Carcinoma duttale infiltrante: stadiazione e sopravvivenza

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Introduzione

Il tumore al seno è una malattia caratterizzata da una perdita di controllo sulla crescita di un gruppo di cellule del seno; ne esistono diverse forme, differenziate in base al tipo di cellule coinvolte.

Il seno è anatomicamente suddivisibile in tre parti principali:

  • lobuli, le ghiandole che producono il latte
  • dotti galattofori, i canali che raccolgono il latte dai lobuli e lo convogliano fino al al capezzolo
  • e tessuto connettivo, tutto ciò che circonda lobuli/dotti e conferisce al seno struttura e forma.

I tipi più comuni di cancro al seno sono:

  • Carcinoma lobulare invasivo, quando ha origine dai lobuli,
  • Carcinoma duttale invasivo
    • carcinoma, perché origina da cellule epiteliali
    • duttale, perché può nel dettaglio origina dalle cellule dei dotti galattofori
    • invasivo perché in grado di diffondersi al resto dell’organismo in forma di metastasi (in questo senso di differenzia dal carcinoma intraduttale in situ, che al contrario NON è invasivo.

Il tumore della mammella, contando tutte le possibili forme, è la neoplasia più frequente in Italia ed il carcinoma duttale invasivo rappresenta il 70-80% dei tumori al seno.

Carcinoma duttale infiltrante

Shutterstock/Designua

Cause

I tumori al seno nel complesso sono associati ai seguenti fattori di rischio:

  • Età: la probabilità di sviluppare un tumore aumentare al passare degli anni (la maggior parte dei casi di tumore del seno interessa donne con più di 50 anni)
  • Sesso: la maggior parte dei tumori alla mammella colpisce le donne
  • Precedenti di tumore al seno: sviluppare un tumore al seno aumenta la probabilità di svilupparne un secondo nell’altro seno
  • Storia familiare di cancro al seno e fattori di rischio genetici, ad esempio avere parenti di primo grado (mamma, sorella) colpiti da tumore, oppure essere portatori di specifici geni associati allo sviluppo di cancro (BRCA1 e BRCA2 sono i più rilevanti)
  • Fattori di rischio legati alla sfera riproduttiva (che genericamente aumentano l’esposizione agli ormoni sessuali):
    • menarca (primo flusso mestruale) prima dei 12 anni di età,
    • primo parto dopo i 30 anni,
    • assenza di gravidanze (nulliparità)
    • non allattare
    • entrare in menopausa dopo i 55 anni.
  • Assunzione di ormoni in forma di farmaci (estrogeni e progesterone), tipicamente in forma di

È tuttavia importante comprendere che un fattore di rischio NON è una causa di tumore, né va intesa quindi come una condanna, ma solo come una sorta di predisposizione che aumenta la probabilità, ma che può essere sensibilmente contrastata, ad esempio, con un uno stile di vita adeguato che prevenga:

Sintomi

La maggior parte dei pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale è asintomatica (priva di sintomi) e molti casi vengono scoperti durante lo screening mammografico. Con l’aumentare delle dimensioni la paziente potrebbe tuttavia avvertirne la presenza in modo accidentale, ad esempio durante la doccia: il carcinoma duttale infiltrante tende infatti a crescere come una massa coesa, tanto da essere spesso palpabile come un nodulo (ma è in genere più piccolo rispetto ad un tumore lobulare). La metà dei casi di tumore del seno si presenta nel quadrante superiore esterno della mammella (fonte AIRC).

Il dolore al seno è un sintomo insolito, che si verifica solo in una minoranza dei casi.

Nelle fasi più avanzate potrebbero comparire anomalie della pelle, in forma di:

  • aspetto a buccia d’arancia
  • ulcerazione.

Stadiazione

A seguito della diagnosi di carcinoma duttale infiltrante si rivela determinante stadiare il tumore, ovvero comprenderne lo stato di avanzamento e l’eventuale diffusione nel resto dell’organismo. Questo passaggio è necessario tanto per formulare una prognosi (determinando quindi le percentuali di sopravvivenza) quanto per pianificare il trattamento ottimale.

Segue la trattazione di due tra le caratterizzazioni più comuni ed utili.

