Introduzione
Il gomito del tennista (epicondilite laterale) è un disturbo doloroso che colpisce non solo chi gioca a tennis, ma anche tutti coloro che fanno largo uso del braccio; si tratta di una forma di tendinite (o più correttamente tendinopatia) che provoca un caratteristico dolore all’esterno del gomito che, se non viene curato, può causare perdita di funzionalità e mobilità del braccio.
Spesso si verifica dopo un uso eccessivo di muscoli e tendini dell’avambraccio, vicino al giunto del gomito, a prescindere dal gesto sportivo che dà il nome al disturbo; in genere il paziente avverte fastidio e dolore:
- sulla parte esterna dell’avambraccio superiore, appena sotto la curvatura del gomito,
- quando si solleva o piega il braccio,
- quando si stringono piccoli oggetti anche piccoli,
- quando si effettua un movimento di torsione, come ad esempio girare una maniglia o svitare un vasetto.
Risulta anche difficile estendere completamente il braccio.
La prognosi dell’epicondilite laterale è generalmente buona. La maggior parte dei pazienti troverà sollievo dal dolore entro 12 mesi dall’inizio di un corretto protocollo terapeutico (carico gestito, esercizi specifici e supporto farmacologico al bisogno). Per i pazienti che non migliorano con il trattamento iniziale possono essere utili varie forme di terapie infiltrative o strumentali avanzate.
Le terapie non chirurgiche sono efficaci in oltre il 90% dei casi, quindi si ricorre all’intervento solo come extrema ratio dopo il fallimento di almeno 6-12 mesi di cure conservative.

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Anatomia
Il gomito è un’articolazione che aiuta a flettere il braccio e a ruotare il palmo della mano: è formato da tre ossa:
- omero, l’osso dell’avambraccio superiore,
- radio,
- ulna.
Le ossa dell’articolazione si muovono grazie ai muscoli, che sono attaccati alle ossa grazie ad appositi tessuti detti tendini.
Le due protuberanze ossee nella parte inferiore dell’omero si chiamano epicondili. I tendini si attaccano all’omero proprio all’altezza degli epicondili.

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I tendini e i muscoli attaccati agli epicondili aiutano a estendere il polso e le dita. Se i tendini sono degenerati o infiammati e fanno male, il disturbo risultante è detto epicondilite laterale o gomito del tennista.
Cause
L’epicondilite è un infortunio dovuto a un uso eccessivo e protratto nel tempo del braccio, soprattutto quando si ripetono numerose volte specifici movimenti; l’esempio classico è il gesto atletico del tennis e di altri sport con la racchetta, ma il disturbo può colpire anche in altri ambiti sportivi e professionali, come ad esempio chi sta molto tempo con gli arti superiori fermi nella stessa posizione per altri motivi, come un dattilografo, un pianista o uno scrittore che usi la tastiera.
I tendini servono per estendere il polso e le dita, quindi se sono danneggiati da microtraumatismi in conseguenza di movimenti ripetitivi sportivi o lavorativi si inizia ad avvertire il dolore durante l’utilizzo del polso, dolore che poi si estende al braccio e in alcuni casi anche alla mano.
Generalizzando, si verifica quindi in tutti i casi in cui muscoli e tendini dell’avambraccio sono tesi a causa di un’attività ripetitiva e/o faticosa; possono esserne colpiti sia sportivi allenati, che persone comuni alle prese con attività come la decorazione e il giardinaggio, quando non c’è l’abitudine al gesto.
Nonostante il nome di “gomito del tennista” e nonostante sia indubbio che la pratica di sport con la racchetta aumenti il rischio di sviluppare la condizione (soprattutto ai primi allenamenti, se si gioca a lungo) si stima che solo il 5% dei soggetti che ne soffre si infortuni giocando.
Può infine essere innescata da traumi diretti del gomito.
Uomini e donne sono colpiti in egual misura e l’età media di insorgenza è tra i 40 e i 60 anni.
Sintomi
I sintomi tipici dell’epicondilite comprendono:
- dolore che si irradia dalla parte esterna del gomito fino all’avambraccio e al polso,
- dolore quando si usa il polso,
- debolezza dell’avambraccio,
- dolore che peggiora nel corso di settimane o mesi,
- dolore durante l’uso della mano per fare presa, come le strette di mano, e nei movimenti di torsione come girare una maniglia,
- dolore durante l’estensione del braccio,
- incapacità di tenere certi oggetti in mano, come ad esempio una penna.
L’entità del dolore è ampiamente variabile a seconda dei casi, da un leggero fastidio a quasi inabilità di movimento del braccio; in genere un utilizzo ripetuto del polso causa un peggioramento del dolore.
In alcuni pazienti il dolore può anche presentarsi quando il braccio è a riposo, oppure di notte.
Un episodio di epicondilite dura solitamente tra sei mesi e due anni, ma con un approccio terapeutico moderno si assiste a un miglioramento significativo o a un completo recupero molto prima, spesso entro pochi mesi.
