Introduzione
La spina calcaneare (o sperone calcaneare od osteofita), è una protuberanza ossea che si forma nella parte inferiore del tallone e che è frequentemente associata alla fascite plantare; dal punto di vista medico si parla più propriamente di esostosi, ovvero una neoformazione benigna dell’osso calcaneare a forma di spina.
Fino al 20% della popolazione può essere interessata dalla condizione, con una prevalenza maggiore negli anziani, nei soggetti in sovrappeso od obesi o in soggetti in con alterazioni anatomo-funzionali del piede.
Il sintomo principale della spina calcaneare è il dolore che presenta caratteristiche specifiche quali:
- insorgenza acuta e improvvisa,
- intensità di dolore elevata che a volte diventa insopportabile.
Il dolore intenso compare soprattutto al mattino al risveglio, o dopo aver trascorso molto tempo in stazione eretta.
La diagnosi è basata sul riconoscimento dei sintomi e sulla radiografia del piede.
In oltre l’80% dei casi il disturbo scompare dopo un trattamento conservativo (riposo, antinfiammatori, fisioterapia, …). Solo in alcuni casi si rende necessario l’intervento chirurgico ortopedico.

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Cause
Sul tallone grava la maggior parte del peso corporeo scaricato al suolo: si ipotizza che la formazione di una spina calcaneare sia dovuta quindi ad una risposta adattativa dello scheletro all’aumento delle forze di carico, nel tentativo di meglio ridistribuirle ai tessuti circostanti.
Il fenomeno di formazione della spina è in genere accompagnato dalla presenza di infiammazione, che può essere dovuta a
- una reazione allo stress meccanico dovuto al peso (per esempio in caso di pazienti obesi o con alterazioni anatomiche del piede),
- una fascite plantare cronica non adeguatamente trattata.
La crescita di una spina calcaneare è molto lenta e progressiva, iniziando anche molti anni prima dell’insorgenza dei sintomi.
Esistono 2 tipologie di spina calcaneare, distinte a seconda della sede in cui si forma:
- Spina calcaneare inferiore: si localizza a livello della pianta del piede, sotto il tallone. Questa è la forma maggiormente associata ad una fascite plantare pre-esistente
- Spina calcaneare posteriore: si localizza in questo caso sulla superficie posteriore del tallone, li dove si inserisce il tendine d’Achille. Questa è la forma maggiormente associata ad un’infiammazione del tendine d’Achille
Fascite plantare e spina calcaneare
La fascia plantare è un cordone fibroso che decorre dal tallone fino alla radice delle dita del piede; ha lo scopo di
- mantenere stabile l’anatomia del piede
- e distribuire uniformemente le forze che agiscono sul piede stesso.
Quando la fascia plantare s’infiamma si sviluppa la fascite plantare, una condizione dolorosa che rende conto della maggior parte dei casi di dolore al tallone (tallonite); quando la condizione viene trascurata e la guarigione viene quindi ritardata, il corpo tenta di porre rimedio al danno del tessuto molle depositando calcio per formare un’escrescenza ossea (la spina) e il risultato finale è la comparsa della nuova formazione ossea.
È stato dimostrato che la fascia plantare ha uno spessore significativamente maggiore nei soggetti affetti da spina calcaneare.
Altri fattori di rischio
Tra gli altri fattori di rischio che aumentano la possibilità di sviluppare lo sperone sono:
- Età: il rischio di formazione di una spina calcaneare aumenta col passare dell’età, probabilmente a causa del danno meccanico accumulatosi negli anni, e della normale perdita di “elasticità” della fascia plantare.
- Sesso femminile: la spina calcaneare colpisce con maggiore frequenza il sesso femminile, probabilmente a causa dell’utilizzo di calzature “scomode” per il piede (ad esempio per l’utilizzo frequente di scarpe con tacco alto).
- Sovrappeso ed obesità: l’eccessivo peso corporeo incrementa le sollecitazioni meccaniche subite dal tallone nel corso degli anni.
- Malformazioni anatomiche del piede: come nel caso del piede piatto, piede torto o piede cavo.
- Disturbi posturali e della deambulazione: avere una postura o una deambulazione non corretta ha come conseguenza un’alterazione della distribuzione dei carichi agli arti inferiori e sul tallone. Anche passare troppo tempo in stazione eretta o camminare su superfici irregolari aumenta il rischio di spina calcaneare. Purtroppo anche alcuni sport come la corsa, il basket, il calcio che richiedono cambi repentini di direzione e salti, costituiscono un fattore di rischio non trascurabile, soprattutto in soggetti predisposti
Sintomi
In oltre il 30% dei casi la spina calcaneare, soprattutto quando è posteriore, è del tutto asintomatica, ovvero non è associata ad alcun sintomo o disturbo.
Quando presenti, i sintomi della spina sono:
- Dolore al calcagno (tallone): è un dolore acuto, pungente con fitte che tendono a diventare insostenibili col passare del tempo. Si presenta tipicamente al mattino subito dopo il risveglio e tende ad attenuarsi nel corso della giornata. Il dolore viene ovviamente esacerbato in caso di stazione eretta prolungata, lunghe camminate (soprattutto su strada irregolare), corsa ed alcune attività fisiche sportive.
È importante saper distinguere il dolore tipico della spina calcaneare (localizzato in una zona del piede abbastanza ristretta vicino al tallone) da quello della sola fascite plantare (che invece è più diffuso, meno localizzabile e che interessa interamente la pianta del piede). - Limitazione funzionale nei movimenti: è un disturbo che nasce come risposta dell’individuo al dolore; il soggetto evita di muovere la caviglia per evitare di caricare sul piede dolente
- Gonfiore al tallone: sintomo non sempre presente, legato alla presenza di infiammazione in tale zona.