Grado istologico (grading)

Quando si osserva le cellule tumorali al microscopio, il patologo che conduce l’analisi si sofferma a cercare alcune caratteristiche che possono contribuire a prevedere la probabilità che il cancro cresca e si diffonda, ad esempio

  • la disposizione delle cellule in relazione l’una con l’altra,
  • quanto assomigliano alle normali cellule mammarie di origine,
  • quante cellule tumorali sono in procinto di proliferare e moltiplicarsi.

Questo consente di classificare il carcinoma duttale infiltrante in tre categorie:

  • G1: Più le cellule appaiono ordinate, simili alle cellule normali e con una scarsa tendenza alla proliferazione e meglio è, perché in questo caso si tratta di carcinomi ben differenziati; questi tumori tendono a crescere e diffondersi lentamente ed hanno quindi una prognosi migliore (prospettiva).
  • G2 (carcinomi moderatamente differenziati)
  • G3: I carcinomi scarsamente differenziati mancano di caratteristiche normali, tendono a crescere e diffondersi più velocemente ed hanno una prognosi peggiore.

È quindi importante notare che, anche se apparentemente contro-intuitivo, il termine differenziato indica che le cellule sono simili a quelle sane e questo è positivo in termini di probabilità di guarigione: più un tumore è differenziato e meglio è.

Una diagnosi G3 è quindi il caso peggiore, ma NON significa di per sé che il tumore sia incurabile.

Her2 negativo è un bene o un male?

Circa il 15% -20% dei tumori al seno mostra concentrazioni più elevate di una proteina nota come HER2 (tumori al seno HER2-positivi), che aiuta le cellule tumorali a crescere e diffondersi più rapidamente. Le cellule HER2-positive tendono a proliferare e diffondersi più velocemente rispetto ai tumori al seno HER2-negativi, ma è molto più probabile che rispondano al trattamento con farmaci specifici (che prendono di mira proprio la proteina HER2, come il Trastuzumab, nome commerciale Herceptin®), che hanno rivoluzionato negli ultimi anni la terapia di questo tipo di tumore.

HR

HR sta per recettore ormonale (hormone receptor) ed è un secondo importante fattore in grado di caratterizzare il tumore, guidandone la scelta terapeutica:

  • HR+ (positivo) significa che le cellule tumorali espongono recettori per gli ormoni estrogeni o progesterone, in grado di favorirne la crescita,
  • HR- (negativo) indica invece l’assenza di questi stessi recettori.

Tumori al seno triplo-negativo

Il tumore del seno triplo negativo rappresenta circa il 15-20% di tutte le nuove diagnosi di tumore mammario ed è più comune nelle persone giovani (sotto i 50 anni), nelle donne nere o ispano-americane e in quelle che presentano mutazioni nei geni BRCA (BRCA positive).

Il tumore triplo negativo è così definito perché le sue cellule NON presentano

  • recettori per gli estrogeni (ER) né per il progesterone (PR), sono cioè HR negativi
  • elevate quantità di proteina HER2, sono cioè HER2 negativi.

Clinicamente è una malattia in genere aggressiva, che cioè tende a diffondersi velocemente e a ripresentarsi dopo i trattamenti, principalmente perché non può beneficiare dei farmaci specificatamente mirati alle caratteristiche tipiche degli HER2 positivi o ai recettori ormonali.

Si guarisce?

I più recenti dati americani (2015-2019) mostrano come il sottotipo di cancro al seno HR+/HER2- sia in assoluto il più comune.

La percentuale di sopravvivenza media a 5 anni, ovvero quante donne siano ancora vive a 5 anni dalla diagnosi di un tumore al seno (a prescindere dalle caratteristiche) è di oltre il 90%, così suddiviso:

  • HR+/HER2-: 94.4%
  • HR-/HER2-: 77.1%
  • HR+/HER2+: 90.7%
  • HR-/HER2+: 84.8%

Sebbene la tipologia di cancro sia influente sulla sopravvivenza, molto più rilevante è invece l’eventuale diffusione al momento della diagnosi:

Tipologia Localizzato Metastasi regionali M. A distanza
HR+/HER2- 100.0% 90.1% 31.9%
HR-/HER2-
(Triplo negativo)
91.3% 65.8% 12.0%
HR+/HER2+ 98.8% 89.3% 46.0%
HR-/HER2+ 97.3% 82.8% 38.8%
NON NOTO 96.1% 76.4% 15.6%
Totale 99.1% 86.1% 30.0%

Per approfondire

Per approfondire sintomi, fattori di rischio e cura si rimanda all’articolo più generico sul tumore al seno.

Fonti e bibliografia

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