Test DNA fetale (NIPT): cosa vede, attendibilità, costo

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Premessa

Nessun esame è sicuro al 100%, nessuno, e questa considerazione vale a maggior ragione per il test del DNA fetale; t’invito quindi a tenerlo bene a mente durante la lettura dell’articolo, ricordando anche che un errore è possibile qualsiasi sia il risultato.

Cos’è il test del DNA fetale (NIPT)?

Il test prenatale non invasivo (NIPT, acronimo inglese di noninvasive prenatal testing) è un esame in grado di stimare il grado di rischio che il feto nasca con specifiche anomalie genetiche.

Questo test analizza piccoli frammenti di DNA che circolano nel sangue di una donna incinta; a differenza della maggior parte del DNA, che si trova all’interno del nucleo di una cellula, questi frammenti sono liberi e non all’interno delle cellule (cfDNA, cell-free DNA); si tratta in genere di catene  piuttosto corte (meno di 200 coppie di basi) e si formano quando le cellule vanno incontro a morte programmata, scomposte e rilasciate quindi nei loro costituenti base nel flusso sanguigno.

Durante la gravidanza il flusso sanguigno della madre contiene anche frammenti del feto provenienti dalla placenta, un tessuto che si sviluppa nell’utero e che funge da collegamento tra il sangue del feto e quello della madre, consentendo un continuo scambio di ossigeno, nutrienti e sostanze di rifiuto.

Test del DNA fetale

Shutterstock/TastyCat

Il DNA nelle cellule placentari è solitamente identico al DNA del feto, quindi l’analisi di questi frammenti offre un’utile opportunità per la diagnosi precoce di alcune anomalie genetiche senza la necessità di ricorrere ad esami più invasivi.

Non si tratta di un test diagnostico, in quanto l’analisi non stabilisce la presenza o l’assenza di alcune patologie genetiche del feto, ma di un test di screening, perché in grado solo di stimare una probabilità, e perciò il rischio, che il feto ne sia affetto.

Quali malattie cerca il NIPT?

Il test del DNA fetale è tipicamente utilizzato per valutare l’eventuale presenza di malattie genetiche specifiche:

Attraverso questa stessa tecnica è in teoria possibile procedere alla ricerca di altre patologie, ad esempio in caso di predisposizione genetica nota di uno dei genitori od in caso di problemi in precedenti gravidanze, ma si tratta di analisi ad oggi riservate ad un ristretto numero di laboratori.

In alcuni casi viene inoltre evidenziato anche il sesso del feto concepito, con elevata precisione (ma nessun test è mai considerabile certo al 100%).

Risultati

I possibili risultati dell’esame del DNA fetale sono tre:

  • alto rischio,
  • basso rischio,
  • nessun risultato.

Basso rischio

La maggior parte delle donne sottoposte al test NIPT riceverà un risultato corrispondente ad un basso rischio, che significa una ridotta probabilità che il feto sia affetto da sindrome di Down, sindrome di Edwards o sindrome di Patau.

Questo esito, il migliore possibile, NON esclude in assoluto che il bambino ne sia affetto, ma indica che la probabilità è ridotta, ovvero:

  • Una donna su 1054 con un risultato NIPT di basso rischio ha in realtà concepito un bambino con la sindrome di Down
  • Una donna su 930 con un risultato NIPT di basso rischio ha in realtà concepito un bambino con la sindrome di Edwards
  • Una donna su 4265 con un risultato NIPT di basso rischio ha in realtà concepito un bambino con la sindrome di Patau.

Qualora il bambino si riveli poi effettivamente affetto da una delle tre malattie si parla in alcuni casi di falso negativo, tuttavia non è tecnicamente corretto perché l’esito dell’esame deve sempre essere inteso come una probabilità e mai come una diagnosi. Il Ministero quantifica questo rischio come pari all’1%.

Alto rischio

Un risultato che indichi un rischio elevato non significa che il bambino abbia sicuramente la sindrome di Down, la sindrome di Edwards o la sindrome di Patau, tuttavia è una possibilità molto probabile.

In questi casi il passo successivo consiste in ulteriori esami, più invasivi, in grado di fornire un risultato certo:

Va da sé che la scelta se procedere a questi esami è sempre della madre, che in nessun caso verrà costretta in proposito.

Nel caso in cui il bambino non ne risulti effettivamente affetto si parla a volta di falso positivo, ma tecnicamente non è una definizione corretto in quanto l’esame non è diagnostico, ma solo in grado di di valutare la probabilità di malattia. Il Ministero quantifica questo rischio come inferiore allo 0.1%.

Nessun risultato

In circa l’1-3% dei casi non è possibile ottenere un risultato, in genere a causa dell’assenza di materiale genetico sufficiente nel campione di sangue prelevato.

