Tendinosi calcifica: cause, sintomi e cura

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Introduzione

Una tendinopatia calcifica è un disturbo della spalla caratterizzato dalla formazione di depositi di calcio in uno o più tendini della cuffia dei rotatori, il complesso di muscoli e tendini con il fondamentale compito di stabilizzare l’articolazione.

La causa è sconosciuta, ma i sintomi spesso hanno purtroppo un profondo impatto sulla qualità di vita del paziente, che può lamentare dolore e disfunzione della spalla (la sede più comune).

Fortunatamente molti casi si risolvono spontaneamente o mediante una semplice gestione conservativa; solo raramente sono invece necessarie misure terapeutiche più invasive.

Dolore alla spalla

Shutterstock/Peerayot

Cause

La tendinopatia calcifica è un’affezione dei tendini in cui si osserva la presenza di depositi di calcio in forma di cristalli (tipicamente idrossiapatite); la causa esatta rimane ad oggi sconosciuta, ma si esclude che possa trattarsi della conseguenza di un trauma o di un eccessivo utilizzo (come altre patologie ortopediche ad origine sportivo/professionale, come il gomito del tennista) e solo raramente si osserva come parte del quadro di una malattia sistemica, sebbene possa essere associata a diabete, disturbi della tiroide o calcoli renali.

Tendinosi calcifica della spalla

Shutterstock/Chu KyungMin

Ci sono ipotesi che vertono su una possibile predisposizione genetica, che trova parziale conferma dalla frequenza relativamente alta di occorrenza bilaterale (entrambe le spalle), ma non esistono ancora prove certe.

Sebbene i depositi possano essere osservati in diversi punti del corpo, il caso senza dubbio più comune è quello della spalla, a livello dei tendini costituenti la la cuffia dei rotatori.

Fattori di rischio

I soggetti che più spesso sviluppano depositi di calcio sono adulti di età compresa tra 30 e 50 anni, due volte più spesso nelle donne rispetto agli uomini.

Non sembra essere associato alla pratica di attività fisica.

Sintomi

Circa 4 pazienti su 5 affetti da depositi di calcio lamenta sintomi, tipicamente

  • dolore cronico durante alcuni movimenti della spalla (in particolare durante la flessione in avanti, ovvero sollevando il braccio davanti al corpo)
  • o dolore acuto acuto che peggiora durante la notte (spesso durante la fase di riassorbimento, ovvero di guarigione)
  • riduzione della gamma di movimento.

Potrebbe manifestarsi una concomitante rigidità, che dà origine a un quadro clinico simile a quello della spalla congelata.

Alcuni pazienti tendono ad assumere una posizione antalgica (di sollievo dal dolore) tenendo la spalla ruotata verso l’interno ed evitando di sdraiarsi su quello stesso fianco.

È invece meno comune avvertire calore o manifestare rossore.

Diagnosi

La tendinite calcifica viene tipicamente ipotizzata durante la visita e confermata con una radiografia.

Cura

La quasi totalità dei pazienti tende alla risoluzione spontanea (mediamente in 6 settimane), a prescindere da eventuali trattamenti che dovrebbero quindi essere limitati ad un’eventuale gestione del dolore.

È quindi comune il ricorso a farmaci antinfiammatori, eventualmente associati a riposo dell’articolazione interessata e fisioterapia per la prevenzione dell’insorgenza di rigidità.

In assenza di una risposta soddisfacente ai tradizionali antidolorifici è possibile valutare l’infiltrazione con cortisonici, il cui beneficio va tuttavia soppesato con il rischio di un possibile ritardo nel processo di guarigione.

Una possibile alternativa ai casi refrattari al trattamento è costituita da trattamenti più invasivi, in cui mediante guida ecografica si introduce un piccolo ago fino al sito interessato per poi iniettare soluzione salina per favorire la dissoluzione del calcio e lidocaina (anestetico locale) per sollevare dal dolore. Sono inoltre valutabili le onde d’urto, in cui vengono utilizzati impulsi sonori per rompere il deposito e favorire la guarigione (con un procedimento simile a quello usato per il trattamento dei calcoli renali).

La chirurgia è raccomandata solo nei casi più ostici (circa il 10%), dopo almeno 6 mesi di insoddisfacente trattamento conservativo: si procede in genere per via artroscopica alla rimozione delle calcificazioni, con un buon tasso di successo, in alternativa al tradizionale accesso a cielo aperto.

Fonti e bibliografia

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