Introduzione
Nel mondo femminile le infezioni genitali sono molto comuni e spesso di difficile interpretazione, poiché la sintomatologia tra un tipo di infezione e l’altra (nonostante cambi magari l’agente eziologico) può risultare molto simile. Alcune possono avere una gravità maggiore di altre, in alcuni casi per il rischio di conseguenze permanenti a carico dell’apparato genitale stesso.
L’infezione da Mycoplasma, una condizione sessualmente trasmessa, può rappresentare talvolta un evento problematico, poiché questo batterio è in grado di provocare (come conseguenza ultima) anche la PID, dall’acronimo inglese della Malattia Infiammatoria Pelvica.
La diagnosi oggi si avvale principalmente di sofisticati test molecolari eseguiti su campioni biologici (come tamponi o urine), superando i limiti delle vecchie colture. La terapia è farmacologica, basata sull’utilizzo di specifici antibiotici. A tal proposito è necessario ricordare che la struttura del Mycoplasma, non essendo dotato di parete batterica, rimane del tutto immune nei confronti di quegli antibiotici che lavorano sulla sintesi della parete batterica stessa (prima tra tutti proprio la categoria delle penicilline e più in generale dei beta-lattamici, come ad esempio Augmentin).

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Cause: come si prende?
L’agente patogeno è un batterio, il Mycoplasma per l’appunto, di cui però esistono diverse specie.
Quelle che possono dare origine ad infezioni del tratto genitale sono fondamentalmente due:
- Mycoplasma Genitalium: la trasmissione di questo agente patogeno è prevalentemente sessuale. Può colpire sia donne che uomini, che talvolta possono rimanere asintomatici. Proprio l’assenza di sintomi favorisce, durante un rapporto non protetto, la trasmissione e la successiva colonizzazione a livello vaginale.
- Mycoplasma Hominis: è una forma comune di colonizzazione genitale. Talvolta risiede nell’ambiente vaginale senza causare disturbi. Solitamente un calo delle difese immunitarie, una condizione di stress o una patologia sistemica sottostante possono favorire una moltiplicazione incontrollata e l’insorgenza di un’infezione sintomatica.
Il grande rischio di andare incontro a delle complicanze deriva principalmente dal pericolo di non riconoscere la presenza del batterio, grazie all’assenza di sintomi, che consente di dare il tempo necessario al patogeno di creare un microambiente ideale e così cronicizzare.
La trasmissione è in entrambi i casi prevalentemente sessuale, pertanto l’utilizzo di barriere meccaniche (rappresentate dal preservativo) può aiutare a ridurne il rischio di contagio. Il M. Hominis tende comunque molto spesso a colonizzare sia la via genitale che quella urinaria, nelle donne più frequentemente che negli uomini.
Sintomi
In molti pazienti, sia uomini che donne, la presenza del batterio può rimanere del tutto misconosciuta perché tende a non dare alcuna manifestazione di sé.
In altri casi invece le uniche manifestazioni possono essere delle semplici perdite vaginali, che possono essere confuse con numerose altre infezioni vaginali, correlate però a complicanze meno severe (pensiamo alla semplice vaginosi batterica o all’infezione da Gardnerella Vaginalis).
In presenza di Mycoplasma Genitalium gli eventuali sintomi in caso di vaginite sono:
- dispareunia, ovvero dolore durante il rapporto sessuale a livello delle vie genitali inferiori,
- perdite vaginali, eventualmente miste a perdite ematiche (soprattutto però dopo un rapporto).
Nel caso d’infezione delle vie urinarie il quadro è quello tipico dell’uretrite:
- perdite mucopurulente dal tratto urinario (dal pene nel caso dell’uomo),
- bruciore durante la minzione.
Nel caso del Mycoplasma Hominis la sintomatologia è spesso meno invadente, ma più comune e frequente nell’arco della giornata; in questo caso le manifestazioni principali sono delle semplici perdite vaginali.
Complicazioni
Come già accennato, a meno che la donna non si trovi in uno stato di immunodepressione o stress, raramente il M. Hominis presente nelle vie urinarie e/o genitali può causare infezione. Le condizioni però in cui bisogna prestare particolare attenzione sono soprattutto due:
- Gravidanza: il rischio è il passaggio del batterio dalla madre al feto, che può comportare alcune alterazioni nel nascituro, di cui la più frequente è sicuramente febbre al momento della nascita. Altri eventi che possono manifestarsi in caso di infezione durante la gravidanza possono essere un’evoluzione della gestazione stessa verso aborto, parto pretermine, o addirittura gravidanza ectopica.
- Rischio di PID (Pelvic Inflammatory Disease). Tale condizione prevede una compromissione permanente di più organi genitali femminili insieme, determinando il rischio di difficoltà di concepimento future (infertilità). In tal caso la sintomatologia tenderà ad evolvere ovviamente in modo più o meno rapido, comportando la presenza di :
- dolore pelvico,
- malessere generalizzato,
- dolore durante i rapporti,
- eventuale febbre,
- alterazioni laboratoristiche degli indici di flogosi come la PCR.
