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Gli “antiacidi forti” più usati, cioè gli inibitori di pompa protonica (IPP), entrano in una nuova cornice di regole per la rimborsabilità a carico del Servizio sanitario nazionale.
AIFA ha infatti introdotto la nuova Nota “N01”, che sostituisce e abroga le precedenti Note 1 e 48, con l’obiettivo di chiarire quando questi farmaci possono essere prescritti “in fascia A”, cioè senza pagarli (o con ticket, secondo Regione e situazione personale).

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Quali sono i farmaci coinvolti
La Nota N01 riguarda questi IPP: esomeprazolo, lansoprazolo, omeprazolo, pantoprazolo e rabeprazolo, in vari dosaggi e formulazioni.
Non “cambia” quale molecola sia più efficace in assoluto per tutti, cambia soprattutto l’appropriatezza della prescrizione e, quindi, la possibilità di averli rimborsati dal SSN in base all’indicazione.
Quando puoi averli “gratis” con il SSN
In pratica, l’IPP può essere rimborsabile se viene prescritto per una delle indicazioni previste dalla Nota N01, con durata e modalità coerenti.
Reflusso gastroesofageo
Per la malattia da reflusso (GERD) la Nota indica un ciclo di 4-8 settimane, con rivalutazione clinica alla fine. Se i sintomi migliorano, l’obiettivo è sospendere o ridurre, per esempio con uso “al bisogno” (on-demand). La terapia cronica va evitata se non ci sono indicazioni chiare.
La terapia di mantenimento è prevista solo per chi ha recidive frequenti o sintomi che tornano alla sospensione, oppure per malattia complicata come esofagite erosiva moderata-severa o stenosi esofagee, e va fatta con il dosaggio minimo efficace, rivalutando ogni 6-12 mesi.
Protezione dello stomaco durante terapie “a rischio”
Qui c’è una delle aree più importanti: la prevenzione di complicanze gravi (sanguinamento, perforazione) del tratto digestivo superiore in chi assume cronicamente farmaci che aumentano il rischio, cioè FANS (antinfiammatori), anticoagulanti o corticosteroidi sistemici.
La rimborsabilità come “profilassi primaria” è prevista solo se sei ad alto rischio e/o hai età pari o superiore ai 65 anni, e rientri in una delle condizioni elencate (FANS cronici, anticoagulanti, doppia antiaggregazione, corticosteroidi). Tra i criteri di alto rischio sono citati esempi come cirrosi con ipertensione portale, insufficienza renale cronica avanzata o comorbidità gravi. La durata dell’IPP deve seguire la durata della terapia “a rischio”, poi va sospeso se non ci sono altri motivi per continuare.
Se invece hai già avuto ulcera o sanguinamento da ulcera (profilassi secondaria), l’IPP va mantenuto per tutta la durata della terapia “a rischio”, con rivalutazione ogni 6-12 mesi.
Ulcera peptica
Per l’ulcera peptica la Nota prevede 4-8 settimane a dosaggio standard, con rivalutazione clinica e, quando necessario, strumentale.
Eradicazione di Helicobacter pylori
Gli IPP sono rimborsati in combinazione con antibiotici per eradicare H. pylori quando l’infezione è documentata, soprattutto se associata a ulcera gastrica o duodenale, linfoma MALT o dispepsia resistente. La durata è 10-14 giorni secondo lo schema usato. Dopo, in assenza di ulcera attiva, è indicata la sospensione dell’IPP.
Sindromi ipersecretorie
In condizioni come la sindrome di Zollinger-Ellison, la terapia a lungo termine può essere giustificata, ma con dose titolata al minimo efficace e controlli periodici.
Perché AIFA insiste su rivalutazione e stop quando possibile
La Nota N01 esplicita che l’uso cronico va limitato e rivalutato periodicamente, perché l’impiego prolungato è associato a possibili eventi avversi, come infezioni gastrointestinali, disbiosi, carenze di vitamina B12 e magnesio, rischio di osteoporosi e problemi renali. Per questo, quando i sintomi sono sotto controllo, si deve puntare a ridurre o sospendere.
Per approfondire: Gli effetti collaterali dei gastroprotettori
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