Il tendine d’Achille
Il tendine d’ Achille, anche noto come tendine calcaneale, è una struttura costituita da fasci di fibre collagene dure, ma molto elastiche, collocato tra polpaccio e caviglia; è considerato il più robusto e forte del corpo, può ricevere infatti uno stress di carico pari a 3,9 volte il peso del corpo quando si cammina e 7,7 volte il peso del corpo in corsa, ed è indispensabile per lo svolgimento del passo, nonché per la deambulazione, la corsa e il salto.
Nonostante sia un tendine adatto a ricevere numerose sollecitazioni durante il movimento del piede e della gamba, se sottoposto ad uno sforzo eccessivo può lacerarsi e rompersi, come accade specialmente nei soggetti sportivi.
Il sintomo caratteristico è l’improvvisa insorgenza di un forte dolore al tallone, spesso accompagnato da un suono simile ad uno schiocco, che rende quasi impossibile camminare.
L’infortunio si verifica in genere a seguito di un evento traumatico e/o in conseguenza di una tendinite trascurata; la diagnosi si basa in genere sulla clinica (osservazione dei sintomi), supportata da esami di imaging.
Il trattamento può essere chirurgico o conservativo (tutore funzionale) e oggi, grazie ai moderni protocolli di riabilitazione accelerata, è possibile riprendere a caricare il peso sul tendine colpito già dopo poche settimane, sotto stretto controllo specialistico.
Cause
La rottura del tendine di Achille si verifica in circa 1 soggetto su 10.000 ogni anno, soprattutto nei pazienti che praticano sport come:
- podismo,
- ginnastica,
- danza,
- basket,
- tennis
- e pallavolo.
Le lesioni possono essere favorite da un movimento rapido ed improvviso all’inizio dell’attività, tale da comportare una brusca contrazione del muscolo e uno stress eccessivo per il tendine (come accade, per esempio, ai velocisti, all’inizio delle proprie gare, se non sufficientemente riscaldati).
Una rottura del tendine d’Achille, comunque, può verificarsi anche in caso di:
- traumi (come cadute con errato appoggio plantare),
- tendinite achillea mal curata,
- uso di alcuni farmaci (per esempio antibiotici come la levofloxacina o i cortisonici),
o essere favorita da alterazioni metaboliche (come diabete, elevato peso corporeo o alti livelli di colesterolo nel sangue) in grado di causare un indebolimento progressivo delle fibre che lo compongono.
La rottura del tendine d’Achille è un’evenienza che riguarda 1 persona ogni 10000 l’anno, sono colpiti principalmente gli uomini di età compresa tra i 30 ed i 40 anni, con un rischio fino a 5 volte maggiore rispetto alle donne; tra gli altri fattori di rischio ricordiamo:
- aumento improvviso ed esagerato dei livelli di attività fisica,
- gotta,
- artrite reumatoide.
Sintomi
Chi presenta una rottura del tendine d’Achille riferisce in genere i seguenti sintomi:
- sensazione improvvisa di “colpo alla caviglia”,
- percezione di “schiocco” durante l’evento lacerativo,
- dolore acuto nella porzione posteriore della gamba e a livello del polpaccio,
- difficoltà motorie (specialmente nel camminare),
- incapacità nel muovere il piede verso il basso,
- incapacità di alzarsi sulla punta del piede infortunato,
- ematoma e gonfiore localizzato alla caviglia e al tallone,
- sensazione di affossamento nel retro della caviglia,
- rigidità alla caviglia.
Questo tipo d’infortunio risulta tanto più doloroso quanto più è estesa la rottura, che può essere parziale o totale; il dolore, pur essendo molto forte in concomitanza della rottura, può diminuire nel corso del tempo, per questo il trauma può essere sottovalutato e spesso si fa ricorso ad un medico in ritardo, quando la situazione è ormai già peggiorata.
Diagnosi
La diagnosi della rottura del tendine d’Achille è eminentemente clinica. Lo specialista ortopedico basa la valutazione sulla raccolta dei dati relativi alla dinamica dell’infortunio (anamnesi) e su un esame obiettivo scrupoloso, che permette di identificare la lesione nella quasi totalità dei casi già durante la prima visita.
Esame obiettivo e test funzionali
L’osservazione e la palpazione della zona posteriore della caviglia sono i primi passi fondamentali. In presenza di una rottura completa, è spesso possibile percepire un “vuoto” o un avvallamento lungo il decorso del tendine (segno del solco o gap sign). I test clinici più utilizzati includono:
- Test di Thompson (o Simmonds): È il gold standard clinico. Il paziente si sdraia a pancia in giù con i piedi che sporgono dal lettino. Il medico comprime manualmente il muscolo del polpaccio: in un tendine integro, questa pressione genera una flessione automatica del piede verso il basso. Se il tendine è rotto, il piede rimane immobile.
- Test di Matles: Il paziente, prono, flette le ginocchia a 90 gradi. In caso di rottura, il piede sul lato colpito tende a cadere in avanti (posizione neutra o dorsiflessione) a causa della perdita di tensione del tendine, a differenza del piede sano che mantiene una leggera flessione plantare.
- Test di O’Brien: Consiste nell’inserimento di un ago sottile attraverso la pelle nel corpo del tendine; se muovendo il piede l’ago non oscilla, la rottura è confermata.
Esami di imaging
Sebbene la diagnosi sia spesso chiara clinicamente, gli esami strumentali sono preziosi per confermare l’estensione della lesione (parziale vs totale), valutare la qualità dei monconi tendinei e pianificare l’eventuale intervento chirurgico.
