Nevralgia del trigemino: infiammazione, sintomi e cura

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Introduzione

La nevralgia del trigemino è una sindrome dolorosa cronica che colpisce il nervo trigemino (quinto nervo cranico), uno dei nervi più grandi della testa. È un disturbo che causa episodi dolorosi

  • intensi,
  • sporadici
  • e improvvisi,

che possono durare da pochi secondi ad alcuni minuti. Tali attacchi possono susseguirsi in rapida successione e l’intensità del dolore può risultare inabilitante sia a livello fisico che mentale.

I sintomi che caratterizzano la nevralgia del trigemino sono:

  • dolore, che può essere improvviso e lancinante, spesso con sensazione di bruciore,
  • toccare la guancia può causare veri e propri lampi di dolore, descritti dal paziente come simili a scosse elettriche,
  • la sensazione può essere limitata a una piccola zona o interessare gran parte della metà del viso colpita.

Gli attacchi spesso peggiorano nel tempo, con intervalli fra un episodio e il successivo sempre più brevi.

Il primo attacco fa la sua comparsa senza preavviso e senza una ragione apparente, ma da quel momento tipicamente gli episodi di dolore si susseguono in modo difficilmente prevedibile, con una durata compresa tra pochi giorni e diversi mesi.

La terapia prevede l’uso di farmaci o, in assenza di risultati, della chirurgia.

Nervo trigemino

Il nervo trigemino è una delle dodici coppie di nervi craniali che hanno origine alla base del cervello.

Il nervo ha tre branche che trasmettono gli stimoli sensoriali dalla parte inferiore, mediana e superiore del volto, così come dalla cavità orale, al cervello.

Anatomia semplificata del trigemino e delle sue tre branche

Anatomia semplificata del trigemino (iStock.com/VectorMine)

  • Il nervo oftalmico, ossia la branca superiore, trasporta le sensazioni al cuoio capelluto, alla fronte e alla parte anteriore della testa.
  • Il nervo mascellare, ossia la branca di mezzo, attraversa la guancia, la parte superiore della mascella, il labbro superiore, i denti, le gengive e il lato del naso.
  • La branca inferiore è costituita dal nervo mandibolare, che attraversa la parte inferiore della mascella, i denti, le gengive e il labbro inferiore.

In base alla branca interessata dal disturbo il paziente avvertirà il dolore in una zona diversa (purtroppo potrebbe essere interessata più di una branca contemporaneamente).

Cause

La causa esatta che porta allo sviluppo della nevralgia del trigemino è in molti casi sconosciuta, ma possiamo operare una prima importante distinzione.

Forme primarie

Si ritiene che più di 9 casi su 10 siano causati da una pressione

Le prove suggeriscono che fino al 95% dei casi, la nevralgia del trigemino è causata dalla pressione esercitata da un vaso sanguigno sul nervo, nel punto in cui questo esce dal tronco encefalico. Questa pressione probabilmente causa il danneggiamento della guaina mielinica, la fascia protettiva che circonda il nervo.

Questo tipo di nevralgia del trigemino è noto come nevralgia del trigemino primaria, ma non è ancora chiara la ragione per cui il dolore si manifesti solo in alcuni pazienti e, soprattutto, le fasi di remissione dei sintomi (quando per esempio il sollievo dal dolore è immediato dopo l’intervento di allontanamento dei vasi sanguigni dal nervo).

Forme secondarie

In altri pazienti la nevralgia del trigemino si sviluppa come conseguenza di un’altra patologia, come ad esempio:

 

Fattori di rischio

  • Età (è più frequente tra chi ha superato i cinquantanni).
  • Sesso (è più diffusa tra le donne che tra gli uomini).
  • Famigliarità (forse a causa dell’ereditarietà nella configurazione dei vasi sanguigni).

Sintomi

La nevralgia del trigemino è caratterizzata da attacchi dolorosi improvvisi e lancinanti, simili ad una scossa elettrica, che di solito si avvertono su un lato della mascella o della faccia. Il dolore può anche coinvolgere entrambi i lati del viso, ma non allo stesso momento.

Fotografia di donna che si tocca il lato del viso a causa del dolore causato dal trigemino

iStock.com/SIphotography

Gli attacchi, che generalmente durano alcuni secondi e si possono anche ripetere in rapida successione, vanno e vengono nel corso della giornata. Episodi di questo genere possono durare giorni, settimane e anche mesi, e poi sparire per mesi o addirittura anni. Nei giorni che precedono un attacco alcuni pazienti possono sperimentare sensazioni di formicolio e di intorpidimento, oppure un dolore acuto e in qualche modo prolungato.

