Diverticoli esofagei: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

I diverticoli esofagei sono formazioni sacciformi, ossia a forma di sacco (come una sorta di tasca), che si vengono a formare sulla mucosa dell’esofago, il canale che funge da collegamento tra gola e stomaco.

I diverticoli esofagei sono rari, vengono individuati in meno dell’1% delle radiografie condotte sul tratto gastrointestinale superiore e sono responsabili di meno del 5% dei casi di disfagia (difficoltà a deglutire) (fonte: ClevelandClinic).

La presenza di diverticoli esofagei è spesso asintomatica, anche quando questi sono di grandi dimensioni; nei casi più gravi possono manifestarsi

  • disfagia (dolore alla deglutizione),
  • dolore toracico
  • e discinesie esofagee (disturbi del movimento muscolare dell’organo).

La diagnosi viene effettuata prevalentemente attraverso EsofagoGastroDuodenoScopia (EGDS, spesso indicata come gastroscopia), radiografia del torace o radiografia con pasto baritato come mezzo di contrasto.

In genere non è richiesta terapia poiché la condizione tendenzialmente non mette a rischio la vita del paziente, ma è comunque consigliabile seguire uno stile alimentare volto ad evitare cibi grassi, caffè, alcolici e gli alimenti particolarmente acidi.

In casi rari e selezionati, qualora l’eventuale sintomatologia fosse intrattabile e non rispondesse a farmaci e dieta, potrebbe essere necessaria l’operazione chirurgica di resezione dei diverticoli.

Richiami di anatomia

L’esofago è un tubo fibromuscolare attraverso cui il cibo dalla faringe viene condotto allo stomaco; è lungo circa 23-26 centimetri e possiede uno spessore pari a massimo 25 – 30 millimetri; svolge la funzione di connettore tra i due distretti, ma anche di lubrificatore, agevolando la deglutizione degli alimenti.

La parete esofagea è costituita (dall’interno verso l’esterno) da:

  • lume, ossia la cavità attraverso cui passano gli alimenti,
  • mucosa, lo strato esterno composto da cellule squamose,
  • sottomucosa, composta da tessuti connettivi.

Cause

I diverticoli esofagei si definiscono congeniti quando presenti sin dalla nascita (un’eventualità rara), acquisiti quando si sviluppano nel corso della vita.

I diverticoli acquisiti si distinguono in:

  • diverticoli da pulsione, generalmente legati ad un progressiva estroflessione che si forma a livello di un’area di debolezza della parete muscolare esofageo, della mucosa e sottomucosa, per effetto dell’aumento della pressione all’interno dell’organo;
  • diverticoli da trazione, ad esempio causati da processi infiammatori che hanno luogo nelle zone adiacenti al lume, come la formazione di cicatrici (aderenze) in seguito ad una broncopolmonite.

In altre parole la tasca si può formare rispettivamente per una forza applicata dall’interno dell’esofago (in forma di pressione), oppure a causa di fenomeni irritativi esterni che esercitano una trazione sulla parete dell’esofago.

Il diverticolo di Zenker è in assoluto il più comune; è un diverticolo da pulsione, che si riscontra più spesso nel sesso maschile, generalmente in uomini di mezza età o anziani. SI forma all’altezza del tratto cervicale.

Si tratta in ogni caso di una condizione rara nella popolazione; tra i fattori di rischio più rilevanti spicca l’acalasia, un disturbo della motilità muscolare esofagea.

Classificazione

I diverticoli esofagei si creano in prossimità del lume e possono essere:

  • Congeniti (la protrusione coinvolge tutti gli strati che compongono la parete esofagea);
  • Pseudo-diverticoli (spesso acquisiti): la protrusione riguarda esclusivamente mucosa e sottomucosa, i primi strati (dall’interno).
  • Propriamente detti, che si dividono a loro volta in:
    • Da pulsione (faringo-esofagei): causati da una debolezza della parete muscolare, a causa di un aumento di pressione all’interno del lume. L’esempio più comune è il diverticolo di Zenker;
    • Da trazione (medio-esofagei): causati da processi infiammatori che forzano la parete esofagea.

Un’ulteriore classificazione può essere condotta sulla base dell’esatta ubicazione dei diverticoli nell’esofago:

  • Diverticoli ipofaringei o cervicali o faringo-esofagei (tratto III° superiore)
  • Diverticoli parabronchiali o mediotoracici (tratto III° medio)
  • Diverticoli epifrenici (tratto III° inferiore)

Sintomi

Solitamente i soggetti con diverticoli esofagei non lamentano alcun disturbo, anche se di grandi dimensioni.

