Aprassia e disprassia: significato, sintomi, cause, pericoli e cura

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Cosa significa aprassia?

L’aprassia, termine che deriva dal greco a- (prefisso di negazione) e praxía (ovvero fare, nel complesso “incapacità di fare”) è un disturbo neurologico che interferisce con il movimento volontario, tanto da impedire l’esecuzione di gesti coordinati con uno scopo preciso.

In parole più semplici si tratta dell’incapacità di eseguire movimenti familiari (già appresi in passato) a comando, nonostante il comando sia compreso e ci sia una piena volontà di eseguire il movimento: sia il desiderio che la capacità di movimento muscolare sono conservati, ma viene meno la competenza per eseguire il gesto.

L’esempio più tipico è l’incapacità di allacciarsi le scarpe, farsi il nodo alla cravatta o abbottonare la camicia, nonostante la volontà ed il desiderio di farlo; come in molte malattie neurologiche i pazienti colpiti non ne sono consapevoli.

La disprassia è in genere considerata una forma meno severa, seppure comunque grave: l’individuo potrebbe riuscire nello scopo, ma al prezzo di profonde difficoltà nonostante l’apparente semplicità del gesto.

Aprassia, esempio di disturbo

Shutterstock/winnievinzence

 

Cause

L’aprassia deriva da una disfunzione degli emisferi cerebrali del cervello, in particolare del lobo parietale, e può essere la conseguenza di lesioni o malattie cerebrali.

Più nel dettaglio è causata da un difetto nei percorsi cerebrali sede dei modelli di movimento appresi. La lesione può essere la conseguenza di disturbi metabolici, neurologici o di altro tipo che coinvolgono il cervello ed in particolare il lobo frontale dell’emisfero sinistro. È proprio in questa regione che vengono memorizzate complesse rappresentazioni tridimensionali di schemi e movimenti precedentemente appresi. I pazienti con aprassia perdono la capacità innata di recuperare questi schemi.

L’aprassia oculomotoria è caso particolare, perché si tratta dell’espressione di un tratto genetico dominante (sul cromosoma 2p13).

Anche il danno tissutale/cellulare che dovesse occorrere in altre parti specifiche del cervello, ad esempio in seguito a ictus o trauma cranico, tumori o demenze, può causare aprassia; tra i distretti a rischio figurano ad esempio la cosiddetta area motoria supplementare (corteccia premotoria) ed il corpo calloso.

La degenerazione gangliare corticobasale è infine una malattia che causa una varietà di tipi di aprassia, specialmente negli anziani.

Sintomi

Il sintomo principale dell’aprassia è l’incapacità di eseguire il movimento in assenza di paralisi fisica. I comandi sono compresi, ma non possono essere eseguiti. Quand’anche venga avviato il movimento, questo di solito si rivela goffo, scarsamente controllato ed inappropriato. In alcuni pazienti si osservano movimenti involontari.

È possibile individuare numerose forme di aprassia, che possono manifestarsi singolarmente od in combinazione:

  • La più comune è l’aprassia bucco-facciale (od orofacciale), che causa l’incapacità di eseguire movimenti volontari del viso, come ad esempio leccarsi le labbra, fischiare, tossire o ammiccare con gli occhi.
  • L’aprassia degli arti è la forma più studiata a causa del grande impatto che sul quotidiano (incapacità di fare modulare movimenti fini e precisi con un braccio o una gamba, come ad esempio usare correttamente un cacciavite, nonostante il paziente capisca cosa debba essere fatto e lo abbia fatto con successo in passato).
  • L’aprassia acrocinetica consiste nell’incapacità di modulare correttamente i movimenti, che si traducono in gesti poco fluidi, lentezza e goffaggine.
  • L’aprassia ideativa è la conseguenza della perdita della capacità di definire mentalmente la necessaria sequenza di movimenti per ottenere il fine voluto; si può osservare in attività quotidiane come vestirsi, mangiare e fare il bagno.
  • L’aprassia ideomotoria è una disfunzione che si caratterizza con l’impossibilità di rispondere correttamente con il movimento richiesto ad un comando verbale; è possibile differenziarla dalla precedente perché si manifesta anche nell’impossibilità di imitare la persona che richiede il gesto.
  • L’aprassia verbale si manifesta con la difficoltà a coordinare i movimenti della bocca e necessari alla produzione del linguaggio.
  • L’aprassia costruttiva consiste nell’incapacità di copiare, disegnare o costruire figure anche semplici, sia a memoria che su imitazione.
  • L’aprassia oculomotoria è la difficoltà a controllare i movimenti degli occhi a comando, ad esempio dovendo muovere lo sguardo su uno specifico oggetto.

L’aprassia può essere accompagnata da un disturbo del linguaggio chiamato afasia.

Si guarisce?

La prognosi per i pazienti con aprassia varia e dipende in parte dalla causa sottostante: alcuni individui migliorano in modo significativo, mentre altri possono mostrare scarsi miglioramenti.

Quando l’aprassia è il risultato di un ictus spesso si osserva un miglioramento nell’arco di poche settimane, mentre altri pazienti mostrano aprassia congenita (presente sin dalla nascita), in genere a causa di malformazioni del sistema nervoso centrale.

Nei casi demenza purtroppo in genere i danni sono irreversibili.

Cura

Quando l’aprassia è l’espressione di un disturbo sottostante, la terapia è volta alla cura della condizione che ne è causa; parallelamente si possono intraprendere approcci di supporto, ad esempio la fisioterapia e la terapia occupazionale possono essere di grande beneficio per i pazienti con ictus e trauma cranico.

In alcuni casi i bambini con aprassia congenita possono imparare a compensare i deficit con la crescita, mediante programmi di educazione speciale e terapia fisica.

Non esistono ad oggi medicinali in grado di garantire un qualche beneficio specifico.

Fonti e bibliografia

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