Quando chiamare il medico
Si raccomanda di rivolgersi al medico quando i principali rimedi di automedicazione (gestione del carico, ghiaccio e l’uso di antidolorifici da banco) dopo alcuni giorni non migliorano la situazione.
È invece urgente la necessità di una visita se:
- il gomito è caldo e infiammato e/o c’è febbre,
- non è più possibile piegare il gomito,
- il gomito sembra deforme,
- si sospetta la rottura di un osso.
L’epicondilite non provoca complicazioni gravi, ma se non curata il dolore può cronicizzarsi e associarsi a processi degenerativi del tendine più difficili da trattare.
Diagnosi
La diagnosi di epicondilite è prevalentemente clinica e si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo condotto dal medico o dallo specialista ortopedico. Durante la visita, il medico valuta la localizzazione esatta del dolore e la sua risposta a specifiche manovre di provocazione.
Esame obiettivo e test clinici
Il medico esegue dei test specifici per sollecitare i tendini estensori del polso. I più comuni includono:
- Test di Cozen: il paziente stringe il pugno e cerca di estendere il polso contro la resistenza opposta dal medico.
- Test di Mill: il medico allunga passivamente i muscoli estensori flettendo il polso del paziente mentre il gomito è esteso.
- Test di Maudsley: il paziente cerca di estendere il dito medio contro resistenza, sollecitando specificamente il muscolo estensore breve del carpo.
La positività a questi test, unita alla dolorabilità alla palpazione dell’epicondilo laterale, conferma solitamente il sospetto diagnostico.
Imaging e approfondimenti strumentali
Sebbene la diagnosi clinica sia spesso sufficiente, il medico può richiedere esami strumentali per confermare il grado di danno tendineo o escludere altre patologie:
- Ecografia: rappresenta l’esame di primo livello. Permette di visualizzare segni di tendinopatia, come l’ispessimento del tendine, la presenza di micro-lacerazioni o la formazione di calcificazioni e nuovi vasi sanguigni (neovascolarizzazione).
- Radiografia (RX): utile principalmente per escludere altre cause di dolore al gomito, come l’artrosi o la presenza di frammenti ossei liberi.
- Risonanza magnetica (RM): indicata nei casi cronici o persistenti che non rispondono alla terapia, per una valutazione dettagliata del tessuto tendineo e per pianificare un eventuale intervento chirurgico.
- Elettromiografia (EMG): può essere richiesta se si sospetta una compressione nervosa (come la sindrome del tunnel radiale) che può simulare i sintomi del gomito del tennista.
Cura e terapia
L’obiettivo primario della cura è la riduzione del dolore e il ripristino della funzionalità del tendine attraverso la stimolazione dei processi di riparazione tissutale. Il protocollo moderno non prevede più il riposo assoluto, che potrebbe indebolire ulteriormente il tendine, ma un “carico ottimale” gestito professionalmente.
In oltre il 90% dei casi, l’approccio conservativo (non chirurgico) porta alla risoluzione del quadro clinico.
Approccio conservativo e gestione del carico
La prima fase del trattamento si concentra sul controllo dei sintomi e sulla modifica delle attività:
- Modifica dell’attività: identificare e modificare i gesti ripetitivi (lavorativi o sportivi) che sovraccaricano il tendine.
- Crioterapia: l’applicazione di ghiaccio per 15 minuti più volte al giorno rimane un presidio utile per la gestione del dolore acuto.
- Esercizio terapeutico: è il pilastro della riabilitazione. Gli esercizi di rinforzo eccentrico (dove il muscolo si allunga mentre è sotto tensione) e il “heavy slow resistance training” sono considerati i trattamenti più efficaci per indurre il rimodellamento del tendine.
Tutori
I tutori per l’epicondilite sono dispositivi progettati per cambiare il punto di applicazione della forza muscolare sul tendine, scaricando l’inserzione infiammata.
Generalmente si utilizza una fascia pressoria (bracciale per epicondilite) posizionata circa due dita sotto il gomito. Questo strumento è particolarmente utile durante la ripresa delle attività lavorative o sportive per prevenire riacutizzazioni del dolore.
Farmaci
La terapia farmacologica è di supporto e mira principalmente al sollievo sintomatico:
- Antinfiammatori non steroidei (FANS): l’uso di ibuprofene o naprossene per via orale è indicato solo per brevi periodi. I gel e le pomate antinfiammatorie locali hanno mostrato un’efficacia sovrapponibile con minori effetti collaterali sistemici.
- Paracetamolo: utile come analgesico puro se i FANS sono controindicati.
Le infiltrazioni di cortisone sono oggi meno raccomandate rispetto al passato: sebbene offrano un rapido sollievo a breve termine, possono indebolire il tendine e aumentare il rischio di recidive a lungo termine.
Fisioterapia e terapie strumentali
Il fisioterapista guida il paziente in un percorso personalizzato che può includere:
- Terapia manuale: mobilizzazioni del gomito e massaggio dei tessuti molli per migliorare la mobilità e ridurre la tensione muscolare.