Una minoranza di pazienti invece può avvertire uno o più dei seguenti sintomi:

  • Difficoltà durante la deglutizione (disfagia)
  • Sensazione di soffocamento durante l’alimentazione
  • Soffocamento da ostruzione
  • Difficoltà di respirazione (dispnea)
  • Discinesie esofagee (alterazioni del movimento)
  • Rigurgito con cibo o anche con la propria saliva (soprattutto alla notte e in generale in posizione distesa)
  • Tosse
  • Perdita di peso
  • Dolore toracico
  • Dolore all’altezza del collo
  • Alitosi
  • Rigonfiamento palpabile all’altezza del diverticolo
  • Presenza di una sorta di gorgoglio quando l’aria passa attraverso il diverticolo (chiamato segno di Boyce)

Complicazioni

Le complicazioni, seppur rare come le manifestazioni sintomatologiche, possono verificarsi e rappresentare forti difficoltà per il soggetto; quando i sintomi dei diverticoli esofagei peggiorano, ad esempio il paziente potrebbe non essere più in grado di deglutire a causa di un’ostruzione vicino al diverticolo, ma è anche possibile osservare:

Sebbene raro, il carcinoma a cellule squamose può svilupparsi nello 0,5% dei pazienti con diverticoli, probabilmente a causa dell’irritazione cronica esercitata dal cibo che vi si raccoglie in modo cronico (a causa della bassissima incidenza non si procede comunque alla correzione chirurgica in assenza di sintomi).

Diagnosi

La diagnosi di diverticoli esofagei spesso non viene effettuata, perché generalmente senza disturbi; in alcuni casi invece, quando il paziente riporta sintomi specifici tra cui prevalentemente dolore toracico, rigurgito e disfagia, il medico, successivamente ad una prima valutazione clinica e alla raccolta anamnestica sulla base della storia del paziente, può prescrivere diversi esami strumentali di approfondimento, tra cui i più rilevanti annoverano:

  • EsofagoGastroDuodenoscopia (EGDS), ovvero un esame endoscopico che esplora il tratto digestivo superiore. Essendo piuttosto invasivo, vi si ricorre quando la sintomatologia sia molto evidente;
  • Radiografia del torace e TC (tomografia computerizzata) che permettono l’individuazione dei diverticoli di dimensioni abbastanza grandi;
  • Radiografia con mezzo di contrasto, cioè effettuata dopo l’ingestione da parte del paziente del pasto baritato come mezzo di contrasto, attraverso una bevanda contenente solfato di bario;
  • Radiografia con doppio contrasto, dunque pasto baritato più aria che distende il viscere e per questo in grado di meglio evidenziare le eventuali irregolarità macroscopiche della mucosa;
  • Manometria gastro-esofagea, con cui è possibile misurare le tempistiche e la forza delle contrazioni a livello dello sfintere esofageo superiore per quanto riguarda il diverticolo di Zenker, e a livello dello sfintere esofageo inferiore per i diverticoli epifrenici (localizzati appena sopra il diaframma);
  • 24-h-pHmetria – Un test per verificare la presenza della malattia da reflusso gastroesofageo che può verificarsi in comorbilità.

Cura

I diverticoli esofagei scoperti per caso e privi di sintomi non richiedono alcuna terapia.

Qualora la dimensione fosse tanto rilevante da divenire palpabile, e/o fossero causa di disagio per il paziente, è eventualmente possibile ricorrere alla chirurgia per la correzione delle formazioni, mediante resezione chirurgica dei diverticoli. Si opera adattando l’intervento alla tipologia di diverticoli presenti:

  • Miotomia cricofaringea: utilizzata per la rimozione di diverticoli di piccole dimensioni;
  • Diverticolopessia con miotomia cricofaringea: utilizzata per la rimozione di diverticoli di grandi dimensioni;
  • Diverticolectomia e miotomia cricofaringea: utilizzata per la rimozione del diverticolo di Zenker;
  • Diverticolectomia endoscopica (procedura Dohlman): utilizzata per facilitare il passaggio del cibo nell’esofago.

Dieta e stile di vita

Un corretto stile di vita è assolutamente essenziale in ottica di prevenzione verso il peggioramento della condizione le sue possibili complicazioni:

  1. Evitare pasti eccessivamente abbondanti
  2. Evitare di stendersi subito dopo i pasti
  3. Masticare a lungo
  4. Preferire cibi morbidi in caso di problemi legati alla deglutizione, eventualmente ricorrendo al frullatore (anche nei primi periodi successivi all’operazione chirurgica),
  5. Consumare molta acqua, specialmente dopo i pasti principali,
  6. Dormire sollevando la parte anteriore del letto, per favorire la discesa degli alimenti mediante forza di gravità,
  7. Evitare cibi a rischio quali caffè, cioccolato, cibi grassi e cibi particolarmente acidi come agrumi e pomodoro (per approfondire si faccia riferimento all’articolo dedicato alla Dieta per il reflusso gastroesofageo),
  8. Privilegiare il consumo di verdure, legumi, carni magre.

Fonti e bibliografia

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