E tu sai cosa fa il salame alla tua glicemia e al tuo colesterolo?

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Il salame è uno degli insaccati più diffusi e apprezzati della tradizione alimentare italiana.

Ma quanto ne sappiamo davvero del suo impatto sulla nostra salute metabolica?

In particolare: che effetto ha sul colesterolo? E sulla glicemia?

Per rispondere in modo serio e rigoroso, bisogna analizzare la composizione nutrizionale del salame e come i suoi nutrienti interagiscono con i principali processi metabolici del nostro organismo.

Il salame fa aumentare la glicemia?

Fette di salame

Shutterstock/613245515

In modo diretto, no.

Il salame contiene quantità trascurabili di carboidrati (meno di 1 grammo per 100 grammi, in media), quindi non è in grado di provocare un aumento significativo della glicemia dopo il pasto.

Anzi, essendo ricco di grassi e proteine, il salame può addirittura rallentare l’assorbimento degli zuccheri se consumato insieme a cibi glucidici (come pane, pasta o pizza), attenuando i picchi glicemici post-prandiali.

Ma questo non significa che faccia “bene” alla glicemia.

Il vero problema: l’effetto indiretto

Anche se non alza la glicemia nel breve termine, un consumo regolare o abbondante di salame può contribuire nel tempo allo sviluppo di insulino-resistenza, una condizione che precede spesso il diabete di tipo 2. Questo avviene per vari motivi:

  • Elevato contenuto di grassi saturi, che alterano la sensibilità insulinica.
  • Presenza di nitriti e nitrati, sostanze usate per la conservazione, che sembrano associate a un maggior rischio di diabete secondo alcuni studi osservazionali.
  • Elevata densità calorica, che facilita l’aumento di peso, fattore di rischio primario per il diabete.

In sintesi

Il salame non fa aumentare la glicemia subito, ma può favorire meccanismi metabolici che aumentano il rischio di insulino-resistenza e diabete se consumato frequentemente.

Il salame fa aumentare il colesterolo?

Sì, e in modo significativo.

Il salame è un alimento molto ricco di grassi saturi e colesterolo, due componenti notoriamente legati all’aumento delle LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”). Ecco i valori medi per 100 grammi di salame Milano:

  • Grassi totali: 30-35 g
  • Grassi saturi: 12-13 g
  • Colesterolo: 100 mg
  • Sodio: 1500-2000 mg (molto elevato)

L’alto contenuto di grassi saturi stimola il fegato a produrre più LDL, aumentando così il rischio di aterosclerosi, infarto e ictus.

Inoltre,

  • il salame è uno degli alimenti più ricchi di sodio, e l’eccesso di sodio è associato a pressione alta, un altro importante fattore di rischio cardiovascolare;
  • l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato le carni lavorate (tra cui il salame) come carcinogeni di gruppo 1, ossia “cancerogeni certi per l’uomo”, in relazione al rischio di tumore del colon-retto.

In sintesi

Il salame contribuisce all’aumento del colesterolo LDL e alla pressione alta, e il suo consumo regolare è associato a un maggior rischio cardiovascolare e oncologico.

Allora il salame è da eliminare?

Non è necessario vietarlo del tutto, ma è fortemente consigliato limitarne il consumo, soprattutto in chi ha uno dei seguenti fattori di rischio:

  • Colesterolo alto
  • Ipertensione
  • Diabete o prediabete
  • Familiarità per malattie cardiovascolari
  • Sovrappeso o obesità

Consigli pratici:

  • Massimo 1 porzione da 30-40 g una volta a settimana, come indicano molte linee guida nutrizionali.
  • Meglio scegliere salumi senza nitriti/nitrati aggiunti (anche se questo non elimina il rischio).
  • Da evitare l’associazione frequente con altri alimenti ricchi di grassi o zuccheri (es. pane bianco, formaggi, vino).
  • Valutare alternative più sane per la fonte proteica (pesce azzurro, legumi, carni magre, uova in quantità moderata).
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