Diagnosi
Il processo diagnostico per la spina calcaneare inizia con un’accurata valutazione clinica. È importante sottolineare che la presenza di uno sperone osseo visibile agli esami non sempre coincide con il dolore: molte persone presentano spine calcaneari asintomatiche, mentre altre soffrono di dolore acuto pur avendo formazioni ossee millimetriche.
Esame obiettivo e anamnesi
Il medico specialista (ortopedico o fisiatra) indaga innanzitutto la localizzazione del dolore, la sua insorgenza (tipicamente più intensa ai primi passi del mattino) e le abitudini quotidiane del paziente, come l’uso di calzature inadeguate o l’attività sportiva intensa. Durante la visita, viene eseguita la palpazione profonda del tallone: il dolore evocato dalla pressione diretta sulla zona mediale del calcagno è un segno clinico fortemente indicativo. Possono essere eseguiti test funzionali, come il test di Windlass (estensione dorsale dell’alluce), per valutare la tensione della fascia plantare e l’eventuale coinvolgimento dei tessuti molli circostanti.
Indagini strumentali
Per confermare il sospetto clinico e definire la strategia terapeutica, si ricorre solitamente ai seguenti esami:
- Radiografia (RX) del piede sotto carico: è l’esame d’elezione per visualizzare lo sperone. La proiezione laterale permette di osservare chiaramente la protuberanza ossea che si diparte dal calcagno.
- Ecografia dei tessuti molli: fondamentale per valutare lo stato della fascia plantare. Permette di rilevare ispessimenti, edemi o piccole lacerazioni che spesso accompagnano la spina calcaneare e che sono la vera causa del dolore.
- Risonanza Magnetica (RM): non è un esame di routine, ma viene prescritta in casi complessi o quando i sintomi persistono nonostante le cure, per escludere diagnosi differenziali come fratture da stress del calcagno o sindromi da compressione nervosa (come la sindrome del tunnel tarsale).
Il medico valuterà inoltre la morfologia del piede (piede piatto o cavo) e la postura, poiché squilibri biomeccanici possono alimentare l’infiammazione cronica alla base della formazione della spina.
Rimedi e cura
L’obiettivo principale della terapia non è necessariamente la rimozione dello sperone osseo (che può rimanere in sede senza causare fastidio una volta risolta l’infiammazione), ma la riduzione del dolore e il ripristino della corretta funzionalità del piede. Il percorso terapeutico è quasi sempre di tipo conservativo e richiede pazienza e costanza.
Approccio conservativo e farmacologico
La prima linea di trattamento mira a spegnere il processo infiammatorio acuto:
- Riposo funzionale e ghiaccio: sospendere le attività impattanti (corsa, salti) e applicare ghiaccio per 15 minuti più volte al giorno è essenziale nelle prime fasi.
- Terapia farmacologica: l’uso di antinfiammatori non steroidei (FANS), sotto prescrizione medica, aiuta a gestire il dolore acuto. In casi selezionati e persistenti, il medico può consigliare infiltrazioni locali di corticosteroidi, sebbene si tenda a limitarne l’uso per evitare l’indebolimento dei tessuti della fascia.
- Ortesi e plantari: l’uso di talloniere in silicone o plantari personalizzati è fondamentale per scaricare la pressione sulla zona dolente e correggere eventuali difetti di appoggio.
Fisioterapia e terapie fisiche avanzate
La riabilitazione gioca un ruolo cruciale per evitare recidive. Gli esercizi di stretching specifico per la fascia plantare e per il tendine d’Achille sono considerati tra i rimedi più efficaci a lungo termine. A questi si affiancano tecnologie consolidate:
- Onde d’urto (ESWT): rappresentano oggi uno dei trattamenti più efficaci. Stimolano la vascolarizzazione e i processi riparativi dei tessuti, riducendo significativamente il dolore nella maggior parte dei pazienti.
- Tecarterapia e Laser ad alta intensità: utili per drenare l’edema e accelerare la risoluzione dell’infiammazione locale.
- Terapie rigenerative: in casi cronici che non rispondono alle cure tradizionali, possono essere valutate infiltrazioni di PRP (plasma ricco di piastrine) per favorire la guarigione biologica della fascia.
Stile di vita e prevenzione
Il successo della cura dipende strettamente dalle modifiche dello stile di vita. La gestione del peso corporeo è il fattore preventivo e terapeutico più rilevante: anche una piccola riduzione ponderale può diminuire drasticamente il carico meccanico sul tallone. È inoltre fondamentale scegliere calzature adeguate, evitando scarpe completamente piatte (come ballerine o infradito) o con tacchi eccessivamente alti, privilegiando scarpe con un buon supporto dell’arco plantare e un leggero rialzo posteriore (2-3 cm).
Intervento chirurgico
La chirurgia viene presa in considerazione solo se dopo 6-12 mesi di trattamento conservativo non si ottengono risultati soddisfacenti. Le tecniche moderne sono prevalentemente mininvasive o endoscopiche: attraverso piccole incisioni, il chirurgo procede alla detensione della fascia plantare (fasciotomia) e, se necessario, alla rimozione della spina calcaneare. Il recupero post-operatorio prevede un periodo di scarico seguito da una riabilitazione graduale.
Fonti e bibliografia
- Manuale di ortopedia e traumatologia di AA.VV. Ed. Elsevier
Autore
Dr. Ruggiero Dimonte
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Barletta-Andria-Trani n. 2130