Introduzione
La personalità è l’insieme di tratti caratteristici che contraddistingue la persona per quanto riguarda
- il modo di pensare,
- la percezione di sé, degli altri e del mondo,
- i rapporti con le altre persone,
- il comportamento abituale.
Questi tratti si combinano tra di loro in modi creativi, evolvono, mutano o si smussano in base all’età, alla famiglia, alle circostanze sociali e lavorative, dando vita a quella costellazione di comportamenti che determina la nostra unicità come esseri umani.
Quando però i tratti sono rigidi e disadattativi, quando causano un’importante compromissione o un disagio soggettivo, si parla di disturbi della personalità.
Esistono 10 diversi disturbi della personalità, tutti però accomunati da una costante modalità di esperienza interiore, di pensare e di comportarsi che deviano marcatamente dalle aspettative culturali, dal sentire e dall’agire comuni.
Questi disturbi insorgono in adolescenza o nella prima età adulta e perdureno per lungo tempo.
Sono stati distinti in tre gruppi in base alle analogie:
- Disturbi di personalità del gruppo A: le persone con questo disturbo appaiono strane ed eccentriche nel modo di pensare e di comportarsi.
- Disturbo paranoide di personalità;
- Disturbo schizoide di personalità;
- Disturbo schizotipico di personalità.
- Disturbi di personalità del gruppo B: le persone con questo disturbo appaiono esagerate, drammatiche, emotive o imprevedibili nel modo di pensare e di comportarsi.
- Disturbo antisociale di personalità;
- Disturbo borderline di personalità;
- Disturbo istrionico di personalità;
- Disturbo narcisistico di personalità.
- Disturbi di personalità del gruppo C: le persone con questo disturbo sono ansiose e timorose.
- Disturbo evitante di personalità;
- Disturbo dipendente di personalità;
- Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, diverso dal disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
Il disturbo di personalità è una malattia cronica che, senza un’adeguata cura, può perdurare per anni compromettendo gravemente tutte le sfere della vita quotidiana, sia della persona colpita, sia dei famigliari che delle persone care. Gli ambiti colpiti sono quelli delle relazioni familiari, affettive, lavorative e scolastiche potendo portare all’isolamento sociale e all’abuso di alcol e droghe.
In alcuni casi la malattia può essere così grave da non permettere alla persona di prendersi cura di se stessa in maniera adeguata o da rischiare che si faccia del male o che lo faccia agli altri; in questi casi è necessario il ricovero ospedaliero.
Infine, non sempre la persona giunge all’attenzione del medico o dello specialista all’esordio dei primi sintomi; è infatti possibile che passi del tempo tra l’esordio, il consulto, la diagnosi e il trattamento efficace.

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Cause
Spesso i disturbi della personalità possiedono contemporaneamente caratteristiche appartenenti a gruppi differenti; le prevalenze (percentuale di persone colpite rispetto alla popolazione generale in un singolo istante) di ogni gruppo sono
- 5,7% per i disturbi del gruppo A,
- 1,5% per il gruppo B
- e 6% per il gruppo C.
Come per moltissime malattie psichiatriche l’esatta causa non è conosciuta, ma esistono alcuni fattori che aumentano il rischio di sviluppare i sintomi:
- Eventi traumatici. Il disturbo può essere esacerbato in seguito a stress o eventi traumatici per la persona (ad esempio la perdita di una persona cara), oppure in seguito a situazioni sociali complesse e destabilizzanti.
- Fattori genetici. Anche i geni possono avere un ruolo nello sviluppo della malattia.
- Presenza di una storia familiare di disturbi della personalità o di altre malattie mentali.
- Famiglie abusanti o instabili durante l’infanzia.
- Diagnosi in infanzia di disturbo della condotta (DC).
- Anomalie cerebrali chimiche e di struttura.
Sintomi, sviluppo e decorso
I sintomi diventano evidenti durante l’adolescenza o nella prima età adulta anche se, in base al tipo di disturbo e all’età, esistono delle caratteristiche diverse per quanto riguarda il decorso.
Il disturbo antisociale e borderline di personalità, ad esempio, tendono a essere meno evidenti o ad andare incontro a remissione con l’età, mentre si comportano diversamente il disturbo ossessivo-compulsivo e quello schizotipico di personalità.
I disturbi di personalità, indipendentemente dal gruppo di appartenenza, sono caratterizzati da un modo di pensare, di sentire e di comportarsi che devia marcatamente rispetto alle aspettative sociali e culturali di appartenenza della persona.
Le alterazioni si manifestano in due (o più) delle aree seguenti:
- cognitiva, in altre parole nel modo di pensare e di interpretare se stessi, gli altri e gli avvenimenti della vita;
- affettiva, cioè il modo di rispondere emotivamente alle situazioni;
- funzionamento interpersonale, relazioni sociali e lavorative;
- controllo degli impulsi ed emotività.
I comportamenti della persona, inoltre
- Sono particolarmente rigidi o inflessibili.
