Sindrome di ruminazione: cause, sintomi e cura

Ultima modifica

Introduzione

La sindrome di ruminazione è un disturbo alimentare caratterizzato da una risalita del cibo non digerito dallo stomaco fino alla bocca (in forma di rigurgito); una volta che questo sia tornato in bocca, il paziente potrebbe procedere ad una nuova masticazione e poi deglutirlo, oppure sputarlo.

Questo comportamento si osserva anche ad ogni pasto e privo di sforzi o forzature, né nausea o conati di vomito. È importante notare che il cibo rigurgitato difficilmente ha sapore acido o amaro, perché il tempo di permanenza nello stomaco è stato estremamente ridotto (ed allo stesso modo, quindi, il tempo di contatto con gli acidi gastrici).

Questo atto di rigurgito è un’azione riflessa che può essere appreso e intenzionale, oppure spontaneo (non intenzionale), ma in ogni caso i pazienti che ne soffrono non presentano una malattia che possa spiegare la risalita del cibo.

È molto probabile che la sindrome, una condizione funzionale (ovvero non associata a difetti o problemi agli organi coinvolti), sia molto più diffusa di quanto si possa pensare.

Il trattamento può includere farmaci e soprattutto un approccio di terapia comportamentale, che prevede l’insegnamento al paziente della respirazione diaframmatica.

Il nome della sindrome è un chiaro riferimento al processo digestivo dei bovini ed altri mammiferi erbivori, in cui questo approccio costituisce non un’anomalia, ma un ben preciso meccanismo evolutivo volto ad esempio a garantire la possibilità di consumare grandi quantità di erba quando disponibile, per posticiparne ad un secondo momento il reale processo digestivo.

Sindrome di ruminazione

Shutterstock/Nicoleta Ionescu

Cause

Le cause esatte alla base dello sviluppo della sindrome di ruminazione sono ancora oggetto di studio, ma è spesso associata a difficoltà emotive o eventi stressanti; è noto da tempo che si verifichi spesso nei bambini e nelle persone con disabilità legate allo sviluppo, ma può interessare anche gli adulti.

Alcuni autori ritengono che la ruminazione sia inconscia, ma che tuttavia il rilassamento muscolare volontario del diaframma possa diventare un’abitudine appresa, simile al tipico riflesso di eruttazione, ma accompagnato dalla risalita di cibo anziché da gas.

Da un punto di vista meccanismo sembra essere coinvolto un possibile aumento della pressione addominale.

Tra i principali fattori di rischio spiccano ansia, depressione e stress.

Sintomi

I segni e i sintomi della sindrome di ruminazione includono ovviamente il disturbo caratteristico, ovvero il rigurgito ed una nuova masticazione del cibo (entro un tempo variabile da 10 minuti a due ore), che può tuttavia essere associata a:

A differenza del tipico episodio di vomito, il rigurgito è spesso descritto come non faticoso e non forzato, talvolta addirittura inconscio. Il cibo non ha il sapore acido dello stomaco né amaro della bile, ma tipicamente simile a quello appena ingerito.

I bambini potrebbero arrivare a sforzare od inarcare la schiena (sintomo che tuttavia è spiegabile anche in caso del più comune reflusso gastroesofageo) o produrre rumori di suzione con la bocca.

Complicazioni

In genere la prognosi è ottima senza sequele, ma nei casi più severi, soprattutto se persistente e trascurata, la sindrome di ruminazione potrebbe alla lunga causare lesioni all’esofago, il canale che collega gola e stomaco.

Più in generale i disturbi collegati prevedono anche:

  • Senso di imbarazzo ed isolamento sociale
  • Malnutrizione
  • Erosione dentale
  • Mancata crescita
  • Squilibri elettrolitici
  • Disidratazione
  • Aspirazione del cibo nelle vie respiratorie (con rischio di polmonite ab ingestis)
  • Soffocamento.

Diagnosi

La sindrome di ruminazione trova diagnosi sulla base dell’anamnesi (raccolta di informazioni) e dell’esame obiettivo, quando siano rispettati entrambi i cosiddetti criteri di Roma, che devono essere soddisfatti negli ultimi 3 mesi con insorgenza dei sintomi almeno 6 mesi prima della diagnosi:

  • Rigurgito persistente o ricorrente in bocca del cibo ingerito di recente con conseguente sputo o rimasticazione e deglutizione
  • Il rigurgito non deve essere preceduto da conati di vomito.

Tipicamente si osserva anche che:

  • Gli eventi di rigurgito avvengono senza sforzo e non sono preceduti nemmeno da nausea
  • Il rigurgito contiene cibo riconoscibile, che può avere un sapore gradevole
  • Il processo tende a cessare quando il materiale rigurgitato diventa acido

Il DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, prevede invece un insieme leggermente differente di criteri:

  • Rigurgito ripetuto di cibo per un periodo di almeno 1 mese. Il cibo rigurgitato può essere masticato ed ingoiato nuovamente, oppure sputato.
  • Il rigurgito ripetuto non è dovuto a una condizione medica gastrointestinale o di altro tipo (ad esempio, reflusso gastroesofageo, stenosi pilorica)
  • Il disturbo alimentare non deve manifestarsi solo in presenza di anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata o disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo.
  • Se il disturbo alimentare si manifesta insieme a un altro disturbo mentale (ad esempio, disabilità intellettiva), i sintomi devono essere sufficientemente gravi ed essere il motivo principale per richiedere assistenza medica.

Si tratta quindi di una condizione il cui riconoscimento e terapia coinvolge sia aspetti funzionali (gastroenterologo) che psichiatrici (psichiatra), in quanto disturbo del comportamento.

Ai fini di una corretta diagnosi differenziale può essere necessario ricorrere all’esecuzione di esami strumentali:

  • Test di svuotamento gastrico, volto a quantificare il tempo impiegato dal cibo per spostarsi dallo stomaco all’intestino tenue.
  • Gastroscopia, con la quale si esamina l’esofago e lo stomaco attraverso un endoscopio (un tubo sottile con una telecamera all’estremità) introdotto in gola o tramite naso.
  • Radiografia.

Entra in diagnosi differenziale con

  • bulimia nervosa,
  • malattia da reflusso gastroesofageo,
  • gastroparesi.

Cura

La terapia prevede una combinazione variabile di farmaci e psicoterapia.

Se esiste il concreto rischio di lesioni all’esofago, ad esempio per la frequenza con cui si verifica il rigurgito, è possibile ricorrere a farmaci antiacidi (inibitori della pompa), da utilizzare fintanto che le manifestazioni siano gravi, eventualmente associati od in alternativa a medicinali che aiutino a rilassare le pareti dello stomaco.

Risolutivo potrebbe invece essere l’insegnamento al paziente di tecniche specifiche di respirazione da praticare in prevenzione al rigurgito; queste prevedono in genere una respirazione di tipo diaframmatico. Purtroppo potrebbe essere di difficile persecuzione in bambini piccoli od in presenza di disabilità cognitive.

Gli esercizi possono esse praticati quotidianamente allo scopo di rinforzare il muscolo, ad esempio per 5-10 minuti  tre o quattro volte al giorno, ma anche al bisogno durante il pasta secondo necessità.

Fonti e bibliografia

Articoli Correlati