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Negli ultimi decenni, la medicina ha fatto passi da gigante grazie a farmaci in grado di combattere virus, batteri, funghi e parassiti. Ma ora che conosciamo meglio il microbioma – l’universo di microrganismi che abita il nostro intestino e altri distretti del corpo – ci rendiamo conto che molti farmaci, anche comuni, possono alterarne l’equilibrio. E le conseguenze, in certi casi, non sono da sottovalutare.
Disclaimer:
Alcuni farmaci possono alterare il microbioma, ma questo non significa che vadano evitati: quando prescritti da un medico, sono spesso necessari e insostituibili. L’obiettivo di questo articolo è informare prevenire abusi, non certamente scoraggiare l’uso di terapie appropriate.
Quando i farmaci fanno bene… ma anche un po’ male
Antibiotici e antivirali sono strumenti salvavita, ma possono distruggere indiscriminatamente anche i batteri “buoni” del nostro intestino. Ma non sono gli unici: antiacidi (inibitori di pompa protonica), antinfiammatori, lassativi, antidepressivi, statine, chemioterapici e perfino alcuni antidiabetici possono innescare disbiosi, cioè un’alterazione dell’equilibrio microbico.
In uno studio pubblicato su Nature Communications, 19 su 41 classi di farmaci esaminati mostravano un impatto significativo sul microbioma intestinale. E spesso questo impatto è legato a meccanismi indiretti: modifiche del pH, cambiamenti nella motilità intestinale o alterazioni delle vie metaboliche.
Alcuni esempi concreti
- Antibiotici: uccidono anche i batteri benefici, aprendo la strada a microrganismi opportunisti.
- Inibitori di pompa protonica (es. omeprazolo): alterano l’acidità gastrica e favoriscono la migrazione di batteri dalla bocca all’intestino.
- FANS (es. ibuprofene): possono danneggiare la mucosa intestinale e ridurre batteri protettivi come Lactobacillus.
- Lassativi: accelerano il transito intestinale, riducono l’assorbimento di nutrienti e alterano la composizione batterica.
- Chemioterapici: modificano profondamente il microbioma, riducendo i batteri benefici e favorendo infezioni.
- Statine: alcune riducono i batteri buoni e aumentano quelli patogeni, influenzando anche la risposta ai farmaci.
- Antidiabetici orali: non tutti sono dannosi. Alcuni, come metformina e GLP-1 agonisti (es. liraglutide), sembrano favorire batteri benefici come Akkermansia e Faecalibacterium.
Come riconoscere i segnali di allarme?
I sintomi di disbiosi sono spesso aspecifici:
- gonfiore,
- gas,
- stitichezza o diarrea,
- stanchezza,
- sbalzi d’umore.
La diagnosi non è semplice: i test sul microbioma sono costosi e spesso non risolutivi.
Cosa fare?

Questi sono ottimi motivi in più per sostenere il microbioma con una dieta ricca di fibre prebiotiche (come quelle contenute in verdure, legumi, cereali integrali) e alimenti naturalmente probiotici (come yogurt, kefir, miso, crauti).
Naturalmente, mai curarsi da soli, soprattutto con antibiotici, e prima di assumere integratori per l’intestino è sempre meglio consultare il proprio medico (anche se si tratta di banali fermenti lattici).