- Onde d’urto focali (ESWT): una terapia strumentale di grande efficacia che stimola la vascolarizzazione e i processi riparativi del tendine nei casi cronici.
- Tecarterapia e Laser ad alta potenza: possono essere integrati per favorire la riduzione dell’edema e accelerare il metabolismo cellulare.
Tra le opzioni innovative, le infiltrazioni di **PRP (Plasma Ricco di Piastrine)** stanno guadagnando consenso per la loro capacità di favorire la rigenerazione del tessuto tendineo grazie ai fattori di crescita contenuti nelle piastrine del paziente stesso.
Chirurgia
L’intervento chirurgico è riservato ai pazienti con sintomi debilitanti che non rispondono a un trattamento conservativo completo di almeno 6-12 mesi.
Le tecniche attuali includono:
- Chirurgia a cielo aperto: rimozione del tessuto tendineo degenerato e reinserzione della parte sana.
- Artroscopia del gomito: permette di eseguire la “pulizia” del tendine (debridement) attraverso piccole incisioni, con una visualizzazione diretta dell’articolazione e tempi di recupero spesso più rapidi.
Rischi e complicazioni dell’intervento
Sebbene l’intervento abbia un alto tasso di successo, come ogni procedura chirurgica comporta dei rischi:
- Infezioni del sito chirurgico.
- Lesioni ai nervi o ai vasi sanguigni circostanti (estremamente rare).
- Rigidità articolare persistente.
- Perdita di forza nel braccio.
- Possibilità di mancata risoluzione del dolore.
Il recupero post-operatorio prevede un periodo di immobilizzazione parziale seguito da una riabilitazione intensiva di 3-6 mesi per tornare alle attività sportive.
Stile di vita e gestione quotidiana
Il successo della terapia dipende in larga misura dalla partecipazione attiva del paziente. È fondamentale integrare l’ergonomia nella vita quotidiana:
- Ergonomia in ufficio: regolare l’altezza della sedia e del piano di lavoro per evitare che i polsi siano costantemente in estensione durante l’uso della tastiera. L’uso di un mouse verticale può ridurre significativamente lo stress sul gomito.
- Pause attive: interrompere i compiti ripetitivi ogni 30-40 minuti con leggeri esercizi di stretching.
- Gestione degli sforzi: preferire il sollevamento di oggetti a palmo rivolto verso l’alto (supinazione), che sposta il carico sui bicipiti risparmiando i tendini del gomito.
Prevenzione
Purtroppo è di fatto molto difficile prevenire l’epicondilite, ma in generale una certa attenzione a evitare sforzi e movimenti ripetuti in modo eccessivo può sicuramente aiutare.
Da un punto di vista più generale si consiglia inoltre:
- Prima di iniziare a giocare è molto importante praticare un corretto e accurato riscaldamento delle articolazioni coinvolte.
- Migliorate la tecnica. Fatevi consigliare da un allenatore professionista per vedere se i vostri movimenti sono corretti. Muovete la racchetta usando tutto il braccio e coinvolgete tutto il corpo nei colpi, anziché sovraccaricare soltanto il polso. Durante il contatto con la palla cercate di tenere il polso rigido. Controllate le dimensioni del manico della racchetta e la tensione delle corde. Una minore tensione delle corde trasmette meno forza al gomito.
- Scegliete strumenti e racchette leggere, con un’impugnatura della giusta dimensione che riducano le sollecitazioni al tendine.
- Quando il rischio è di tipo professionale fare il possibile per alternare le due braccia nell’utilizzo in movimenti ripetitivi.
- Lavorate sulla forza. Preparatevi per la stagione sportiva con un allenamento adeguato. Fate esercizi di stretching per il polso: usate i pesi appositi e flettete ed estendete i polsi. Abbassare lentamente il peso dopo aver esteso il polso è un modo per aumentare efficacemente la forza senza danneggiare i tessuti.
- Tenete i polsi diritti. Quando sollevate qualcosa, ad esempio i pesi in palestra oppure quando giocate a tennis, cercate di tenere il polso diritto e rigido. Così facendo saranno i muscoli dell’avambraccio superiore, più grandi e potenti, a fare il lavoro che di solito facevano i muscoli dell’avambraccio inferiore, più piccoli e meno potenti.
- Valutare con il medico l’uso di ortesi.
- Usate il ghiaccio. Dopo lo sforzo usate la borsa del ghiaccio per massaggiare il braccio. In alternativa riempite un sacchetto o una tazza di plastica con l’acqua, e mettetela nel congelatore. Poi passate il ghiaccio direttamente sulla pelle del gomito, con movimenti circolari, per 6-7 minuti.
Fonti e bibliografia
- NHS, licensed under the OGL
- MayoClinic
Le domande più frequenti
Cos'è il gomito del tennista?
Quanto dura?
Come curare l'epicondilite?
Anche un approccio fisioterapico può sicuramente aiutare, ma se queste terapie (od altre più avanzate come ) non dovessero funzionare è possibile valutare come ultima risorsa una gestione chirurgica (non prima di 6-12 mesi di trattamento tradizionale).
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.