Diagnosi
Identificare correttamente un’infezione da Mycoplasma è un passaggio cruciale, poiché i sintomi sono spesso sovrapponibili a quelli di altre patologie, come la clamidia o la gonorrea, ma richiedono protocolli terapeutici differenti. Il percorso diagnostico moderno si è evoluto per superare le difficoltà legate alla crescita lenta di questi batteri in laboratorio.
Test molecolari (NAAT)
Il metodo di riferimento attuale è rappresentato dai test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT), come la PCR (Polymerase Chain Reaction). Questi esami ricercano direttamente il DNA del batterio e offrono una sensibilità e specificità estremamente elevate.
- Nella donna: il campione viene solitamente prelevato tramite un tampone vaginale (che può essere effettuato dal clinico o, in certi contesti, auto-prelevato dalla paziente) o un tampone endocervicale.
- Nell’uomo: si predilige l’analisi del primo getto di urina del mattino o un tampone uretrale.
Test di resistenza ai macrolidi
Data la crescente diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici comuni, le linee guida attuali raccomandano, ove possibile, di integrare la diagnosi con un test molecolare per la ricerca di mutazioni associate alla resistenza ai macrolidi (come l’azitromicina). Questo permette al medico di scegliere immediatamente il farmaco più efficace, evitando fallimenti terapeutici.
Esami colturali ed ecografia
Sebbene la coltura tradizionale sia ancora utilizzata per il *Mycoplasma hominis* e l’ *Ureaplasma*, essa risulta inefficace per il *Mycoplasma genitalium* a causa della sua crescita estremamente lenta (possono servire settimane).
L’ecografia pelvica rimane un supporto fondamentale nei casi in cui si sospetti un’evoluzione verso la malattia infiammatoria pelvica (PID), permettendo di visualizzare eventuali segni di infiammazione delle tube, ascessi o versamenti liberi nell’addome.
Cura
L’obiettivo primario della cura è l’eradicazione completa del batterio per risolvere i sintomi, prevenire le complicanze a lungo termine (come l’ infertilità) e interrompere la catena del contagio. Poiché i micoplasmi non hanno una parete cellulare, i comuni antibiotici come le penicilline o le cefalosporine sono del tutto inefficaci.
Approccio terapeutico sequenziale
Le strategie terapeutiche più recenti prevedono spesso un approccio in due fasi per massimizzare le probabilità di successo, specialmente per il *Mycoplasma genitalium*:
- Fase iniziale (Pre-trattamento): viene spesso prescritta la doxiciclina per una settimana. Questo farmaco riduce la carica batterica e prepara il terreno per il secondo antibiotico, migliorandone l’efficacia.
- Fase di attacco: a seconda della sensibilità del batterio e dei test di resistenza, si procede con l’azitromicina (spesso somministrata con un dosaggio elevato il primo giorno seguito da dosi minori nei giorni successivi) o, in caso di resistenza accertata o sospetta, con la moxifloxacina.
Gestione delle complicanze e dei sintomi
Se l’infezione ha già causato una PID, il trattamento sarà più aggressivo e potrà richiedere una combinazione di più antibiotici per coprire diversi patogeni contemporaneamente. Per la gestione del dolore e degli stati febbrili, il medico può prescrivere:
- Analgesici e FANS: per ridurre il dolore pelvico e l’infiammazione locale.
- Antipiretici: come il paracetamolo in caso di febbre.
Trattamento del partner e follow-up
È fondamentale che il partner sessuale venga valutato e trattato contemporaneamente, anche se non presenta sintomi, per evitare l’effetto “ping-pong” (re-infezione continua tra i partner). Si raccomanda l’astinenza sessuale totale fino a quando entrambi i partner non abbiano completato il ciclo antibiotico e i sintomi non siano scomparsi.
A distanza di circa 3-5 settimane dal termine della terapia, può essere richiesto un “test di guarigione” (test of cure) tramite PCR, specialmente se i sintomi persistono, per confermare l’effettiva scomparsa del batterio.
Stile di vita e consigli pratici
Durante il trattamento, è essenziale supportare il sistema immunitario e la salute intestinale, spesso messa a dura prova dalle terapie antibiotiche prolungate. L’assunzione di probiotici può aiutare a prevenire complicazioni comuni come la candida vaginale. Una corretta igiene intima, eseguita con detergenti delicati che non alterino il pH, aiuta a mantenere l’equilibrio della flora batterica naturale.
Prevenzione
Poiché il Mycoplasma è un patogeno sessualmente trasmesso, la prima forma di prevenzione è rappresentata dalle barriere meccaniche durante l’attività sessuale, ovvero l’uso del preservativo, che riduce sensibilmente il rischio di contagio (pur non eliminandolo del tutto).
Una corretta igiene genitale per entrambi i partners risulta ovviamente di fondamentale importanza.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr.ssa Raffaella Ergasti
Medico Chirurgo - GinecologaIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma n. 62907