- Intaccano ampie aree nella sfera personale, sociale, lavorativa, scolastica e affettiva.
- Provocano un disagio evidente nella vita quotidiana.
L’esordio dei sintomi risale tipicamente almeno all’adolescenza oppure alla prima età adulta e perdura per un lungo periodo.
È importante ricordare che i sintomi non sono dovuti a un’altra condizione medica (come ad esempio trauma cranico, epilessia del lobo temporale), ad abuso di sostanze, alcol, o ad altre malattie mentali.
- Disturbo paranoide di personalità. In questo disturbo si ha un comportamento sospettoso e diffidente nei confronti degli altri, visti come malevoli, sfruttatori, ingannatori, …
- Disturbo schizoide di personalità. Le persone con questo disturbo mostrano un comportamento distaccato nelle relazioni interpersonali e un appiattimento affettivo. Generalmente non ricercano rapporti intimi e preferiscono rimanere da sole.
- Disturbo schizotipico di personalità. È caratterizzato da un forte disagio nelle relazioni affettive, da alterazioni del pensiero, delle percezioni e da un comportamento eccentrico. La persona con questo disturbo potrebbe manifestare delle idee e delle credenze strane, una sospettosità eccessiva, delle risposte emotive atipiche o un’eccessiva ansia sociale.
- Disturbo antisociale di personalità. È caratterizzato da ripetute inosservanze e violazioni dei diritti degli altri. Una persona con questo tipo di disturbo potrebbe non conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda la legalità, potrebbe mentire, ingannare e truffare più volte gli altri per profitto o piacere personale, o potrebbe agire in maniera impulsiva, aggressiva e irresponsabile senza manifestare alcun rimorso.
- Disturbo borderline di personalità. È caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé, dell’umore e da una forte impulsività. La persona con questo disturbo può compiere sforzi disperati per evitare un abbandono reale o immaginario, può avere relazioni instabili, tentare più volte il suicidio, dimostrare un’ingiustificata e intensa rabbia o sperimentare sentimenti ricorrenti di vuoto.
- Disturbo istrionico di personalità. In questo disturbo sono evidenti la ricerca di attenzioni altrui e l’eccessiva emotività. Le persone con questo disturbo possono sentirsi a disagio quando non sono al centro dell’attenzione, possono utilizzare come strumento manipolatorio la loro avvenenza fisica, un modo di esprimersi drammatico e teatrale e mostrare dei cambiamenti rapidi e superficiali delle emozioni.
- Disturbo narcisistico di personalità. Le persone con questo disturbo hanno bisogno di ammirazione e dimostrano una mancanza di empatia verso gli altri. È caratteristico il comportamento di grandiosità per cui possono esagerare i propri risultati lavorativi e i propri talenti, si possono considerare speciali o superiori agli altri.
- Disturbo evitante di personalità. La persona è esageratamente timida, si sente inadeguata ed è estremamente sensibile alle critiche altrui. A causa di questi sintomi potrebbe evitare, ad esempio, le attività lavorative che richiedono un contatto con il pubblico e le relazioni interpersonali per paura di essere criticata o ridicolizzata. È anche riluttante ad assumersi dei rischi personali o a impegnarsi in nuove attività a causa dei sentimenti d’inadeguatezza.
- Disturbo dipendente di personalità. In queste persone è evidente il bisogno patologico di essere accuditi e rassicurati continuamente. Esse mostrano dei comportamenti sottomessi e “appiccicosi” per il timore della separazione e della solitudine, possono avere delle difficoltà nel prendere delle decisioni in maniera autonoma, e hanno bisogno che altri si assumano la responsabilità per conto loro.
- Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. La caratteristica principale è la preoccupazione eccessiva per l’ordine, le regole, il perfezionismo, l’organizzazione dettagliata e il controllo. Per questi motivi la persona potrebbe essere riluttante a delegare i compiti agli altri, potrebbe lavorare eccessivamente a discapito delle relazioni interpersonali ed essere inflessibile per quanto riguarda la moralità e i valori. Questo disturbo non è il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
Diagnosi
La diagnosi di un disturbo della personalità è un processo complesso che non può basarsi su un singolo incontro o su un semplice test. Poiché questi disturbi riguardano modelli di comportamento e di pensiero stabili nel tempo, il medico deve valutare la storia clinica del paziente nell’arco di diversi anni, cercando conferme di una modalità di funzionamento rigida e disadattiva che risale almeno all’adolescenza.
Il percorso diagnostico moderno si avvale di una valutazione multidimensionale, che comprende:
- Colloquio clinico strutturato: lo specialista (psichiatra o psicologo clinico) utilizza criteri standardizzati, come quelli definiti dal DSM-5-TR o dall’ICD-11. Oggi si tende a integrare la classica suddivisione in categorie (i 10 disturbi) con un approccio “dimensionale”, che valuta il grado di compromissione del funzionamento del Sé e delle capacità interpersonali.
