Cistite dopo rapporti sessuali: cause e rimedi

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Cistite post-coitale

La cistite post-coitale (talvolta chiamata cistite da luna di miele) è una forma di cistite i cui episodi compaiono in relazione ai rapporti sessuali. Nella maggior parte dei casi si tratta di un’infezione batterica della vescica, favorita dal passaggio verso l’uretra di microrganismi normalmente presenti nell’area intestinale e perineale.

Non è di per sé un’infezione sessualmente trasmessa. I rapporti possono tuttavia facilitare lo spostamento dei batteri verso le vie urinarie. Quando i sintomi si ripetono almeno due volte in sei mesi o tre volte in un anno si parla di cistite ricorrente.

Cause

Se il rapporto sessuale è l’evento scatenante l’infezione, sono numerosi i fattori che possono predisporre la donna a sviluppare la cistite:

  • Alterazioni ormonali: la carenza di estrogeni, ad esempio in menopausa, può modificare i tessuti e la flora dell’area urogenitale, aumentando la vulnerabilità alle infezioni.
  • Microtraumi e dolore durante i rapporti: un pavimento pelvico molto contratto non causa direttamente l’infezione, ma può favorire dolore e irritazione e produrre sintomi simili a quelli della cistite.
  • Secchezza vaginale: una lubrificazione inadeguata può aumentare attrito e microlesioni.
  • Uso di spermicidi: gli spermicidi, compresi quelli associati al diaframma, possono alterare la flora vaginale e aumentare il rischio di recidive.
  • Fattori anatomici o funzionali: alcune condizioni, come il prolasso o lo svuotamento incompleto della vescica, possono favorire il ristagno di urina e la proliferazione dei batteri.
  • Problemi metabolici: il diabete, soprattutto se non ben controllato, aumenta la suscettibilità alle infezioni urinarie.

Lo stress non è considerato una causa diretta di infezione batterica. Può però aumentare la contrazione dei muscoli pelvici, ridurre la lubrificazione e amplificare la percezione del dolore.

Sintomi

Donna che si tocca il ventre a causa del fastidio da cistite

Shutterstock/Pixel-Shot

La cistite post-coitale può manifestarsi nelle ore o nei giorni successivi a un rapporto sessuale, con sintomi simili a quelli delle altre forme di cistite:

Cistite emorragica

In alcuni episodi di cistite può comparire sangue nelle urine. Il sanguinamento è generalmente dovuto all’infiammazione della mucosa, cioè del rivestimento interno della vescica, e può risolversi insieme all’infezione.

La presenza di sangue visibile deve comunque essere riferita al medico, soprattutto se è abbondante, forma coaguli, compare senza i tipici sintomi della cistite o persiste dopo la loro risoluzione. In questi casi possono essere necessari accertamenti per escludere calcoli, malattie renali o altre patologie delle vie urinarie.

Diagnosi

La diagnosi inizia dalla descrizione dei sintomi e dalla loro relazione temporale con i rapporti. Il medico valuta anche la frequenza degli episodi, eventuali precedenti urinocolture, gli antibiotici già assunti, la possibilità di una gravidanza, la menopausa, l’uso di spermicidi e la presenza di diabete, calcoli o anomalie delle vie urinarie.

Bruciore, urgenza e aumento della frequenza urinaria, in assenza di perdite o irritazione vaginale, rendono probabile una cistite in una donna adulta senza particolari fattori di rischio. In caso di episodi ricorrenti è però importante confermare che i disturbi siano realmente dovuti a un’infezione e non a una condizione con sintomi simili.

Esami delle urine

L’esame urine con striscia reattiva può rilevare globuli bianchi, nitriti e sangue e aiutare a sostenere la diagnosi, ma non è sempre indispensabile nell’episodio isolato e non identifica con precisione il batterio responsabile.

Nelle cistiti ricorrenti è raccomandata l’urinocoltura con antibiogramma, preferibilmente eseguita durante i sintomi e prima di iniziare l’antibiotico. L’esame permette di identificare il microrganismo e verificare a quali antibiotici è sensibile. È particolarmente importante anche in gravidanza, negli uomini, in presenza di febbre o sintomi atipici, dopo un fallimento terapeutico e quando l’infezione ricompare poco dopo la cura.

Un risultato negativo o dubbio non esclude in assoluto l’infezione, perché il campione può essere stato raccolto dopo l’assunzione di antibiotici o in modo non corretto. Allo stesso tempo, la presenza di batteri nelle urine senza sintomi non equivale necessariamente a una cistite e, salvo situazioni particolari come la gravidanza o alcune procedure urologiche, non richiede automaticamente antibiotici.

Visita e diagnosi differenziale

L’esame obiettivo può non essere necessario in una donna con sintomi tipici e un episodio non complicato. La visita ginecologica o la valutazione del pavimento pelvico diventano invece utili in presenza di perdite vaginali, prurito, dolore durante i rapporti, secchezza, menopausa, prolasso o dolore persistente.

