Trapianto fecale per ridurre il rischio di diabete per 4 anni

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Negli ultimi anni, si è accumulata una mole crescente di evidenze scientifiche che suggeriscono un legame diretto tra composizione del microbiota intestinale e rischio di obesità.

Una nuova ricerca condotta in Nuova Zelanda aggiunge un tassello importante a questo quadro: un singolo trapianto di microbiota fecale (FMT, dall’inglese Fecal Microbiota Transplantation) può migliorare in modo significativo e duraturo alcuni parametri chiave della salute metabolica, anche in assenza di una perdita di peso evidente.

Cos’è la salute metabolica e perché è importante

La salute metabolica può essere intesa come l’efficienza con cui il nostro organismo gestisce i nutrienti e produce energia. In ambito clinico, viene spesso valutata attraverso il concetto di sindrome metabolica, ovvero la presenza di una combinazione di fattori di rischio cardiovascolare e metabolico:

Questa condizione è particolarmente rilevante dal punto di vista clinico perché raddoppia il rischio di morte per eventi cardiovascolari e aumenta di cinque volte il rischio di sviluppare diabete di tipo 2.

Lo studio: un trapianto, effetti duraturi

Scienziato mostra una capsula marrone

La nuova ricerca, coordinata da un gruppo dell’Università di Auckland e pubblicata su Nature Communications nel 2025, ha seguito nel tempo un gruppo di giovani adulti con obesità che cinque anni prima avevano partecipato a un trial clinico con FMT in capsule orali (in parole povere avevano ingerito capsule contenenti batteri intestinali “buoni”, prelevati dalle feci di donatori sani, con lo scopo di ripopolare l’intestino e migliorare il metabolismo).

In quella prima fase,

  • 87 partecipanti avevano ricevuto un’unica somministrazione di capsule contenenti microbiota intestinale proveniente da donatori sani e selezionati per la presenza di un profilo batterico associato a un metabolismo efficiente.
  • Un gruppo di controllo aveva ricevuto un placebo.

A cinque anni di distanza, 55 di questi soggetti sono stati riesaminati. Pur non essendoci differenze statisticamente significative in termini di peso o indice di massa corporea (BMI), coloro che avevano ricevuto il FMT mostravano ancora un miglior profilo metabolico: in particolare, una riduzione significativa della massa grassa e un miglioramento complessivo nei punteggi di sindrome metabolica.

Un impatto che potrebbe cambiare la prevenzione

Secondo il prof. Wayne Cutfield, endocrinologo pediatrico e co-autore dello studio, ciò che colpisce è la persistenza dell’effetto benefico:

“Una sola dose di FMT ha prodotto una riduzione marcata della sindrome metabolica che è durata almeno quattro anni. Questo si traduce in un rischio significativamente ridotto di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari nel lungo termine.”

Oltre ai parametri clinici, è emerso che la composizione del microbiota intestinale nei soggetti trattati era ancora, in parte, modificata a distanza di anni. Questo fa ipotizzare che un singolo trattamento possa indurre cambiamenti strutturali a lungo termine nell’ecosistema intestinale, senza la necessità di ripetere la terapia frequentemente.

Il microbiota: causa, effetto o entrambi?

Il legame tra obesità e microbiota intestinale appare sempre più bidirezionale. Sappiamo da tempo che l’alimentazione modella profondamente la composizione batterica dell’intestino, ma oggi è chiaro che il microbiota stesso può influenzare il modo in cui il corpo gestisce l’energia, favorendo o ostacolando l’aumento di peso e la regolazione metabolica.

Nonostante l’apparente “bizzarria” del concetto – ingerire capsule contenenti materiale fecale –, il FMT è una procedura già validata per il trattamento di infezioni gravi da Clostridioides difficile, e sta emergendo come una strategia potenzialmente utile anche in ambiti più ampi, inclusi disturbi neuropsichiatrici, malattie autoimmuni e invecchiamento.

Conclusione

Il trapianto di microbiota fecale, sebbene ancora sperimentale in ambito metabolico, apre scenari affascinanti nella prevenzione delle patologie croniche legate all’obesità. Questo studio suggerisce che un solo intervento, non invasivo e a basso costo, possa avere un impatto duraturo sulla salute metabolica, agendo attraverso la modulazione del microbiota intestinale.

Naturalmente, sono necessari ulteriori studi su larga scala, e con follow-up ancora più lunghi, per confermare l’efficacia e la sicurezza della procedura, nonché per identificare quali siano i profili batterici più benefici da impiegare.

 

Fonte: ScienceAlert

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