E tu lo sai cosa succede al tuo colesterolo quando mangi soia?

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Per millenni, la soia ha rappresentato un alimento cardine nelle diete tradizionali dell’Asia orientale — in particolare in Cina, Giappone e Corea — dove viene consumata sotto molteplici forme: dai semi interi (edamame) ai derivati fermentati come miso, natto e tempeh, fino a prodotti più noti in Occidente come tofu e latte di soia.

Negli ultimi decenni anche nel mondo occidentale si è assistito a una progressiva diffusione del consumo di soia, trainata da una crescente attenzione verso alimentazioni a base vegetale, dalla diffusione di regimi alimentari vegetariani e vegani, e dalla ricerca di alternative alle proteine animali per motivi sia salutistici, che ambientali ed etici.

A questo si aggiunge un interesse crescente per i suoi potenziali effetti benefici sulla salute cardiovascolare, in particolare sul metabolismo lipidico.

Ma al di là delle mode alimentari, cosa succede davvero al colesterolo quando si introduce la soia nella dieta?

Effetto sul colesterolo LDL (il “cattivo”)

Numerosi studi clinici controllati, tra cui una meta-analisi del 2019 pubblicata sul Journal of Nutrition, hanno mostrato che l’assunzione regolare di proteine della soia è associata a una riduzione del colesterolo LDL del 3–4% in media (Nota: questa riduzione può sembrare modesta, ma è clinicamente significativa su scala di popolazione).

L’effetto è particolarmente evidente nei soggetti con ipercolesterolemia moderata o elevata, mentre è meno marcato nei normocolesterolemici.

Effetto sul colesterolo HDL (il “buono”)

L’effetto sul colesterolo HDL è più incostante: alcune revisioni sistematiche mostrano lievi aumenti dell’HDL, mentre altri studi non rilevano modifiche significative.

Non si documentano mai riduzioni dell’HDL con assunzione di soia (ed è un’ottima notizia).

Effetto sui trigliceridi

Anche in questo caso, l’effetto è variabile. Le proteine della soia non sembrano ridurre significativamente i trigliceridi in modo consistente, salvo nei soggetti con ipertrigliceridemia marcata.

Perché funziona?

Ragazza che guarda perplessa un fagiolo edamame

I meccanismi principali attraverso cui la soia agisce sul profilo lipidico sono:

  • Riduzione dell’assorbimento intestinale del colesterolo grazie alla presenza di fibre e fitosteroli
  • Modulazione dei recettori epatici per le lipoproteine LDL
  • Attivazione dei recettori PPAR-α da parte degli isoflavoni, con effetto sul metabolismo lipidico epatico
  • Effetto estrogeno-simile (debole) degli isoflavoni, che può influenzare il profilo lipidico, specie nelle donne in post-menopausa (Nota per i lettori di sesso maschile: non ci sono evidenze cliniche solide che il consumo moderato di soia riduca i livelli di testosterone o influenzi negativamente la funzione sessuale o riproduttiva negli uomini. Le preoccupazioni in tal senso derivano da studi su animali o da assunzioni di quantità irrealisticamente elevate di isoflavoni; negli studi clinici sull’uomo, anche a lungo termine, non si sono osservati effetti endocrini clinicamente rilevanti).

Conclusioni

L’integrazione di soia nella dieta può favorire un miglioramento moderato del profilo lipidico, in particolare del colesterolo LDL. L’effetto è più marcato se la soia sostituisce proteine animali ricche di grassi saturi.

Non si tratta di una “cura” per l’ipercolesterolemia, ma può essere un complemento utile a una dieta equilibrata e, quando indicato, a una terapia farmacologica con statine o altri agenti ipolipemizzanti.

Si raccomanda di preferire soia intera o poco processata (tofu, tempeh, granulare, …), non prodotti ultra-processati contenenti soia.

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