Cos’è Escherichia Coli?
È piuttosto comune che negli esiti degli esami delle urine venga segnalata la presenza di batteri e, il responsabile più comune, è un batterio chiamato Escherichia coli. Poiché in condizioni di normalità l’urina dovrebbe essere fondamentalmente sterile (cioè priva di microrganismi di qualsiasi genere), questo dato viene evidenziato come qualcosa di patologico e può quindi diventare fonte di preoccupazione per il paziente.
L’Escherichia coli (E. coli) è un batterio che normalmente vive nell’intestino umano e degli animali, dove svolge un ruolo importante nella digestione.
Tuttavia, quando questo batterio si sposta al di fuori dell’intestino, può causare infezioni, in particolare nelle vie urinarie. Le infezioni urinarie da E. coli sono molto comuni, rappresentando la causa principale di cistiti, pielonefriti e altre infezioni del tratto urinario (UTI).
Il motivo per cui E. coli è frequentemente responsabile di infezioni urinarie è puramente anatomico: nella specie umana l’apertura anale, che è l’ultimo tratto dell’intestino, si trova in prossimità del meato uretrale, cioè la parte finale delle vie urinarie. Questa vicinanza favorisce quindi il passaggio del batterio da un distretto all’altro.
Cause e contagio
Il percorso più comune attraverso il quale E. coli infetta le vie urinarie è l’introduzione accidentale del batterio dall’area perianale all’uretra. Da lì, il batterio può risalire fino alla vescica, dove provoca l’infezione.
Le principali cause di contagio includono quindi:
- Contaminazione dall’intestino: Poiché l’E. coli vive nell’intestino, può facilmente passare dall’ano all’uretra, specialmente se le pratiche igieniche non sono ottimali (ad esempio, quando ci si pulisce da dietro in avanti dopo la defecazione).
- Rapporti sessuali: Durante l’attività sessuale, l’uretra può entrare in contatto con batteri presenti nell’area anale, facilitando l’infezione anche in ragione dello stress meccanico.
- Cateterizzazione urinaria: L’uso di cateteri può introdurre batteri nelle vie urinarie.
- Alterazioni anatomiche o funzionali: Problemi come il reflusso vescico-ureterale o l’ostruzione del flusso urinario (ad esempio a causa di calcoli) possono facilitare la crescita e la proliferazione di batteri come E. coli.

Escherichia Coli (E. Coli.) Photo Credit: iStock.com/luismmolina
Fattori di rischio
Un fattore di rischio è qualcosa che aumenta la probabilità di contrarre una malattia. Nel caso dell’infezione da E. coli consideriamo fattori di rischio i seguenti:
- Sesso femminile: Il motivo per cui le donne sono più facilmente soggette a infezioni urinarie (fra le quali anche quella da Escherichia coli) è che l’uretra femminile è situata nelle immediate vicinanze dell’ano ed è più corta di quella maschile. Risulta quindi facilitata la trasmissione del batterio da un distretto all’altro e la sua risalita fino alla vescica.
- Attività sessuale: Le infezioni urinarie sono più comuni nelle donne sessualmente attive.
- Menopausa: I cambiamenti ormonali durante la menopausa possono alterare l’equilibrio della flora vaginale, aumentando il rischio di infezioni.
- Gravidanza: La gravidanza è una condizione particolarmente a rischio di cistite. Nella donna gravida l’utero contenente il feto va a comprimere la vescica: oltre a causare pollachiuria (cioè la necessità di urinare più spesso del normale) questa compressione favorisce il ristagno di una piccola quantità di urina al termine della minzione, facilitando la proliferazione di batteri, fra cui E. coli.
- Diabete: Il diabete è una malattia caratterizzata da alti livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Quando i valori sono particolarmente elevati il glucosio comincia ad essere eliminato attraverso le urine, che normalmente non lo contengono. Poiché rappresenta una fonte di nutrimento per i batteri, la sua presenza ne favorisce la proliferazione e, di conseguenza, l’instaurarsi di un’infezione urinaria.
- Inadeguata igiene intima: L’igiene intima ricopre un ruolo importante nella prevenzione delle infezioni urinarie di tipo endogeno, ovvero causate dai batteri intestinali del paziente stesso. Una scarsa o inadeguata igiene intima di conseguenza può essere considerata un fattore di rischio per questo tipo di problematiche.
- Catetere urinario: Il catetere urinario è un dispositivo medico che consente di svuotare la vescica attraverso un piccolo tubicino di plastica inserito nell’uretra. Questa misura si rende necessaria in molti pazienti, soprattutto quelli allettati (che non possono recarsi autonomamente in bagno) o qualora sia presente un’ostruzione delle vie urinarie. Purtroppo, però, la permanenza del catetere per lunghi periodi aumenta il rischio di contrarre un’infezione in tale sede.