- Utilizzo di test psicometrici: questionari autosomministrati o interviste cliniche validate possono aiutare a delineare i tratti di personalità prevalenti.
- Anamnesi con i familiari: il coinvolgimento di persone vicine è prezioso per comprendere come il paziente si relaziona nel quotidiano e quanto i suoi tratti siano costanti nei diversi contesti della vita.
Un passaggio cruciale è la diagnosi differenziale. Lo specialista deve assicurarsi che i sintomi non siano l’espressione di altre condizioni. In particolare, se i tratti di personalità cambiano improvvisamente in età adulta, è obbligatorio escludere:
- Condizioni neurologiche sottostanti, come un tumore cerebrale o forme specifiche di epilessia.
- Abuso di sostanze o effetti collaterali di farmaci.
- Altri disturbi mentali, come la schizofrenia o i disturbi bipolari, che possono presentare tratti sovrapponibili durante le fasi acute.
Generalmente, la diagnosi formale viene posta solo dopo i 18 anni, poiché durante l’infanzia e l’adolescenza la personalità è ancora in fase di sviluppo. Tuttavia, è possibile identificare precocemente dei segnali di rischio che richiedono un monitoraggio specialistico.
Cura
Il trattamento dei disturbi della personalità ha l’obiettivo di ridurre il disagio soggettivo, migliorare le capacità relazionali e promuovere un funzionamento più flessibile nella vita quotidiana. Sebbene un tempo fossero considerati difficili da trattare, oggi disponiamo di protocolli efficaci che possono portare a una significativa remissione dei sintomi e a una migliore qualità della vita.
L’approccio è quasi sempre multidisciplinare, coinvolgendo psichiatri, psicoterapeuti e, in alcuni contesti, figure riabilitative o assistenti sociali.
Psicoterapia
La psicoterapia è considerata il trattamento di prima scelta (“gold standard”). Attraverso il percorso terapeutico, il paziente impara a riconoscere i propri schemi mentali automatici, a gestire le emozioni intense e a modulare i comportamenti impulsivi. I modelli con maggiore supporto scientifico includono:
- Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT): particolarmente efficace per il disturbo borderline, si focalizza sulla regolazione emotiva e sulla gestione dei comportamenti autolesivi.
- Terapia basata sulla Mentalizzazione (MBT): aiuta il paziente a comprendere gli stati mentali propri e altrui, migliorando le capacità relazionali.
- Schema Therapy: integra diversi approcci per modificare schemi di pensiero profondi e disadattativi formati durante l’infanzia.
- Psicoterapia focalizzata sul Transfert (TFP): lavora sulle dinamiche relazionali che si ripropongono nel rapporto tra paziente e terapeuta.
- Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): utile per identificare e modificare le convinzioni distorte su di sé e sugli altri.
Terapia farmacologica
Non esistono farmaci approvati specificamente per “curare” un disturbo della personalità in quanto tale, poiché la personalità non è un sintomo biologico isolato. Tuttavia, la terapia farmacologica è essenziale per gestire i sintomi associati e le frequenti co-morbilità:
- Antidepressivi: per gestire ansia, depressione e sentimenti di vuoto.
- Stabilizzatori dell’umore: utili per ridurre l’impulsività e la rabbia esplosiva.
- Antipsicotici a basse dosi: impiegati per controllare sintomi di sospettosità estrema, distorsioni del pensiero o grave agitazione.
Stile di vita e supporto
Il benessere generale gioca un ruolo determinante nel successo della terapia. Un approccio orientato alla guarigione (“recovery”) include strategie di gestione autonoma:
- Regolarità del trattamento: la continuità nelle sedute di psicoterapia e nell’eventuale assunzione di farmaci è il fattore predittivo più importante per il miglioramento.
- Gestione dello stress e dell’ansia: pratiche come la mindfulness, lo yoga o tecniche di rilassamento possono aiutare a gestire le crisi emotive.
- Attività fisica costante: è dimostrato che il movimento regolare contribuisce a stabilizzare l’umore e a ridurre lo stress cronico.
- Igiene del sonno e alimentazione: mantenere ritmi biologici regolari aiuta il cervello a funzionare in modo più equilibrato.
- Supporto sociale: partecipare a gruppi di auto-aiuto o coinvolgere la famiglia nella terapia può ridurre il senso di isolamento e migliorare il clima relazionale.
In situazioni di crisi acuta, quando vi è un rischio concreto per l’incolumità del paziente (come in caso di grave ideazione suicidaria), può essere necessario un breve ricovero ospedaliero per garantire la sicurezza e stabilizzare il quadro clinico.
Fonti e bibliografia
- APA – American Psychiatric Association
- DSM-5-TR – Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Quinta Edizione Text Revision.
- ICD-11 – International Classification of Diseases 11th Revision (World Health Organization).
- Mayo Clinic
Autore
Dr.ssa Roberta Kayed
Medico ChirurgoSpecializzanda in Psicoterapia e Medical Writer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Bologna n. 17114.