Tra le condizioni da distinguere dalla cistite rientrano vaginiti, uretriti e infezioni sessualmente trasmesse, vestibolodinia o vulvodinia, ipertono del pavimento pelvico e sindrome del dolore vescicale. Se esiste un possibile rischio sessuale, il medico può proporre test specifici: l’urinocoltura standard non diagnostica tutte le infezioni sessualmente trasmesse.

Quando servono altri accertamenti

Ecografia, cistoscopia e altri esami di imaging non sono normalmente necessari nelle donne giovani con cistiti ricorrenti tipiche e senza fattori di rischio. Possono essere indicati in casi selezionati, per esempio in presenza di sangue che persiste dopo la guarigione, calcoli sospetti, difficoltà a svuotare la vescica, alterazioni della funzione renale, infezioni renali ricorrenti o episodi causati ripetutamente dallo stesso batterio.

Febbre, brividi, dolore al fianco o alla schiena, nausea, vomito o marcato malessere possono indicare un’infezione estesa ai reni e richiedono una valutazione medica tempestiva. È opportuno contattare rapidamente il medico anche in gravidanza, in caso di immunodepressione o se i sintomi peggiorano o non migliorano con la cura.

Cosa fare?

Gli obiettivi della cura sono alleviare rapidamente i sintomi, trattare l’infezione quando presente, prevenire la diffusione ai reni e ridurre le recidive limitando, per quanto possibile, l’uso non necessario di antibiotici. Il trattamento dipende dalla gravità dei sintomi, dalle urinocolture precedenti, dalla frequenza degli episodi, dalla gravidanza, dalla funzione renale e dalle altre condizioni di salute.

Trattamento dell’episodio acuto

Gli antibiotici aumentano la probabilità di una risoluzione rapida della cistite batterica. Nelle forme ricorrenti è preferibile raccogliere il campione per l’urinocoltura prima della prima dose, quando ciò non ritarda una cura necessaria. La scelta deve essere effettuata dal medico tenendo conto dell’antibiogramma, delle resistenze locali, delle allergie e delle caratteristiche della paziente.

Tra gli antibiotici comunemente utilizzati per una cistite non complicata rientrano fosfomicina e nitrofurantoina. Non sono adatti a tutte le persone: la nitrofurantoina, per esempio, richiede particolare cautela in caso di ridotta funzione renale e può causare, soprattutto durante trattamenti prolungati, rare ma importanti reazioni polmonari o epatiche. La fosfomicina può provocare disturbi gastrointestinali. Tutti gli antibiotici possono causare nausea, diarrea, reazioni allergiche e alterazioni della flora intestinale o vaginale, con possibile comparsa di candida vaginale.

I fluorochinoloni non sono normalmente raccomandati per una semplice cistite quando sono disponibili alternative appropriate, a causa dei possibili effetti indesiderati importanti e dell’impatto sulle resistenze. Non è opportuno assumere antibiotici avanzati da precedenti terapie o modificare autonomamente dose e durata.

In donne non anziane, non in gravidanza, senza fattori di rischio e con sintomi lievi, il medico può discutere anche una breve strategia iniziale basata sul controllo dei sintomi. Questo approccio riduce l’uso di antibiotici, ma offre una probabilità inferiore di guarigione rapida e comporta un piccolo aumento del rischio che l’infezione raggiunga i reni. Non è quindi adatto in presenza di febbre, dolore al fianco, malessere importante, gravidanza, immunodepressione o patologie delle vie urinarie.

Per il dolore possono essere valutati analgesici come il paracetamolo, se compatibili con le condizioni della persona e con gli altri farmaci assunti. Gli antinfiammatori non sono adatti a tutti, in particolare in caso di problemi renali, gastrointestinali, cardiovascolari o durante alcune fasi della gravidanza. Bere in modo regolare può aiutare a evitare la disidratazione, ma forzare quantità eccessive di acqua non elimina l’infezione e può aumentare il disagio urinario.

In gravidanza è necessario contattare il medico e sottoporsi a urinocoltura: la scelta dell’antibiotico e la durata della terapia devono tenere conto della fase della gestazione e della sicurezza per madre e feto.

Stile di vita e prevenzione

Prima di iniziare una profilassi farmacologica è utile correggere i fattori modificabili, pur sapendo che molte abitudini comunemente consigliate sono sostenute da evidenze limitate:

  • Bere regolarmente durante la giornata, soprattutto se abitualmente si assumono pochi liquidi, evitando però di forzarsi oltre il necessario.
  • Non trattenere a lungo l’urina e svuotare la vescica quando se ne avverte il bisogno. Urinare dopo il rapporto è una misura semplice e sicura, ma non garantisce la prevenzione della cistite e non deve diventare fonte di ansia.
  • Evitare lavande vaginali, detergenti aggressivi e un’igiene intima eccessiva, che possono irritare i tessuti e alterare l’equilibrio locale.
  • Valutare con il medico un metodo contraccettivo alternativo se vengono utilizzati spermicidi o un diaframma associato a spermicida.
  • Usare un lubrificante in caso di secchezza o attrito, interrompendo il rapporto se provoca dolore.
  • Trattare un eventuale ipertono del pavimento pelvico con fisioterapia specifica quando sono presenti dolore, difficoltà alla penetrazione o dispareunia. La fisioterapia può ridurre questi sintomi, ma non sostituisce la terapia di un’infezione batterica.
  • Normalizzare per quanto possibile la funzione intestinale in presenza di stitichezza o sindrome dell’intestino irritabile.
  • Controllare la glicemia in caso di diabete.

