- Cos’è un tumore benigno al cervello?
- Perché un tumore benigno del cervello può comunque preoccupare?
- Quali sono i sintomi di un tumore benigno al cervello?
- Come si diagnostica un tumore benigno al cervello?
- Come si cura un tumore benigno al cervello?
- Quanto si vive con un tumore benigno al cervello?
- Fonti e bibliografia
Cos’è un tumore benigno al cervello?
Un tumore benigno del cervello è una massa di cellule che, nella maggior parte dei casi, cresce lentamente all’interno del cranio, ma cosa significa esattamente benigno?
Le cellule che formano un tumore benigno si moltiplicano più del normale. In genere la massa rimane localizzata, non infiltra in modo distruttivo i tessuti circostanti e non forma metastasi in altri organi. Il comportamento biologico, tuttavia, varia in base al tipo di tumore, alla sede e al grado definito dalla classificazione internazionale.
Un tumore benigno, quindi, non è considerato un cancro. Può comunque diventare voluminoso, comprimere strutture importanti o compromettere funzioni neurologiche, visive, uditive oppure ormonali.
Perché un tumore benigno del cervello può comunque preoccupare?

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A differenza di tumori benigni localizzati in altre parti del corpo, nel cranio lo spazio disponibile è limitato dalla rigidità delle ossa. Crescendo, la massa può quindi comprimere il cervello, i nervi cranici o i vasi sanguigni e, in alcuni casi, ostacolare la circolazione del liquido cerebrospinale o provocare gonfiore dei tessuti circostanti.
Quali sono i sintomi di un tumore benigno al cervello?
La pressione esercitata dal tumore e la sua posizione possono causare sintomi sovrapponibili a quelli di un tumore maligno del cervello, come
- mal di testa persistente o progressivamente più frequente, soprattutto se associato ad altri disturbi (per approfondire: Mal di testa e tumore al cervello),
- crisi convulsive,
- problemi di equilibrio,
- disturbi visivi e uditivi, alterazioni dell’olfatto,
- difficoltà di memoria, concentrazione o linguaggio,
- cambiamenti del comportamento o della personalità,
- debolezza o paralisi di una parte del corpo,
- nausea e vomito.
Questi sintomi possono avere molte altre cause e non indicano necessariamente un tumore. Richiedono tuttavia una valutazione medica, soprattutto se sono nuovi, persistenti o in peggioramento. Un tumore benigno deve sempre essere valutato da specialisti, ma non richiede necessariamente un intervento chirurgico.
Come si diagnostica un tumore benigno al cervello?
La diagnosi inizia dalla raccolta dei sintomi, della loro evoluzione e della storia clinica. Il medico esegue quindi un esame neurologico per valutare, tra le altre funzioni, forza, sensibilità, coordinazione, equilibrio, riflessi, vista, udito, linguaggio e capacità cognitive.
In base alla sede sospetta possono essere necessari accertamenti mirati. Per esempio, si possono effettuare un esame del campo visivo e una valutazione ormonale per le masse vicine all’ipofisi, oppure esami dell’udito e dell’equilibrio quando si sospetta uno schwannoma vestibolare o neurinoma dell’acustico.
Risonanza magnetica e altri esami
La risonanza magnetica dell’encefalo, generalmente eseguita prima e dopo la somministrazione di mezzo di contrasto, è l’esame di riferimento. Permette di definire posizione, dimensioni e rapporti della massa con le strutture circostanti. Le immagini possono suggerire con buona probabilità la natura del tumore, ma non sempre consentono di distinguerlo con certezza da altre lesioni.
La tomografia computerizzata, o TC, può essere utilizzata nelle urgenze, quando la risonanza è controindicata oppure per studiare meglio calcificazioni e coinvolgimento delle ossa. Tecniche avanzate di risonanza, angiografia o PET non sono esami di routine e vengono riservate ai casi in cui possano chiarire la diagnosi o modificare la scelta terapeutica.
Non esistono marcatori tumorali nel sangue utilizzabili di routine per diagnosticare un generico tumore cerebrale benigno. Gli esami ematici servono soprattutto a valutare le condizioni generali, escludere altre cause dei sintomi o misurare gli ormoni quando è interessata l’ipofisi.
Esame del tessuto tumorale
La diagnosi definitiva del tipo e del grado del tumore richiede spesso l’esame al microscopio di un campione ottenuto con la chirurgia o, più raramente, con una biopsia. Sul tessuto possono essere eseguite anche analisi molecolari utili a classificare meglio la lesione e a stimarne il comportamento.
