Introduzione
Una tendinopatia calcifica è un disturbo della spalla caratterizzato dalla formazione di depositi di calcio in uno o più tendini della cuffia dei rotatori, il complesso di muscoli e tendini con il fondamentale compito di stabilizzare l’articolazione.
La causa è sconosciuta, ma i sintomi spesso hanno purtroppo un profondo impatto sulla qualità di vita del paziente, che può lamentare dolore e disfunzione della spalla (la sede più comune).
Fortunatamente molti casi si risolvono spontaneamente o mediante una semplice gestione conservativa; solo raramente sono invece necessarie misure terapeutiche più invasive.

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Cause
La tendinopatia calcifica è un’affezione dei tendini in cui si osserva la presenza di depositi di calcio in forma di cristalli (tipicamente idrossiapatite); la causa esatta rimane ad oggi sconosciuta e non viene generalmente considerata una semplice conseguenza di un trauma o dell’eccessivo utilizzo, come avviene in altre patologie ortopediche di origine sportiva o professionale, per esempio il gomito del tennista. Solo raramente si osserva come parte del quadro di una malattia sistemica, sebbene possa essere associata a diabete, disturbi della tiroide o calcoli renali.

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Ci sono ipotesi che vertono su una possibile predisposizione genetica, che trova parziale conferma dalla frequenza relativamente alta di occorrenza bilaterale (entrambe le spalle), ma non esistono ancora prove certe.
Sebbene i depositi possano essere osservati in diversi punti del corpo, il caso senza dubbio più comune è quello della spalla, a livello dei tendini costituenti la cuffia dei rotatori.
Fattori di rischio
I soggetti che più spesso sviluppano depositi di calcio sono adulti di età compresa tra 30 e 50 anni, due volte più spesso nelle donne rispetto agli uomini.
Non sembra essere associato alla pratica di attività fisica.
Sintomi
I depositi possono essere asintomatici e venire scoperti per caso durante un esame eseguito per altri motivi. Quando provocano disturbi, i sintomi più comuni sono:
- dolore cronico durante alcuni movimenti della spalla, in particolare sollevando il braccio davanti al corpo o sopra la testa;
- dolore acuto che può peggiorare durante la notte, spesso durante la fase di riassorbimento del deposito;
- riduzione della gamma di movimento.
Potrebbe manifestarsi una concomitante rigidità, che dà origine a un quadro clinico simile a quello della spalla congelata.
Alcuni pazienti tendono ad assumere una posizione antalgica (di sollievo dal dolore) tenendo la spalla ruotata verso l’interno ed evitando di sdraiarsi su quello stesso fianco.
È invece meno comune avvertire calore o manifestare rossore.
Diagnosi
La diagnosi nasce dalla combinazione tra sintomi, visita medica ed esami di imaging. La presenza di una calcificazione, infatti, non dimostra da sola che il deposito sia la causa del dolore: alcune calcificazioni vengono scoperte casualmente in persone prive di disturbi.
Durante l’anamnesi il medico valuta l’esordio e l’andamento del dolore, i movimenti che lo peggiorano, l’eventuale dolore notturno, traumi recenti, attività lavorative o sportive, terapie già provate e malattie associate. È importante segnalare anche dolore cervicale, formicolii, perdita di sensibilità, febbre o altri sintomi generali.
L’esame obiettivo comprende l’osservazione della spalla e la valutazione dei movimenti attivi e passivi, della forza e delle attività che provocano dolore. Il medico può eseguire test specifici per la cuffia dei rotatori e controllare il collo e la funzione neurologica del braccio.
La radiografia è generalmente l’esame più semplice per confermare e localizzare i depositi di calcio. Può inoltre fornire informazioni sulla loro forma e dimensione e aiutare a escludere artrosi, fratture o altre alterazioni ossee.