La ripetizione del test su un secondo prelievo permette in genere di ottenere un risultato definito in circa una donna su due.

Attendibilità

In caso di risultato ad alto rischio, l’effettiva probabilità che il bambino ne sia realmente affetto è stimata come segue:

  • In 91 donne su 100 risultate ad alto rischio viene confermata l’ipotesi per la sindrome di Down
  • In 84 donne su 100 risultate ad alto rischio viene confermata l’ipotesi per la sindrome di Edwards
  • In 87 donne su 100 risultate ad alto rischio viene confermata l’ipotesi per la sindrome di Patau

Il NIPT è quindi più efficace nella ricerca della sindrome di Down rispetto alle altre due condizioni e questo si pensa possa essere conseguenza del fatto che i bambini con la sindrome di Edwards o la sindrome di Patau sono tipicamente più piccoli e dispongano anche di placente di volume inferiore, che riduce la quantità di DNA libero nel flusso sanguigno della mamma.

Risulta più accurato nelle donne che abbiano già avuto un risultato di rischio dal loro primo test di screening, qualora vi siano sottoposte.

In cosa consiste

L’esame richiede un normale prelievo di sangue della mamma, in genere da una vena del braccio. Non occorre alcun genere di preparazione.

Quando farlo

Il sangue prelevato contiene sia DNA materno (frazione materna) che fetale (frazione fetale), ma affinché sia predittivo per il feto è necessario che la frazione fetale sia sufficiente, ovvero superiore al 4%.

Questa quantità si raggiunge indicativamente attorno alla decima settimana di gravidanza.

Frazioni fetali inferiori possono portare all’impossibilità di eseguire il test o a un risultato falso negativo (perché condotto sulla frazione materna).

Viene in genere condotto DOPO il test combinato (o analogo).

I vantaggi

Il test del DNA fetale è considerato NON invasivo perché richiede il prelievo di sangue solo dalla donna incinta e non rappresenta quindi un rischio per il feto.

Il Ministero della Salute lo descrive così:

Il test cfDNA/NIPT è uno screening prenatale non invasivo, con prestazioni significativamente migliori rispetto ai test di screening basati sulle analisi biochimiche e sulla translucenza nucale, che possono precedere o meno i test diagnostici invasivi. Il test cfDNA/NIPT riduce drasticamente il ricorso alle indagini diagnostiche invasive, abbattendo il numero degli aborti collegati all’invasività delle tecniche di prelievo dei tessuti fetali.

I limiti

NIPT è un test di screening, il che significa che non darà una risposta definitiva sul fatto che un feto sia o meno affetto da una condizione genetica; il test può solo stimare se il rischio sia aumentato o diminuito.

Poiché il NIPT analizza i frammenti di codice genetico liberi nel sangue, e questi possono essere sia fetali che materni, il test può rilevare la presenza di una condizione genetica nella madre.

Seppure meno precise sugli aspetti genetici, gli esami di screening tradizionali come il test combinato forniscono informazioni aggiuntive e a più ampio spettro, comprendendo ad esempio alcune malformazioni cardiache; per questa ragione il NIPT non è da considerare come alternativa a questi e soprattutto non esclude l’utilità di un’ecografia che, in presenza di specifici reperti, potrebbe orientare direttamente verso la diagnosi invasiva.

La presenza in circolo di una quantità insufficiente di DNA fetale può condurre all’ottenimento di falsi negativi; quest’eventualità può verificarsi ad esempio in caso di:

  • prelievo praticato con eccessivo anticipo,
  • errori di prelievo,
  • obesità materna,
  • anomalie fetali (un feto più piccolo del normale potrebbe rilasciare quantità di DNA inferiori al previsto).

Il test non fornisce ad oggi un’analisi genetica completa del feto, non è ad esempio in grado di indagare le caratteristiche di forma e numero di tutti i cromosomi; un’analisi completa di questo tipo è possibile solo attraverso tecniche più invasive.

Gravidanze gemellari

Il NIPT mantiene lo stesso livello di affidabilità per le gravidanze gemellari monozigote, ovvero in cui i feti abbiano lo stesso identico DNA (e siano cioè nati da un unico ovulo).

Nel caso di gemelli dizigote (il DNA è diverso, perché originato da ovuli differenti) l’esame è considerato meno accurato, perché si è in presenza di due placente che rilasciano il proprio DNA.

Purtroppo non è sempre possibile prevedere il tipo di gravidanza in corso (per semplificare, i gemelli monozigoti sono in genere identici tra loro).

L’esame non viene utilizzato in caso di gravidanze gemellari di 3 o più bambini.

Quanto costa?

In alcune Regioni l’esame viene offerto gratuitamente; quando sostenuto privatamente il costo del test del DNA fetale è variabile a seconda della struttura, ma indicativamente compreso tra € 300 e € 700.

Fonti e bibliografia

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