Gesticoli con le mani? Ecco che succede al cervello di chi ti ascolta

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Gesticolare mentre si parla è un comportamento così comune da passare spesso inosservato.

Eppure il semplice movimento delle mani mentre comunichiamo verbalmente nasconde un meccanismo neurologico sorprendente e altamente sofisticato.

Uno studio condotto dai ricercatori del Max Planck Institute for Psycholinguistics dell’Università Radboud di Nijmegen (Paesi Bassi) suggerisce che i gesti non siano solo un complemento al linguaggio, ma un elemento attivo della comprensione linguistica – grazie al ruolo predittivo del cervello umano.

Vediamo cosa significa davvero questo, e perché il modo in cui muovi le mani può dire molto su come funziona il tuo cervello.

Perché gesticoliamo mentre parliamo?

Le teorie classiche suggeriscono che i gesti servano a rafforzare, chiarire o enfatizzare il messaggio verbale.

Ma perché funziona così bene?

La risposta potrebbe affondare le sue radici nell’evoluzione: nella necessità di comunicare rapidamente, in modo efficiente e comprensibile, anche in situazioni di pericolo. Il nostro cervello ha quindi sviluppato meccanismi non solo per interpretare, ma anche per prevedere l’informazione in arrivo – sia essa verbale o visiva.

Come spiega Marlijn ter Bekke, dottoranda e autrice principale dello studio:

“Se vogliamo davvero capire come funziona il linguaggio, dobbiamo considerare anche i segnali corporei, come le espressioni facciali, lo sguardo, i movimenti della testa e, naturalmente, i gesti delle mani.”

Lo studio: come funzionano i gesti “iconici”

Mano che fa il segno di "poco"

Shutterstock/2475117329

Il team olandese ha condotto due esperimenti distinti usando un avatar virtuale in grado di parlare e gesticolare in modo controllato. Questo approccio ha permesso di isolare con precisione l’effetto dei gesti sulle capacità predittive dei partecipanti.

Esperimento 1: puoi prevedere la parola giusta?

I partecipanti guardavano brevi video dell’avatar che poneva una domanda, ma il video si interrompeva prima della parola finale. Dovevano quindi scrivere quale parola pensavano sarebbe arrivata. Ogni domanda veniva presentata in tre versioni:

  • Con gesto iconico (es. mimare il bere da un bicchiere)
  • Con movimento neutro di controllo (es. grattarsi il gomito)
  • Senza alcun movimento delle mani

Risultato:

  • I gesti iconici portavano a una previsione corretta nel 23% dei casi
  • I gesti neutri o assenti solo nel 7,8% dei casi

In altre parole, la probabilità di indovinare la parola successiva triplicava se accompagnata da un gesto iconico.

Esperimento 2: cosa succede nel cervello?

Nel secondo esperimento, un nuovo gruppo di partecipanti ha guardato gli stessi video mentre veniva registrata l’attività cerebrale tramite EEG (elettroencefalogramma). Subito prima della parola target, veniva inserita una breve pausa silenziosa per analizzare meglio le oscillazioni neurali.

Risultato: Quando il gesto era iconico, si osservava una riduzione dell’attività nelle bande alfa e beta, un fenomeno noto in neuroscienze come indice di anticipazione cognitiva.

Il cervello come “macchina predittiva”

La conclusione non è che gesticoliamo apposta per aiutare chi ascolta a capire meglio, ma che parlare e gesticolare sono entrambi processi radicati nella capacità predittiva del cervello.

Come spiega Jack Wilson, docente e ricercatore in linguistica all’Università di Salford (UK):

“Il nostro cervello è progettato per la sopravvivenza, e lo fa anche attraverso la previsione di ciò che stiamo per percepire.”
“Quando parlo, sto prevedendo cosa dirò e che gesti farò; e chi mi ascolta sta prevedendo, a sua volta, come capirmi basandosi su queste stesse previsioni.”

È un circolo virtuoso: i nostri cervelli si sincronizzano nella comunicazione, utilizzando ogni canale disponibile – verbale e non verbale – per rendere più efficiente lo scambio di informazioni.

Gesti, visualizzazione mentale e cultura

Il gesto non è sempre conscio o deliberato. Alcune persone gesticolano di più perché hanno uno stile cognitivo più visivo, cioè pensano per immagini. Altre usano il gesto come supporto cognitivo, proprio come si userebbe un foglio per scarabocchiare mentre si riflette su un’idea complessa.

Inoltre, il gesto è profondamente influenzato dalla cultura. Lo studio citato ha coinvolto solo partecipanti olandesi, appartenenti al contesto culturale WEIRD (Western, Educated, Industrialized, Rich, and Democratic).

In altri contesti culturali e linguistici, la frequenza e il tipo di gesti potrebbe variare in modo significativo.

Tutta la comunicazione è multimodale

Il messaggio chiave è che la comunicazione non è mai solo verbale. Anche quando parliamo senza pensare ai nostri gesti, il nostro cervello li usa – in chi parla e in chi ascolta – come parte integrante del processo comunicativo.

Chi gesticola di più non è necessariamente più espressivo o teatrale: potrebbe avere un cervello particolarmente efficiente nel costruire e trasmettere significati, usando ogni strumento disponibile – voce, parole, espressioni e mani.

 

Fonte: Medscape

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