I sintomi per riconoscere la carenza di vitamina D

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Sei sempre stanca e debole? La notte non dormi bene? Hai continui dolori? Magari alla schiena? Magari nella parte bassa della schiena? Tendi a sviluppare emozioni negative e senso di depressione? Perdi capelli? Appena passa un virus te lo prendi e rimani raffreddata per giorni?

Probabilmente la vitamina D non c’entra nulla… ma perché anziché cercare sempre la spiegazione facile e l’integratore miracoloso che ci risolva tutti i problemi di cui soffriamo… non iniziamo invece a fare un po’ di sana autocritica sul nostro stile di vita?

E ti dico questo consapevole del fatto che esiste il 40% di probabilità che tua sia carente di vitamina D, il 13% che tu sia GRAVEMENTE carente…

Ma non voglio annoiarti e anzi, andiamo subito al dunque, però ci tenevo a farti sapere che questo articolo sarà un po’ diverso da quelli a cui sei abituata, perché se non ci sono dubbi sull’esigenza per il corpo di disporre di adeguate quantità di vitamina D… beh, come dire, io non sono un fautore delle mega dosi e della necessità di raggiungere chissà quali livelli nel sangue…

I sintomi della carenza di vitamina D

Scritta "vitamina D" in mezzo a varia capsule

Sappiamo che la vitamina D è fondamentale per la salute delle ossa, ma quello che molti non sanno è quanto sia difficile accorgersi di una sua carenza.

E quando ce ne accorgiamo, spesso è già successo il peggio: fratture, dolori muscolari, ossa fragili.

Insomma, il vero problema della carenza di vitamina D non è tanto curarla, ma accorgersene in tempo.

Una carenza che non dà segni… finché non è tardi

La carenza di vitamina D, nella maggior parte dei casi, è clinicamente silente. Significa che non dà sintomi evidenti, almeno nelle fasi iniziali, e questo rende molto facile sottovalutarla o addirittura ignorarla.

Negli adulti uno dei pochi segnali precoci può essere una vaghezza dolorosa, spesso localizzata ai muscoli, soprattutto a livello di cosce e spalle. Ma il sintomo più preoccupante, quello che spesso porta alla diagnosi, è la fragilità ossea: basta una caduta banale per fratturarsi un polso o un’anca.

Questo succede perché, in assenza di vitamina D, il corpo non riesce ad assorbire bene il calcio e i fosfati, minerali indispensabili per mantenere le ossa forti. Col tempo, la massa ossea si riduce, si indebolisce, e il rischio di fratture aumenta in modo esponenziale.

La carenza “subclinica”: il nemico invisibile

Molto più diffusa è la carenza subclinica di vitamina D: non abbastanza bassa da dare sintomi evidenti, ma comunque insufficiente per garantire una corretta salute ossea e metabolica.
È una condizione frequentissima, soprattutto nei mesi invernali, nelle persone anziane, in chi si espone poco al sole o in chi ha una dieta povera di alimenti ricchi di vitamina D.

Chi è in questa situazione non sente nulla, si sente in forma, ma sta lentamente perdendo massa ossea. E quando se ne accorge, spesso è troppo tardi: una radiografia dopo una frattura mostra un’osteopenia avanzata o addirittura osteoporosi.

Altri sintomi? Possibili, ma poco comuni

Alcuni studi hanno descritto come la carenza di vitamina D possa anche portare a sintomi come:

  • aumento della sensibilità al dolore
  • formicolii a mani e piedi
  • debolezza muscolare soprattutto in braccia e cosce
  • contrazioni o spasmi muscolari involontari

Sono sintomi possibili, ma non sono frequenti e si verificano soprattutto in caso di carenze gravi e prolungate.

Il Manuale Merck (oggi MSD), uno dei riferimenti più autorevoli della medicina clinica, ricorda ad esempio che la tetania – una condizione caratterizzata da spasmi muscolari gravi – può essere il primo segno di rachitismo nei neonati, dovuto a un calcio troppo basso per carenza severa di vitamina D.

Negli adulti, fenomeni simili si verificano solo in casi molto avanzati, quando si sviluppa un iperparatiroidismo secondario: in pratica, le paratiroidi iniziano a produrre troppo ormone per compensare l’assorbimento insufficiente di calcio.

Correlazione non è causazione

La vitamina D è stata trovata a livelli bassi in molte condizioni mediche: diabete, depressione, malattie autoimmuni, infezioni respiratorie, patologie intestinali.

Ma attenzione: bassi livelli di vitamina D non significano che la carenza sia la causa della malattia.

Un esempio? Il morbo di Crohn.

Chi ne soffre ha spesso una carenza di vitamina D, ma non è la carenza che ha causato la malattia. È la malattia infiammatoria dell’intestino che, alterando l’assorbimento dei nutrienti, porta a una riduzione dei livelli di vitamina D.

Conclusione

Mi trovo abbastanza in linea con gli autori di questo articolo pubblicato su Nature pochi anni fa, in particolare quando concludono che la vitamina D non è una panacea ed è molto probabilmente davvero efficace solo in caso di effettiva carenza. Ciononostante, alla luce dei suoi rari effetti collaterali e di un margine di sicurezza relativamente ampio, potrebbe avere senso integrarla: d’altra parte costa poco e non crea problemi ad altre condizioni di salute eventualmente compresenti, ma ricordati che sono sicuramente necessari ulteriori studi per chiarirne meglio limiti e potenzialità.

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Fonti e bibliografia

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