Febbre Oropouche: virus, sintomi e pericoli

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Cos’è la febbre Oropouche?

La febbre Oropouche è una malattia causata dal virus omonimo (virus Oropouche), trasmesso soprattutto dalla puntura di piccoli moscerini ematofagi infetti e, probabilmente, anche da alcune specie di zanzare.

I sintomi della febbre Oropouche sono simili a quelli della Dengue e comprendono

Alcuni pazienti possono sviluppare complicanze neurologiche, come la meningite o l’encefalite, ma si tratta di manifestazioni rare.

I sintomi iniziano in genere da 3 a 10 giorni dopo la puntura e la fase acuta dura solitamente meno di una settimana, anche se stanchezza, debolezza o ricomparsa dei disturbi possono protrarsi più a lungo.

La maggior parte delle persone guarisce senza complicazioni, ma non esistono un trattamento antivirale specifico né un vaccino: la terapia è di supporto.

Come si prende?

Zanzara, uno dei vettori del virus Oropouche

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La febbre Oropouche è un’infezione virale tipicamente tropicale trasmessa all’uomo soprattutto attraverso la puntura del moscerino Culicoides paraensis. Alcune zanzare sono considerate possibili vettori. In natura il virus può circolare tra insetti e diversi animali, tra cui bradipi, primati non umani e forse uccelli.

Non è stata documentata una normale trasmissione diretta da persona a persona. È però possibile la trasmissione dalla madre al feto durante la gravidanza. La trasmissione sessuale è considerata biologicamente possibile, perché il virus è stato rilevato nei fluidi genitali, ma non sono stati confermati casi acquisiti attraverso rapporti sessuali.

Virus Oropouche: perché se ne parla?

Questa malattia prende il nome dalla regione in cui fu per la prima volta scoperta e isolata, ovvero nel 1955 presso il fiume Oropouche in Trinidad e Tobago, uno Stato insulare dei Caraibi. Storicamente, tuttavia, la maggior parte dei casi è stata segnalata in Sud America e soprattutto in area amazzonica, la zona ancora oggi più colpita dal virus.

Da allora si sono verificate numerose epidemie, peraltro con diffusione spesso così rapida da essere definita esplosiva.

È salita agli onori della cronaca nel mese di giugno 2024, a seguito di due casi tra i primi diagnosticati in Italia, relativi a pazienti di ritorno da viaggi nei Caraibi. Successivamente sono stati identificati altri casi importati in Italia e in altri Paesi europei. Il principale vettore americano non è presente nell’Europa continentale e non sono state documentate trasmissioni locali.

Incubazione

I primi segni dell’infezione compaiono in genere da 3 a 10 giorni dopo la puntura dell’insetto vettore.

Sintomi: come si riconosce la febbre Oropouche?

La febbre di Oropouche si manifesta come una malattia febbrile acuta, caratterizzata da un’improvvisa impennata della temperatura corporea che può toccare i 40 °C, seguita da sintomi clinici altrettanto seri:

In alcuni casi, le manifestazioni cutanee possono ricordare quelle della rosolia, oggi molto meno comune in Italia grazie alla vaccinazione.

Piuttosto comuni anche sintomi gastrointestinali come nausea e vomito, diarrea, oltre che arrossamento degli occhi e dolore dietro le orbite.

Sebbene la fase febbrile acuta tenda a risolversi nel giro di qualche giorno, fino al 60% dei pazienti può andare incontro a una ricomparsa dei sintomi, in genere più lieve, dopo alcuni giorni o settimane.

Quanto dura? È pericolosa?

L’infezione da virus Oropouche tende a risolversi spontaneamente e solo raramente causa complicanze. Sono stati descritti casi di meningite e, più raramente, altre manifestazioni neurologiche.

Di norma la fase acuta della malattia si esaurisce nell’arco di una settimana, anche se stanchezza, debolezza, dolori o ricadute dei sintomi possono durare alcune settimane.

La prognosi è generalmente favorevole e la maggior parte delle persone guarisce senza conseguenze permanenti. Sono tuttavia stati documentati rarissimi decessi associati all’infezione. Sono inoltre in corso approfondimenti sul rischio durante la gravidanza, perché la trasmissione al feto è stata associata a perdita della gravidanza e anomalie congenite, senza che sia ancora possibile quantificare con precisione la probabilità di questi eventi.

Diagnosi e quando rivolgersi al medico

La diagnosi non può essere formulata con sicurezza in base ai soli sintomi, perché febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea ed eruzione cutanea possono comparire anche in molte altre infezioni.

Il medico valuta innanzitutto i sintomi, il momento in cui sono comparsi e gli eventuali viaggi recenti in aree dell’America Centrale, del Sud America o dei Caraibi in cui il virus è presente. Sono importanti anche le località visitate, le date del soggiorno, l’esposizione a punture di insetti, un’eventuale gravidanza e la presenza di malattie croniche.

Durante la visita vengono controllati temperatura, pressione, stato di idratazione, eruzioni cutanee ed eventuali segni di sanguinamento o interessamento neurologico. In base alla situazione possono essere richiesti emocromo, funzionalità epatica e altri esami del sangue: questi accertamenti aiutano a valutare la gravità e a escludere altre cause, ma non confermano da soli l’infezione da virus Oropouche.

La diagnosi differenziale comprende soprattutto dengue, chikungunya e Zika. Nei viaggiatori devono essere considerate anche malaria e altre infezioni compatibili con l’area visitata. Escludere rapidamente la dengue è particolarmente importante, perché può richiedere un monitoraggio specifico e modifica la scelta dei farmaci contro febbre e dolore.