In genere durante il riposo notturno il paziente non avverte sintomi.

Gli attacchi possono essere scatenati dalla vibrazione o dal contatto con la guancia (ad esempio quando ci si rade, o si lava la faccia, o ci si trucca), oppure lavandosi i denti, mangiando, bevendo, parlando o per l’esposizione al vento. Il dolore può riguardare una piccola area del volto o essere più diffuso. Solo in rari casi le fitte di dolore si verificano di notte, quando il paziente dorme.

  • Se il dolore è improvviso, intermittente, acuto e lancinante, o scioccante, allora si dice che il paziente soffre di nevralgia del trigemino di tipo 1. Pazienti di questo tipo spesso percepiscono sensazioni di bruciore.
  • La nevralgia del trigemino di tipo 2 è invece associata a un dolore costante, acuto o bruciante nel 50% degli attacchi.

Questa patologia è caratterizzata da attacchi che si interrompono per un certo periodo di tempo e poi ritornano. Spesso tali attacchi peggiorano nel corso del tempo e i periodi in cui non si presentano si fanno più rari e brevi. Non si tratta di un disturbo fatale, ma di certo è in grado di debilitare chi ne soffre. A causa dell’intensità del dolore alcuni pazienti evitano ogni tipo di attività nel timore di scatenare un attacco.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per la nevralgia del trigemino è prettamente clinico, ma si avvale di tecnologie avanzate per identificarne con precisione la causa sottostante. Non esiste un singolo test “positivo o negativo”, pertanto il medico si basa su un’attenta analisi dei sintomi e su protocolli di imaging mirati.

Valutazione clinica e anamnesi

Il primo passo fondamentale è il colloquio medico. La diagnosi viene ipotizzata quando il dolore presenta caratteristiche specifiche:

  • Localizzazione precisa in una o più branche del nervo trigemino.
  • Natura parossistica (attacchi improvvisi “a scossa elettrica”).
  • Presenza di “trigger” o zone grilletto (lavarsi il viso, parlare, masticare).

Durante la visita, il neurologo esegue test di sensibilità sul volto per mappare le aree colpite e verificare l’eventuale presenza di deficit sensoriali, che potrebbero suggerire una forma secondaria.

Imaging neurologico avanzato

Oggi la risonanza magnetica (RM) ad alto campo (3 Tesla) rappresenta lo standard diagnostico. Vengono utilizzate sequenze specifiche (come le sequenze FIESTA o CISS) che permettono di visualizzare con estremo dettaglio il nervo trigemino e i vasi sanguigni circostanti.

L’obiettivo della RM è duplice:

  1. Identificare il conflitto neurovascolare: confermare se un’arteria o una vena stanno comprimendo il nervo (nevralgia classica).
  2. Escludere cause secondarie: verificare l’assenza di placche di sclerosi multipla, tumori (come i neurinomi dell’acustico o meningiomi) o malformazioni vascolari.

In casi selezionati, può essere indicata un’ angiografia con risonanza magnetica per studiare meglio la dinamica dei flussi vascolari.

Diagnosi differenziale

È cruciale distinguere la nevralgia del trigemino da altre condizioni che causano dolore facciale, tra cui:

  • Problemi odontoiatrici o dell’articolazione temporo-mandibolare.
  • Cefalea a grappolo o emicrania parossistica.
  • Nevralgia posterpetica (conseguenza del Fuoco di Sant’Antonio).
  • Neuropatia trigeminale post-traumatica (spesso dovuta a traumi facciali o interventi chirurgici).

Cura

L’obiettivo primario della terapia è la riduzione dell’intensità e della frequenza degli attacchi dolorosi, migliorando la qualità della vita del paziente. Il protocollo terapeutico segue generalmente una scala di intensità che parte dai farmaci per arrivare, nei casi resistenti, alla chirurgia.

Terapia farmacologica di prima linea

A differenza dei comuni dolori infiammatori, i classici antidolorifici (come l’ibuprofene) sono solitamente inefficaci. Il trattamento d’elezione si basa su farmaci che stabilizzano l’attività elettrica del nervo:

  • Anticonvulsivanti: La Carbamazepina rimane il “gold standard” per efficacia. In alternativa, si utilizza spesso l’Oxcarbazepina, meglio tollerata da molti pazienti.
  • Farmaci di seconda linea: Se i primi non sono sufficienti o causano effetti collaterali (come vertigini o sonnolenza), possono essere prescritti Gabapentin, Pregabalin, Baclofene o Lamotrigina.
  • Terapie adiuvanti: In alcuni casi, possono essere associati antidepressivi triciclici per gestire la componente di dolore cronico continuo.

