Depressione stagionale (SAD): cause, sintomi e rimedi

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Introduzione

Quando il medico Norman Rosenthal si trasferì nella metà degli anni ’80 negli U.S.A dal Sud Africa, notò che durante i mesi invernali si sentiva depresso e molto meno produttivo, per poi tornare alla normalità nei mesi caldi.

Con altri colleghi comincio così a collaborare alle ricerche su questa condizione, sulla melatonina e sul ciclo sonno-veglia per poi arrivare a definire una nuova malattia.

Indicato impropriamente anche come depressione d’inverno, depressione d’estate o depressione stagionale, il disturbo affettivo stagionale (SAD – Seasonal Affective Disorder) è una malattia ricorrente, facente parte del Disturbo Depressivo Maggiore, che:

  • insorge principalmente all’inizio dell’autunno,
  • si sviluppa durante tutti i mesi invernali,
  • scompare spontaneamente in primavera e in estate.

Quando le giornate sono più corte e la luce solare diminuisce, gli individui sperimentano sentimenti di tristezza e perdita delle energie.

Più raramente (nel 3% dei casi) il SAD può presentarsi in primavera o all’inizio dell’estate, per poi scomparire in inverno; in questo caso si parla di SAD estivo.

La gravità delle manifestazioni cliniche è variabile, in quanto è possibile che le persone possano avere forme più lievi di SAD, conosciute come “sotto-sindromi” o S-SAD.

Grafica che ricostruisce le caratteristiche del disturbo affettivo stagionale

iStock.com/RaStudio

Cause

È difficile calcolare la prevalenza esatta del SAD, poiché il disturbo viene spesso sottovalutato e quindi non diagnosticato.

Si stima che la prevalenza sia dell’1-10% (in Italia del 3,5% per SAD e 11,5% per S-SAD) e che sia correlata alla latitudine, a causa della diversa esposizione delle aree geografiche alla luce solare.

È più frequente nelle donne, che sono associate ad un rischio aumentato di circa quattro volte rispetto agli uomini (4,5% nelle donne rispetto a 1,2% negli uomini in Italia), oltre che nelle persone con storia familiare di

Insorge tipicamente intorno ai 18-30 anni e si presenta in maniera variabile nelle diverse aree geografiche: la frequenza è massima nei Paesi lontani dall’equatore, ad un elevata latitudine, e minima nei paesi a bassa latitudine.

Le cause specifiche sono sconosciute, ma sono stati studiati ed individuati alcuni fattori che possono determinare l’insorgenza della malattia:

  • Anomalie nel funzionamento della serotonina prodotta nel cervello, indispensabile per il mantenimento di un buon tono dell’umore; i pazienti con SAD sembrano possedere livelli più elevati di una proteina, chiamata SERT, che rende inattiva la serotonina. In autunno, quando la luce solare comincia a calare, i livelli della proteina aumentano causando una concomitante diminuzione della serotonina.
  • Anomalie nella produzione della melatonina, un ormone prodotto dalla ghiandola pineale nel cervello, in risposta al buio e responsabile di indurre il sonno; quando le giornate si accorciano nei mesi invernali, la ghiandola pineale produce più melatonina e di conseguenza i soggetti con SAD sperimentano letargia e sonnolenza.
  • La combinazione dei bassi livelli di serotonina e gli aumentati livelli di melatonina modifica l’orologio interno del corpo (responsabile della regolazione del cosiddetto “ritmo circadiano”) causando la perdita di sincronizzazione con i cambiamenti ciclici luce-buio, nel corso di una giornata e durante le stagioni. Come risposta la persona non riuscirà ad adattarsi bene ai cambi di stagione.
  • Diminuzione della produzione di Vitamina D, un ormone sintetizzato nella pelle grazie all’esposizione solare. Nei mesi invernali i livelli di vitamina si abbassano e, data l’importanza di questa per l’attività della serotonina, si avranno dei sintomi depressivi anche rilevanti.
  • Variazione dei livelli di Ipocretina/Orexina, una proteina prodotta dall’ipotalamo nel cervello in base alla luce, responsabile del controllo dei cicli di sonno-veglia.
  • Possibile correlazione fra SAD e sistema immunitario. Alcuni pazienti presentano un aumentato stato infiammatorio durante l’inverno e la fase sintomatica.