La conferma si ottiene mediante test molecolare RT-PCR, che ricerca il materiale genetico del virus nel sangue ed è più utile durante la prima settimana di malattia. Quando è trascorso più tempo possono essere utilizzati test sierologici per cercare gli anticorpi, talvolta confrontando un campione della fase acuta con uno prelevato successivamente. Questi esami vengono eseguiti in laboratori specializzati e non sono disponibili comuni test rapidi commerciali affidabili.

La puntura lombare e l’esame del liquido cerebrospinale non sono accertamenti di routine. Vengono presi in considerazione in ospedale soltanto quando si sospettano meningite, encefalite o altre complicanze neurologiche. Anche eventuali esami strumentali dipendono dai sintomi e non servono abitualmente nei casi non complicati.

È opportuno contattare il medico se compare febbre durante un viaggio o nelle due settimane successive al ritorno da un’area interessata dal virus. La valutazione deve essere tempestiva in gravidanza, nei bambini piccoli, negli anziani e nelle persone fragili o immunodepresse.

È necessario rivolgersi rapidamente al pronto soccorso in presenza di confusione, sonnolenza insolita, rigidità del collo, convulsioni, debolezza agli arti, difficoltà respiratoria, dolore addominale intenso, sanguinamento, vomito persistente, svenimento, marcata riduzione della quantità di urina o altri segni di grave disidratazione.

Come si cura?

Gli obiettivi della cura sono alleviare febbre e dolore, mantenere una buona idratazione e riconoscere tempestivamente eventuali complicanze. Non esistono antivirali specifici approvati contro il virus Oropouche e, nella maggior parte dei casi, è sufficiente una terapia di supporto a domicilio sotto indicazione medica.

Trattamento dei sintomi

Riposo e assunzione regolare di liquidi sono le misure principali. Se febbre o dolore richiedono un farmaco, viene generalmente preferito il paracetamolo, purché sia usato alle dosi indicate e non vi siano controindicazioni, come alcune gravi malattie del fegato.

Aspirina e altri antinfiammatori non steroidei, come ibuprofene o naprossene, dovrebbero essere evitati finché la dengue non è stata esclusa dal medico, perché potrebbero aumentare il rischio di sanguinamento. L’aspirina non deve inoltre essere somministrata a bambini e adolescenti con un’infezione virale.

In presenza di nausea o vomito il medico può prescrivere un farmaco antiemetico. Antibiotici, cortisonici e antivirali come la ribavirina non curano l’infezione da virus Oropouche e non devono essere usati di routine. Possono essere indicati soltanto per altre condizioni diagnosticate dal medico.

Casi gravi e situazioni particolari

Il ricovero può essere necessario quando non è possibile bere a sufficienza, la pressione è instabile, compaiono sanguinamenti o si sospettano complicanze neurologiche. In ospedale possono essere somministrati liquidi per via endovenosa e vengono monitorati stato neurologico, equilibrio dei liquidi e funzionalità degli organi. Non esiste una terapia antivirale validata nemmeno per le forme neuroinvasive: il trattamento rimane di supporto e viene adattato alle complicanze presenti.

Le persone in gravidanza con infezione sospetta o confermata devono contattare tempestivamente il medico e il ginecologo. Può essere indicato un controllo ostetrico più attento, definito caso per caso, perché è possibile la trasmissione al feto. Le conoscenze sul rischio effettivo e sul tipo di monitoraggio più utile sono ancora limitate.

Stile di vita e recupero

Durante la fase acuta è consigliabile riposare, bere spesso in piccole quantità e, se necessario, utilizzare soluzioni reidratanti orali. In caso di nausea possono essere meglio tollerati pasti piccoli e leggeri. È prudente evitare alcol, attività fisica intensa e caldo eccessivo finché febbre, debolezza e capogiri non sono scomparsi. Integratori, preparati erboristici e rimedi casalinghi non hanno dimostrato di eliminare il virus e possono interferire con farmaci o malattie preesistenti.

Follow-up

Una ricomparsa di febbre, mal di testa o dolori dopo un iniziale miglioramento è possibile e non indica necessariamente una nuova infezione. È comunque opportuno avvisare il medico, soprattutto se i sintomi sono intensi, durano oltre alcuni giorni o si associano a segni neurologici, sanguinamento o difficoltà a bere.

La maggior parte delle persone recupera completamente. Una visita di controllo può essere utile se stanchezza, debolezza o dolori persistono per diverse settimane o interferiscono con le attività quotidiane.

Prevenzione

In Italia e nell’Europa continentale il rischio di contrarre localmente l’infezione è considerato basso, perché i principali vettori conosciuti nelle Americhe non sono presenti. Possono tuttavia verificarsi casi importati in persone che hanno soggiornato in aree con trasmissione attiva.

La prevenzione si basa sulla protezione dalle punture: applicare repellenti seguendo le istruzioni del prodotto, indossare pantaloni lunghi e abiti a maniche lunghe e soggiornare, quando possibile, in ambienti climatizzati o protetti da reti a maglie fini. Le comuni zanzariere a maglie larghe possono non fermare i moscerini vettori, che sono molto piccoli.

Le persone in gravidanza che programmano un viaggio in aree interessate dovrebbero chiedere una consulenza medica prima della partenza, valutando la situazione epidemiologica e la possibilità di rimandare i viaggi non indispensabili. Se il viaggio non può essere evitato, è particolarmente importante applicare con rigore le misure contro le punture.

Non esistono vaccini contro la febbre Oropouche.

Fonti e bibliografia

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