Estrogeni vaginali

Nelle donne in perimenopausa o menopausa con cistiti ricorrenti, gli estrogeni vaginali possono ridurre le recidive e migliorare secchezza, bruciore e dolore durante i rapporti. Agiscono soprattutto a livello locale e l’assorbimento nel sangue è generalmente minimo. Non va invece iniziata una terapia ormonale sistemica con il solo obiettivo di prevenire le cistiti.

I possibili effetti indesiderati locali comprendono irritazione, perdite e piccole perdite di sangue. La scelta del prodotto deve essere concordata con il medico. In presenza di sanguinamento vaginale non spiegato o di una storia di tumore sensibile agli ormoni è necessaria una valutazione individuale, eventualmente insieme allo specialista che segue la malattia oncologica.

Opzioni non antibiotiche

I prodotti a base di cranberry possono essere presi in considerazione per la prevenzione, ma l’effetto atteso è generalmente modesto e i risultati degli studi non sono uniformi. Non sono una cura affidabile per un episodio acuto. Possono causare disturbi gastrointestinali e alcune formulazioni contengono molto zucchero; chi assume anticoagulanti, in particolare warfarin, dovrebbe chiedere consiglio al medico.

Le evidenze sul D-mannosio sono deboli e contraddittorie: non può essere considerato un sostituto dei trattamenti raccomandati. Anche per i probiotici non è possibile stabilire con certezza quali prodotti, ceppi e dosaggi prevengano efficacemente le recidive.

In alcune donne adulte non in gravidanza e senza anomalie delle vie urinarie, lo specialista può valutare l’ippurato di metenamina, un antisettico urinario utilizzato per la prevenzione e non per curare l’episodio acuto. Può rappresentare un’alternativa alla profilassi antibiotica, ma non è adatto in caso di alcune malattie renali o epatiche e può interagire con farmaci che modificano l’acidità delle urine.

Vedere anche: Rimedi naturali per la cistite

Profilassi antibiotica

Se gli episodi sono confermati dall’urinocoltura, chiaramente legati ai rapporti e continuano nonostante le altre misure, il medico può prescrivere una singola dose di antibiotico da assumere in prossimità del rapporto. Questa profilassi post-coitale può essere efficace e comporta in genere un’esposizione complessiva inferiore rispetto all’assunzione quotidiana.

Quando le recidive non sono legate soltanto ai rapporti, può essere valutata una profilassi antibiotica continuativa a basso dosaggio per un periodo definito, in genere con controlli periodici. In pazienti affidabili e adeguatamente istruite il medico può anche predisporre un piano di autotrattamento da iniziare alla comparsa dei sintomi, indicando quando eseguire l’urinocoltura e quando chiedere assistenza.

Queste strategie riducono le recidive durante l’assunzione, ma non garantiscono che il problema non ritorni alla sospensione. Possono inoltre favorire resistenze batteriche, candidosi, diarrea e altri effetti indesiderati. La scelta dell’antibiotico deve quindi basarsi sulle colture precedenti e la necessità della profilassi deve essere rivalutata regolarmente.

Quando rivolgersi allo specialista

Se le infezioni continuano nonostante un percorso preventivo adeguato, se la diagnosi non è chiara o se sono presenti dolore durante i rapporti e sintomi vulvari o pelvici persistenti, può essere utile un approccio coordinato tra medico di medicina generale, urologo, ginecologo e fisioterapista del pavimento pelvico. Il contributo di un sessuologo può essere utile quando dolore e paura delle recidive compromettono la vita sessuale.

Nei casi selezionati e resistenti alle misure meno invasive, lo specialista può valutare trattamenti intravescicali, cioè somministrati direttamente nella vescica. I possibili benefici devono essere discussi insieme ai limiti delle evidenze, al disagio della procedura e al rischio di irritazione o infezione.

Anche nell’uomo può manifestarsi una cistite dopo un rapporto sessuale?

È possibile, ma un’infezione limitata alla vescica è meno comune nell’uomo e richiede generalmente una valutazione medica. In presenza di disturbi urogenitali dopo uno o più rapporti devono essere considerate anche uretriti e infezioni sessualmente trasmesse, prostatite, epididimite e altre condizioni delle vie urinarie. L’urinocoltura e, quando indicato, i test per le infezioni sessualmente trasmesse aiutano a scegliere la terapia corretta.

Fonti e bibliografia

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