Il fluoro fa male? Alimenti, benefici e controindicazioni

Ultima modifica

Cos’è il fluoro?

Il fluoro è un elemento chimico che, a causa della sua elevata reattività chimica, non si trova (quasi mai) libero in natura, ma sempre combinato ad altri elementi.

Nel quotidiano

  • nella maggior parte dei contesti i composti contenenti fluoro sono innocui o addirittura benefici,
  • in una minoranza possono diventare tossici.

Si stima ad esempio che fino al 20% dei farmaci in commercio contenga fluoro in una qualche forma (spesso semplicemente in forma di atomo facente parte del principio attivo o di un eccipiente).

Dove si trova?

Alimenti e acqua non contengono naturalmente grandi quantità di fluoro (a meno di aggiunta), ciononostante la quantità maggiore proviene probabilmente dall’acqua potabile (e relative bevande, come e caffè).

Parte dell’introito giornaliero deriva infine dal dentifricio (anche se viene sputato o sciacquato).

Il fluoro e l’organismo umano

Il fluoro non è essenziale per l’uomo né per altri mammiferi, questo significa che non è necessario introdurlo con la dieta, ma è tuttavia noto che piccole dosi sono particolarmente utili per il rafforzamento dello smalto dentale (dove la formazione di fluoroapatite rende lo smalto più resistente all’attacco, dagli acidi prodotti dalla fermentazione batterica degli zuccheri), questa è la ragione per cui la gran parte dei dentifrici in commercio prevede la presenza dell’elemento nella sua composizione.

Piccole quantità potrebbero inoltre contribuire alla resistenza ossea, anche se in realtà si tratta di applicazioni ancora in fase di studio. ma quest’ultima non è stata stabilita in modo definitivo.

Il fluoro per i denti

Fluoro

Shutterstock/Caruso Christian

Dalla metà del XX secolo, anche se per ragioni ancora non completamente chiarite, è emerso come il fluoro sia in grado di ridurre il rischio di sviluppare carie.

Poiché la capacità di guarigione dei denti è limitata, soprattutto nel caso di carie molto avanzata, il fluoro rappresenta un’efficace arma di contrasto alla demineralizzazione, sembra inoltre che possa ostacolare la proliferazione batterica che viene invece favorita dalla presenza di zuccheri. Vale tuttavia la pena sottolineare di come questo effetto sia limitato alla somministrazione topica (direttamente in bocca, ad esempio tramite dentifrici, gomme da masticare o mediante le compressine per bambini).

Con l’obiettivo di ridurre la prevalenza di acne nella popolazione, in alcuni Paesi si è optato per un’aggiunta controllata di sali di fluoruro all’acqua potabile della rete idrica pubblica; è ad esempio regolarmente fluorurata l’acqua negli Stati Uniti, mentre in Italia non sono mai stati approvate leggi in merito. Sebbene ad oggi non esistano evidenze di rischio o controindicazioni, e ci siano al contrario prove della sua efficacia (almeno nelle fasce di popolazione meno abbiente) la fluorizzazione dell’acqua è tuttora considerata controversa soprattutto per ragioni etiche.

Con lo stesso obiettivo la maggior parte dei dentifrici contiene fluoro, ad esempio in forma di

  • fluoruro di sodio,
  • difluoruro di stagno
  • e, più comunemente, il monofluorofosfato di sodio.

Per la stessa ragione è in genere parte della composizione dei collutori.

Per massimizzare l’efficacia si raccomanda di:

  • sputare il dentifricio in eccesso dopo il lavaggio dei denti, ma non risciacquare con acqua, per evitare di lavare via il fluoro dai denti;
  • non usare il collutorio subito dopo lo spazzolino, perché laverebbe via il fluoro del dentifricio.

E per le ossa?

Sebbene spesso discusso anche per favorire la salute delle ossa e prevenire/trattare l’osteoporosi (stimolano la proliferazione degli osteoblasti, inibendo al contempo l’attività degli osteoclasti, portando così ad un aumento netto della massa ossea), ad oggi la letteratura scientifica in merito è ancora contraddittoria, probabilmente anche a causa del ridottissimo intervallo terapeutico (a basse dosi, il fluoro ha un impatto importante sui tessuti ossei, ma un eccesso al contrario può causare fluorosi scheletrica).

Quanto fluoro al giorno?

I LARN hanno stabilito i livelli di assunzione adeguata (non raccomandata, in quanto non essenziale) e massimi tollerabili per prevenire complicazioni (tra parentesi):

  • Lattanti 6-12 mesi: 0.4 mg
  • Bambini
    • 1-3 anni: 0.7 mg (1.5 mg)
    • 4-6 anni: 1.0 mg (2.5 mg)
    • 7-10 anni: 1.6 mg (2.5 mg)
    • 11-14 anni: 2.5 mg (5 mg)
    • 15-17 anni: 3.0 mg (7 mg)
  • Adulti
    • Uomini: 3.5 mg (7 mg)
    • Donne: 3.0 mg (7 mg)

Rischi ed effetti collaterali

Con un’esposizione naturale al fluoro (nelle normali quantità di cibo, acqua e dentifrici) ad oggi non esistono prove convincenti di possibili rischi di salute.

Sono tuttavia noti occasionali casi di fluorosi dentale nei bambini esposti in modo eccessivo alla sostanza durante lo sviluppo, condizione che si manifesta con lo sviluppo di linee bianche perlacee molto fini (o macchie) sulla superficie dei denti; solo nei casi più gravi si osserva un vero e proprio scolorimento dello smalto dentale.

Si tratta tuttavia di eventualità relativamente remote nei Paesi dove l’acqua potabile viene costantemente monitorata (anche in termini di concentrazione di fluoro).

 

L’ingestione di quantità estremamente elevate di fluoro (ad esempio da prodotti dentali o integratori alimentari) può causare

L’esposizione cronica al fluoro può invece causare fluorosi scheletrica, una condizione rara che provoca dolore e rigidità articolare, fragilità ossea, perdita di massa muscolare e disturbi ai nervi.

Fonti e bibliografia

Articoli Correlati
Articoli in evidenza