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Nel 2025 un caso drammatico riportato dal CDC ha richiamato l’attenzione su una delle più rare, ma letali, vie di trasmissione della rabbia: il trapianto di organi.
Un uomo ha contratto la malattia dopo aver ricevuto un rene da un donatore deceduto che, solo in seguito, si è scoperto essere infetto.
La vicenda non è solo un evento clinico eccezionale, ma anche un monito sui limiti delle procedure di selezione dei donatori e sull’importanza di valutazioni accurate del rischio infettivo.
La vicenda clinica

Il paziente, residente in Michigan, aveva ricevuto un trapianto di rene in dicembre 2024. Per circa cinque settimane non aveva manifestato sintomi rilevanti, ma ha poi sviluppato tremori, debolezza, confusione e incontinenza. In pochi giorni è comparso un quadro neurologico severo con febbre, idrofobia, disfagia e instabilità autonomica, tutti elementi compatibili con la fase encefalitica della rabbia.
Nonostante il ricovero e le cure di supporto, è deceduto sette giorni dopo l’esordio sintomatico.
Le analisi successive hanno confermato la presenza di RNA del virus della rabbia in saliva, cute nucale e tessuto cerebrale, con anticorpi IgM e IgG rilevabili nel siero. La tipizzazione molecolare ha identificato il silver-haired bat variant, una variante tipica dei pipistrelli presenti negli Stati Uniti.
Il donatore e la fonte dell’infezione
Il rene proveniva da un donatore dell’Idaho, deceduto poche settimane prima. Durante la ricostruzione anamnestica è emerso un dettaglio cruciale: circa sei settimane prima della morte l’uomo era stato graffiato da una puzzola mentre tentava di difendere un gattino. L’animale aveva avuto un comportamento aggressivo anomalo, verosimilmente dovuto a un’infezione da un pipistrello rabido, evento noto anche se raro.
Il donatore aveva poi sviluppato una sindrome neurologica rapidamente fatale che non era stata immediatamente interpretata come possibile rabbia. Un’analisi retrospettiva su campioni conservati del rene destro ha evidenziato RNA del virus, confermando la trasmissione attraverso l’organo.
Nel frattempo 3 persone avevano già ricevuto trapianti di cornea dallo stesso donatore. Nonostante nessuna di loro presentasse sintomi, in via precauzionale sono state sottoposte alla rimozione del graft e alla profilassi post-esposizione (PEP), rimanendo sempre asintomatiche.
Cosa succede quando la rabbia entra nella catena dei trapianti
La trasmissione della rabbia tramite trapianto è estremamente rara, ma virtualmente sempre fatale se il trattamento non viene iniziato prima dei sintomi. Questo è il quarto evento documentato negli Stati Uniti dal 1978. Nelle serie precedenti, sette su tredici riceventi sono deceduti. Tutti coloro che hanno ricevuto PEP tempestiva, invece, sono sopravvissuti.
Nel caso attuale, l’indagine ha coinvolto 370 potenziali contatti tra personale sanitario, familiari e altri individui esposti al donatore o al ricevente durante il periodo infettivo. Per 46 persone è stata raccomandata la profilassi post-esposizione, che include immunoglobuline e quattro dosi di vaccino.
Non risultano casi in Italia.