L’ecografia può individuare e caratterizzare la calcificazione, valutare i tendini e la borsa subacromiale e riconoscere condizioni associate, come una borsite o una lesione della cuffia. È particolarmente utile quando si sta considerando una procedura ecoguidata. Il risultato dipende tuttavia dall’esperienza dell’operatore.
La risonanza magnetica non è normalmente necessaria per confermare una tendinopatia calcifica. Può essere richiesta nei casi dubbi, dopo un trauma, quando si sospetta una lesione significativa della cuffia o quando i sintomi persistono nonostante un trattamento adeguato. La calcificazione può risultare meno chiaramente riconoscibile alla risonanza rispetto alla radiografia o all’ecografia.
Gli esami del sangue non sono indicati di routine. Vengono valutati solo in situazioni selezionate, per esempio in presenza di febbre, segni di infezione, manifestazioni in più articolazioni o sospetto di una malattia metabolica o sistemica.
La diagnosi differenziale comprende tendinopatia o rottura della cuffia dei rotatori, borsite subacromiale, spalla congelata, artrosi, disturbi del tendine del bicipite e dolore proveniente dalla colonna cervicale. In presenza di trauma importante, deformità, febbre, arrossamento marcato, dolore toracico, debolezza improvvisa o sintomi neurologici è necessaria una valutazione tempestiva.
Cura
Gli obiettivi della cura sono ridurre il dolore, recuperare il movimento e la funzione della spalla e prevenire una rigidità persistente. Molti casi migliorano senza procedure invasive, ma il decorso può durare settimane o mesi e non è possibile prevedere con precisione quando il deposito verrà riassorbito.
Il trattamento viene scelto in base all’intensità e alla durata dei sintomi, al grado di limitazione funzionale, alle caratteristiche della calcificazione e alle condizioni generali del paziente. La scomparsa completa del deposito alla radiografia non è sempre necessaria per ottenere un miglioramento clinico.
Trattamento iniziale
Nella fase dolorosa può essere utile modificare temporaneamente le attività che provocano il sintomo, soprattutto i movimenti ripetuti sopra la testa. Non è invece consigliabile immobilizzare a lungo la spalla, perché aumenta il rischio di rigidità e perdita di forza.
Per controllare il dolore possono essere impiegati paracetamolo o farmaci antinfiammatori non steroidei per periodi limitati, se appropriati per il singolo paziente. Gli antinfiammatori possono causare disturbi gastrointestinali e aumentare alcuni rischi renali o cardiovascolari; chi soffre di ulcera, malattie renali o cardiache, assume anticoagulanti o è in gravidanza dovrebbe chiedere consiglio al medico prima di utilizzarli. Il paracetamolo deve essere assunto rispettando le dosi indicate, soprattutto in presenza di malattie del fegato o consumo elevato di alcol.
La fisioterapia si basa soprattutto su un programma attivo e personalizzato. Nella fase più dolorosa vengono privilegiati movimenti delicati per preservare la mobilità; quando il dolore lo consente si introducono esercizi di controllo e rinforzo della cuffia dei rotatori e dei muscoli della scapola. Gli esercizi dovrebbero essere adattati alla tolleranza individuale: un lieve fastidio può essere accettabile, mentre un peggioramento intenso o prolungato richiede una modifica del programma.
Infiltrazioni
Se il dolore rimane intenso e impedisce il sonno o la riabilitazione, il medico può valutare l’infiltrazione con cortisonici nella borsa subacromiale. Può offrire sollievo nel breve periodo, ma non elimina direttamente il deposito e non rappresenta normalmente la prima scelta.
Quando disponibile, la guida ecografica consente di posizionare il farmaco con maggiore precisione. Tra i possibili effetti indesiderati rientrano dolore transitorio dopo l’iniezione, aumento temporaneo della glicemia, soprattutto nelle persone con diabete, alterazioni della pelle e, raramente, infezione o danno tendineo. Le infiltrazioni ripetute devono quindi essere valutate con prudenza.
