L’Alzheimer e le altre forme di demenza rappresentano oggi una delle più gravi sfide per la sanità pubblica mondiale.
Sebbene l’età sia il fattore di rischio più importante, esistono indicazioni crescenti secondo cui le abitudini alimentari possono giocare un ruolo importante nella prevenzione ma, tra queste, una bevanda in particolare ha suscitato l’interesse della comunità scientifica: il tè verde.
Uno studio sistematico pubblicato nel 2019 sulla rivista Nutrients ha analizzato tutte le prove disponibili fino ad allora sull’associazione tra consumo di tè verde e rischio di declino cognitivo, demenza o malattia di Alzheimer.
Come potrebbe agire il tè verde

Secondo il lavoro analizzato, esistono almeno quattro meccanismi biologici plausibili attraverso i quali il tè verde potrebbe esercitare un effetto neuroprotettivo:
- Attività antiossidante: Le catechine del tè verde (in particolare l’epigallocatechina gallato, EGCG) contrastano lo stress ossidativo, una delle cause sospette della neurodegenerazione.
- Effetto antinfiammatorio: Le sostanze attive del tè verde inibiscono fattori pro-infiammatori nel cervello, come il NF-kB, che sono coinvolti nella patogenesi dell’Alzheimer.
- Inibizione dell’aggregazione di beta-amiloide: EGCG può impedire la formazione di placche amiloidi, caratteristiche tipiche della malattia di Alzheimer.
- Protezione vascolare: I polifenoli del tè verde migliorano la funzione endoteliale e riducono il rischio di aterosclerosi e microtrombi, che possono contribuire alla demenza vascolare.
Cosa dice lo studio
La revisione sistematica ha selezionato otto studi osservazionali che hanno analizzato esclusivamente il consumo di tè verde, escludendo il tè nero o altre varianti. Di questi, tre erano studi di coorte (che seguono le persone nel tempo) e cinque erano studi trasversali (che fotografano una situazione in un determinato momento).
In parole semplici
Uno studio giapponese molto ben fatto ha scoperto che chi beveva almeno cinque tazze di tè verde al giorno aveva un rischio più basso di sviluppare demenza rispetto a chi ne beveva meno di una. E più tè bevevano, più il rischio sembrava diminuire.
Altri due studi simili, ma un po’ meno solidi, hanno dato risultati diversi:
- Uno studio fatto in Germania non ha trovato benefici legati al tè verde.
- Un altro studio giapponese ha visto una riduzione del rischio di declino mentale lieve, ma non della demenza vera e propria.
Infine, ci sono cinque studi “istantanei” (cioè che fotografano la situazione in un momento preciso, senza seguire le persone nel tempo). Quattro di questi suggeriscono che il tè verde fa bene alla memoria, mentre uno non ha trovato differenze.
Va detto però che solo uno di questi studi era davvero affidabile. Gli altri avevano vari problemi, come il fatto che si basavano su semplici questionari su quanto tè si beveva, che possono essere imprecisi. Inoltre, molti studi non permettono di capire se è davvero il tè verde a fare la differenza, o se chi lo beve ha anche uno stile di vita più sano in generale.
Cosa fare nella pratica
In assenza di controindicazioni individuali (ad esempio in soggetti con aritmie, gastriti o disturbi del sonno), bere tè verde può essere una scelta salutare e sicura, inserita in uno stile di vita complessivamente sano. Non si tratta di una “cura” né di una “prevenzione garantita”, ma di un’abitudine potenzialmente utile, specie se affiancata da:
- Dieta mediterranea o simile
- Attività fisica regolare
- Stimolazione cognitiva
- Controllo di pressione, colesterolo e diabete
Prospettive future
Per confermare il ruolo protettivo del tè verde nella prevenzione della demenza sono necessari:
- Studi di coorte ben progettati in popolazioni diverse.
- Metodi più accurati per quantificare l’effettivo consumo di catechine.
- Ricerche che valutino anche gli effetti a lungo termine.
Fino ad allora, possiamo dire che il tè verde è promettente, ma non una panacea. Va considerato come parte di una strategia complessiva di prevenzione, e non come rimedio unico.