Introduzione
Per spermatocele, o cisti dell’epididimo s’intende una formazione cistica sacculare ripiena di liquido biancastro e spermatozoi che si forma a livello dell’epididimo, una struttura anatomica a forma di “cappuccio allungato” che si trova sul margine posteriore del testicolo (anche detto didimo), al quale è strettamente collegato.

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Lo spermatocele è una condizione essenzialmente benigna che non si associa a patologia tumorale; le cause più frequenti della formazione di questa cisti spermatica sono:
- trauma a livello testicolare,
- epididimite (infiammazione dell’epididimo),
- intervento di vasectomia.
Nella maggior parte dei casi è asintomatica, almeno che non raggiunga dimensioni ragguardevoli ed in tal caso può portare allo sviluppo di sintomi quali:
- dolore a livello testicolare e al basso ventre,
- senso di tensione e fastidio,
- tumefazione e gonfiore testicolare.
Per la diagnosi ci si avvale del quadro clinico con anamnesi ed esame obiettivo e dell’ecografia scrotale.
Nella maggior parte dei casi la condizione di spermatocele non richiede alcuna cura o trattamento, poiché tende a rimanere stabile o a non causare disturbi. Nei casi più complessi, caratterizzati da dolore cronico o dimensioni eccessive, può rendersi necessaria l’esecuzione di un intervento chirurgico risolutivo.
Cause
Sia il testicolo che l’epididimo sono contenuti all’interno della borsa scrotale.
Il testicolo è responsabile della produzione degli ormoni sessuali maschili (come il testosterone) e degli spermatozoi. L’epididimo invece è caratterizzato da una sorte di condotto a spirale che si occupa della maturazione degli spermatozoi e del loro passaggio verso il dotto deferente, che fa parte del funicolo spermatico e permetterà agli spermatozoi di raggiungere l’uretra e di essere espulsi all’esterno durante l’eiaculazione.
Anatomicamente l’epididimo si compone di:
- testa,
- corpo,
- coda.
La condizione di spermatocele è piuttosto comune, potendo arrivare a coinvolgere sino al 30% della popolazione maschile adulta tra i 20 e i 50 anni.
Fattori di rischio e fisiopatologia
Le cause principali che portano allo sviluppo di spermatocele sono:
- pregressa epididimite, ovvero infiammazione dell’epididimo per un quadro di infezione batterica o virale,
- trauma a livello testicolare,
- Intervento di vasectomia (per il raggiungimento volontario della sterilità maschile).
Si parla infine di spermatocele idiopatici quando non si riconosce una vera e propria causa sottostante.
Il processo fisiopatologico prevede l’iniziale presenza di un’ostruzione parziale dei condotti dell’epididimo (che contengono gli spermatozoi immersi in uno specifico liquido di sostentamento). Questa ostruzione tende ad aumentare la pressione locale e a provocare un’estroflessione della parete di questi dotti. L’estroflessione nel tempo porta alla formazione di una vera e propria cisti a forma di sacco, in cui si accumulano gli spermatozoi e si forma lo spermatocele.
Sintomi
Nella maggior parte dei casi lo spermatocele raggiunge solo piccole dimensioni e non si associa ad una sintomatologia eclatante.
Quando le dimensioni aumentano e la cisti raggiunge diversi centimetri di diametro si potranno presentare sintomi tipici quali:
- dolore a livello testicolare e al basso ventre,
- senso di tensione e fastidio,
- tumefazione e gonfiore testicolare.
Con l’esame obiettivo è possibile repertare alcune caratteristiche dello spermatocele, che si presenta come un piccolo nodulo tondeggiante, piuttosto compatto e liscio, che risulta palpabile nella porzione superiore del testicolo coinvolto.
Pericoli
La condizione di spermatocele è assolutamente benigna poiché non si associa a riduzione della fertilità: quindi tutti gli uomini con spermatocele (anche con dimensioni ragguardevoli) possono concepire dei figli.
La condizione di benignità è ulteriormente confermata dall’assenza di degenerazione neoplastica del testicolo: allo stato attuale non sono mai stati descritti casi di neoplasia che siano originati dalla sola condizione di spermatocele.
Diagnosi
Il percorso diagnostico per lo spermatocele mira innanzitutto a differenziare questa formazione benigna da altre masse scrotali che potrebbero richiedere interventi urgenti o trattamenti oncologici. Sebbene lo spermatocele sia innocuo, la scoperta di un nodulo testicolare genera spesso ansia nel paziente, rendendo fondamentale una valutazione clinica accurata.
Esame obiettivo e anamnesi
La diagnosi inizia con una valutazione medica approfondita. Durante la palpazione dello scroto, il medico può identificare lo spermatocele come una massa liscia, mobile e tesa, generalmente situata sopra o dietro il testicolo, in corrispondenza della testa dell’epididimo. A differenza di un tumore del testicolo, che è solitamente intrinseco alla ghiandola e non separabile da essa, lo spermatocele appare come una struttura distinta.