- Ecografia muscolo-tendinea: Rappresenta l’esame di primo livello. È rapida, economica e permette una valutazione dinamica, osservando come si comportano i monconi del tendine durante il movimento del piede.
- Risonanza magnetica (RMN): Fornisce immagini dettagliate dei tessuti molli e viene utilizzata nei casi dubbi, nelle lesioni croniche o quando si sospettano patologie associate. È fondamentale per distinguere tra una rottura acuta e una degenerazione cronica (tendinosi).
- Radiografia (RX): Non è utile per visualizzare il tendine, ma può essere richiesta per escludere fratture associate o per identificare calcificazioni e speroni ossei (deformità di Haglund) che potrebbero aver contribuito alla rottura.
Cura
L’obiettivo primario del trattamento è ripristinare la corretta lunghezza e tensione del tendine per permettere il ritorno alle attività quotidiane e sportive, riducendo al minimo il rischio di una nuova rottura (recidiva). La scelta tra approccio chirurgico e conservativo viene oggi personalizzata in base all’età, alle richieste funzionali del paziente e alle caratteristiche della lesione.
Trattamento conservativo
Un tempo riservato solo a pazienti sedentari o con controindicazioni alla chirurgia, il trattamento conservativo ha guadagnato terreno grazie ai moderni protocolli di riabilitazione funzionale precoce. Questo approccio prevede l’utilizzo di un tutore specifico (boot) o di un apparecchio gessato che mantiene il piede in flessione plantare (punta verso il basso) per avvicinare i monconi del tendine e favorirne la guarigione naturale.
Il protocollo moderno prevede l’uso di rialzi sotto il tallone che vengono progressivamente rimossi, permettendo un carico parziale e movimenti controllati già nelle prime settimane. Questo riduce drasticamente il rischio di atrofia muscolare e rigidità articolare, garantendo risultati funzionali paragonabili alla chirurgia in casi selezionati.
Trattamento chirurgico
La chirurgia è spesso la scelta d’elezione per atleti, persone giovani e soggetti con alte richieste funzionali, in quanto garantisce un ripristino anatomico preciso della forza propulsiva. Le tecniche principali sono:
- Riparazione a cielo aperto: Viene eseguita un’incisione longitudinale posteriore per suturare direttamente i monconi. È la tecnica più tradizionale e permette una visione diretta della lesione.
- Tecniche mininvasive e percutanee: Attraverso piccole incisioni millimetriche e l’ausilio di strumenti dedicati, i monconi vengono riavvicinati e suturati. Questo approccio riduce significativamente le complicanze legate alla cicatrizzazione della pelle (frequenti in questa zona) e le infezioni, garantendo un eccellente risultato estetico.
- Ricostruzioni con graft: Nei casi di rotture croniche o “neglette” (diagnosticate con forte ritardo), dove i monconi sono troppo distanti, si può ricorrere al rinforzo con altri tendini (come il flessore lungo dell’alluce) o materiali sintetici biocompatibili.
Riabilitazione e stile di vita
Indipendentemente dalla scelta terapeutica, la fisioterapia è il pilastro del recupero. Il percorso riabilitativo dura mediamente dai 4 ai 9 mesi e si divide in fasi: protezione della guarigione, recupero della mobilità, rinforzo muscolare eccentrico e, infine, ritorno allo sport (return to play).
Lo stile di vita gioca un ruolo cruciale nella guarigione:
- Nutrizione: Un apporto adeguato di proteine, vitamina C e collagene può supportare la sintesi di nuove fibre tendinee.
- Fumo: È fortemente sconsigliato poiché riduce l’apporto di ossigeno ai tessuti, aumentando drasticamente il rischio di complicanze della ferita e rallentando la guarigione del tendine.
- Controllo metabolico: Gestire la glicemia e il colesterolo è fondamentale per prevenire future lesioni al tendine controlaterale.
In alcuni casi selezionati, possono essere proposte terapie infiltrative complementari, come l’uso di PRP (plasma ricco di piastrine), per stimolare i processi riparativi, sebbene il loro utilizzo debba essere valutato caso per caso dallo specialista.
È possibile prevenire la rottura?
Molto spesso all’origine della rottura c’è una conditione di infiammazione, nota come tendinite dell’achilleo, i cui sintomi peggiorano con l’attività e includono:
- dolore lungo il tendine e al muscolo del polpaccio,
- rigidità mattutina nei movimenti del piede,
- gonfiore locale,
- ispessimento del tendine,
- presenza di speroni ossei (neoformazioni di tessuto osseo localizzate a livello del calcagno).
In questo caso è importante porre un limite al perpetuarsi dell’infiammazione, evitando il sovraccarico funzionale ed adottando alcuni accorgimenti come:
- utilizzo di scarpe adeguate all’attività fisica che si pratica,
- riscaldamento e allungamento muscolare prima di ogni allenamento o prova sportiva.
Per ridurre la probabilità di lacerazione del tendine d’Achille è inoltre consigliabile:
- Allungare e rinforzare i muscoli del polpaccio e il tendine d’Achille mediante lo svolgimento di esercizi specifici e mirati.
- Alternare il tipo di attività sportiva svolta, intervallando sport ad alto impatto, come la corsa, con sport a più basso impatto come camminare, nuotare o andare in bicicletta.
- Non effettuare esercizi fisici su superfici non idonee, come quelle dure o scivolose.
- Aumentare con gradualità l’intensità dei propri allenamenti.
- Tenere sotto controllo il proprio peso corporeo e i livelli di colesterolo nel sangue, mediante l’adozione di una dieta sana ed equilibrata.
Fonti e bibliografia
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- Humanitas
- Wikipedia, EN
Autore
Dr.ssa Chiara Russo
Medico ChirurgoIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Latina n. 4203
