Malattia mani piedi bocca negli adulti: sintomi, complicazioni e cura

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Cos’è la mani piedi bocca?

La mani-piedi-bocca è una malattia contagiosa causata da diversi virus.

Anche se solitamente colpisce neonati e bambini sotto i 5 anni, occasionalmente anche gli adulti possono venire contagiati; i sintomi comprendono febbre, piaghe dolorose simili a vesciche nella bocca e un’eruzione cutanea che può apparire in forma di piccole vesciche.

Nella maggior parte dei pazienti tende a risolversi entro 7-10 giorni.

Non esistono farmaci specifici.

Per approfondire la malattia nei bambini fare riferimento all’articolo principale: Mani piedi bocca.

Sintomi: come si manifesta la bocca mani piedi negli adulti?

Mani di un adulto affette da mani-piedi-bocca

Shutterstock/Lolostock – Apex Studios

La mani-piedi-bocca di solito esordisce con febbre, riduzione dell’appetito, mal di gola e sensazione di spossatezza. Dopo uno o due giorni possono comparire piaghe dolorose in bocca.

La malattia si presenta in genere con una caratteristica triade di sintomi:

  • febbre, talvolta seguita dopo qualche giorno da
  • mal di gola e male in bocca, legato allo sviluppo di piccole lesioni nel cavo orale,
  • vescicole visibili su mani e piedi, che possono essere dolorose; il prurito non è sempre presente.

Più raramente l’eruzione cutanea può arrivare a interessare il resto del corpo, in particolare braccia, gambe, glutei, genitali, pancia e schiena; si osserva talvolta anche il rigonfiamento di alcuni linfonodi.

Spesso i pazienti lamentano anche stanchezza e calo dell’appetito (esacerbato dalla difficoltà di alimentazione a causa del dolore o bruciore in bocca).

Vale la pena notare che negli adulti la malattia potrebbe anche decorrere in modo asintomatico (priva di sintomi) o sviluppando esclusivamente la fase prodromica, ovvero di malessere non seguita dalla comparsa di vescicole.

Complicazioni e rischi

La complicazione più comune è la disidratazione, perché le lesioni della bocca possono rendere doloroso bere e mangiare.

In alcuni pazienti, diverse settimane dopo l’infezione, può verificarsi il distacco temporaneo di una o più unghie, fenomeno noto come onicomadesi. Questo evento, descritto soprattutto dopo forme con eruzione più estesa, è in genere indolore e le unghie ricrescono normalmente.

Complicazioni neurologiche, come meningite virale ed encefalite, sono possibili ma rare. Mal di testa intenso, rigidità del collo, confusione, sonnolenza insolita, debolezza o difficoltà respiratoria richiedono una valutazione medica urgente.

Quanto dura?

Febbre e mal di gola durano in genere pochi giorni. Nel complesso la malattia si risolve solitamente entro 7-10 giorni, anche se le lesioni cutanee possono richiedere fino a due settimane per scomparire completamente.

In genere è possibile tornare al lavoro anche prima della completa guarigione delle vescicole, quando non c’è più febbre e le condizioni generali permettono di svolgere le normali attività. È comunque importante mantenere un’accurata igiene delle mani, coprire quando possibile le lesioni e non condividere bicchieri, posate e asciugamani.

Incubazione

L’incubazione della mani piedi bocca negli adulti è normalmente di 3-6 giorni.

Contagio dei genitori

La malattia ha origine virale ed è piuttosto contagiosa; la trasmissione avviene attraverso le secrezioni di naso e gola, come saliva e muco, oltre che mediante il liquido delle vesciche o le feci. Il contagio può quindi avvenire in caso di:

  • stretto contatto personale con una persona infetta, come avviene normalmente in casa quando i genitori si prendono cura dei figli, anche in situazioni come il cambio del pannolino,
  • contatto ravvicinato con le goccioline emesse durante starnuti, tosse o conversazione,
  • contatto indiretto con oggetti e superfici contaminati, come giocattoli o maniglie delle porte.

I pazienti sono più contagiosi nei primi giorni e durante la prima settimana di malattia. I virus responsabili possono tuttavia continuare a essere eliminati con le feci per diverse settimane, anche dopo la scomparsa dei sintomi.

Poiché l’infezione può decorrere anche senza sintomi, è importante lavare spesso le mani con acqua e sapone, soprattutto dopo l’uso del bagno o il cambio dei pannolini, pulire le superfici condivise ed evitare il contatto ravvicinato con persone immunodepresse. In gravidanza, in caso di sintomi o contatto stretto con una persona infetta, è prudente informare il medico o l’ostetrica, anche se le complicazioni sono poco comuni.

Come si diagnostica?

La diagnosi della mani-piedi-bocca è nella maggior parte dei casi clinica: il medico la formula valutando i sintomi, l’aspetto e la distribuzione delle lesioni e gli eventuali contatti recenti con bambini o adulti infetti.

L’anamnesi comprende in particolare il momento di comparsa della febbre e dell’eruzione, la presenza di dolore alla bocca o difficoltà a deglutire, i farmaci assunti, eventuali viaggi, contatti a rischio e condizioni che riducono le difese immunitarie. Durante la visita vengono esaminate la bocca, le mani, i piedi e le altre aree interessate. Il medico valuta inoltre lo stato di idratazione, i parametri vitali e l’eventuale presenza di segni neurologici o respiratori.