La biopsia non è però sempre necessaria. Se una massa piccola e senza sintomi presenta caratteristiche radiologiche tipiche e si decide di sorvegliarla, la diagnosi può rimanere inizialmente presunta. Gli specialisti confronteranno nel tempo le risonanze per verificare se la lesione rimane stabile o cresce.
La diagnosi differenziale comprende tumori di altro tipo, metastasi, malformazioni vascolari, infezioni e malattie infiammatorie. Per questo motivo è importante che il caso venga esaminato da un gruppo multidisciplinare con competenze in neuroradiologia, neurochirurgia, neurologia, anatomia patologica, radioterapia e, quando necessario, endocrinologia o otorinolaringoiatria. Non sono previsti esami di screening per la popolazione generale.
Come si cura un tumore benigno al cervello?
Gli obiettivi della cura sono controllare la crescita del tumore, ridurre la pressione sulle strutture nervose, alleviare i sintomi e preservare il più possibile le funzioni neurologiche, sensoriali e ormonali. Il trattamento viene personalizzato in base al tipo di tumore, alla sede, alle dimensioni, alla velocità di crescita, ai sintomi, all’età, alle condizioni generali e alle preferenze della persona.
Le principali possibilità sono la sorveglianza con risonanze periodiche, la chirurgia e la radioterapia. Alcuni tumori dell’ipofisi possono essere trattati principalmente con farmaci. La scelta dovrebbe essere discussa in un centro con esperienza nella specifica patologia.
Sorveglianza attiva
Per una massa piccola, scoperta casualmente, priva di sintomi e con caratteristiche rassicuranti, la prima opzione può essere l’osservazione. Si programmano visite e risonanze magnetiche a intervalli stabiliti dallo specialista, senza iniziare subito un trattamento.
Questo approccio evita i rischi di una terapia non necessaria, ma richiede controlli regolari. La comparsa di sintomi o una crescita documentata possono rendere opportuno intervenire. La frequenza e la durata del follow-up dipendono dal tipo di tumore, dalla sede, dall’età e dall’andamento delle immagini precedenti.
Chirurgia
La chirurgia è generalmente indicata quando il tumore provoca sintomi, cresce nel tempo, comprime strutture importanti o rende necessario ottenere una diagnosi istologica. L’obiettivo è rimuovere la massa in modo sicuro e, quando possibile, completamente.
Una resezione completa può essere curativa per numerosi tumori benigni. Se però la massa aderisce a nervi, vasi sanguigni o aree cerebrali essenziali, lasciare una piccola parte può essere più sicuro che tentare una rimozione radicale. L’eventuale residuo potrà essere sorvegliato o trattato successivamente.
I rischi dipendono soprattutto dalla sede e comprendono sanguinamento, infezione, crisi convulsive, perdita di liquido cerebrospinale e deficit neurologici, visivi, uditivi o ormonali. Alcuni disturbi sono temporanei, mentre altri possono essere permanenti. Benefici e rischi devono essere valutati individualmente con il neurochirurgo.
Radioterapia e radiochirurgia stereotassica
La radioterapia può essere proposta per tumori non operabili, residui in crescita o recidive, oppure quando la chirurgia comporterebbe rischi eccessivi. In casi selezionati si utilizza la radiochirurgia stereotassica, che concentra una dose elevata di radiazioni sulla lesione in una o poche sedute. Non si tratta di un intervento chirurgico tradizionale e non comporta l’apertura del cranio.
Questi trattamenti mirano soprattutto a bloccare la crescita: la massa può ridursi lentamente o rimanere stabile, senza necessariamente scomparire. Sono più adatti a lesioni relativamente piccole e ben delimitate; per tumori voluminosi o vicini a strutture particolarmente sensibili può essere preferibile una radioterapia suddivisa in più sedute.
Gli effetti indesiderati possono comprendere stanchezza, irritazione cutanea, perdita localizzata dei capelli e gonfiore temporaneo. A distanza di tempo possono verificarsi, meno frequentemente, danni ai tessuti vicini, alterazioni cognitive o ormonali e radionecrosi, cioè sofferenza del tessuto irradiato. Il rischio di un secondo tumore causato dalle radiazioni è molto basso, ma viene considerato soprattutto nelle persone giovani.
Farmaci e controllo dei sintomi
La chemioterapia non rappresenta un trattamento standard per la maggior parte dei tumori cerebrali benigni. Farmaci antitumorali o terapie mirate vengono presi in considerazione solo per particolari diagnosi, forme aggressive o recidive non controllabili con le opzioni abituali, spesso nell’ambito di centri specialistici.
