Introduzione
Il fibroadenoma è un tumore benigno solido della mammella che colpisce le donne, soprattutto in giovane età.
Il fibroadenoma è un tumore benigno solido della mammella che colpisce le donne, soprattutto in giovane età.
Si presenta sotto forma di neoformazione nodulare, con la forma che ricorda vagamente una nocciola, dalla superficie regolare e arrotondata; le cause esatte sono sconosciute, ma sembrano poter giocare un ruolo come fattori di rischio
- familiarità per patologia mammaria,
- predisposizione genetica,
- alterazione del normale equilibrio ormonale tra estrogeni e progesterone.
Clinicamente il fibroadenoma si presenta come un nodulo al seno caratterizzato da:
- forma rotondeggiante od ovalare,
- dimensioni ridotte (in genere inferiori ai 2 cm),
- indolore,
- superficie liscia con bordi regolari,
- mobile sui piani circostanti e sotto la cute,
- consistenza morbida o più teso-elastica.
La diagnosi si avvale di anamnesi ed esame obiettivo, coadiuvati da esami strumentali radiologici come la mammografia o l’ecografia mammaria.
In caso di lesione sospetta può essere indicato un esame citologico od istologico mediante agoaspirato o agobiopsia.
Nella maggior parte dei casi il fibroadenoma non richiede alcun trattamento, ma la sua evoluzione va seguita nel tempo attraverso controlli periodici. In talune circostanze, come nel sospetto di malignità o nel caso raggiunga dimensioni ragguardevoli, viene posta indicazione all’asportazione chirurgica.

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Cause e classificazione
Il fibroadenoma tende a svilupparsi tipicamente nelle giovani donne a partire dai 15 anni, con incidenza massima tra i 20 e i 40 anni; la diffusione tende poi a calare al passare degli anni, raggiungendo un valore minimo nel periodo post-menopausa. Le cause che portano alla formazione di un fibroadenoma sono sconosciute, ma l’ipotesi prevalente è quella di una stretta correlazione con i livelli ormonali (la scomparsa in menopausa è ad esempio giustificabile proprio in conseguenza di diminuiti livelli ormonali estrogeni-progesterone).
Tra i fattori di rischio che potrebbero favorirne l’insorgenza si annoverano:
- predisposizione genetica,
- familiarità (rischio aumentato in presenza di un parente prossimo che abbia sviluppato un fibroadenoma o altri tumori della mammella),
- livelli di estrogeni: proprio le giovani donne sono i soggetti con livelli più alti di estrogeni; questo fattore spiegherebbe le caratteristiche epidemiologiche della malattia (alta incidenza in giovane età, e bassa incidenza nel periodo post-menopausa).
Può essere classificato in due forme principali:
- Fibroadenoma semplice, in cui si presenta come una massa benigna che si accresce molto lentamente talvolta fino ad arrestarsi con dimensioni che rimangono costanti vita natural durante;
- Fibroadenoma complesso, in cui la crescita si mantiene costante con un piccolo aumento del rischio che si possa verificare una trasformazione maligna della lesione. In questa forma la struttura istologica della lesione tende ad essere più complessa, presentandosi con aree cistiche ripiene di liquido e aree di micro calcificazione (deposito di sali di calcio).
La forma complessa è quella associata alle dimensioni maggiori e richiede controlli periodici a breve periodo.
Spesso nelle donne predisposte possono svilupparsi più fibroadenomi, in una o entrambe le mammelle, con possibile evoluzione verso la patologia della mastopatia fibrocistica.
Si parla di “fibroadenomi giganti” quando le dimensioni della lesione superano i 5cm di diametro.
Sintomi
Il fibroadenoma si presenta come una massa palpabile in una o entrambe le ghiandole mammarie; il nodulo può avere diversa consistenza e al tatto può apparire
- morbido,
- teso-elastico,
- o più o meno rigido (in caso di calcificazioni contestuali diffuse).
La superficie è liscia e i contorni definiti e regolari (tipiche caratteristiche di un tumore benigno); si caratterizza per l’assenza di dolore, se non nelle forme avanzate con dimensioni notevolmente aumentate (le dimensioni medie sono di 1-2 cm, ma possono aumentare sino ai 6-7 cm).
In specifiche situazioni le dimensioni del fibroadenoma possono variare in breve tempo:
- In gravidanza, con la modifica dell’equilibrio ormonale predefinito, si può assistere ad una crescita importante in poche settimane;
- In fase post-menopausa la lesione può regredire rimpicciolendosi sino a rendersi non più palpabile.
Diagnosi
Il percorso diagnostico moderno per il fibroadenoma segue il protocollo della “tripla valutazione”, un approccio integrato che garantisce la massima accuratezza nel distinguere le formazioni benigne dalle patologie maligne. Questo percorso combina l’esame clinico, l’imaging radiologico e, quando necessario, l’analisi tissutale.
Esame clinico e anamnesi
La diagnosi inizia con una valutazione senologica completa. Il medico indaga la storia clinica della paziente, focalizzandosi sulla familiarità per neoplasie mammarie e sulla ciclicità dei sintomi. Durante la palpazione, il fibroadenoma si presenta tipicamente come un nodulo al seno mobile, di consistenza teso-elastica e con margini netti. La mobilità rispetto ai tessuti circostanti è uno dei segni clinici più indicativi della sua natura benigna. L’esame si estende sempre al cavo ascellare per escludere linfonodi aumentati di volume, sebbene questi siano raramente associati a fibroadenomi semplici.