Negli adulti le manifestazioni possono essere più estese o meno caratteristiche rispetto a quelle osservate nei bambini. A seconda dell’aspetto delle lesioni e del contesto, può essere necessario distinguere la mani-piedi-bocca da varicella o herpes zoster, infezioni da herpes simplex, eritema multiforme, reazioni a farmaci, stomatite aftosa e altre malattie infettive che possono provocare eruzioni o vescicole. Per questo motivo un’eruzione su mani, piedi o genitali non dovrebbe essere autodiagnosticata soltanto in base alle immagini disponibili online.

Quando servono gli esami

Nelle forme tipiche e non complicate non sono normalmente necessari esami del sangue, test strumentali o imaging.

Se il quadro è atipico, molto esteso, grave o di interpretazione incerta, il medico può richiedere un test molecolare, chiamato PCR, per cercare il materiale genetico degli enterovirus. Il campione può essere prelevato dal liquido di una vescicola, dalla gola o dalle feci. In alcuni casi possono essere eseguiti test specifici per escludere herpes simplex, varicella-zoster o altre infezioni.

La sierologia, cioè la ricerca degli anticorpi nel sangue, e la coltura virale non sono esami di routine. Anche una PCR positiva deve essere interpretata insieme ai sintomi e alla visita, perché il virus può continuare a essere eliminato nelle feci per settimane dopo l’infezione.

Esami del sangue, puntura lombare o indagini strumentali sono riservati ai pazienti con sospette complicazioni, per esempio in presenza di importante disidratazione, alterazioni neurologiche, difficoltà respiratoria o dolore toracico.

È opportuno rivolgersi al medico se la diagnosi è incerta, le lesioni sono diffuse o molto dolorose, la febbre è elevata o persistente, i sintomi non migliorano entro 7-10 giorni oppure il paziente è in gravidanza o immunodepresso. In base al quadro può essere indicata una valutazione dermatologica, infettivologica o ospedaliera.

Come si cura?

Gli obiettivi della cura sono alleviare febbre e dolore, mantenere una buona idratazione, proteggere le lesioni e riconoscere tempestivamente le rare complicazioni. Nella maggior parte degli adulti la guarigione è spontanea e il trattamento può essere gestito a casa.

Non esiste una terapia antivirale specifica di uso standard. Gli antibiotici non sono efficaci contro i virus responsabili e sono indicati soltanto se il medico diagnostica una sovrainfezione batterica.

Controllo di febbre e dolore

Paracetamolo o ibuprofene possono essere utilizzati per ridurre febbre, malessere e dolore, rispettando le dosi riportate nel foglietto illustrativo o indicate dal medico. Non è consigliabile associare o alternare autonomamente più antidolorifici.

Il paracetamolo richiede particolare cautela in presenza di malattie del fegato, consumo elevato di alcol o assunzione di altri prodotti che contengono lo stesso principio attivo. L’ibuprofene può non essere adatto in caso di ulcera o sanguinamento gastrointestinale, malattie renali, terapia anticoagulante, alcune patologie cardiovascolari o gravidanza. In queste situazioni è opportuno chiedere consiglio al medico o al farmacista.

Gel, spray e collutori per le ulcere della bocca possono offrire un sollievo temporaneo, ma il beneficio varia e alcuni prodotti anestetici non sono adatti a tutti. Devono essere scelti con il farmacista o il medico e usati senza superare le dosi indicate. Vanno evitati prodotti irritanti, rimedi caustici e applicazioni fai da te sulle lesioni.

Alimentazione, idratazione e stile di vita

Bere regolarmente è la misura più importante. Acqua e bevande fresche non acide possono ridurre il bruciore e prevenire la disidratazione. Sono in genere meglio tollerati alimenti morbidi e freschi, mentre cibi molto caldi, salati, piccanti o acidi possono aumentare il dolore. Il riposo può essere utile durante i giorni di febbre e spossatezza, ma non è necessario rimanere a letto una volta migliorate le condizioni generali.

Cura delle vescicole e del prurito

Le vescicole non devono essere bucate o spremute. È consigliabile mantenerle pulite, evitare di grattarle e lavarsi le mani dopo averle toccate. Impacchi freschi possono alleviare il fastidio. Se il prurito è importante, medico o farmacista possono valutare l’eventuale impiego di un antistaminico, tenendo conto di sonnolenza, interazioni e controindicazioni.

Quando serve una valutazione medica

È necessario contattare il medico se il dolore impedisce di bere, la quantità di urina diminuisce, compaiono segni di infezione delle lesioni, la febbre è elevata o persistente oppure i sintomi peggiorano o non migliorano entro 7-10 giorni.

Mal di testa intenso, rigidità del collo, confusione, svenimento, debolezza, difficoltà respiratoria, dolore toracico o marcata sonnolenza richiedono una valutazione urgente. In caso di disidratazione importante o sospette complicazioni può essere necessario il ricovero per somministrare liquidi per via endovenosa, controllare le funzioni vitali e fornire le cure di supporto appropriate.

Fonti e bibliografia

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