Patate dolci: una deliziosa alleata per la salute?

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Introduzione

Le ami, le conosci da sempre e ti sembrano insostituibili. Ma se ti dicessi che esiste un’alternativa alle classiche patate… più dolce, più colorata e – per certi versi – anche più salutare?

Sì, stiamo parlando delle patate dolci (o patate americane o, ancora, batate), quei tuberi dal sapore morbido e zuccherino che stanno conquistando sempre più spazio anche nella cucina occidentale. Anche perché non è solo una questione di gusto: rispetto alle patate tradizionali, queste “cugine americane” vantano un carico glicemico più basso, più fibra, un profilo antiossidante impressionante e persino un legame profondo con la speranza di una longevità sana.

Insomma, non una moda passeggera ma un alimento con basi scientifiche solide, che merita decisamente un posto nel nostro piatto.

Calorie e valori nutrizionali

Cominciamo col dire che, dal punto di vista nutrizionale, le patate dolci sono abbastanza simili alle patate tradizionali: entrambe sono fonti di carboidrati complessi e non vanno quindi considerate un sostituto delle verdure, quanto piuttosto un’alternativa a pane, pasta o riso. Tuttavia, rispetto a questi ultimi, le patate dolci hanno una densità calorica più bassa: 100 g di prodotto cotto apportano circa 90 kcal, contro le quasi 180 kcal della pasta cotta.

Questo significa che, a parità di calorie, se ne può consumare una quantità maggiore, con un effetto potenzialmente più saziante.

Non solo: la fibra è leggermente superiore rispetto alle patate classiche, pur restando lontana dai livelli raggiunti dai legumi o dai cereali integrali, e dobbiamo ammettere che il contenuto proteico rimane modesto.

Dolci ma con un impatto glicemico contenuto

Patate dolci viola

Shutterstock/Nungning20

Una delle caratteristiche più sorprendenti delle patate dolci è il loro basso indice glicemico, nonostante un sapore nettamente più dolce.

Il valore esatto è ovviamente variabile a seconda della modalità di cottura, ma ad esempio se bollita parliamo di un valore attorno ai 40-50, addirittura sulle soglia dei valori considerati bassi (che è piuttosto sorprendente considerato che si tratta di una fonte di quasi solo carboidrati).

Inoltre, nella pratica, il loro impatto glicemico viene ulteriormente attenuato dalla presenza nel pasto di proteine o grassi.

Antiossidanti e longevità: il caso di Okinawa

Le patate dolci non sono solo glicemicamente delicate, ma sono anche ricche di composti antiossidanti, la cui concentrazione varia in base alla varietà e al colore della polpa. Questo le rende un alimento particolarmente interessante nel contesto di una dieta preventiva.

Tra gli esempi più citati a supporto di questa affermazione troviamo senza dubbio la dieta tradizionale dell’isola giapponese di Okinawa, una delle cosiddette zone blu, aree del mondo in cui la longevità della popolazione è significativamente superiore alla media. Pensa che negli anni ’50 circa il 69% delle calorie totali assunte dagli abitanti proveniva proprio dalle patate dolci, mentre seguivano – a distanza – riso (12%), altri cereali, legumi, frutta e verdura, con un consumo molto ridotto di carne e pesce.

Sebbene sia impossibile attribuire la longevità degli abitanti di Okinawa a un singolo alimento, il modello alimentare complessivo – povero in calorie, ma ricco di micronutrienti e fitocomposti – rappresenta sicuramente un esempio virtuoso. E le patate dolci sembrano essere parte integrante di questo equilibrio.

Benefici e proprietà delle patate dolci

Alcuni studi suggeriscono che i composti bioattivi presenti nelle patate dolci potrebbero avere un potenziale effetto protettivo contro il cancro al colon, oltre a vantare una lunga lista di proprietà antinfiammatorie, antitumorali, antidiabetiche, antimicrobiche, antiobesità, anti-invecchiamento ed epatoprotettive.

Naturalmente, come sempre in ambito nutrizionale, è bene interpretare con cautela questi dati: si tratta spesso di risultati preliminari, ottenuti in vitro o su modelli animali, che necessitano di ulteriori conferme cliniche. Ma è comunque un motivo in più per includere con regolarità questi tuberi colorati nella dieta.

Un arcobaleno nel piatto

Oggi le patate dolci si trovano con facilità anche nei supermercati e non è raro imbattersi in diverse varietà, ad esempio a polpa arancione, bianca o viola. Oltre a differenze di consistenza (le arancioni tendono a essere più morbide e dolci, le bianche e viola più asciutte e compatte e secondo me sono più buone…?), cambia anche il profilo nutrizionale:

  • Le patate dolci arancioni sono particolarmente ricche di β-carotene, precursore della vitamina A.
  • Le varietà viola sono invece una straordinaria fonte di antocianine, pigmenti antiossidanti della stessa famiglia di quelli presenti nei mirtilli.

Come spesso accade nel mondo vegetale, più il colore è intenso, maggiore è la concentrazione di composti protettivi, per questo motivo, alternare le varietà può essere una strategia intelligente per massimizzare i benefici.

Come cucinarle?

Ultimo, ma non meno importante: come portarle in tavola?

Ecco alcuni consigli pratici:

  • Non serve pelarle: la buccia è ricca di fibre e antiossidanti, eliminarla significa perdere una parte importante del loro valore nutrizionale.
  • Preferire cotture delicate: la bollitura o la cottura al microonde aiutano a preservare al meglio i composti benefici.
  • La cottura al vapore è una valida alternativa, sempre gentile con i nutrienti.
  • Il forno va benissimo per la praticità, anche se comporta una lieve perdita di antiossidanti. E se proprio vi scappa una patata dolce fritta… beh, concedetevela ogni tanto, consapevoli del compromesso.

In conclusione

Le patate dolci non sono un alimento miracoloso, ma rappresentano una scelta gustosa e intelligente, in grado di coniugare piacere e salute. Inserirle nella propria alimentazione – magari alternandole alle patate tradizionali e ad altri cereali – è un modo semplice per aumentare varietà, micronutrienti e colore nel piatto.

E a giudicare dall’esperienza di Okinawa… forse vale la pena farlo più spesso.

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