Imaging radiologico
La scelta dello strumento radiologico dipende principalmente dall’età della paziente e dalla densità del tessuto mammario:
- Ecografia mammaria: È l’esame di prima scelta nelle donne giovani (sotto i 40 anni). Il fibroadenoma appare come una massa solida, ipoecogena, con margini regolari e orientamento orizzontale. L’ecografia è fondamentale per distinguere il fibroadenoma dalle cisti a contenuto liquido.
- Mammografia: Viene utilizzata prevalentemente nelle donne sopra i 40 anni o quando l’ecografia mostra aspetti atipici. Può rivelare calcificazioni caratteristiche (a “pop-corn”) che si formano con l’invecchiamento del fibroadenoma, facilitando la diagnosi nelle pazienti in post-menopausa.
Analisi istologica
Se i risultati dell’imaging non sono univocamente benigni (classificazione BI-RADS 3 o superiore) o se il nodulo mostra una crescita rapida, si procede con un approfondimento bioptico.
L’agobiopsia (Core Biopsy) è oggi preferita rispetto all’esame citologico per agoaspirato. Mentre l’agoaspirato preleva solo singole cellule, l’agobiopsia consente di prelevare un frustolo di tessuto, permettendo al patologo di analizzare l’architettura della lesione. Questo passaggio è cruciale per distinguere un fibroadenoma complesso da un tumore fillode, una neoformazione simile ma che richiede un approccio chirurgico differente.

By Department of Pathology, Calicut Medical College – Calicut Medical College, CC BY-SA 4.0, Link
Cura
L’obiettivo principale del trattamento è la gestione dei sintomi e la tranquillità psicologica della paziente, garantendo al contempo che la lesione non nasconda patologie più serie. Poiché il fibroadenoma è una formazione benigna che spesso stabilizza le sue dimensioni o regredisce spontaneamente, l’approccio terapeutico è diventato nel tempo sempre più conservativo.
Osservazione e follow-up
Per la maggior parte dei fibroadenomi asintomatici, piccoli (sotto i 2-3 cm) e con caratteristiche radiologiche francamente benigne, la strategia d’elezione è il “watch and wait” (osservazione e attesa). Questo approccio prevede controlli clinici ed ecografici periodici (solitamente ogni 6-12 mesi) per monitorare eventuali variazioni di volume o di morfologia. Molti fibroadenomi tendono a calcificare o a ridursi dopo la menopausa, rendendo superflua l’asportazione.
Trattamenti mini-invasivi
Per le pazienti che desiderano rimuovere la massa senza sottoporsi a un intervento chirurgico tradizionale, esistono opzioni moderne e meno traumatiche:
- Crioablazione: Una procedura eseguita in anestesia locale sotto guida ecografica. Una sottile sonda viene inserita nel nodulo per congelarlo, portando alla morte delle cellule che lo compongono. Il tessuto necrotico viene poi riassorbito gradualmente dal corpo. Offre ottimi risultati estetici senza cicatrici significative.
- Escissione assistita dal vuoto (VABB): Utilizzando un dispositivo simile a quello usato per le biopsie, è possibile rimuovere piccoli fibroadenomi (generalmente sotto i 2 cm) frammentandoli e aspirandoli attraverso un’unica piccola incisione cutanea.
Asportazione chirurgica
L’intervento chirurgico di escissione classica rimane lo standard nei seguenti casi:
- Crescita rapida e documentata della massa.
- Dimensioni superiori ai 3 cm (fibroadenomi giganti).
- Dolore persistente o deformità estetica della mammella.
- Dubbio diagnostico dopo biopsia o sospetto di tumore fillode.
- Ansia severa della paziente legata alla presenza della massa.
L’intervento viene eseguito solitamente in regime di day-hospital. Il chirurgo effettua un’incisione possibilmente estetica (ad esempio sul bordo dell’areola) per asportare il nodulo, che verrà sempre inviato per l’esame istologico definitivo.
Stile di vita e terapie ormonali
Sebbene non esistano farmaci specifici per “sciogliere” un fibroadenoma, la gestione dell’assetto ormonale può influenzarne l’evoluzione. In alcuni casi, l’uso della pillola anticoncezionale può aiutare a stabilizzare le dimensioni delle lesioni nelle donne soggette a forti fluttuazioni ormonali.
Dal punto di vista dello stile di vita, sebbene le evidenze siano limitate, alcuni esperti suggeriscono di ridurre il consumo di metilxantine (contenute in caffè, tè, cioccolato e bevande a base di cola) qualora il fibroadenoma si associ a tensione mammaria o mastopatia fibrocistica. È sempre fondamentale mantenere un monitoraggio attento durante la gravidanza e l’ allattamento, fasi in cui gli stimoli ormonali possono causare un aumento volumetrico temporaneo della lesione.
Fonti e bibliografia
- Patologia chirurgica: Patel-Leger e coll. Ed. Masson
Autore
Dr. Ruggiero Dimonte
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Barletta-Andria-Trani n. 2130