Un test clinico rapido è la transilluminazione: puntando una fonte di luce intensa attraverso lo scroto, lo spermatocele permette il passaggio della luce (appare traslucido) poiché contiene liquido limpido. Al contrario, le masse solide come i tumori non lasciano passare la luce.
Diagnostica per immagini
L’ecografia scrotale rappresenta il “gold standard” diagnostico. È un esame non invasivo, privo di radiazioni, che permette di:
- Confermare la natura cistica della massa (distinguendola da lesioni solide).
- Localizzare con precisione la cisti rispetto al testicolo e all’epididimo.
- Differenziare lo spermatocele da altre condizioni come l’idrocele (accumulo di liquido attorno al testicolo) o il varicocele (dilatazione delle vene spermatiche).
Diagnosi differenziale
È essenziale escludere altre patologie che possono presentarsi con tumefazione scrotale, tra cui:
- Epididimite o orchite: generalmente associate a dolore acuto, calore locale e febbre.
- Torsione testicolare: un’emergenza chirurgica caratterizzata da dolore improvviso e violento.
- Ernia inguinale: una protrusione di tessuto intestinale nello scroto.
- Criptorchidismo o ematocele (raccolta di sangue).
Cura
Gli obiettivi della terapia per lo spermatocele sono principalmente la risoluzione della sintomatologia dolorosa e la riduzione del disagio fisico o estetico. Nella stragrande maggioranza dei casi, lo spermatocele non richiede alcun trattamento attivo, ma solo una gestione conservativa.
Osservazione e gestione conservativa
Se lo spermatocele è piccolo e non causa dolore, l’approccio raccomandato è il “watchful waiting” (attesa vigilante). Il paziente viene istruito a monitorare la massa e a riferire eventuali cambiamenti significativi di volume o la comparsa di dolore. Per i casi che presentano un lieve fastidio occasionale, la terapia di prima linea include:
- Farmaci antinfiammatori (FANS): utili per gestire episodi sporadici di dolore o tensione.
- Supporto scrotale: l’uso di slip contenitivi o sospensorio può ridurre il senso di peso e la trazione sui tessuti.
Trattamento chirurgico
L’intervento chirurgico, denominato spermatocelectomia, è indicato esclusivamente quando la cisti causa dolore cronico non gestibile, raggiunge dimensioni tali da ostacolare i movimenti o crea un disagio psicologico importante. L’operazione consiste nell’asportazione della cisti preservando l’integrità del testicolo e, dove possibile, dei dotti dell’epididimo.
L’intervento viene solitamente eseguito in regime di day-hospital, in anestesia locale con sedazione o anestesia spinale. Sebbene efficace, la chirurgia comporta alcuni rischi:
- Recidive: sebbene meno frequenti rispetto alle tecniche meno invasive, lo spermatocele può ripresentarsi.
- Impatto sulla fertilità: esiste il rischio potenziale di ostruzione dei dotti dell’epididimo, che potrebbe compromettere il trasporto degli spermatozoi da quel lato. Per questo motivo, la chirurgia è spesso sconsigliata negli uomini giovani che desiderano ancora avere figli.
Procedure mini-invasive
In casi selezionati, soprattutto in pazienti con controindicazioni alla chirurgia o che non sono preoccupati per la fertilità, possono essere considerate due alternative, sebbene meno comuni nella pratica clinica standard:
- Aspirazione: rimozione del liquido tramite ago. Tuttavia, la cisti tende a riempirsi nuovamente in tempi molto brevi.
- Scleroterapia: dopo l’aspirazione, viene iniettata una sostanza irritante per far aderire le pareti della cisti ed evitarne la ricomparsa. Questa procedura comporta un rischio elevato di epididimite chimica e dolore cronico.
Stile di vita e recupero
Dopo un eventuale intervento o durante la gestione di una cisti sintomatica, alcune accortezze possono fare la differenza:
- Riposo e ghiaccio: nelle prime 48 ore post-operatorie, l’applicazione locale di ghiaccio riduce l’edema (gonfiore) e il dolore.
- Igiene della ferita: mantenere la zona pulita e asciutta seguendo le indicazioni mediche per prevenire infezioni.
- Astensione da sforzi: evitare sollevamento pesi e attività sessuale per il periodo raccomandato dal chirurgo (solitamente 2 settimane).
Fonti e bibliografia
- “Malattie dei reni e delle vie urinarie” – F.P. Schena, F.P. Selvaggi, L. Gesualdo, M. Battaglia. Ed. McGraw-Hill – quarta edizione.
- Mayo Clinic
Autore
Dr. Ruggiero Dimonte
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Barletta-Andria-Trani n. 2130