Un’importante eccezione è rappresentata da alcuni tumori dell’ipofisi che producono ormoni. Nei prolattinomi, per esempio, i farmaci dopamino-agonisti sono spesso la prima scelta perché possono ridurre sia la prolattina sia le dimensioni della massa. Altri adenomi ipofisari possono richiedere farmaci specifici, chirurgia o una combinazione di trattamenti. Queste terapie necessitano di controlli endocrinologici e possono avere effetti indesiderati e controindicazioni.
I corticosteroidi possono ridurre temporaneamente il gonfiore cerebrale e migliorare i sintomi da compressione, ma non eliminano il tumore. Devono essere utilizzati solo su prescrizione, alla dose minima efficace e per il minor tempo possibile, perché un impiego prolungato può causare aumento della glicemia, insonnia, alterazioni dell’umore, debolezza muscolare, infezioni e problemi ossei.
Chi ha avuto una crisi convulsiva può aver bisogno di un farmaco anticrisi. Questi medicinali non vengono invece prescritti sistematicamente a chi non ha mai avuto convulsioni, salvo specifiche indicazioni legate all’intervento. Eventuali carenze ormonali richiedono una terapia sostitutiva. Fisioterapia, logopedia, riabilitazione cognitiva e sostegno psicologico possono aiutare a recuperare autonomia e qualità di vita.
Stile di vita e follow-up
Nessuna dieta, integratore o rimedio casalingo ha dimostrato di poter far regredire un tumore cerebrale benigno. Un’alimentazione equilibrata, attività fisica adattata alle proprie capacità, sonno regolare e astensione dal fumo possono favorire il benessere generale e il recupero, ma non sostituiscono le cure. Integratori e prodotti erboristici devono essere discussi con il medico perché possono interferire con farmaci, anestesia o coagulazione.
Dopo il trattamento sono necessari controlli clinici e risonanze con una frequenza personalizzata. Il follow-up serve a individuare un eventuale residuo in crescita o una recidiva e a controllare gli effetti tardivi delle terapie. In presenza di crisi convulsive o deficit neurologici è inoltre necessario chiedere al medico indicazioni sulla guida e sulle attività potenzialmente pericolose.
Una prima crisi convulsiva, una perdita improvvisa di coscienza, un forte mal di testa comparso bruscamente, vomito ripetuto, rapido peggioramento della vista, confusione o nuova debolezza di un lato del corpo richiedono una valutazione urgente. Sintomi meno improvvisi ma persistenti o in peggioramento devono essere segnalati al medico o allo specialista.
Quanto si vive con un tumore benigno al cervello?
La prognosi è spesso favorevole, ma non può essere definita soltanto dalla parola “benigno”. Dipende dal tipo e dal grado del tumore, dalla sede, dalle dimensioni, dalla possibilità di controllarlo senza danneggiare strutture importanti, dall’età e dalle condizioni generali.
Molti tumori possono essere rimossi completamente oppure rimanere stabili per anni con la sola sorveglianza. Altri possono ricrescere dopo una rimozione parziale o, più raramente, anche dopo una resezione completa. Una recidiva non significa necessariamente che il tumore sia diventato maligno. Solo alcune specifiche forme possono acquisire nel tempo caratteristiche più aggressive, mentre la diffusione fuori dal sistema nervoso centrale è eccezionale.
La sopravvivenza è quindi spesso elevata, anche se variabile da una forma all’altra. I dati riportati da Cancer Research UK, provenienti soprattutto da registri statunitensi e non direttamente applicabili al singolo paziente, indicano che
- per i tumori benigni della guaina nervosa, categoria che comprende lo schwannoma vestibolare, la sopravvivenza relativa a 5 anni è pari a circa il 99%;
- per i tumori dell’ipofisi la sopravvivenza relativa supera il 95% a 5 anni ed è pari a circa il 95% a 10 anni;
- per gli emangioblastomi e tumori affini la sopravvivenza relativa si avvicina al 95% a 5 e 10 anni;
- per i craniofaringiomi la sopravvivenza relativa è pari a circa l’85% a 5 anni e all’80% a 10 anni.
Queste percentuali descrivono grandi gruppi di persone e non permettono di prevedere il decorso individuale. Inoltre, anche quando la sopravvivenza è molto alta, possono essere necessari controlli prolungati e cure per disturbi neurologici, visivi, uditivi o ormonali.
Fonti e bibliografia
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.