- Sistema immunitario compromesso: Condizioni come il diabete o l’assunzione di farmaci immunosoppressori aumentano il rischio di infezioni.
Falsi positivi
Più raramente la presenza di E. Coli nelle urine può in realtà essere un errore dell’esame (falso positivo); si tratta comunque di un’evenienza rara, che dev’essere presa in considerazione solo qualora si sospetti un vizio nella procedura (in questo caso un secondo esame delle urine sarà utile per dirimere il dubbio).
Sintomi
I sintomi di un’infezione urinaria causata da E. coli possono variare in base alla localizzazione e alla gravità dell’infezione. Le manifestazioni più comuni includono (clicca sul nome della condizione per approfondire):
- Cistite (infezione della vescica):
- Dolore o bruciore durante la minzione (disuria).
- Bisogno frequente di urinare, spesso con poca produzione di urina (pollachiuria).
- Sensazione di urgenza urinaria (tenesmo vescicale).
- Urina torbida, a volte con un odore sgradevole.
- Presenza di sangue nelle urine (ematuria).
- Dolore o senso di pressione nella parte bassa dell’addome.
- Pielonefrite (infezione dei reni):
- Febbre alta, spesso associata a brividi.
- Dolore nella parte laterale del dorso o nella zona lombare.
- Nausea e vomito.
- Sensazione generale di malessere.
- In alcuni casi, possono comparire anche sintomi tipici della cistite.
La presenza di Escherichia coli nelle urine non comporta necessariamente la presenza di sintomi; quando presenti si configura classicamente un quadro di cistite, mentre in loro assenza si parla di batteriuria asintomatica.
Batteriuria asintomatica (presenza di Escherichia coli nelle urine senza sintomi)
La batteriuria asintomatica è una condizione in cui i batteri sono presenti nelle urine, ma senza che il paziente manifesti i classici sintomi di un’infezione delle vie urinarie, come dolore durante la minzione, febbre o necessità di urinare frequentemente.
La batteriuria asintomatica è relativamente comune in alcune popolazioni e gruppi specifici:
- Donne anziane: la prevalenza di batteriuria asintomatica aumenta con l’età.
- Uomini anziani: anche gli uomini più anziani possono sviluppare batteriuria asintomatica, sebbene la prevalenza sia inferiore rispetto alle donne della stessa età.
- Donne in gravidanza: le donne incinte hanno un rischio maggiore di sviluppare batteriuria asintomatica a causa dei cambiamenti fisiologici e anatomici che avvengono durante la gravidanza.
- Pazienti con cateteri urinari a lungo termine: quasi tutti i pazienti con cateteri urinari permanenti sviluppano batteriuria entro poche settimane dall’inserimento del catetere. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, questi batteri non causano sintomi o problemi.
Nella maggior parte dei casi la batteriuria asintomatica non deve essere trattata, poiché l’uso non necessario di antibiotici può portare a resistenze batteriche e a effetti collaterali indesiderati. Fanno eccezione pazienti a grave rischio di complicazioni.
Complicazioni
La presenza di Escherichia coli nelle urine è una condizione con una prognosi positiva, che può non causare alcun disturbo per il paziente o, se dà luogo a cistite, spesso si risolve spontaneamente o grazie a una breve terapia antibiotica.
È vero tuttavia che in casi gravi o nei pazienti immunodepressi (cioè il cui sistema immunitario è compromesso) l’infezione può risalire le vie urinarie per coinvolgere altri organi, come ad esempio il rene (causando così un quadro di pielonefrite) o, nei pazienti maschi, la prostata (prostatite).
Una simile eventualità potrebbe richiedere un trattamento farmacologico più aggressivo, perché ad esempio una pielonefrite non trattata può causare danni permanenti ai reni, nei casi più gravi insufficienza renale cronica.
Diagnosi
L’identificazione di un’infezione da Escherichia coli avviene attraverso un percorso diagnostico che integra la valutazione clinica dei sintomi con test di laboratorio specifici. La diagnosi non si basa mai solo sul referto di laboratorio, ma deve sempre essere contestualizzata dallo stato di salute generale del paziente.
Esame delle urine e urinocoltura
Lo strumento fondamentale rimane l’urinocoltura, che permette di isolare il batterio e quantificarne la carica. Per garantire l’accuratezza del risultato, è essenziale seguire protocolli di raccolta rigorosi:
- Igiene preliminare: Lavare accuratamente i genitali esterni con acqua e sapone neutro.
- Mitto intermedio: Scartare la primissima parte dell’urina e raccogliere quella successiva direttamente nel contenitore sterile, senza toccarne l’interno o i bordi.
