie cardiovascolari, diabete, BPCO) o durante eventi acuti (come interventi chirurgici o traumi), il fabbisogno proteico aumenta significativamente. Le proteine sono infatti essenziali per supportare la risposta immunitaria, i processi infiammatori e la riparazione dei tessuti.
  • Anziani con malnutrizione, infezioni gravi o durante la convalescenza: fino a 2,0 g/kg di peso corporeo/die. In situazioni di severo stress metabolico, come in caso di malnutrizione conclamata, infezioni sistemiche o durante il recupero da una malattia debilitante, può essere necessario un apporto proteico ancora più elevato. Questo livello di assunzione mira a contrastare il catabolismo proteico accelerato e a favorire il recupero della massa magra e delle funzioni vitali.

È importante sottolineare che queste raccomandazioni si rivolgono alla maggior parte della popolazione anziana, ma in presenza di specifiche condizioni, come una malattia renale cronica avanzata (non in dialisi), potrebbe essere necessario un approccio più cauto e personalizzato, sotto stretto controllo medico, per evitare un sovraccarico della funzione renale.

Da quali fonti prendere le proteine?

Le proteine si trovano in numerosi alimenti, sia di origine animale che vegetale ed è utile variare le fonti per assicurarsi anche un buon apporto di altri nutrienti come ferro, zinco, vitamina B12 e fibre.

Fonti proteiche animali

  • carne (meglio bianca o magra, ma attenzione al contenuto di grassi saturi)
  • pesce (ottimo anche per gli omega-3)
  • uova
  • latticini
  • formaggi magri o freschi

Fonti proteiche vegetali

Nota importante: le proteine animali sono generalmente più “complete” (contengono tutti gli aminoacidi essenziali), ma una dieta varia e ben combinata può soddisfare pienamente i bisogni anche con fonti vegetali.

Quando mangiarle? Meglio distribuirle nella giornata

Uno degli errori più comuni è mangiare poche proteine a colazione e pranzo, e concentrarle quasi tutte a cena. Questo riduce l’efficienza con cui il corpo le utilizza.

L’ideale è distribuire le proteine in modo uniforme nei 3 pasti principali (colazione, pranzo, cena), arrivando ad almeno 25–30 grammi di proteine per pasto.

Integrare o no?

Per la maggior parte delle persone, non è necessario ricorrere a integratori proteici se l’alimentazione è ben pianificata.

Tuttavia in alcune situazioni può essere utile usare integratori proteici (come le proteine del siero del latte o quelle vegetali isolate):

  • in caso di scarso appetito o difficoltà a masticare
  • in presenza di patologie croniche debilitanti
  • in caso di malnutrizione o sarcopenia conclamata

Questa scelta va sempre discussa con il proprio medico o un dietista, perché un eccesso proteico può essere dannoso in presenza di insufficienza renale, anche lieve.

E se ho problemi ai reni?

Le persone con malattia renale cronica (soprattutto in stadi avanzati) devono seguire un regime a contenuto proteico controllato, spesso più basso della media. Tuttavia, negli anziani senza problemi renali noti, non ci sono prove che un’assunzione proteica più alta sia dannosa.

È comunque essenziale controllare periodicamente la funzionalità renale (creatinina, filtrato glomerulare), specie se si aumenta l’apporto proteico o si usano integratori.

Il ruolo dell’attività fisica

Le proteine da sole non bastano. Per contrastare la perdita muscolare servono anche esercizi di resistenza (come pesi, bande elastiche, squat, affondi) almeno 2-3 volte a settimana. L’attività fisica stimola il muscolo a “usare” le proteine introdotte con la dieta per crescere o mantenersi.

Chi assume abbastanza proteine ma ha una vita sedentaria non otterrà un effetto significativo sul muscolo.

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