Lavaggio ecoguidato e onde d’urto
Nei casi persistenti non migliorati con il trattamento iniziale può essere preso in considerazione il lavaggio percutaneo ecoguidato, chiamato anche barbotage o litoclasia. Dopo anestesia locale, uno o più aghi vengono introdotti nel deposito sotto guida ecografica per frammentarlo, irrigarlo con soluzione fisiologica ed eventualmente aspirarne parte del contenuto.
Le evidenze sul beneficio del lavaggio non sono del tutto concordi: alcune analisi indicano un miglioramento del dolore e una maggiore riduzione del deposito, mentre studi controllati più rigorosi non hanno confermato un vantaggio duraturo rispetto a una procedura simulata. Deve quindi essere proposto da uno specialista a pazienti selezionati, spiegando che il risultato non è garantito. Dopo la procedura possono comparire dolore, infiammazione della borsa, capogiro o una reazione vagale; sanguinamento e infezione sono rari.
Le onde d’urto extracorporee trasmettono impulsi acustici dall’esterno verso la calcificazione. Possono essere considerate in alcuni casi cronici dopo il fallimento delle misure iniziali, ma i protocolli variano e le evidenze sulla reale entità del beneficio rimangono incerte. Il trattamento può risultare doloroso e provocare arrossamento, lividi o un temporaneo aumento dei sintomi. La scelta deve tenere conto anche di disturbi della coagulazione, farmaci anticoagulanti e altre controindicazioni valutate dal medico.
Chirurgia
La chirurgia è riservata a una minoranza di pazienti con dolore e disabilità persistenti nonostante un percorso conservativo adeguato e, quando indicato, procedure meno invasive. Prima dell’intervento è necessario verificare che la calcificazione sia realmente responsabile dei sintomi e valutare eventuali lesioni associate.
L’operazione viene generalmente eseguita in artroscopia per rimuovere il deposito. Se nel tendine rimane un difetto rilevante può essere necessaria anche la riparazione della cuffia dei rotatori. La decompressione subacromiale o acromioplastica non viene aggiunta automaticamente, ma soltanto quando esiste una specifica indicazione anatomica o clinica.
L’intervento può migliorare dolore e funzione, ma richiede riabilitazione e non garantisce un recupero immediato. I rischi comprendono rigidità, infezione, sanguinamento, lesioni tendinee, dolore persistente e complicanze legate all’anestesia.
Stile di vita e gestione quotidiana
Durante il recupero è utile mantenersi attivi senza forzare ripetutamente la spalla dolorante. L’applicazione di ghiaccio avvolto in un panno per brevi periodi può offrire un sollievo temporaneo nelle fasi acute, ma non scioglie la calcificazione. Sono consigliabili una ripresa graduale delle attività, pause durante i lavori ripetitivi e l’adattamento temporaneo dei gesti sportivi o professionali. Integratori e diete specifiche non hanno dimostrato di eliminare i depositi di calcio.
Controlli e invio allo specialista
Il follow-up si basa soprattutto sull’andamento del dolore, della mobilità e della capacità di svolgere le attività quotidiane. Non sempre è necessario ripetere frequentemente radiografie o ecografie se i sintomi stanno migliorando.
È opportuno rivolgersi a un fisiatra, ortopedico o altro specialista della spalla se il dolore è molto intenso, la diagnosi è incerta o non si osserva un miglioramento significativo dopo un percorso conservativo adeguato, in genere entro alcune settimane e comunque entro circa tre mesi. Una valutazione più rapida è necessaria in caso di febbre, gonfiore o rossore marcati, trauma, improvvisa perdita di forza, formicolii persistenti o incapacità di muovere il braccio.
Fonti e bibliografia
- UpToDate
- Calcific tendinitis of the shoulder – Joints. 2014 Jul-Sep; 2(3): 130–136
- Wikipedia EN
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.