I fattori di rischio che possono predisporre allo sviluppo del disturbo includono:

  • Storia familiare. I soggetti con SAD possono avere altri parenti con la stessa diagnosi o con altre forme di depressione.
  • Presenza di depressione o di disturbo bipolare. Nei pazienti con depressione o disturbo bipolare già diagnosticati si può assistere, nei mesi invernali, ad un peggioramento dei sintomi depressivi concomitanti.
  • Lavori notturni, a causa del ruolo importante giocato dalla luce solare nella modifica dei ritmi circadiani.

Sintomi

Nel DSM V (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali V edizione) la malattia è classificata come una variante stagionale del Disturbo Depressivo Maggiore; i sintomi del SAD sono infatti sintomi depressivi “atipici”, cioè non quelli classici del disturbo depressivo maggiore poiché, per almeno due anni, l’umore

  • è deflesso per la maggior parte del giorno, per quasi tutti i giorni, ma comunque reattivo;
  • tende a peggiorare nelle ore serali (a differenza del disturbo depressivo maggiore nel quale l’umore è maggiormente depresso al mattino, perché la persona sente di avere una lunga giornata davanti a se che non riuscirà ad affrontare);
  • inizia e termina durante una stagione specifica, ogni anno, con una remissione completa durante le altre stagioni.

I sintomi della variante invernale (SAD invernale) appaiono alla fine dei mesi autunnali oppure agli inizi di quelli invernali e spariscono con la bella stagione, manifestandosi in forma di:

  • tristezza,
  • irritabilità,
  • pianto frequente,
  • stanchezza e letargia,
  • difficoltà di concentrazione,
  • ipersonnia (aumento delle ore di sonno),
  • mancanza di energia e di interesse,
  • diminuzione delle attività giornaliere,
  • isolamento sociale,
  • forte desiderio di carboidrati e zuccheri,
  • aumento dell’appetito e del peso,
  • sentimenti di perdita di speranza e di colpa,
  • ideazione suicidaria.

I sintomi della più rara variante estiva (SAD estiva), che insorge nel 5% dei casi, appaiono durante il periodo primaverile-estivo e scompaiono in inverno; possono includere:

La gravità delle manifestazioni cliniche è variabile e le persone possono sviluppare forme più lievi conosciute anche come “sotto-sindromi” (S-SAD).

Altre persone invece possono provare una vera e propria incapacità nello svolgimento delle normali attività quotidiane e dei sintomi così severi da essere sovrapponibili a quelli tipici della depressione maggiore.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per il disturbo affettivo stagionale inizia solitamente con un colloquio clinico approfondito, mirato a distinguere la ciclicità stagionale da altre forme di disturbo dell’umore. Secondo i criteri internazionali, la diagnosi richiede che gli episodi depressivi si presentino con una precisa correlazione stagionale per almeno due anni consecutivi, senza la comparsa di episodi non stagionali durante lo stesso periodo.

Il medico o lo specialista psichiatra deve escludere che la depressione sia legata a fattori di stress psicosociale stagionale (come la disoccupazione ricorrente in inverno). La valutazione si articola in diverse fasi:

Anamnesi e criteri clinici

Lo specialista indaga la ricorrenza dei sintomi, la loro durata e l’impatto sulla vita quotidiana. Viene prestata particolare attenzione alla tendenza al “letargo invernale”, caratterizzato da ipersonnia e aumento dell’appetito per i carboidrati. Strumenti standardizzati come il questionario SPAQ (Seasonal Pattern Assessment Questionnaire) possono essere utilizzati per quantificare la sensibilità dell’individuo ai cambiamenti stagionali di luce, sonno e socialità.

Esami di laboratorio e diagnosi differenziale

È fondamentale escludere cause organiche che possano mimare i sintomi depressivi. Il protocollo clinico prevede solitamente:

  • Esami del sangue per valutare la funzionalità della tiroide ed escludere l’ipotiroidismo.
  • Controllo dei livelli di emoglobina e ferro per escludere l’anemia, spesso causa di stanchezza cronica.
  • Dosaggio della vitamina D, i cui bassi livelli sono frequentemente associati al disturbo.

Il medico deve inoltre differenziare il SAD da altre condizioni psichiatriche, come il disturbo bipolare (in cui la fase depressiva può avere cadenza stagionale), l’abuso di alcol o sostanze, e disturbi del neurosviluppo come l’ADHD, che possono presentare sovrapposizioni sintomatiche in termini di disregolazione emotiva e difficoltà di concentrazione.

