Il grasso corporeo non è solo una riserva
Per anni abbiamo considerato il grasso corporeo come una semplice riserva di energia, ma oggi sappiamo che il tessuto adiposo è molto complesso che un semplice deposito, è un vero e proprio organo che dialoga con il resto del corpo e regola il metabolismo producendo ormoni.
E, soprattutto, può diventare un alleato o un nemico della nostra salute, a seconda di quanto e come si accumula.
Con l’aumento dell’obesità il tessuto adiposo si espande e cambia: aumenta la produzione ormonale fino a diventare disfunzionale e il corpo, come forma di difesa, attiva una risposta infiammatoria cronica che compromette il metabolismo, favorisce la resistenza all’insulina e altera il modo in cui l’energia viene accumulata e utilizzata.
Questi cambiamenti sono al centro di un’alterazione che emerge con sempre maggior evidenza nella letteratura recente: l’obesità è associata a uno stato infiammatorio cronico e di basso grado, che può favorire lo sviluppo di malattie come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e persino alcuni tipi di tumore.
Infiammazione: causa o conseguenza dell’obesità?

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Ma il legame tra obesità e infiammazione è complesso: l’infiammazione è semplicemente una conseguenza del sovrappeso o, al contrario, è la causa prima che favorisce l’aumento dei peso?
Alcuni studi suggeriscono che le cellule adipose, quando crescono troppo, subiscono uno stress meccanico fino a diventare carenti di ossigeno, condizione che potrebbe attivare il sistema immunitario e innescare una reazione infiammatoria locale. Altri studi ipotizzano inoltre che l’infiammazione nasca (e forse allo stesso tempo promuova) anche da una maggiore permeabilità intestinale (il cosiddetto “leaky gut”), che permette il passaggio di sostanze batteriche nel sangue.
Quello che è certo è che l’infiammazione modifica il comportamento del tessuto adiposo e cellule diventano meno capaci di adattarsi, più inclini ad accumulare energia e meno efficienti nel liberarla: il risultato è che i grassi si accumulano e diventa più difficile smaltirli.
Ma non solo, l’infiammazione può interferire con gli ormoni che regolano l’appetito e il dispendio energetico, spingendo il corpo verso un ulteriore aumento di peso.
Microbiota intestinale: un nuovo alleato nella lotta al peso
Un altro attore importante in questa storia è il microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro intestino.
- Quando la dieta è povera di fibre e ricca di cibi ultra-processati, il microbiota cambia composizione e può contribuire all’infiammazione.
- Al contrario, una dieta ricca di fibre, amidi resistenti e cibi poco raffinati promuove la crescita di batteri “buoni” in grado di fermentare le fibre e produrre acidi grassi benefici (come l’acido butirrico). Queste sostanze non solo forniscono energia di facile utilizzo, ma possono anche modulare il metabolismo e ridurre l’infiammazione.
In uno studio condotto in condizioni controllate, le persone che seguivano una dieta pensata per potenziare il microbiota (ricca di fibre e povera di alimenti processati) perdevano una quantità maggiore di calorie attraverso le feci, senza cambiare il loro livello di fame o il consumo energetico. Questo suggerisce che il microbiota possa influenzare direttamente l’equilibrio energetico del corpo, aiutando a contrastare l’accumulo di peso.
Le implicazioni di queste scoperte sono importanti. Anche se il deficit calorico rimane il principio alla base di tutto, probabilmente contare le calorie o aumentare l’attività fisica non è sempre sufficiente: è fondamentale anche ridurre l’infiammazione attraverso la dieta, migliorare la salute del microbiota intestinale e, forse in futuro, intervenire direttamente sui meccanismi infiammatori del tessuto adiposo.
Cosa fare oggi?
Alla luce delle attuali evidenze possiamo dire che la relazione tra infiammazione e obesità non è univoca ma bidirezionale: l’obesità promuove uno stato infiammatorio cronico di basso grado, che a sua volta altera il metabolismo, favorisce l’accumulo di grasso e rende più difficile perderlo.
In altre parole obesità e infiammazione si alimentano a vicenda in un circolo vizioso che può essere interrotto solo agendo su entrambi i fronti: migliorando la dieta, riequilibrando il microbiota e riducendo l’infiammazione sistemica.
Posto che il deficit calorico rimane la chiave di tutto, la ricerca sta ancora cercando di capire se eventuali approcci anti-infiammatori possano essere efficaci, magari in combinazione con farmaci già usati contro l’obesità.
Nel frattempo un’alimentazione ispirata al modello mediterraneo – ricca di verdure, legumi, cereali integrali, frutta secca, olio extravergine d’oliva e pesce – è indubitabilmente una delle armi più promettenti per tenere sotto controllo peso, infiammazione e salute generale. Anche l’attività fisica regolare, se abbinata a una dieta anti-infiammatoria, può aiutare a ripristinare l’equilibrio del metabolismo e del sistema immunitario.
Fonte: MedScape