Chi ha la glicemia alta può mangiare frutta? E i diabetici?

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La frutta fa bene o no a chi ha la glicemia alta o il diabete?

È una domanda che molte persone si pongono, spesso con preoccupazione, ma la risposta (basata sulle migliori evidenze scientifiche disponibili) è sorprendentemente semplice: sì, chi ha il diabete può e anzi dovrebbe mangiare frutta, seppure con alcune attenzioni.

La frutta non è il nemico dello zucchero

Ragazza che tiene in mano una mela e un glucometro

Shutterstock/359120567

Contrariamente a quanto si crede, la frutta non alza la glicemia in modo pericoloso, soprattutto se consumata nelle giuste quantità e nel contesto di una dieta equilibrata.

Numerosi studi osservazionali e meta-analisi hanno dimostrato che chi consuma regolarmente frutta intera ha:

  • una migliore regolazione della glicemia a digiuno,
  • un minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2,
  • una riduzione della mortalità legata al diabete e delle sue complicanze vascolari.

Questo vale sia per chi ha una semplice iperglicemia (prediabete), sia per chi ha già una diagnosi di diabete di tipo 2.

Quali frutti sono più indicati?

Tutti i frutti possono essere inseriti in un piano alimentare bilanciato, ma alcuni sembrano particolarmente benefici.

Studi di coorte su grandi numeri di persone hanno evidenziato ad esempio che mele, uva e mirtilli sono associati a un rischio più basso di sviluppare diabete. Questi frutti sono ricchi di fibre, antiossidanti e composti bioattivi (fitonutrienti) che contribuiscono a regolare la risposta glicemica dell’organismo.

Frutta estiva: dolce e adatta anche ai diabetici

La frutta estiva – come pesche, albicocche, ciliegie, melone, anguria, susine e frutti di bosco – è spesso temuta da chi ha problemi di glicemia per via del suo sapore dolce. In realtà, se consumata con moderazione, è perfettamente compatibile con una dieta per diabetici.

Alcuni di questi frutti, come le albicocche e i frutti di bosco, hanno poi un indice glicemico basso e un buon contenuto di fibre e antiossidanti.

Anche l’anguria, spesso demonizzata, può essere consumata in piccole porzioni: il suo indice glicemico è alto, ma il carico glicemico per porzione è relativamente basso, grazie all’alto contenuto d’acqua.

La chiave resta sempre la quantità e il contesto: meglio mangiare la frutta intera, magari accompagnata da una fonte di proteine o grassi buoni (come uno yogurt o della frutta secca) per attenuare il picco glicemico.

Ma parliamo di frutta intera, non in succo

È importante distinguere la frutta intera dai succhi di frutta, anche quelli naturali o “senza zuccheri aggiunti”. I succhi, anche se derivati da frutta fresca, hanno un indice glicemico più alto, non contengono fibre e vengono assorbiti rapidamente, provocando un picco glicemico. Inoltre, il loro consumo abituale è stato associato a un maggiore rischio di diabete.

In sintesi

La frutta non solo è permessa, ma è raccomandata per chi ha la glicemia alta o il diabete. Fa parte di un’alimentazione sana e protettiva, se consumata:

  • preferibilmente intera e non in succo,
  • in quantità adeguate,
  • variando i tipi di frutta,
  • all’interno di uno stile alimentare complessivamente bilanciato.

In conclusione, la frutta è un alleato, non un nemico, per la salute metabolica.

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