Recentemente, l’uso di infiltrazioni locali di tossina botulinica (Botox) ha mostrato risultati promettenti in pazienti che non rispondono adeguatamente ai soli farmaci orali.

Opzioni chirurgiche e interventistiche

Quando i farmaci perdono efficacia o diventano intollerabili, si valuta l’intervento chirurgico. Le opzioni principali sono:

Decompressione microvascolare (MVD)

È l’unico trattamento che agisce sulla causa nelle forme classiche. In anestesia generale, il chirurgo separa il vaso sanguigno dal nervo inserendo un piccolo cuscinetto in Teflon. È l’intervento con i tassi di successo a lungo termine più elevati, sebbene sia il più invasivo.

Procedure percutanee (mininvasive)

Eseguite in sedazione, mirano a danneggiare selettivamente le fibre del dolore del nervo:

  • Rizolisi a radiofrequenza: usa il calore per interrompere i segnali dolorosi.
  • Compressione con palloncino: schiaccia meccanicamente il ganglio nervoso.
  • Iniezione di glicerolo: iniezione di una sostanza chimica che riduce la conducibilità del nervo.

Queste procedure offrono un sollievo rapido ma hanno un rischio maggiore di recidiva rispetto alla MVD e possono causare una parziale perdita di sensibilità (intorpidimento) al volto.

Radiochirurgia stereotassica (Gamma Knife)

Una procedura non invasiva che utilizza raggi gamma focalizzati per creare una lesione controllata sul nervo. Non richiede incisioni ed è ideale per pazienti fragili o con rischi chirurgici elevati. Il sollievo dal dolore non è immediato (richiede da alcune settimane a mesi).

Stile di vita e gestione dei trigger

La gestione quotidiana è fondamentale per convivere con la patologia. Piccole accortezze possono ridurre drasticamente la frequenza delle crisi:

  • Protezione climatica: Coprire il volto con una sciarpa in caso di vento o freddo.
  • Alimentazione: Preferire cibi a temperatura ambiente e di consistenza morbida se la masticazione scatena il dolore. Evitare sostanze eccitanti come la caffeina se si nota una correlazione con gli attacchi.
  • Igiene personale: Utilizzare spazzolini a setole ultra-morbide e acqua tiepida per lavarsi.
  • Supporto psicologico: Il dolore cronico può portare a depressione e isolamento sociale; percorsi di psicoterapia cognitivo-comportamentale sono raccomandati per migliorare la resilienza psicologica.

Approcci complementari

Sebbene non sostituiscano la terapia medica, l’agopuntura e le tecniche di biofeedback possono offrire un supporto aggiuntivo nella gestione della tensione muscolare e dello stress correlato al dolore, purché inserite in un piano terapeutico coordinato dal neurologo.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è il trigemino?

Il trigemino è un nervo presente all'interno del cranio e responsabile dell'innervazione del viso, dove trasporta le informazioni sensoriali verso il cervello e controlla i muscoli coinvolti nel processo di masticazione.

Quali sono i sintomi del trigemino infiammato?

La nevralgia del trigemino causa episodi drammatici di dolore lancinante, descritto come simile ad una scossa elettrica e della durata variabile da pochi secondi a qualche minuto.
Il dolore può colpire guancia, mascella, gengive, labbra e, più raramente, occhio e fronte; solo raramente interessa contemporaneamente entrambi i lati del viso.

Come curare la nevralgia del trigemino?

La terapia consiste essenzialmente nell'evitare quando possibile i fattori di rischio in grado d'innescare gli attacchi (freddo, alimenti troppo caldi, ...) e l'assunzione di farmaci.
In genere i tradizionali antidolorifici non sono sufficienti, si ricorre quindi a farmaci con azione sul dolore neuropatico.

Quando questi approcci non siano sufficienti si può valutare il ricorso ad approcci più invasivi (tipicamente chirurgici, ma non solo).

Cosa mangiare in caso di nevralgia del trigemino?

Purtroppo dal punto di vista alimentare si può fare poco, ma alcuni pazienti traggono sollievo:
  • evitando alimenti troppo caldi/freddi o speziati,
  • ricorrere a cibi frullati durante le fasi acute,
  • evitando caffeina, cibi acidi come gli agrumi e banane.
Un'importante eccezione è rappresentata da una dieta povera di grassi saturi (presenti prevalentemente in alimenti di derivazioni animale), che sembra essere collegata a benefici talvolta sostanziali.

Fonte principale: NHS
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