Prognosi e complicanze

È importante riconoscere i segni e sintomi del disturbo e non sottovalutarlo in quanto, come tutti i disturbi depressivi, può portare a conseguenze anche molto gravi:

  • isolamento sociale,
  • problemi scolastici e lavorativi,
  • abuso di sostanze,
  • altri disturbi mentali come ansia e disturbi del comportamento alimentare,
  • ideazione e comportamenti suicidari.

Cura e rimedi

Il trattamento del disturbo affettivo stagionale ha come obiettivi principali la riduzione dei sintomi depressivi acuti, il ripristino del corretto ritmo circadiano e la prevenzione delle ricadute annuali. L’approccio moderno è multidisciplinare e integra tecnologie luminose, psicoterapia specializzata, farmacologia e interventi sullo stile di vita.

La terapia della luce (fototerapia)

La fototerapia è considerata il trattamento di prima linea per la variante invernale del SAD. Consiste nell’esposizione quotidiana a una fonte di luce artificiale intensa (light box) che mimetizza la luce solare naturale. Perché sia efficace, il dispositivo deve emettere una luce di 10.000 lux e deve essere privo di raggi UV dannosi.

L’uso standard prevede sessioni di circa 30 minuti ogni mattina, preferibilmente entro la prima ora dal risveglio. La luce, percepita attraverso la retina, agisce sul nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo, regolando la produzione di serotonina e melatonina. Molti pazienti avvertono un miglioramento già dopo la prima settimana di trattamento. È importante non esporsi direttamente con lo sguardo fisso alla lampada, ma tenerla lateralmente mentre si svolgono attività come leggere o fare colazione.

Donna che si sottopone ad una seduta di fototerapia

iStock.com/Rocky89

Psicoterapia cognitivo-comportamentale specifica (CBT-SAD)

La psicoterapia è un pilastro fondamentale, con risultati spesso più duraturi rispetto alla sola fototerapia. In particolare, la CBT-SAD aiuta il paziente a:

  • Riconoscere e modificare i pensieri negativi legati alla stagione invernale (es. “Odio il buio, non posso fare nulla”).
  • Identificare comportamenti di evitamento e isolamento sociale.
  • Sviluppare l’attivazione comportamentale, programmando attività piacevoli nonostante il clima avverso.

Trattamenti farmacologici e integrativi

Nei casi di sintomi moderati o gravi, o quando la fototerapia non è sufficiente, il medico può prescrivere farmaci antidepressivi. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono i più comuni. In alcuni casi, la terapia farmacologica viene iniziata preventivamente qualche settimana prima del periodo critico abituale.

L’integrazione di vitamina D è spesso raccomandata se i livelli ematici risultano carenti. È invece necessaria cautela con rimedi fitoterapici come l’iperico (erba di San Giovanni), che può interferire con molti farmaci e aumentare la fotosensibilità della pelle, rendendo rischiosa la fototerapia.

Stile di vita e piccoli accorgimenti quotidiani

Le abitudini quotidiane giocano un ruolo cruciale nella gestione del SAD e possono fare una grande differenza nel mantenimento del benessere psicofisico:

  • Esposizione solare naturale: Anche nelle giornate nuvolose, trascorrere almeno 30 minuti all’aperto, preferibilmente al mattino, aiuta a stabilizzare il ritmo circadiano.
  • Igiene del sonno: Mantenere orari regolari per andare a dormire e svegliarsi, evitando l’eccessiva permanenza a letto tipica del fine settimana.
  • Attività fisica: L’esercizio regolare, specialmente se svolto all’aperto, ha un effetto antidepressivo naturale e riduce i livelli di stress.
  • Alimentazione consapevole: Contrastare il desiderio di zuccheri raffinati privilegiando carboidrati complessi, proteine magre e alimenti ricchi di Omega-3.
  • Ambiente domestico: Tenere le tende aperte, sedersi vicino alle finestre durante il lavoro e mantenere gli ambienti luminosi per massimizzare la luce disponibile.
  • Viaggi e programmazione: Se possibile, pianificare una vacanza in luoghi soleggiati durante i mesi invernali per “spezzare” il periodo di buio prolungato.

Fonti e bibliografia

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