- Tempistiche: Consegnare il campione in laboratorio entro due ore o conservarlo in frigorifero se il trasporto richiede più tempo.
Il referto viene considerato positivo quando la carica batterica supera una determinata soglia (tradizionalmente 100.000 UFC/mL), ma in presenza di sintomi tipici, i medici possono considerare clinicamente rilevanti anche cariche batteriche inferiori.
Antibiogramma
In caso di positività, il laboratorio esegue l’antibiogramma. Questo test è cruciale per la medicina moderna: espone l’E. coli isolato a diverse classi di antibiotici per verificare quali siano efficaci e quali, invece, risultino inefficaci a causa delle resistenze batteriche sviluppate dal microrganismo.
Esami di approfondimento e imaging
Nella maggior parte dei casi di cistite occasionale non sono necessari ulteriori esami. Tuttavia, se le infezioni sono ricorrenti (più di tre volte l’anno) o se si sospetta una pielonefrite, il medico può richiedere:
- Ecografia dell’apparato urinario: Per escludere calcoli, malformazioni o ristagni di urina.
- Esami del sangue: Per valutare gli indici di infiammazione (come la PCR) e la funzionalità renale (creatinina).
- Urotac: Riservata a casi complessi o sospette ostruzioni non rilevabili con l’ecografia.
Trattamento e opzioni terapeutiche
L’obiettivo primario della cura è l’eradicazione del batterio dalle vie urinarie, il sollievo dai sintomi dolorosi e la prevenzione di recidive o complicazioni sistemiche. L’approccio varia significativamente tra infezioni semplici (cistiti) e forme complicate o asintomatiche.
Terapia antibiotica
Gli antibiotici rappresentano il cardine del trattamento. Grazie all’antibiogramma, il medico può prescrivere una terapia mirata, evitando l’uso di farmaci a cui il batterio è resistente. Le opzioni più comuni includono:
- Fosfomicina: Spesso scelta come trattamento di prima linea per la sua efficacia in dose singola o doppia, che favorisce l’aderenza del paziente.
- Nitrofurantoina: Un antibiotico efficace che agisce specificamente nelle urine, con un basso tasso di resistenza batterica sviluppata da E. coli.
- Pivmecillinam: Un antibiotico appartenente alla famiglia delle penicilline, molto efficace per le infezioni del basso tratto urinario.
- Amoxicillina e acido clavulanico: Utilizzata frequentemente, specialmente in contesti specifici come la gravidanza o l’età pediatrica, previa verifica della sensibilità tramite antibiogramma.
È fondamentale completare sempre l’intero ciclo prescritto, anche se i sintomi scompaiono dopo le prime dosi, per evitare che i batteri superstiti sviluppino resistenze future.
Gestione della batteriuria asintomatica
Il consenso scientifico attuale è estremamente cauto: la presenza di E. coli nelle urine in assenza di sintomi **non deve essere trattata** con antibiotici nella popolazione generale. Il trattamento è invece obbligatorio e prioritario solo in due casi:
- Donne in gravidanza (per prevenire rischi per il feto e pielonefriti materne).
- Pazienti che devono sottoporsi a interventi chirurgici urologici invasivi.
Approcci non farmacologici e stile di vita
Il supporto al sistema urinario attraverso lo stile di vita è essenziale sia durante la fase acuta che per la prevenzione a lungo termine:
- Idratazione massiva: Bere almeno 2 litri di acqua al giorno esercita un “lavaggio” meccanico della vescica, riducendo la concentrazione batterica.
- Integratori naturali: Il D-mannosio (uno zucchero semplice che impedisce all’E. coli di aderire alle pareti della vescica) e gli estratti di mirtillo rosso americano (cranberry) hanno un supporto scientifico consolidato nella riduzione delle recidive, sebbene non sostituiscano l’antibiotico nella fase acuta.
- Regolarità intestinale: Poiché l’E. coli proviene dall’intestino, combattere la stipsi aiuta a ridurre la carica batterica rettale e il rischio di migrazione verso l’uretra.
- Minzione post-coitale: Urinare subito dopo un rapporto sessuale è una pratica fortemente raccomandata per espellere eventuali batteri risaliti durante l’atto.
Fonti e bibliografia
Si ringrazia il Dr. Daniele Busatta per la prima stesura dell’articolo
- Murray P., Rosenthal K. S., Pfaller M. A. Microbiologia clinica. Milano, Elsevier; 2010.
- Katzung B. G., Masters S. B., Trevor A. J. Farmacologia generale e clinica. Padova, Piccin; 2014.
- Linee Guida Associazione Italiana di Urologia (SIU) – Infezioni delle Vie Urinarie.
- EAU Guidelines on Urological Infections.